XXIV.

Dopo la partenza di Miss Elliot la casa sembrò più che mai deserta e

malinconica. Luisa stava per lo più chiusa in camera sua e Chérie non

parlava mai. Già, con chi avrebbe parlato? E di che cosa avrebbe parlato

se non del suo bambino?

Altre mamme -- rifletteva Chérie con amarezza -- parlavano tutto il

giorno dei loro bambini; anch'ella avrebbe voluto parlarne. Ma chi le

avrebbe dato ascolto?

A chi poteva essa raccontare tutte le meraviglie che andava scoprendo di

giorno in giorno nella sua creatura? A chi dire che nei sogni il piccino

sorrideva sempre? (E questo, tutti lo sanno, significa che gli angeli

gli vengono a parlare!) A chi mostrare la fossetta nel mento, le

fossette nei gomiti, i morbidi riccioli d'oro chiaro, i piedini rosati

come petali di eglantina? Luisa stessa di tutte queste meraviglie non

sapeva nulla, nè Chérie osava parlargliene.

No. Il silenzio -- un silenzio profondo e crudele -- era intorno a

quella povera culla.

Per timore che il bambino disturbasse Luisa, Chérie aveva lasciato fin

dai primi giorni la sua camera, e dormiva nella stanza degli ospiti

accanto al salotto -- quella stanza dalla portiera rossa che, strano a

dirsi, pareva non ridestare in lei alcuna memoria.

Un giorno ch'ella vi sedeva malinconica, col suo bambino tra le braccia,

Luisa -- che non varcava quasi mai quella soglia -- aprì l'uscio ed

entrò.

Con un sorriso di gioia Chérie alzò il viso per darle il benvenuto, ma

vedendo che Luisa distoglieva lo sguardo da lei e dal bambino dormente,

non osò dir nulla.

«Vengo a dirti,» fece Luisa ad occhi bassi, «che questa sera verrà qui

Mirella. Vado adesso da Madame Doré a prenderla.»

Vae victis! Romanzo · 第 45 / 62 题