Ora erano in piedi tutte e tre, ma la più grande aveva ancora il volto
rigato di lagrime.
«Non vorrei disturbarvi,» balbettò Eva sulla soglia. «Venivo per restare
un pochino con voi.»
La seconda, quella che capiva l'inglese, si fece subito innanzi con un
pallido sorriso riconoscente.
«Grazie, signorina, ne saremo felici.» Ed Eva entrò e chiuse la porta.
Vi fu un silenzio; poi Eva, con gesto timido e rigidetto, stese la mano
alla maggiore: «Non pianga!» disse.
Ah! Come queste parole aprono il varco alle lacrime! Benchè pronunciate
in una lingua a lei straniera, la dolorante donna le comprese e il
fiotto di pianto risgorgò.
«_Lulù! Lulù! Ne pleure pas,_» scongiurò l'altra; e volgendosi ad Eva
spiegò:
«E' per la sua bambina che piange -- la sua bambina che non vuole più
parlarle.»
Eva si sentì stringere il cuore. «E' proprio muta?» chiese a bassa voce,
contemplando quel visino, serafico e scolorito come un pallido affresco
di Frate Angelico.
«Non sappiamo. Non si riesce a capire.... E' da più di un mese che non
ha mai sorriso e non ha mai parlato.» La dolce voce della giovinetta
ruppe in un singhiozzo. «Sembra che non ci oda, che non ci
riconosca....» S'avvicinò alla bambina, e ne carezzò il sottile volto:
«_Mireille, petite Mireille! dis bonsoir à la jolie dame!_»
Ma Mirella rimase muta, tenendo fissi gli occhi in qualche cosa che
nessun altro vedeva.
Allora anche Eva le si avvicinò e prese tra le sue la manina inerte
della bimba.
«Mirella,» chiamò piano. Gli occhi azzurri parvero fluttuare, si volsero
per un attimo verso Eva, ma subito lo sguardo si smarrì di nuovo, vacuo
e vago, nel vuoto.
«Ma che cosa le è accaduto?» chiese Eva colla gola serrata in un
singhiozzo. «Che cosa l'ha ridotta così?»
«Lo spavento,» rispose breve la giovanetta, mordendosi le labbra.
E non disse altro.
«Spavento di che?» insistè Eva colla inconscia crudeltà della giovinezza
e del desiderio di consolare.
«Sono venuti... i nemici... in casa nostra,» balbettò quella che si
chiamava Chérie. «Le hanno fatto paura....» E di nuovo le sue labbra
tremanti si serrarono mentre una vampata di rossore le inondava il
volto. Poi il colore svanì, lasciandola d'un pallore cereo con un'ombra
bistrata intorno agli occhi.
«Furono crudeli con lei? Le fecero del male?» chiese palpitante Eva; e
volgendo gli occhi su quella misteriosa figuretta immobile, l'animo suo,
colpito, realizzò per la prima volta il significato della parola
_guerra_.
«No, no! non le fecero male. A lei non fecero niente. Ma ebbe tanto
spavento --» circondò con un braccio le esili spalle della bambina; e
tacque.
«E allora?»
«E allora, perchè gridava, la presero.... e la legarono.... a una
ringhiera.»
«La legarono a una ringhiera?! Che infamia!» esclamò Eva. «Che
crudeltà!»
«Ah, sì! Erano crudeli,» mormorò la fanciulla e il memore terrore le
riapparve negli occhi. Poi si volse, quasi per cercar rifugio, all'altra
donna, quell'alta e nera figura silenziosa che fissava con occhi
sognanti il fuoco.
«Luisa!» invocò a voce bassa. Ma quella non si mosse.
«Ma voi,» continuò Eva, appassionata di sapere di più, «avevate paura
anche voi?»
«Sì. Avevo paura.»
«Allora cosa avete fatto? Siete fuggita?»
«Non so... non ricordo. Non ricordo nulla...» ansò la fanciulla. E tale
era il terrore e l'angoscia in quel giovane viso che Eva non osò
chiedere altro.
«Perdonatemi,» balbettò. «Forse non avrei dovuto parlare di queste
cose... Mi perdonate?... Ditemi che mi perdonate... _Chérie!_»