AYMER, _priore di Jorvaulx_.»

«_P. S._ La vostra catenella d'oro non è rimasta in poter mio lungo

tempo. Gli è probabile che d'ora in poi adorni il collo di qualche

bandito, e ne penda il fischietto ond'ei si giova a radunare i

colleghi.»

«Che ne dite voi, o Corrado?» soggiunse il Gran-Mastro. «Una tana di

masnadieri! È il campo che a tal Priore si conviene. Maravigliate ora

se la mano di Dio s'aggrava sopra di noi, e se perdiamo palmo a palmo

il terreno contra gli infedeli di Terra Santa, poichè abbiamo tali

ecclesiastici qual è Aymer! Ma qual cosa intend'egli mai per questa

seconda incantatrice d'Endor?» aggiunse egli dopo aver tratto in

disparte Corrado.

[Illustrazione: _Damiano, cacciate fuor della porta questo

Giudeo, e abbia morte se ardisse ricomparirvi._ pag. 326.]

Corrado conoscea meglio del suo superiore il dialetto della galanteria

e forse ne avea fatto uso egli stesso. Comunque a tal proposito stesse

la cosa, certamente ei non mancò di dilucidare al Gran-Mastro come i

passi di lettera che lo teneva perplesso non fossero altro se non se

modi di dire usati fra i mondani allorchè favellano de' propri amori.

Ma sì fatta spiegazione non quadrava al superstizioso Beaumanoir.

«Tal dialetto, o Corrado, nasconde maggiori cose di quante

v'immaginate. Ma voi siete troppo ingenuo e leale per leggere a fondo

in questo abisso d'iniquità. A me è noto, che la figlia d'Isacco

d'York, di nome Rebecca, è una discepola di quella Miriam di cui certo

avrete inteso farsi parola. Vedrete che l'Ebreo medesimo ne converrà.»

Indi volgendosi verso di esso: «Tua figlia è dunque prigioniera di

Brian di Bois-Guilbert?» gli diss'egli.

«Sì, reverendo signore, e tutto ciò che un uom può offerire per

riscattarla...»

«Silenzio! Non ti è permesso fuorchè il rispondermi. Tua figlia non ha

praticata l'arte di risanare gl'infermi?»

«Sì, degno signore; ella ha prestate le proprie cure al ricco ed

al povero, al nobile ed allo schiavo, al Cristiano e all'Ebreo; nè

v'ha fra questi chi non benedica la virtù che è piaciuto al Ciel di

concederle; potrete rinvenir molti che vi attesteranno essere stati

restituiti alla salute da lei allorquando ogn'altro soccorso umano

diveniva inutile a ciò; ma la benedizione di Giacobbe posava sopra mia

figlia.»

Allora Beaumanoir si volse ver Montfichet.

«Voi vedete, o Corrado» gli diss'egli, mettendo amaro sorriso.

«quai son le insidie, che ne tende il nemico del genere umano. Tal

è l'adescamento onde s'impadronisce dell'anime. Ei concede un breve

spazio di vita sopra la terra, che vien cambiato contra l'eterna

felicità. La nostra santa regola ha ben ragione in dicendo: _Semper

percutiatur leo vorans_.» E appena profferito il testo, percosse

la terra col bastone che era insegna di sua dignità, intendendosi

disfidare con tale atto le potenze d'abisso. «Già non dubito» disse

egli all'Ebreo «che la tua figlia non operi tai cure maravigliose

giovandosi di parole, talismani e misteri cabalistici.»

«No, prode e reverendo cavaliere, ella non si giova che di balsami

forniti di grande virtù.»

«E chi gliene diede il segreto?»

«Una nobile donna di nostra nazione.»

«Il suo nome» sclamò con enfasi il Gran-Mastro «il suo nome!»

«Miriam» rispose Isacco tremando.

«Miriam! esecrabile Ebreo» gridò Beaumanoir, «quell'abbominevole

strega, conosciuta per tale in ogni parte della Cristianità, il cui

corpo venne arso ad un palo, le cui ceneri il vento disperse! Voglio

che accada altrettanto a tutto il mio Ordine, se non sottometto ad

eguale destino la degna pupilla di questa strega! Ben io farò pentire

costei d'aver gettati sortilegi ed incanti sovra i soldati del Tempio.

Damiano, cacciate fuor della porta questo Giudeo, e abbia morte se

ardisce ricomparirvi. Quanto a sua figlia, noi ci comporteremo verso di

lei, come il comandano le cristiane leggi, e il grado eminente, ove il

Cielo mi ha collocato.»

Il povero Isacco fu immantinente scacciato senza che si volessero

ascoltare nè le preghiere sue nè le offerte. Non vide pertanto miglior

cosa da farsi che il ritornare alla casa del rabbino Nathan-Ben-Israel

per consigliar seco lui sul partito da prendere. Misero! che dopo avere

paventato per l'onore della propria figlia, or dovea tremare pe' giorni

della medesima.

Intanto il Gran-Mastro mandò al commendatore di Templestowe di

presentarsi dinanzi a lui.

Ivanhoe; ossia, Il ritorno del Crociato · 第 43 / 57 题