III.

_Dal diario di Chérie._

Oggi è il primo d'agosto. Fra tre giorni avrò diciott'anni.

A diciotto anni, dice Luisa, si è una vera signorina. Non si portano più

le treccie per le spalle; anzi, io mi pettinerò come Cecilia: tutti i

capelli raccolti in cima al capo con un grande pettine spagnuolo! A

diciott'anni si può anche portare dei gioielli, quando se ne hanno; e si

può mettersi del profumo, e pensare: chi mai amerò?....

Cecilia mi dice che stamattina ha veduto passare Florian Audet. Era a

cavallo, alla testa del suo squadrone di Lancieri. Ritto in sella, così

bello e severo, pareva Lohengrin, dice lei. Forse quest'anno, con tutto

questo trambusto di manovre e di mobilitazione, egli non si ricorderà

della mia festa.... Chissà?

Oggi fa molto caldo.

Non abbiamo alcuna notizia di Amour. Povero Amour! Che cosa gli sarà

accaduto? Siamo molto rattristate pensando alla sua sorte; e stanotte

Mirella è venuta in camera mia a dirmi che non poteva dormire per il

pensiero di certi schiaffi che gli aveva dato quando non se li meritava.

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_Più tardi._ -- Claudio scrive che il suo reggimento ha ricevuto

l'ordine di recarsi a Mons. Dice che è possibile -- ma non probabile --

una invasione del nostro paese. Ci raccomanda, qualsiasi cosa accada, di

essere molto calme e coraggiose.

All'idea di dover essere calme e coraggiose ci siamo talmente spaventate

che non sappiamo più dove dar della testa. Ogni qual volta il campanello

suona, ci figuriamo che è il nemico che arriva, e ci mettiamo tutte a

strillare.

(Sentenza da ricordarsi: Non dire mai a nessuno di aver coraggio perchè

questo mette paura).

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_2 Agosto._ -- Altra giornata torrida. Ah, se si fosse a Westende!

Com'era bello laggiù quando si andava in bicicletta sulla sabbia nel

vestito da bagno. Un giorno, ricordo, io arrivai fino all'Yser. L'Yser è

un grazioso canale azzurro che separa Westende da Nieuport; sulla sponda

del canale sta un uomo con una barca che vi traghetta a Nieuport per

dieci centesimi. (Veramente io quel giorno non volevo affatto andare a

Nieuport, poichè ero vestita da bagno. D'altronde, non avendo tasche,

non avevo neppure i dieci centesimi).

Mi pare di non scrivere delle cose di grande importanza in questo mio

diario. Me lo ha regalato mio fratello Claudio dicendomi che non lo

riempissi di futili sciocchezze. Ma cosa scriverci? Qui, di fatti

importanti non ne accadono mai.

Non vi è nessuna notizia di Amour.

La Germania ha dichiarato la guerra alla Russia. (Ecco, questo sarebbe

un fatto importante, ma mi pare più una notizia da giornali che una cosa

da mettere nel mio diario.)

Lulù afferma che la Germania ha tutti i torti, ma noi, essendo neutrali,

non dobbiamo dirlo.

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_Più tardi._ -- Questo pomeriggio -- essendo oggi domenica -- andremo a

fare una gita. Si va con Frida a Roche-à-Frêne a girovagare tra le

rocce. Verrà forse anche Lulù; e Fritz ci seguirà con un cesto di

sandwich, latte e frutta. E' stata Mirella a suggerirlo. Ha detto

stamattina a colazione: «Mammà! Adesso mi pare che siamo stati tristi

abbastanza. Abbiamo pianto e strillato tutto ieri e ier l'altro. Oggi si

potrebbe andare in escursione a Roche-à-Frêne.»

Mirella è intelligentissima; e sarebbe anche bella. Peccato che abbia i

capelli che non si arricciano.

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_Sera, tardi._ -- Siccome niente d'importante è avvenuto quest'oggi --

eccettuata una sola cosa -- descriverò in questo diario la nostra

escursione.

(Dirò subito la cosa importante: abbiamo veduto Florian e mi ha promesso

di venire senza fallo a trovarci il giorno della mia festa.) Ora dunque

parliamo della gita. Eravamo quasi allegre dopo essere state così tristi

e spaventate in questi giorni passati a causa della guerra. Anche Lulù

disse che era difficile pensare ad avvenimenti spaventosi con un sole

così gaio e un cielo così bleu.

Frida per tutta la strada fu arcigna e silenziosa, e continuamente

rallentava il passo per stare dietro a noi e vicino a Fritz. A

proposito: Lulù ci disse che se il contegno della Germania non fosse

corretto tutti i tedeschi sarebbero espulsi dal Belgio.

Questo vorrebbe dire che anche Frida se ne andrebbe. Se così fosse non

ce ne dispereremmo. Essa è assai cambiata da qualche tempo in qua. Non

risponde quando le si parla; quando scherziamo e ridiamo tra noi, essa

ci guarda fisso coi suoi occhi tondi e vitrei, che sembrano, dice

Mirella, quelli di un gatto randagio nella notte.

«Guarda Frida che fa il gatto crepuscolare,» dice Mirella ad ogni

istante.

Questa similitudine di Mirella mi dà l'idea che Frida possa essere

innamorata, poichè ho sentito dire che è l'amore che rende così strani e

pazzeschi i gatti nella notte.

Sarebbe assai romantico e interessante se scoprissimo che Frida è

innamorata!

Se non fosse che Fritz è un semplice servitore -- mentre Frida è una

damigella di compagnia -- direi quasi ch'ella potrebbe essere innamorata

di lui. Egli però non la guarda mai se non con un cipiglio da far paura.

A proposito di Fritz, oggi durante l'escursione lo vidi fare una cosa

molto strana.

Ci eravamo scostati dalla strada e si camminava tra le roccie, quando a

un dato punto scoprimmo una fonte d'acqua chiarissima, quasi nascosta

tra cespugli e felci. Mentre le altre proseguivano, io ero rimasta

indietro e mi arrampicavo a cercare del capelvenere; vedevo da lontano

Fritz che aveva lasciato anche lui la strada e veniva lentamente dietro

a noi. Appena egli scorse la fonte montanina vidi che si fermò di botto,

chinandosi a guardar l'acqua. Indi si tolse rapidamente di tasca un

taccuino, ne strappò un foglio e guardatosi attorno come se temesse

d'essere veduto, vi scribacchiò qualche cosa. Poi tornò indietro

frettoloso. Giunto al punto dove avevamo abbandonato la strada vidi che

fissava il foglietto bianco sul tronco di un albero.

Mi venne in mente che potesse essere un messaggio amoroso.... forse per

Frida. E appena egli fu ripassato scivolai giù per le rocce e corsi a

guardare. Sul foglio erano scritte due sole parole: «_Trinkwasser --

rechts._»

Trovai la cosa molto strana. Non avevo mai pensato che Fritz sapesse il

tedesco. Fantasticando ripresi il cammino e quando raggiunsi Fritz stavo

per domandargli il significato di quel foglietto; ma appena egli mi vide

parve così sorpreso e incollerito che non osai parlargli. Più tardi

seguendo un sentiero nei boschi trovammo appiccicato su una roccia un

altro foglietto di carta. Vi stava scritto: «_Trinkwasser. -- links._»

Allora raccontai a Lulù ciò che avevo visto ed essa andò difilata a

Fritz a chiedergliene la spiegazione. Fritz rispose che l'aveva fatto

per Frida; tanto perch'ella sapesse dove trovare dell'acqua da bere.

«Frida è un'anima assetata,» soggiunse ridendo e mostrando una quantità

di piccoli denti da coniglio. Credo che sia la prima volta che vedo

ridere Fritz in tutto questo tempo che è con noi. Confesso che non è

molto bello quando ride.

Ma -- come ha detto Frida delle sue orecchie -- egli ha il sorriso che

gli ha dato Iddio.

La gita a Roche-à-Frêne è grandiosa e fantastica. Dopo la nostra merenda

restammo sdraiate sull'erba a guardare il cielo. Io forse sonnecchiai un

pochino perchè tutt'a un tratto mi parve di essere a Westende quel

giorno che l'aeroplano mi passò sopra mentre nuotavo.... Udii l'aspro

ronzio del motore, ma stavolta m'impressionò lo strepito, ch'era

straordinario; certo non ho mai udito un motore così rumoroso. Aprii gli

occhi e vidi l'aeroplano proprio sopra di noi. Volava ad una grande

altezza e aveva una strana apparenza d'insetto. Sembrava uno scarabeo.

Era tutto bianco, con una larga striscia di celeste vivo sotto ogni ala.

Notai anche che le ali avevano una forma curiosa; non erano diritte come

quelle di tutti gli aeroplani che ho veduto, bensì si curvavano

all'indietro come le ali degli uccelli.

Tutti guardavano in su e Mirella esclamò: «Com'è bello! pare uno

scarabeo bianco! E vedete quelle striscie azzurre sotto le ali?...»

Allora accadde una cosa straordinaria. Fritz che stava seduto un po'

discosto da noi leggendo un giornale, scattò in piedi. Egli è miope e,

nel balzo che fece, gli occhiali gli caddero dal naso sull'erba. Allora

si pose a gridare come un forsennato: «I miei occhiali, i miei

occhiali!» E pestava i piedi; pareva impazzito. Per colmo, ecco Frida

che si precipita a cercarglieli come se fosse la sua serva. Fritz

gridava ancora: «Come ha detto -- come ha detto? Uno scarabeo bianco?...

con striscie azzurre sotto l'ali?...» e Frida guardando in su diceva:

«_Ja! ja! ja!_» Parevano due pazzi.

L'aeroplano passò ronzando e sparve. Lulù s'era levata in piedi; era

pallidissima. Subito dispose che tornassimo a casa; e per tutta la

strada non aprì bocca.

Fu mentre attraversavamo Luzaine che c'imbattemmo in Florian. Era a

cavallo e ricordai che Cecilia lo aveva paragonato a Lohengrin. Io

trovai che somigliava forse più a Carlo il Temerario o a Cid el

Campeador. Egli c'informò che il suo reggimento era accampato sulle

sponde della Mosa in attesa d'ordini. S'aspettava da un istante

all'altro d'essere mandato alla frontiera. Mentre egli ci narrava

questo, il suo cavallo -- un sauro magnifico -- s'impennava e

indietreggiava capriolando con passo di danza, come un cavallo da circo.

Lui stava in sella, ritto e immobile, e mi sorrideva col sole negli

occhi.

Mi promise, che, se non lo mandavano al fronte, sarebbe venuto senza

fallo il giorno 4 a farmi gli auguri. Anche se non gli concedevano che

un'ora sola di congedo. Gli ricordai che infatti egli non aveva mai

mancato di venire a trovarmi in quel giorno; fin dal primissimo anno che

arrivai in casa di mio fratello Claudio.

Ricordo perfettamente quel primo compleanno. Compivo -- in quel lontano

4 di agosto -- gli otto anni, e avevo perduto un mese prima il papà e la

mamma a Namur.

Lulù mi dice ancor oggi che in quell'epoca ero una piccola selvaggia,

scontrosa e tremante nei miei vestitini da lutto; piangevo sempre e

avevo paura di tutto e di tutti.

Ebbene, in quel giorno del mio ottavo compleanno, poichè non facevo che

piangere e singhiozzare, mio fratello Claudio ebbe l'idea di mandare a

prendere Florian, ch'è suo figlioccio, pregandolo di provarsi a fare

amicizia con me. Ricordo, come oggi, Florian al suo entrare in questa

camera -- proprio qui, in questa camera d'ingresso dove ora sto

scrivendo. -- Mi par di rivederlo, un ragazzo quattordicenne, alto, coi

capelli ricci e gli occhi di un azzurro d'acciaio; mi sembra che

assomigliasse un poco ad Andrea; ma più in bello!

Vae victis! Romanzo · 第 7 / 62 题