«Egli è un serpe, ti dissi, anzi feconda
«Sempre di novi capi, idra ferale,
«Che in tutto loco, in tutt'ora vegg'io
«In me rizzarli. Il mio terror comprendi?
_Shakspeare._
Celebravasi una magnifica festa nel castello d'York, a cui il principe
Giovanni aveva invitati i nobili, i prelati ed i capi, sul soccorso de'
quali, affidavasi per mandare a termine i suoi ambiziosi divisamenti.
Waldemar Fitzurse, negoziatore politico di questo principe, ed uomo
in tali faccende abilissimo, s'adoperava segretamente ad eccitare
negli animi delle persone convenute ivi quel grado di coraggio,
di cui ciascuna di esse abbisognava per chiarire pubblicamente i
propri sentimenti. Ella era cosa troppo essenziale al buon successo
della congiura collegare insieme il coraggio intraprendente e cieco,
benchè brutale di Frondeboeuf, l'ardimento e la vivacità di Bracy, la
sagacità, la perizia, ed il valor rinomato di Brian di Bois-Guilbert.
Intanto che di questi imprecavano la lontananza senza conoscerne le
cagioni, così Giovanni d'Angiò come il suo consigliere, non ardivano,
privi d'essi, calare affatto visiera. Mancava parimenti l'ebreo
Isacco e, quindi si dileguavano le speranze d'ottenere una somma
ragguardevole, ch'ei dovea somministrare sotto condizioni già pattuite.
E in una congiuntura sì ardua, la mancanza di danaro poteva metterli
nel massimo degl'impacci.
Nella mattina successiva alla distruzione di Torquilstone, si diffuse
per tutta la città di York una vaga voce, che Bracy, Bois-Guilbert,
Frondeboeuf, fossero stati fatti prigionieri od uccisi da uomini
Sassoni. Waldemar, annunziando al principe Giovanni sì fatta notizia,
aggiunse come ei la temesse tanto più vera, che non gli erano ignoti,
nè il disegno venuto in costoro d'impadronirsi di Cedric il Sassone e
del suo seguito, nè qual poca scorta a tal fine avessero condotta con
sè i macchinatori dell'attentato. Attentato che in tutt'altra occasione
il principe Giovanni avrebbe avuto per una leggiadrissima frascheria,
ma tal frascheria in questo istante ne sconcertava i divisamenti
e rompea le fila che si erano tese; onde proruppe in invettive
contra l'insolenza di coloro che tanto aveano arbitrato; li chiamò
infrangitori delle leggi, perturbatori dell'ordine pubblico, aggressori
delle individuali proprietà, prese in somma la cosa di quel tuono che
ad un re Alfredo sarebbesi addetto.
«Scellerati privi d'ogni principio d'onore!» esclamò. «Se mai divenissi
re d'Inghilterra, farei appiccare tutti questi scorridori dinanzi ai
ponti levatoi delle loro castella.»
«Ma per arrivare ad esser re d'Inghilterra,» rispose freddamente
l'Architophel di Giovanni «vi è duopo non solo sopportar in pace gli
sregolamenti di cotesti scorridori privi d'ogni principio d'onore,
ma ben anche conceder loro la vostra protezione ad onta dello zelo
lodevole onde vi date ora a divedere tenerissimo di quelle leggi,
che costoro hanno l'abito di violare. E che sarebbe ora di noi, se i
Sassoni avessero posta in atto la vostra visione di appiccare i nobili
Normanni rimpetto a' ponti levatoi delle loro castella? E, vivadio!
Cedric il Sassone è uomo abbastanza ardito perchè tale idea possa
essergli capitata alla mente. Non v'è ignoto quanto rischiosa impresa
diverrebbe per noi l'avventurare un passo senza essere sicuri che ne
sostenessero Frondeboeuf, il Templario e Bracy, e intanto ci siamo
innoltrati in guisa, che il tornare addietro non ne presenta minori
pericoli.»
Il principe Giovanni si battè con atto d'impazienza la fronte, e
trascorse a gran passi quell'appartamento.
«Gli sciagurati!» esclamò «i perfidi! i traditori! abbandonarmi in un
momento sì rilevante!»
«Dite piuttosto i pazzi, gl'insensati, che badano a tali follie, quando
è il momento di pensare ad affari più rilevanti!»
«Ma che ne resta dunque ad operare?» disse il principe arrestandosi
d'improvviso dinanzi a Waldemar.
«Null'altro che eseguire le cose da me preordinate. Non venni io già ad
annunziare alla Grazia vostra una sventura, senza prima avere avvisato
agli espedienti per ripararla.»
«Tu se' il mio buon angelo, o Waldemar, e forte io d'un cancelliere
tuo pari nel mio consiglio, il regno di Giovanni non può che divenire
celebre ne' nostri annali. Ma quali sono gli espedienti che dici aver
presi?»
«Ho ordinato a Luigi Winkelbrand, luogotenente di Bracy, che dia
il segnale di montare a cavallo, e dispiegando bandiera, parta
immantinente co' suoi alla volta del castello di Frondeboeuf, a fine di
operare quanto può in difesa de' nostri amici.»
Il principe Giovanni si fe' rosso per lo sdegno, simile a viziato
fanciullo che crede aver ricevuto un affronto.
«Pel cospetto di Dio! Fitzurse, stimo il vostro ardimento in assumervi
l'impunità di dar tali ordini. Come? in una città ove trovasi il vostro
principe, far sonare l'allarme, far dispiegar la bandiera senza averne
ricevuto un suo cenno?»
«Vi chiedo le mille volte perdono» rispose Fitzurse maledicendo in suo
cuore la stolta vanità di un tale padrone «ma in circostanze tanto
stringenti, quando il ritardo d'un minuto potea divenire fatale, ho
creduto mi fosse lecito l'arbitrare sopra cosa da cui dipendono i
vostri interessi i più cari.»
«Vi perdono, Waldemar» disse il principe gravemente; «la buona
intenzione fa scusa della temerità di cotal vostra sollecitudine. Ma,
vivadio! vedete chi ne arriva! Bracy egli stesso, e in un aggiustamento
affatto stravagante.»
Egli era di fatto Bracy, nel cui volto acceso leggeasi la fatica
d'uomo che avea sostenuta una corsa di galoppo, coperto di polvere e
di sudore, e coll'armatura infranta e insanguinata, onde non era dubbio
ch'ei non avesse partecipato ad un ostinato combattimento. Spacciatosi
dell'elmo, lo mise sopra una tavola, e tacque per un'istante qual chi
ha bisogno di prender fiato.
«Ebbene, o Bracy» disse il principe; «che vuol dir ciò? Parlate, ve lo
comando. I Sassoni han ribellato?»
«Parlate adunque, Bracy» soggiunse, quasi nel medesimo tempo che il suo
padrone, Fitzurse. «Una volta avevate l'usanza di essere uomo. Ov'è il
Templario? Che cosa è accaduto di Frondeboeuf?»
«Il Templario è fuggito» rispose Bracy «quanto a Frondeboeuf, più nol
vedrete. Egli ha trovato luminoso sepolcro sotto le ardenti rovine
del suo castello medesimo, e credo essere io il solo fuggito per
arrecarvene la notizia.»
«Voi parlate di rovine ardenti e di incendio con tuono molto
tranquillo» soggiunse Fitzurse.
«Nè v'ho ancor detto il peggio» Bracy replicò. Indi accostandosi al
principe Giovanni, gli disse abbassando la voce, e in aria di mistero:
«Riccardo è in Inghilterra, l'ho veduto, gli ho parlato io medesimo.»
«Voi sognate, o Bracy» disse Fitzurse «una tal cosa è impossibile.»
«Nondimeno è vera, gli ho parlato io, vi ripeto, son fatto suo
prigioniero.»
«Prigioniero di Riccardo Plantageneto?»
«Di Riccardo Plantageneto, di Riccardo Cuor-di-Leone, di Riccardo
d'Inghilterra!»
«Egli è dunque capo di una forza militare?»
«No, Fitzurse, ei non aveva con seco se non se alcuni arcieri, specie
di scorridori che nè manco lo conoscevano. Egli si accompagnò ad essi
per impadronirsi di Torquilstone.»
«Ravviso a questo sol tratto Riccardo» disse allora Waldemar;
«l'impresa è degna d'un vero cavaliere errante, che corre ventura, che
vuol riportarne buon successo, aiutato sol dalla forza del proprio
braccio a guisa d'un Amadigi, d'un Galaor, intantochè trascura gli
affari del proprio regno e l'interesse della propria salvezza. E che
divisate dunque di fare, o Bracy?»
«Io! Gli offersi il mio servigio, ma mi rispose che non si fidava di
me. M'accingo a partire per Hall congiuntamente alla mia compagnia
franca. Giunto colà, noleggerò un naviglio che mi trasporti in terra
di Francia. E voi, Waldemar, abbandonerete voi la politica? prenderete
la lancia e lo scudo, verrete a partecipar meco della buona o della
cattiva fortuna che il cielo mi serba?»
«Son troppo vecchio, o Maurizio; ed ho una figlia che non m'è lecito
l'abbandonare.»
«Datela a me in isposa, o Waldemar, e col soccorso di Dio e della mia
spada la manterrò in un grado degno di lei.»
«No, no;» disse Fitzurse: «io mi riparerò nella chiesa di san Pietro di
questa città e vi troverò un asilo. L'arcivescovo mi ha giurato fede e
amicizia.»
Nel durare di sì fatto colloquio, il Principe rinveniva a poco a
poco dallo stato di stupore, in cui tratto avealo tale notizia sì
poco aspettata; laonde udì quanto bastava i discorsi di questi due
cortegiani.
«Costoro si stolgono da me» dicea fra sè stesso. «Non sono eglino più
congiunti alla mia persona di quanto il sia una foglia secca allorchè
soffia il vento d'autunno. Per l'inferno! non saprò io trovare vigore
in me stesso ancorchè m'abbandonino questi vigliacchi?» E mentre ei
meditava tai cose, la sua fisonomia si compose ad espressione sinistra
e diabolica; finalmente interruppe in sì fatta guisa i loro discorsi.
«Ah! ah! ah! per gli occhi della Madonna, o signori! Ammiro la vostra
prudenza, il vostro senno, e soprattutto il vostro coraggio, che
sagrificate in un medesimo tempo ricchezze, onori e piaceri; che vi
ritraete dal giuoco quando un bell'ardimento può darvelo vinto.»
«Non comprendo, o signore, le vostre idee» disse Bracy. «Appena sia
noto il ritorno di Riccardo, non gli mancherà un esercito sotto i suoi
ordini, e allora, quale speranza rimane per noi? Piuttosto, o Principe,
vi do per consiglio ritirarvi in Francia, o vero ricorrere alla
protezione della Regina madre.»
«Io non temo nulla in quanto spetta alla sicurezza mia personale»
rispose con altero tuono Giovanni. «Un solo accento detto da me a
mio fratello basta ad assicurarmela. Ma benchè io vi trovi tanto ben
preparati ad abbandonarmi, così voi ser di Bracy, come anche voi, ser
Fitzurse, non avrei caro di vedere i vostri capi collocati sulla porta
di Clifford. Perchè vi immaginate forse, o Waldemar, che lo scaltrito
arcivescovo non vi lasciasse arrestare fin sui gradini dell'altare,
se sapesse di poter fare a tal costo la pace sua con Riccardo? E voi,
Bracy, dimenticate forse che Roberto d'Estouteville, postosi a capo di
tutte le sue forze vi chiude la strada di Hull, e che il conte di Essex
mette in armi quanti ha vassalli? Se avevamo qualche ragione di temere
questi due capi prima del ritorno di Riccardo, quanto più dobbiamo poi
paventarli oggi giorno! Dubitate forse della parte cui si atterrebbero?
D'Estouteville solo è forte a bastanza per tagliare a pezzi tutta la
vostra compagnia franca.»
Fitzurse e Bracy si guardarono l'un l'altro con fisonomia scompigliata.
«Non è aperta che una sola via al salvamento di tutti» continuò
Giovanni aggrottando le ciglia, e in tuon truce; «colui che ne è cagion
d'atterrire, suol viaggiar solo. Fa d'uopo corrergli incontro.»
«Non sarò quell'io» sclamò vivamente Bracy; «mi ha fatto suo
prigioniere; mi ha usato grazia; non sarà ch'io tocchi una piuma del
suo cimiero!»
«E chi vi commette di farlo?» rispose il Principe con alterezza.
«Vorrei vedere in voi l'audacia di dire ch'io ho comandata la morte di
mio fratello. No: ad un evento, basterebbe anche la prigionia. Poco ne
rileva ch'ei sia prigioniero piuttosto nell'Austria o nell'Inghilterra;
le cose non rimarrebbero quindi che nello stato in cui erano,
allorquando ordimmo il divisamento della nostra impresa. Ella fondavasi
sulla speranza, che Riccardo rimarrebbe dimenticato in un carcere
dell'Alemagna. Che grave disordine! Nostro zio non morì egli prigione
nel castello di Cardiffe?»
«Gli è vero» rispose Waldemar «ma Enrico, il padre vostro, stava sul
proprio trono, più sicuro di quanto possiate sperare esserlo voi.
Sostengo non trovarsi miglior carceriere del beccamorti. Non vi è torre
tanto ben guardata quanto lo è nelle chiese l'arcato sotterraneo d'una
sepoltura.»
«Carcere o sepoltura!» disse Bracy. «Io me ne lavo le mani, nè mai mi
frammetterò in tale bisogna.»
«Furfante!» sclamò il Principe corrucciato. «Avresti forse idea di
tradirne?»
«Non ho mai tradito nessuno» rispose con alterezza Bracy «nè son io
quegli cui possa appropriarsi il predicato di furfante.»
«Non vi riscaldate tanto, ser cavaliere» si fece a dire Fitzurse;
«e voi, Principe, condonate gli scrupoli del prode Bracy; spero che
giugnerò a dissiparli.»
«Ciò è quanto supera le forze della vostra eloquenza, ser Fitzurse»
replicò il cavaliere.
«Mio caro Maurizio!» così riprese il discorso quel cortegiano avveduto.
«Non vi lasciate trasportare a guisa di corridore sfrenato, e meditate
meglio lo stato delle cose. Non è egli vero, che ventiquattro ore fa,
il vostro desiderio più ardente era quello di venir corpo a corpo a
cimento con Riccardo, se vi fosse riuscito scontrarvi in lui nel mezzo
di una mischia? Non vi ho inteso ripetere cento volte la stessa cosa?»
«Egli è vero, ma in que' termini in cui voi medesimo vi esprimete,
corpo a corpo, tra le file d'una battaglia. Non m'avrete mai udito
desiderare di assalirlo solo, a tradimento, nel mezzo d'una foresta.»
«Non siete vero cavaliere, se tale scrupolo vi trattiene. Ove fu,
chiegg'io che Lancilotto del Lago e ser Tristano acquistarono tanta
fama? Ne' campi forse? No. Assalendo formidabili nemici in fondo a
boscaglie, fra luoghi sconosciuti e deserti.»
«Ma vi sto io mallevadore che nè Tristano nè Lancilotto, non erano
tai buone lancie o tai buone spade qual è Riccardo. Poi non mi farete
mai credere che avessero l'uso di mettersi a capo d'una compagnia per
affrontare un sol cavaliere.»
«Voi siete pazzo, o Bracy. L'impresa che vi proponiamo è una vera
obbligazione per voi. Non siete forse assoldato al principe Giovanni
qual condottiero di una compagnia franca? La vostra spada non è
consacrata a servirlo? Conoscete il nemico che ne mette in timore, e
scrupoleggiate quando stanno in pericolo la sorte del vostro padrone,
la vita e l'onore di tutti i vostri colleghi?»
«Vi ripeto che il mio viver è dono sol di Riccardo;» rispose con
tuono fermo e risoluto Bracy. «Gli è vero che ricusò i miei servigi,
che mi comanda anzi di allontanarmi dalla sua presenza; laonde non
ho obbligati a lui nè i miei omaggi nè la mia fede. Nondimeno non
solleverò mai il braccio contro di esso.»
«Nè tanto è necessario. Inviate solamente Luigi Winkelbrand e venti de'
vostri armigeri sotto di lui.»
«Per imprese di tal natura non vi mancano masnadieri. Un solo de' miei
soldati non vi prenderà parte.»
«Siete adunque tanto ostinato, o Bracy?» soggiunse il principe
Giovanni. «M'abbandonerete voi dopo tante proteste fattemi di zelo e
d'affetto?»
«No principe: vi presterò quanti servigi onorevoli possono dipendere
da un cavaliere, sia ne' tornei, sia ne' campi; ma tali spedizioni da
strada maestra non mi s'aspettano, nè entrano poco o assai nel novero
de' miei doveri.»
«Avvicinatevi, Waldemar,» disse Giovanni. «Non sono io un principe
sfortunato? Mio padre Enrico, sì, aveva servi fedeli. Appena ebb'egli
pronunziate alcune lagnanze contro un fazioso ecclesiastico, il sangue
di Tommaso Becket, benchè fosse un santo, fu versato sui gradini
medesimi dell'altare. Tracy, Briton, Morville, prodi e leali sudditi!
Il vostro coraggio intraprendente è spento col vostro nome, e benchè
Reginaldo Fitzurse abbia lasciato un figlio, questi non ha ereditato nè
la prodezza nè la fedeltà di suo padre[50].»
«Ei le ereditò entrambe» rispose Waldemar Fitzurse; «e poichè Bracy
ricusa incaricarsi di tale spedizione, me l'assumerò io medesimo.
Il mio genitore comperò ben cara la fama d'uomo affezionato al suo
sovrano; pur la prova di fedeltà da esso data ad Enrico, è poca cosa
in confronto di quella ch'io sono per somministrarvi; perchè vorrei
piuttosto dovere assalire tutti i santi del calendario, che alzar la
mia lancia contra Riccardo Cuor-di-Leone. Bracy, prendetevi voi la cura
di far la guardia al vostro principe, e di inspirare sentimenti ver lui
favorevoli a coloro che si mostrano tuttora perplessi. Se vi giungono
tai notizie quali mi confido trasmettervi, nulla più si opporrà al buon
successo de' nostri divisamenti.»
Indi chiamato a sè un paggio: «Corri a casa mia» gli ordinò «e dì al
mio scudiere d'apprestar le mie armi. Che Whetherall, Thoresby e i tre
armigeri di Spyinghow s'accingano a seguirmi; il capo delle velette,
Ugo Bardon, stia presto a qualunque mio cenno. Addio, principe.
Confidiamci nella speranza di più felici momenti.»
Dette le quali cose uscì dell'appartamento.
«Ei s'allestisce a far prigioniero mio fratello!» così appena fu
partito Waldemar, parlò a Bracy il Principe, non mostrandosi più
commosso che nol sarebbe stato se avesse veduta pericolante la vita
d'un _franklin_ Sassone. «Spero ch'egli non oltrepasserà le mie
intenzioni ed avrà, voglio crederlo, verso la persona del mio caro
Riccardo tutto il riguardo che gli è dovuto.»
Bracy non gli rispose che con un sorriso.
«Per gli occhi della Madonna!» disse Giovanni «gli ho dato espresso
comando di rispettarne la vita. Voi forse non avrete inteso, perchè
in quel momento stavamo entrambi ov'è il vano di quella finestra. Gli
ho ordinato ne' termini i più chiari e i meno equivoci di avere ogni
cura alla salvezza di Riccardo. Guai a lui! guai a lui, se osasse
contravvenire!»
«Credo che sarebbe ottima cosa» soggiunse Bracy «se cercassi
raggiugnerlo per fargli capir bene queste vostre intenzioni. Siccome
non ho inteso io un tal ordine, potrebb'essere che fosse sfuggito anche
all'orecchio di Waldemar.»
«No, no» rispose impazientendosi il Principe, «son certo io che m'ha
inteso. Poi, ho bisogno di parlarvi d'altre cose. Datemi il vostro
braccio, Maurizio, mi trovo stanco.»
In tal famigliare postura fecero alcuni giri su e giù per la sala, nel
qual intervallo il Principe coll'aria della più amichevole confidenza
volgea tale discorso a Bracy.
«Che vi pare di questo Waldemar Fitzurse, mio caro Bracy? Egli spera
di diventare nostro cancelliere! Oh! ci penseremo ben bene prima di
confidare una carica sì rilevante ad un uomo che dà prove evidenti
di poco rispetto verso il nostro sangue. Voi vedeste con qual
sollecitudine si è assunta la spedizione contra Riccardo! Scommetterei
che voi v'immaginate d'aver perduto qualche cosa nella mia amicizia,
perchè vi siete dispensato da un così odievole incarico. Oh no,
Maurizio! questa virtuosa resistenza vostra non ha fatto che crescere
la stima in cui vi tenea. Vi sono certi affari, pei quali abbiamo
bisogno di gente pronta a fare di tutto; ma non son costoro che noi
amiamo o stimiamo. Tal altro in vece, che ricusa servirci in occasioni
di sì fatta natura, da questo atto medesimo acquista nuovi diritti
alla nostra buona opinione e ai nostri favori. Il far prigioniero mio
fratello non è sì buon titolo a meritarsi l'alto grado di cancelliere,
quanto lo è al bastone di gran maresciallo del regno il rifiuto
coraggioso e nobile di prestare opera a ciò. Meditate tai cose, o
Bracy; e andate fin d'ora a cominciare il novello servigio cui vi
promovo.»
«Tiranno incostante!» meditò fra sè stesso Bracy, nell'uscire
dell'appartamento. «Ben folle chi a te si fida! Questo grado di
cancelliere, promesso da tanto tempo, Dio vede a chi toccherà, se
tu riesci nei tuoi divisamenti. Ma il grado di gran maresciallo
d'Inghilterra» aggiunse stendendo la mano come per assumere il bastone,
e sollevando alteramente il capo «è certamente un premio che merita
d'essere disputato.»
Partito appena Bracy, il Principe ordinò gli venisse innanzi Ugo
Bardon, capo delle velette, degli esploratori e dei delatori, che
comparve dopo brevi istanti passati da Giovanni nel trascorrere con
ineguali passi, e con viso torbido e inquieto la sala.
«Bardon» tal fu la prima inchiesta che il Principe gli fece. «Quali
cose volle da te Waldemar?»
«Due uomini risoluti, che conoscano a perfezione tutti i boschi del
nord dell'Inghilterra, e che abbiano uso nel ravvisare le pedate
recenti d'un uomo a piedi o a cavallo.»
«Glieli desti?»
«La Grazia vostra può fidarsi in me. L'un d'essi è della contea di
Hexham, avvezzo a ormare in traccia de' masnadieri delle foreste di
Tyne e di Teviot; non vi è veltro che il superi nel seguir le tracce
d'un daino ferito. L'altro appartiene alla contea d'York, nè ha mai
fatta una caccia inutile nella selva di Sherwood. Da qui a Richmond non
v'è una macchia, una boscaglia, un gruppo d'alberi ch'ei non discerna.»
«Ottimamente! Waldemar parte con essi?»
«Sull'istante.»
«Chi altri va con lui?»
«Thowby, uomo d'un ardimento che non atterrisce di nulla, Whetherall
che per ferocia si meritò il soprannome di _Cuor di Bronzo_, e tre
armigeri del nord, che faceano parte della banda di Ralph Middleton,
conosciuti sotto il nome di _valorosi di Spyinghow_.»
«A maraviglia!» rispose il Principe, poi dopo un istante di silenzio
aggiunse «Bardon, l'interesse del mio servigio vuole che tu spii
con massima accuratezza ogni andamento di Maurizio di Bracy, ma bada
ch'egli non se ne avveda. Gli è necessario che tu sappia minutamente
quali persone egli vede, con chi parla, quello che dice, quello che
fa, poi a quando a quando me ne darai conto. Non mancare a tal pratica
della quale ti rendo mallevadore.»
Bardon dopo fatto un rispettoso inchino si ritirò.
«Se Maurizio mi tradisce, e la condotta ch'ei tiene mi fa temere di
ciò» disse rimasto solo il Principe Giovanni «il suo capo salterà
all'aria, quand'anche Riccardo fosse per dare a York la scalata.»