«Se poi, le sollecitudini, il rispetto, l'amore, che
vi ho dimostrato non bastano a vincere il gelo di quel
cuore; affè che vi farò la corte come si aspetta ad un
militare.»
_I due Veronesi._
L'appartamento entro cui fu condotta lady Rowena era messo con quella
magnificenza priva di gusto in cui stavasi il lusso di que' giorni,
contrassegno di distinzione e riguardo che gli stessi prigionieri a
lei pari di grado non aveano ottenuto. I fregi però e le suppellettili
del ridetto appartamento erano stati notabilmente danneggiati dalla
negligenza e dal tempo, essendo trascorsi molti anni dopo la morte
della moglie di Frondeboeuf, che lo abitava, nè avendovi dimorato
altri dappoi. Staccata in più luoghi vedeasi la tappezzeria che ne
ornava le pareti, altrove il sole ne avea smunti i colori, e su tali
apparati, come sugli altri arnesi scorgeansi i guasti operati dagli
anni. Tal quale ella era però sì fatta stanza, venne giudicata la più
degna da assegnarsi alla erede Sassone, che fu lasciata ivi a meditare
sul proprio destino, mentre gli altri personaggi del criminoso dramma
s'accordavano su le parti che ciascun di loro dovea sostenere; la qual
cosa venne pattuita in un parlamento che insieme tennero Frondeboeuf,
Bracy e il Templario. Dopo lungo discutere fra di loro sui vantaggi che
sarebbero derivati a ciascuno da tale impresa audacissima, convennero
finalmente anche sul modo di ripartire i prigionieri.
Gli era pertanto vicino il mezzogiorno, allorchè Bracy, già primo ad
ideare il disegno della spedizione com'era primo nell'avervi interesse,
si pose in atto di compire i divisamenti concetti sulla mano e sulle
ricchezze dell'avvenente lady Rowena.
Non però solamente nel parlamento dianzi descritto avea speso il
tempo dacchè era nel castello Bracy; poichè ne diede una parte ad
acconciarsi con tutta la ricercatezza che poteva essere in un cicisbeo
di quella età. Messi in disparte il giustacuor verde e la maschera,
le sue lunghe chiome annodate in trecce gli scendeano sopra sfarzoso
mantello guarnito di pelliccia; una specie di camiciuola venivagli sino
a metà della gamba; gli pendea sontuosa sciabola da cinturino ricamato
d'oro. Accennammo altrove la bizzarra usanza che dominava allora circa
le punte delle scarpe; ma quelle di Bracy presentavano il _nec plus
ultra_ dell'usanza medesima, tanto lunghe e volte all'insù da poterle
ottimamente credere due corna di montone. Ma tal era nell'incominciare
del secolo XII l'uniforme dei damerini, nè potea negarsi il merito
a Bracy di saper dargli spicco per vantaggio di figura e di modi ne'
quali unite apparivano la compitezza d'un cortigiano e la franchezza
d'uom di guerra.
Ei salutò lady Rowena levandosi il berrettone che era di velluto,
e fregiato di un medaglione d'oro ove si vedea scolpito s. Michele
in atto di conquidere il nemico del genere umano. Col capo tuttavia
scoperto, fece un cenno come per pregare lady Rowena a sedersi,
e poichè questa continuava a starsene in piedi, si levò il guanto
offerendole la mano per condurla vicino ad una seggiola. Ma Lady Rowena
ricusò questa sua premura volgendogli con nobile alterezza tai detti:
«Se io sono dinanzi al mio carceriere[30], e le circostanze mi
costringono a crederlo, ser cavaliere, è debito della prigioniera il
rimanersi in tale postura sintantochè ella abbia udito pronunziare il
tenore del suo destino.»
«Leggiadra lady Rowena» rispose Bracy «io sono il vostro prigioniere, e
vi state alla presenza dell'uomo ridotto a tale condizione per voi, non
alla presenza d'un carceriere. Lungi da me fin l'idea di pronunziare
sul vostro destino! Da quelle labbra vezzose aspetto in vece la
sentenza che dee risolvere del mio.»
«Non vi conosco, ser cavaliere» rispose lady Rowena sollevando il
capo con aria d'indignazione proporzionata all'oltraggio che al suo
grado e alla sua beltà veniva arrecato. «Non vi conosco, e l'audace
famigliarità ond'or pompeggiate meco di frasi da trovadore non è manto
valevole alla violenza usata da un masnadiere.»
«Deh! incolpatene» riprese a dire Bracy che continuava sulle medesime
corde «incolpatene i vostri vezzi. Soli essi m'inspirarono quanto potei
farmi lecito, dimenticando persino il rispetto dovuto a colei che ho
scelta a sovrana di questo cuore.»
«Vi replico che non vi conosco, e tutt'uom che porti catenella e sproni
d'oro[31] non dee presentarsi tenendo simil linguaggio ad una donna
indifesa.»
«Ella è una sciagura per me il non essere da voi conosciuto, pure,
permettetemi lo sperare, che il nome di Bracy non vi soni affatto nuovo
all'orecchio, poichè gli araldi d'armi lo divulgarono più d'una volta
nei tornei e su i campi delle battaglie, e poichè i _menestrelli_ lo
fecero scopo ai loro canti.»
«Lasciate dunque agli araldi d'armi e ai _menestrelli_ la cura di
esaltare le vostre prodezze. Tai lodi staranno meglio nelle loro labbra
che nelle vostre; e ditemi intanto a quali archivi consegneranno la
vittoria che riportaste la scorsa notte sopra d'un vecchio seguito da
alcuni servi paurosi; e in quai libri registreranno la nobile impresa
di rapire una giovane inerme per trasportarla a suo malgrado nel
castello d'un assassino.»
«Voi siete ingiusta, lady Rowena» disse Bracy mordendosi le labbra
in aria d'uom confuso, e scendendo a gradi ad un tuono più a lui
confacevole di quello di caricato ganimede ch'egli aveva assunto da
prima «ed è perchè non sentite in voi stessa la forza d'una gran
passione, perchè non volete ammettere scusa sopra un delirio di
frenesia, che fu effetto della vostra avvenenza.»
«Vi prego, ser Cavaliere, mettete in disparte il linguaggio de'
girovaghi cantarini; risuona male parlato da un nobile cavaliere qual
v'annunziate di essere. Certamente voi mi costringete ora a sedermi
per provarvi quant'io faccia lieve conto di questi fiori di galanteria
fatti omai rancidi col trovarsi in ogni ballata.»
«La vostra alterezza» soggiunse Bracy, punto dal vedere come la via
de' modi cortesi non gli ottenesse che sprezzi «la vostra alterezza si
è scontrata in un animo non meno altero. Sappiate adunque che ho fatto
valere le mie pretensioni alla vostra mano nel modo il più convenevole
alla mia indole, e la vostra che ora conosco, mi prova essere voi
una fra quelle beltà da conquistarsi colla lancia in resta, e non
adoperando i gentili accenti d'un cortigiano.»
«Se tai gentili accenti intendono solamente a celare la viltà del
procedere, divengono come la cintura d'un nobile cavaliere stretta a'
fianchi d'abbietto villano. Non mi fa or maraviglia la facilità con cui
vi siete stôlto da una ricercatezza di cortesia che v'impacciava. Nè il
nego, vi sareste fatto più onore conservando l'uniforme e il dialetto
d'un masnadiere, che cercando velar azioni di masnadiere coi colori
troppo ad esse estranei d'una accattata cortigianeria.»
«Il vostro suggerimento è ottimo, lady Rowena, e conformando ora
l'ardire de' miei discorsi a quello delle mie azioni vi protesto
che non uscirete di questo castello se non se moglie di Maurizio di
Bracy. Non sono avvezzo ad incagliare nelle imprese cui mi cimento, e
per altra parte un Nobile Normanno non ha bisogno di giustificare sì
scrupolosamente la propria condotta agli occhi di una nobile Sassone,
assai onorata da lui se le offre la propria mano. Voi siete altera,
lady Rowena. Ebbene! ciò vi rende più degna d'appartenermi. Fuor dello
sposarmi evvi forse altra strada per voi onde innalzarvi al grado e
agli onori che vi sono dovuti? Vedreste forse altra via più decorosa
ad uscire d'una capanna, ove i Sassoni fan vita comune co' propri
maiali, uniche loro ricchezze? a trovarvi collocata nel grado che vi si
aspetta? a brillare fra le persone dell'Inghilterra le più distinte per
leggiadria, le più ragguardevoli per possanza?»
«Ciò che avete la bontà di chiamar capanna, ser Cavaliere, mi fu
soggiorno sin dalla prima mia fanciullezza, e vi do parola, che se
mai giugnessi ad abbandonarlo di mia volontà, ciò sarebbe solamente
per seguire chi non disprezza l'asilo ove ebbi educazione, e quelle
costumanze cui m'ha affezionata la consuetudine.»
«V'intendo, leggiadra milady, benchè voi crediate usar termini
abbastanza velati ond'io non giunga ad indovinarne il senso in tutta
la loro estensione. Ma mettete da una banda la speranza, che Riccardo
risalisca il soglio giammai, e molto più l'altra che Wilfrid d'Ivanhoe,
favorito di Riccardo, vi conduca qual propria sposa a' piedi di questo
principe. Tutt'altri che io toccando sì fatto cantino non potrebbe
liberarsi dal sentir qualche moto di gelosia; ma non mi rimoverà
dalle risoluzioni, in cui sono venuto con volontà la più deliberata,
tal vostra passione priva di speranza, e ch'io riguardo come una
fanciullaggine. Posso dirvi per altro che questo rivale sta in mio
potere, che è qui prigioniero, che Frondeboeuf non ne sa nulla, benchè
bastasse una mia parola a farnelo consapevole, e a destar nel suo cuore
una gelosia che potrebb'essere ben più funesta della mia al vostro
amante.»
«Qui Wilfrid!» sclamò lady Rowena. «Ah! ciò è vero quanto è vero che
Frondeboeuf gli è rivale.»
Bracy fisò gli occhi un istante sopra di lei. «Da vero, nol sapevate?»
indi le disse. «Non sapevate nemmeno ch'ei facea viaggio nella lettica
dell'Ebrea? cocchio non v'ha dubbio addicevole ad un Crociato!» Poi si
diede a ridere in tuono schernevole.
«S'egli è vero che qui si ritrovi» soggiunse lady Rowena con tuono
d'indifferenza sforzata, perchè si affaticava indarno a nascondere
interamente il tremore della persona, e le agitazioni che le
portò nell'animo sì fatto annunzio «in qual modo è desso rivale di
Frondeboeuf? o qual altra cosa può egli temere da costui oltre ad
una cattività di poca durata e alla necessità di pagare un ragionevol
riscatto giusta gli usi della cavalleria?»
«Cadreste voi forse nell'abbaglio, solito però alle persone del
vostro sesso, di credere non esservi altri gelosi dispetti che
quelli suscitati dalla loro avvenenza? Non sapete che v'ha gelosie
d'ambizione, d'onori, di potere, di ricchezze, oltre a quella gelosia
che è figlia di amore? Nè credete che Frondeboeuf cercherà spacciarsi
di chiunque possa contrariarlo nelle sue pretensioni alla bella baronia
d'Ivanhoe, da lui vagheggiata con tanto ardore e con sì poco scrupolo,
com'oserebbe uom che aspirasse al cuore della più leggiadra fra le
donne dell'Inghilterra?»
«Salvatelo, per amor del cielo, salvatelo» sclamò lady Rowena, la cui
fermezza fu vinta dal timore concetto in quel punto pe' dì dell'amante.
«Posso, voglio salvarlo, e tal è la mia mente. Una volta che lady
Rowena sia divenuta sposa di Maurizio di Bracy, chi ardirebbe attentare
veruna cosa contro un parente di lei, contro il compagno della sua
fanciullezza, il figlio del suo tutore? Ma il dono della vostra mano
dee comperare la mia assistenza. Non son poi sì pazzo, nè d'un'indole
tanto romanzesca da voler compromettermi per sottrarre ai rischi,
fra cui s'avvolge, quell'uomo dal quale deriva il più possente fra
gli ostacoli opposti ai miei desiderii. Adoperate a pro di lui la
prevalenza che avete sopra di me, e non ha egli da temer cosa alcuna.
Ma se ricusate l'omaggio del mio cuore, Ivanhoe perirà, nè voi quindi
sarete più libera.»
«Questo tuono d'indifferenza e di durezza in voi sembra forzato»
disse lady Rowena guardando fisamente Bracy. «O voi non siete malvagio
quanto volete sembrarlo, o non avete tutto il potere che v'arrogate coi
detti.»
«Non vi lasciate sedurre da tale idea» rispose Bracy «il tempo vi darà
a diveder com'è falsa. Pensate piuttosto che il vostro amante, cioè
l'amante che preferite, trovasi in questo castello, ferito, privo
di protezione, e pensate che la vita di lui è il cancello posto tra
Frondeboeuf e la cosa che Frondeboeuf antepone a tutte le bellezze
dell'universo. Vi immaginate forse che costasse molto a Reginaldo il
rompere questo cancello con un colpo di pugnale? Forse vi confidate in
ciò, ch'ei non oserebbe condursi a tal atto di aperta violenza. Sia pur
anche. Ma un finto medico può amministrare al ferito tale ricetta che
lo guarisca per sempre da tutti i mali. Ma la persona incaricata di
servirlo durante l'infermità, può ritrargli il capezzale di sotto la
testa, e dar tale sforzo alla sua gola, che impedendogli il respiro,
gli agevoli il passaggio all'altro mondo[32]. Così o colla prima o
colla seconda delle additate maniere, Ivanhoe perirebbe, senza che
Frondeboeuf potesse venir sospettato autore della sua morte. Dite così
di Cedric.....»
«Cedric!» sclamò lady Rowena «il mio nobile, il mio generoso tutore!
Ah! ben merito le sventure che mi opprimono, poichè ho potuto
dimenticarlo, tutta intesa coll'animo alla sorte del figlio suo.»
«Sì: anche il destino di Cedric dipende dalle vostre deliberazioni»
soggiunse Bracy «e lascio a voi la cura di meditare su ciò.»
Fino a tale istante, lady Rowena avea sostenuta quest'affliggentissima
scena con un'ammirabile intrepidezza, ma fu merito in gran parte
del non aver essa riguardato nè come così serio, nè tanto imminente
il pericolo. La sua natural indole era quella che i fisonomisti
generalmente attribuiscono alle carnagioni bianche, mansueta, timorosa
e sensiva; e sol doveva ad educazione una tempera d'animo alquanto più
forte. Usa a veder cedere ad ogni sua menoma brama i voleri d'ognuno, e
persino del medesimo Cedric, imperiosissimo ver tutti gli altri, ella
avea acquistato quella specie di coraggio e di sicurezza, che sono in
noi l'effetto della consuetudine di vedere costantemente propensi e
chini ai nostri voleri coloro coi quali trascorriamo la nostra vita.
Non sapea quasi Rowena formare a sè stessa l'idea di resistenza ai
propri disegni, e molto meno l'altra di vedersi costretta cedere agli
altrui comandi.
Dopo avere girati gli occhi attorno di sè, quasi cercando soccorsi,
che le era impossibile allora il trovare, dopo aver mandate alcune
esclamazioni sconnesse, e che non presentavano verun significato,
alzò le braccia al cielo prorompendo in lagrime e abbandonandosi alla
disperazione la più violenta. Niuno l'avrebbe veduta in tale stato
senza provarne pietà, e lo stesso Bracy sentivasi commosso a proprio
malgrado, benchè per vero dire imbarazzato più ancora. Egli scorgea
d'essersi spinto troppo innanzi perchè gli fosse lecito tornare
addietro, e per altra parte lady Rowena ridotta era in tale stato che
nè i ragionamenti nè le minacce più omai potevano sopra di lei. Bracy
trascorrea in lungo ed in largo l'appartamento, ora tentando modi
a calmare l'avvenente Sassone, ora studiando a qual partito dovesse
appigliarsi.
«Se mi lascio intenerire» così ragionava egli fra sè medesimo «dai
pianti e dal dolore di questa inconsolabile divinità, qual frutto
raccorrò io dalla tentata spedizione, fuorchè vedere andate a male
le belle speranze, alle quali m'abbandonai, e per le quali mi son
cimentato a tanti pericoli? E mi toccherà inoltre sofferire i motteggi
del principe Giovanni e de' miei colleghi! Pure non mi sento fatto per
la parte che impresi a sostenere. Non mi regge l'animo vedere intrepido
que' begli occhi che si stemprano in lagrime, que' vezzosi lineamenti
sformati dall'agonia della disperazione. Oh almeno si foss'ella
mantenuta negli atteggiamenti e nei modi della primiera alterezza!
ovvero avessi io, pari a Froudeboeuf, munito il cuore d'un triplice
bronzo!»
Agitato fra tali considerazioni non trovò altro di meglio che pregar
replicatamente lady Rowena a tranquillarsi, procurare di farla
certa che non era in lei vero motivo di darsi in preda a cotanta
disperazione; non aver egli avuto in animo di cagionarle un'angoscia
così violenta, essere stato condotto da un eccesso di passione a
prorompere in minacce ch'ei si sarebbe vergognato di mandare ad
effetto. Ma in mezzo ai conforti che cercava procurarle, venne sorpreso
dal suono per tre volte replicato di quel corno, che nel tempo medesimo
avea messi in trambusto tutti gli abitanti del castello, e che avea
rotto il corso degli spartati loro divisamenti agli altri complici di
Bracy, come vedremo ancora del Templario. De' tre confederati forse fu
Bracy quegli che men si dolse del contrattempo, perchè il suo colloquio
con lady Rowena era giunto a tal termine che gli divenivano cose
egualmente scabrose il troncarlo ed il continuarlo.
A tal passo crederemmo quasi mancare ad un dovere col non offerire ai
nostri leggitori qualche prova, più ancora degli incidenti nella nostra
storia narrati, atta a convincerli quanto sia conforme alla verità
la trista dipintura che loro abbiamo presentata intorno i costumi
di quella età. Egli è uno sgradevole argomento di considerazione il
vedere che que' prodi baroni, i quali colla nobile resistenza che
opposero alle smodate pretensioni della Corona, assicurarono la libertà
dell'Inghilterra e i privilegi del popolo inglese, sieno stati feroci
oppressori eglino medesimi, ed abbiano commessi atti abbominevoli, non
solamente contrarii alle leggi della lor patria, ma a quelle eziandio
dell'umanità. Sfortunatamente un solo di que' molti tratti che il
giudizioso Henry attinse nelle opere degli scrittori contemporanei a
que' giorni, basta a dimostrare, che la finzione stessa potrebbe appena
aggiugnere alla cupa orridezza di tempi sì disastrosi.
A quali atrocità potessero condursi per isfogare la violenza de'
propri appetiti i baroni e i signori de' castelli, tutti Normanni, lo
dimostra la descrizione delle crudeltà da essi usate, sotto il regno
di Stefano[33], descrizione a noi trasmessa dall'autore della Cronaca
Sassone.
«Essi opprimevano il popolo» dic'egli «obbligandolo a fabbricare
castella, poi fabbricate queste, le empivano di malvagi, o per meglio
dire di demonii incarnati, il cui ministerio era impadronirsi delle
persone d'entrambi i sessi più distinte e per loro ricchezza più
nominate; e queste venivano gettate entro carceri ove soggiacevano
a supplizi più crudeli di quanti ne abbia un martire mai sopportati.
Alcuni di tali infelici eran sepolti nel fango, altri, sospesi o pei
piedi o pel collo o pei polsi, venivano sovrapposti ad ardenti braciai.
Talvolta con nodose corde ne fasciavano i capi e strigneano la legatura
finchè i nodi penetrassero nel cervello delle vittime, talora le
gettavano in sotterranei zeppi di vipere, di rospi e di serpenti.»
Rimprocceremmo noi medesimi di crudeltà, se continuando fino al suo
termine questo orribile racconto, prolungassimo ai leggitori una
ingrata sensazione oltre all'uopo necessario allo scopo che ci eravamo
prefissi.
Altra prova, e forse la più forte di quante possano arrecarsi a
dimostrare i frutti amari allor prodotti dalla conquista si è, che
l'imperatrice Maria, comunque nata dal re di Scozia e imperatrice
d'Alemagna, figlia, sposa e madre di monarchi, fu costretta,
mentre, giovine, soggiornò nell'Inghilterra ove ricevè educazione,
ad assumere il velo monastico siccome unica via di sottrarsi alle
licenziose persecuzioni de' nobili Normanni. Tal fu la particolarità
che, siccome unico motivo de' professati voti, ella addusse dinanzi
al gran consiglio del clero Inglese, affinchè questi voti medesimi
venissero annullati; e quell'assemblea ammise la validità della scusa;
poi chiarendo le circostanze dalle quali questa sovrana fu spinta ad
abbracciare uno stato cui non avea vocazione, da ogni obbligo monastico
la liberò; dal quale atto rimase autenticata nel modo il più solenne
l'esistenza di tal effrenata dissolutezza che fece l'obbrobrio di
quel secolo. Non v'era chi negasse, diceasi, che dopo la conquista
dell'Inghilterra operata da Guglielmo, i Normanni venuti con esso,
superbi di tanto segnalata vittoria, non obbedivano ad altre leggi
fuorchè alle proprie passioni. Non solamente spogliavano di beni e
poderi i Sassoni debellati, ma faceano guerra aperta, e in brutal modo,
all'onore delle lor mogli e dei loro figli. Indi fu che così di sovente
le vedove e le donzelle pertenenti all'antica nobiltà del paese, si
ritiravano nei conventi, ove abito religioso vestivano, non mosse da
claustral vocazione, ma perchè, non rimaneva ad esse una via più sicura
a serbare puro ed incontaminato l'onore.
Tal era la dissolutezza de' tempi, e tal la prova somministratane da
un atto pubblico dell'assemblea del clero Inglese, che Eadmer ne ha
serbato. Noi crediamo pertanto non avere d'uopo di maggiori documenti
ad accertare come e le tristi scene da noi presentate, e quelle che ne
toccherà presentar tuttavia, non possono sicuramente incontrar nota di
scostarsi da quanto è verisimile.