CAPITOLO XXII.

«Se poi, le sollecitudini, il rispetto, l'amore, che

vi ho dimostrato non bastano a vincere il gelo di quel

cuore; affè che vi farò la corte come si aspetta ad un

militare.»

_I due Veronesi._

L'appartamento entro cui fu condotta lady Rowena era messo con quella

magnificenza priva di gusto in cui stavasi il lusso di que' giorni,

contrassegno di distinzione e riguardo che gli stessi prigionieri a

lei pari di grado non aveano ottenuto. I fregi però e le suppellettili

del ridetto appartamento erano stati notabilmente danneggiati dalla

negligenza e dal tempo, essendo trascorsi molti anni dopo la morte

della moglie di Frondeboeuf, che lo abitava, nè avendovi dimorato

altri dappoi. Staccata in più luoghi vedeasi la tappezzeria che ne

ornava le pareti, altrove il sole ne avea smunti i colori, e su tali

apparati, come sugli altri arnesi scorgeansi i guasti operati dagli

anni. Tal quale ella era però sì fatta stanza, venne giudicata la più

degna da assegnarsi alla erede Sassone, che fu lasciata ivi a meditare

sul proprio destino, mentre gli altri personaggi del criminoso dramma

s'accordavano su le parti che ciascun di loro dovea sostenere; la qual

cosa venne pattuita in un parlamento che insieme tennero Frondeboeuf,

Bracy e il Templario. Dopo lungo discutere fra di loro sui vantaggi che

sarebbero derivati a ciascuno da tale impresa audacissima, convennero

finalmente anche sul modo di ripartire i prigionieri.

Gli era pertanto vicino il mezzogiorno, allorchè Bracy, già primo ad

ideare il disegno della spedizione com'era primo nell'avervi interesse,

si pose in atto di compire i divisamenti concetti sulla mano e sulle

ricchezze dell'avvenente lady Rowena.

Non però solamente nel parlamento dianzi descritto avea speso il

tempo dacchè era nel castello Bracy; poichè ne diede una parte ad

acconciarsi con tutta la ricercatezza che poteva essere in un cicisbeo

di quella età. Messi in disparte il giustacuor verde e la maschera,

le sue lunghe chiome annodate in trecce gli scendeano sopra sfarzoso

mantello guarnito di pelliccia; una specie di camiciuola venivagli sino

a metà della gamba; gli pendea sontuosa sciabola da cinturino ricamato

d'oro. Accennammo altrove la bizzarra usanza che dominava allora circa

le punte delle scarpe; ma quelle di Bracy presentavano il _nec plus

ultra_ dell'usanza medesima, tanto lunghe e volte all'insù da poterle

ottimamente credere due corna di montone. Ma tal era nell'incominciare

del secolo XII l'uniforme dei damerini, nè potea negarsi il merito

a Bracy di saper dargli spicco per vantaggio di figura e di modi ne'

quali unite apparivano la compitezza d'un cortigiano e la franchezza

d'uom di guerra.

Ei salutò lady Rowena levandosi il berrettone che era di velluto,

e fregiato di un medaglione d'oro ove si vedea scolpito s. Michele

in atto di conquidere il nemico del genere umano. Col capo tuttavia

scoperto, fece un cenno come per pregare lady Rowena a sedersi,

e poichè questa continuava a starsene in piedi, si levò il guanto

offerendole la mano per condurla vicino ad una seggiola. Ma Lady Rowena

ricusò questa sua premura volgendogli con nobile alterezza tai detti:

«Se io sono dinanzi al mio carceriere[30], e le circostanze mi

costringono a crederlo, ser cavaliere, è debito della prigioniera il

rimanersi in tale postura sintantochè ella abbia udito pronunziare il

tenore del suo destino.»

«Leggiadra lady Rowena» rispose Bracy «io sono il vostro prigioniere, e

vi state alla presenza dell'uomo ridotto a tale condizione per voi, non

alla presenza d'un carceriere. Lungi da me fin l'idea di pronunziare

sul vostro destino! Da quelle labbra vezzose aspetto in vece la

sentenza che dee risolvere del mio.»

«Non vi conosco, ser cavaliere» rispose lady Rowena sollevando il

capo con aria d'indignazione proporzionata all'oltraggio che al suo

grado e alla sua beltà veniva arrecato. «Non vi conosco, e l'audace

famigliarità ond'or pompeggiate meco di frasi da trovadore non è manto

valevole alla violenza usata da un masnadiere.»

«Deh! incolpatene» riprese a dire Bracy che continuava sulle medesime

corde «incolpatene i vostri vezzi. Soli essi m'inspirarono quanto potei

farmi lecito, dimenticando persino il rispetto dovuto a colei che ho

scelta a sovrana di questo cuore.»

«Vi replico che non vi conosco, e tutt'uom che porti catenella e sproni

d'oro[31] non dee presentarsi tenendo simil linguaggio ad una donna

indifesa.»

«Ella è una sciagura per me il non essere da voi conosciuto, pure,

permettetemi lo sperare, che il nome di Bracy non vi soni affatto nuovo

all'orecchio, poichè gli araldi d'armi lo divulgarono più d'una volta

nei tornei e su i campi delle battaglie, e poichè i _menestrelli_ lo

fecero scopo ai loro canti.»

«Lasciate dunque agli araldi d'armi e ai _menestrelli_ la cura di

esaltare le vostre prodezze. Tai lodi staranno meglio nelle loro labbra

che nelle vostre; e ditemi intanto a quali archivi consegneranno la

vittoria che riportaste la scorsa notte sopra d'un vecchio seguito da

alcuni servi paurosi; e in quai libri registreranno la nobile impresa

di rapire una giovane inerme per trasportarla a suo malgrado nel

castello d'un assassino.»

«Voi siete ingiusta, lady Rowena» disse Bracy mordendosi le labbra

in aria d'uom confuso, e scendendo a gradi ad un tuono più a lui

confacevole di quello di caricato ganimede ch'egli aveva assunto da

prima «ed è perchè non sentite in voi stessa la forza d'una gran

passione, perchè non volete ammettere scusa sopra un delirio di

frenesia, che fu effetto della vostra avvenenza.»

«Vi prego, ser Cavaliere, mettete in disparte il linguaggio de'

girovaghi cantarini; risuona male parlato da un nobile cavaliere qual

v'annunziate di essere. Certamente voi mi costringete ora a sedermi

per provarvi quant'io faccia lieve conto di questi fiori di galanteria

fatti omai rancidi col trovarsi in ogni ballata.»

«La vostra alterezza» soggiunse Bracy, punto dal vedere come la via

de' modi cortesi non gli ottenesse che sprezzi «la vostra alterezza si

è scontrata in un animo non meno altero. Sappiate adunque che ho fatto

valere le mie pretensioni alla vostra mano nel modo il più convenevole

alla mia indole, e la vostra che ora conosco, mi prova essere voi

una fra quelle beltà da conquistarsi colla lancia in resta, e non

adoperando i gentili accenti d'un cortigiano.»

«Se tai gentili accenti intendono solamente a celare la viltà del

procedere, divengono come la cintura d'un nobile cavaliere stretta a'

fianchi d'abbietto villano. Non mi fa or maraviglia la facilità con cui

vi siete stôlto da una ricercatezza di cortesia che v'impacciava. Nè il

nego, vi sareste fatto più onore conservando l'uniforme e il dialetto

d'un masnadiere, che cercando velar azioni di masnadiere coi colori

troppo ad esse estranei d'una accattata cortigianeria.»

«Il vostro suggerimento è ottimo, lady Rowena, e conformando ora

l'ardire de' miei discorsi a quello delle mie azioni vi protesto

che non uscirete di questo castello se non se moglie di Maurizio di

Bracy. Non sono avvezzo ad incagliare nelle imprese cui mi cimento, e

per altra parte un Nobile Normanno non ha bisogno di giustificare sì

scrupolosamente la propria condotta agli occhi di una nobile Sassone,

assai onorata da lui se le offre la propria mano. Voi siete altera,

lady Rowena. Ebbene! ciò vi rende più degna d'appartenermi. Fuor dello

sposarmi evvi forse altra strada per voi onde innalzarvi al grado e

agli onori che vi sono dovuti? Vedreste forse altra via più decorosa

ad uscire d'una capanna, ove i Sassoni fan vita comune co' propri

maiali, uniche loro ricchezze? a trovarvi collocata nel grado che vi si

aspetta? a brillare fra le persone dell'Inghilterra le più distinte per

leggiadria, le più ragguardevoli per possanza?»

«Ciò che avete la bontà di chiamar capanna, ser Cavaliere, mi fu

soggiorno sin dalla prima mia fanciullezza, e vi do parola, che se

mai giugnessi ad abbandonarlo di mia volontà, ciò sarebbe solamente

per seguire chi non disprezza l'asilo ove ebbi educazione, e quelle

costumanze cui m'ha affezionata la consuetudine.»

«V'intendo, leggiadra milady, benchè voi crediate usar termini

abbastanza velati ond'io non giunga ad indovinarne il senso in tutta

la loro estensione. Ma mettete da una banda la speranza, che Riccardo

risalisca il soglio giammai, e molto più l'altra che Wilfrid d'Ivanhoe,

favorito di Riccardo, vi conduca qual propria sposa a' piedi di questo

principe. Tutt'altri che io toccando sì fatto cantino non potrebbe

liberarsi dal sentir qualche moto di gelosia; ma non mi rimoverà

dalle risoluzioni, in cui sono venuto con volontà la più deliberata,

tal vostra passione priva di speranza, e ch'io riguardo come una

fanciullaggine. Posso dirvi per altro che questo rivale sta in mio

potere, che è qui prigioniero, che Frondeboeuf non ne sa nulla, benchè

bastasse una mia parola a farnelo consapevole, e a destar nel suo cuore

una gelosia che potrebb'essere ben più funesta della mia al vostro

amante.»

«Qui Wilfrid!» sclamò lady Rowena. «Ah! ciò è vero quanto è vero che

Frondeboeuf gli è rivale.»

Bracy fisò gli occhi un istante sopra di lei. «Da vero, nol sapevate?»

indi le disse. «Non sapevate nemmeno ch'ei facea viaggio nella lettica

dell'Ebrea? cocchio non v'ha dubbio addicevole ad un Crociato!» Poi si

diede a ridere in tuono schernevole.

«S'egli è vero che qui si ritrovi» soggiunse lady Rowena con tuono

d'indifferenza sforzata, perchè si affaticava indarno a nascondere

interamente il tremore della persona, e le agitazioni che le

portò nell'animo sì fatto annunzio «in qual modo è desso rivale di

Frondeboeuf? o qual altra cosa può egli temere da costui oltre ad

una cattività di poca durata e alla necessità di pagare un ragionevol

riscatto giusta gli usi della cavalleria?»

«Cadreste voi forse nell'abbaglio, solito però alle persone del

vostro sesso, di credere non esservi altri gelosi dispetti che

quelli suscitati dalla loro avvenenza? Non sapete che v'ha gelosie

d'ambizione, d'onori, di potere, di ricchezze, oltre a quella gelosia

che è figlia di amore? Nè credete che Frondeboeuf cercherà spacciarsi

di chiunque possa contrariarlo nelle sue pretensioni alla bella baronia

d'Ivanhoe, da lui vagheggiata con tanto ardore e con sì poco scrupolo,

com'oserebbe uom che aspirasse al cuore della più leggiadra fra le

donne dell'Inghilterra?»

«Salvatelo, per amor del cielo, salvatelo» sclamò lady Rowena, la cui

fermezza fu vinta dal timore concetto in quel punto pe' dì dell'amante.

«Posso, voglio salvarlo, e tal è la mia mente. Una volta che lady

Rowena sia divenuta sposa di Maurizio di Bracy, chi ardirebbe attentare

veruna cosa contro un parente di lei, contro il compagno della sua

fanciullezza, il figlio del suo tutore? Ma il dono della vostra mano

dee comperare la mia assistenza. Non son poi sì pazzo, nè d'un'indole

tanto romanzesca da voler compromettermi per sottrarre ai rischi,

fra cui s'avvolge, quell'uomo dal quale deriva il più possente fra

gli ostacoli opposti ai miei desiderii. Adoperate a pro di lui la

prevalenza che avete sopra di me, e non ha egli da temer cosa alcuna.

Ma se ricusate l'omaggio del mio cuore, Ivanhoe perirà, nè voi quindi

sarete più libera.»

«Questo tuono d'indifferenza e di durezza in voi sembra forzato»

disse lady Rowena guardando fisamente Bracy. «O voi non siete malvagio

quanto volete sembrarlo, o non avete tutto il potere che v'arrogate coi

detti.»

«Non vi lasciate sedurre da tale idea» rispose Bracy «il tempo vi darà

a diveder com'è falsa. Pensate piuttosto che il vostro amante, cioè

l'amante che preferite, trovasi in questo castello, ferito, privo

di protezione, e pensate che la vita di lui è il cancello posto tra

Frondeboeuf e la cosa che Frondeboeuf antepone a tutte le bellezze

dell'universo. Vi immaginate forse che costasse molto a Reginaldo il

rompere questo cancello con un colpo di pugnale? Forse vi confidate in

ciò, ch'ei non oserebbe condursi a tal atto di aperta violenza. Sia pur

anche. Ma un finto medico può amministrare al ferito tale ricetta che

lo guarisca per sempre da tutti i mali. Ma la persona incaricata di

servirlo durante l'infermità, può ritrargli il capezzale di sotto la

testa, e dar tale sforzo alla sua gola, che impedendogli il respiro,

gli agevoli il passaggio all'altro mondo[32]. Così o colla prima o

colla seconda delle additate maniere, Ivanhoe perirebbe, senza che

Frondeboeuf potesse venir sospettato autore della sua morte. Dite così

di Cedric.....»

«Cedric!» sclamò lady Rowena «il mio nobile, il mio generoso tutore!

Ah! ben merito le sventure che mi opprimono, poichè ho potuto

dimenticarlo, tutta intesa coll'animo alla sorte del figlio suo.»

«Sì: anche il destino di Cedric dipende dalle vostre deliberazioni»

soggiunse Bracy «e lascio a voi la cura di meditare su ciò.»

Fino a tale istante, lady Rowena avea sostenuta quest'affliggentissima

scena con un'ammirabile intrepidezza, ma fu merito in gran parte

del non aver essa riguardato nè come così serio, nè tanto imminente

il pericolo. La sua natural indole era quella che i fisonomisti

generalmente attribuiscono alle carnagioni bianche, mansueta, timorosa

e sensiva; e sol doveva ad educazione una tempera d'animo alquanto più

forte. Usa a veder cedere ad ogni sua menoma brama i voleri d'ognuno, e

persino del medesimo Cedric, imperiosissimo ver tutti gli altri, ella

avea acquistato quella specie di coraggio e di sicurezza, che sono in

noi l'effetto della consuetudine di vedere costantemente propensi e

chini ai nostri voleri coloro coi quali trascorriamo la nostra vita.

Non sapea quasi Rowena formare a sè stessa l'idea di resistenza ai

propri disegni, e molto meno l'altra di vedersi costretta cedere agli

altrui comandi.

Dopo avere girati gli occhi attorno di sè, quasi cercando soccorsi,

che le era impossibile allora il trovare, dopo aver mandate alcune

esclamazioni sconnesse, e che non presentavano verun significato,

alzò le braccia al cielo prorompendo in lagrime e abbandonandosi alla

disperazione la più violenta. Niuno l'avrebbe veduta in tale stato

senza provarne pietà, e lo stesso Bracy sentivasi commosso a proprio

malgrado, benchè per vero dire imbarazzato più ancora. Egli scorgea

d'essersi spinto troppo innanzi perchè gli fosse lecito tornare

addietro, e per altra parte lady Rowena ridotta era in tale stato che

nè i ragionamenti nè le minacce più omai potevano sopra di lei. Bracy

trascorrea in lungo ed in largo l'appartamento, ora tentando modi

a calmare l'avvenente Sassone, ora studiando a qual partito dovesse

appigliarsi.

«Se mi lascio intenerire» così ragionava egli fra sè medesimo «dai

pianti e dal dolore di questa inconsolabile divinità, qual frutto

raccorrò io dalla tentata spedizione, fuorchè vedere andate a male

le belle speranze, alle quali m'abbandonai, e per le quali mi son

cimentato a tanti pericoli? E mi toccherà inoltre sofferire i motteggi

del principe Giovanni e de' miei colleghi! Pure non mi sento fatto per

la parte che impresi a sostenere. Non mi regge l'animo vedere intrepido

que' begli occhi che si stemprano in lagrime, que' vezzosi lineamenti

sformati dall'agonia della disperazione. Oh almeno si foss'ella

mantenuta negli atteggiamenti e nei modi della primiera alterezza!

ovvero avessi io, pari a Froudeboeuf, munito il cuore d'un triplice

bronzo!»

Agitato fra tali considerazioni non trovò altro di meglio che pregar

replicatamente lady Rowena a tranquillarsi, procurare di farla

certa che non era in lei vero motivo di darsi in preda a cotanta

disperazione; non aver egli avuto in animo di cagionarle un'angoscia

così violenta, essere stato condotto da un eccesso di passione a

prorompere in minacce ch'ei si sarebbe vergognato di mandare ad

effetto. Ma in mezzo ai conforti che cercava procurarle, venne sorpreso

dal suono per tre volte replicato di quel corno, che nel tempo medesimo

avea messi in trambusto tutti gli abitanti del castello, e che avea

rotto il corso degli spartati loro divisamenti agli altri complici di

Bracy, come vedremo ancora del Templario. De' tre confederati forse fu

Bracy quegli che men si dolse del contrattempo, perchè il suo colloquio

con lady Rowena era giunto a tal termine che gli divenivano cose

egualmente scabrose il troncarlo ed il continuarlo.

A tal passo crederemmo quasi mancare ad un dovere col non offerire ai

nostri leggitori qualche prova, più ancora degli incidenti nella nostra

storia narrati, atta a convincerli quanto sia conforme alla verità

la trista dipintura che loro abbiamo presentata intorno i costumi

di quella età. Egli è uno sgradevole argomento di considerazione il

vedere che que' prodi baroni, i quali colla nobile resistenza che

opposero alle smodate pretensioni della Corona, assicurarono la libertà

dell'Inghilterra e i privilegi del popolo inglese, sieno stati feroci

oppressori eglino medesimi, ed abbiano commessi atti abbominevoli, non

solamente contrarii alle leggi della lor patria, ma a quelle eziandio

dell'umanità. Sfortunatamente un solo di que' molti tratti che il

giudizioso Henry attinse nelle opere degli scrittori contemporanei a

que' giorni, basta a dimostrare, che la finzione stessa potrebbe appena

aggiugnere alla cupa orridezza di tempi sì disastrosi.

A quali atrocità potessero condursi per isfogare la violenza de'

propri appetiti i baroni e i signori de' castelli, tutti Normanni, lo

dimostra la descrizione delle crudeltà da essi usate, sotto il regno

di Stefano[33], descrizione a noi trasmessa dall'autore della Cronaca

Sassone.

«Essi opprimevano il popolo» dic'egli «obbligandolo a fabbricare

castella, poi fabbricate queste, le empivano di malvagi, o per meglio

dire di demonii incarnati, il cui ministerio era impadronirsi delle

persone d'entrambi i sessi più distinte e per loro ricchezza più

nominate; e queste venivano gettate entro carceri ove soggiacevano

a supplizi più crudeli di quanti ne abbia un martire mai sopportati.

Alcuni di tali infelici eran sepolti nel fango, altri, sospesi o pei

piedi o pel collo o pei polsi, venivano sovrapposti ad ardenti braciai.

Talvolta con nodose corde ne fasciavano i capi e strigneano la legatura

finchè i nodi penetrassero nel cervello delle vittime, talora le

gettavano in sotterranei zeppi di vipere, di rospi e di serpenti.»

Rimprocceremmo noi medesimi di crudeltà, se continuando fino al suo

termine questo orribile racconto, prolungassimo ai leggitori una

ingrata sensazione oltre all'uopo necessario allo scopo che ci eravamo

prefissi.

Altra prova, e forse la più forte di quante possano arrecarsi a

dimostrare i frutti amari allor prodotti dalla conquista si è, che

l'imperatrice Maria, comunque nata dal re di Scozia e imperatrice

d'Alemagna, figlia, sposa e madre di monarchi, fu costretta,

mentre, giovine, soggiornò nell'Inghilterra ove ricevè educazione,

ad assumere il velo monastico siccome unica via di sottrarsi alle

licenziose persecuzioni de' nobili Normanni. Tal fu la particolarità

che, siccome unico motivo de' professati voti, ella addusse dinanzi

al gran consiglio del clero Inglese, affinchè questi voti medesimi

venissero annullati; e quell'assemblea ammise la validità della scusa;

poi chiarendo le circostanze dalle quali questa sovrana fu spinta ad

abbracciare uno stato cui non avea vocazione, da ogni obbligo monastico

la liberò; dal quale atto rimase autenticata nel modo il più solenne

l'esistenza di tal effrenata dissolutezza che fece l'obbrobrio di

quel secolo. Non v'era chi negasse, diceasi, che dopo la conquista

dell'Inghilterra operata da Guglielmo, i Normanni venuti con esso,

superbi di tanto segnalata vittoria, non obbedivano ad altre leggi

fuorchè alle proprie passioni. Non solamente spogliavano di beni e

poderi i Sassoni debellati, ma faceano guerra aperta, e in brutal modo,

all'onore delle lor mogli e dei loro figli. Indi fu che così di sovente

le vedove e le donzelle pertenenti all'antica nobiltà del paese, si

ritiravano nei conventi, ove abito religioso vestivano, non mosse da

claustral vocazione, ma perchè, non rimaneva ad esse una via più sicura

a serbare puro ed incontaminato l'onore.

Tal era la dissolutezza de' tempi, e tal la prova somministratane da

un atto pubblico dell'assemblea del clero Inglese, che Eadmer ne ha

serbato. Noi crediamo pertanto non avere d'uopo di maggiori documenti

ad accertare come e le tristi scene da noi presentate, e quelle che ne

toccherà presentar tuttavia, non possono sicuramente incontrar nota di

scostarsi da quanto è verisimile.

Ivanhoe; ossia, Il ritorno del Crociato · 第 30 / 57 题