E Bracy: «Può averla lasciata in Terra Santa.»

«E se fosse lo stesso re?» s'udì altra voce senza potersi discernere da

chi venisse.

«Riccardo-Cuor-di-Leone!» ripeterono tutti gli altri a mezza voce, e in

tuono pauroso.

«Oh! Dio nol voglia!» disse il principe Giovanni volgendosi

involontariamente, e tremando come se il fulmine fosse scoppiato a'

suoi piedi «Waldemar, Bracy, prodi cavalieri, rammentate le vostre

promesse.»

«Ma questo è un timore panico affatto» soggiunse Fitzurse.

«Dimenticaste, o principe, la statura gigantesca del fratel vostro?

Potevate mai ravvisarla sotto quell'armatura? Wyvil, Martival,

affrettatevi a condurre il vincitore a' piedi del trono, così sarà

dileguato un errore che ha scolorate le guancie del signor nostro.

Guardatelo con più attenzione» continuò volgendosi al principe;

«vedrete che gli mancano almeno tre pollici ad avere la statura di

Riccardo. Poi il re ha le spalle più riquadre del doppio. Il cavallo

dello sconosciuto, sotto il peso di Riccardo, non avrebbe potuto

reggere alla prima giostra.»

Aveva appena finito sì fatto ragionamento, allorchè i marescialli

condussero il cavaliere Diseredato nanti i gradini del trono. Il

principe soprappreso tuttavia dall'idea che potesse trovarsi in quello

sconosciuto il proprio fratello, un fratello ch'egli aveva offeso sì

gravemente, ch'ei tentava spogliare del regno, senza por mente che sole

prove di fiducia e d'affetto ne avea ricevute, soprappreso, dissi, da

tale idea, non credè abbastanza dileguato il timore concetto dalle

osservazioni di Fitzurse; laonde nel tempo stesso che indirigeva al

cavaliere Diseredato alcune frasi intese a commendarne il valore,

nel tempo che ordinava fosse presentato al medesimo il palafreno di

mantel nero, premio della riportata vittoria, tremava di riconoscere in

quanto stava per rispondergli il vincitore la voce maschia e sonora di

Riccardo-Cuor-di-Leone.

Ma il cavaliere Diseredato non rispose una sola parola al complimento

fattogli dal principe, limitandosi a salutarlo profondamente.

Due scudieri condussero nell'arena il cavallo riccamente bardamentato,

ornamento che ne aumentava di poco il pregio ad occhi capaci di

valutare il merito intrinseco del corridore. Appoggiata una mano

sul pomo della sella, lo sconosciuto vi montò sopra senza valersi

di staffa, e brandendo la sua lancia, compiè due volte il giro del

recinto, facendo fare al destriero tutte quelle prodezze che l'arte del

cavallerizzo conosce.

Alcuno avrebbe potuto attribuire questo contegno dello sconosciuto a

vanagloria e a desio di accrescersi lustro coll'offerire tal nuovo

esperimento di sua abilità; ma fu supposto ch'ei volesse rendere

in cotal guisa manifesto agli spettatori quanto fosse il pregio del

dono compartitogli dalla munificenza del principe; quindi anche una

volta divenne scopo degli applausi unanimi di quella vasta arena di

spettatori.

Nel qual tempo il priore di Jorvaulx, sempre faccendoso, disse alcune

parole all'orecchio del principe a fine di ricordargli che il vincitore

dopo aver date prove di coraggio, dovea darne una del proprio senno,

scegliendo fra le matrone che trovavansi nelle logge la meritevole del

seggio assegnato alla Regina della Beltà e degli Amori, quella dalle

cui mani aspettava la propria corona il vincitore del dì successivo.

Laonde quando il cavaliere passò dinanzi al principe, la seconda

volta, questi gli fe' un cenno, dopo il quale lo sconosciuto volgendo

e fermando con eguale rapidità il suo destriero, rimase innanzi alla

loggia del trono, immobile e colla punta della sua lancia bassata a

terra. La destrezza posta nell'eseguire tale fazione, sì istantaneo

passaggio da uno stato di agitazione vivissima alla immobilità di

una statua equestre gli meritaron nuovi applausi di quella numerosa

assemblea.

«Ser cavaliere Diseredato» gli disse il Principe, «poichè è questo il

solo nome sotto cui vi piacque farvi conoscere, una tra le prerogative

del trionfo che riportaste, sì è quella di scegliere l'avvenente

giovane, che qual Regina della Beltà e degli Amori presederà

domani alla festa. Se siete estraneo in questa terra, e desideraste

quindi qualche cognizione che in tale scelta soccorresse la vostra

deliberazione, vi dirò solamente che Alicia, figlia del prode cavaliere

Waldemar Fitzurse, vien riguardata nella mia corte siccome la più

ragguardevole, e per grado e per leggiadria.» E in ciò dire, gli indicò

la loggia vicina ove stavasi l'encomiata donzella. «Però» aggiunse «è

in libertà vostra presentare a quella cui giudicherete meglio la corona

che sto per consegnarvi. Colei che la riceve dalle vostre mani, verrà

riconosciuta Regina della Beltà e degli Amori. Sollevate la vostra

lancia.»

Il cavaliere obbedì, e allora il Principe collocò sul ferro della

lancia appressatagli una corona d'oro che imitava le foglie del lauro,

attorno a cui si alternavano cuori e punte di frecce a guisa delle

palle e delle foglie di fragole che adornano le ducali corone.

Del mostrarsi co' detti suoi sì parziale alla figlia di Waldemar molte

furono nel Principe le cagioni, che tutte derivavano dall'indole del

suo animo, ove ad un tempo sprezzante alterigia e presunzione, astuzia

e bassezza allignavano. Primieramente ei volea far dimenticare ai

suoi cavalieri il disdicevol partito, ch'egli medesimo avea posto e

che pretese indi colorare siccome scherzo, quello cioè di nominare

a regina della giostra un'Ebrea. Con ciò intese in oltre a farsi

benevolo Waldemar Fitzurse, che gli dava una specie di tema, e che nel

corso di tale giornata avea manifestati indizi di scontento più d'una

volta. Sperava parimente farsi un merito utile alle sue mire presso la

donzella medesima, se venìa coronata; perchè le voglie de' licenziosi

diletti dominavano l'animo di lui non meno d'una cieca ambizione,

figlia, come, vedemmo, dell'ingratitudine e della perfidia. Ad ogni

evento ei preparava un seme di rancori fra Waldemar ed il cavaliere

Diseredato che egli avea preso in avversione pel trionfo ottenuto

su i suoi partigiani; perchè nel contingibile caso che il vincitore

scegliesse tutt'altra fuor di quella a lui suggerita dal Principe, non

era improbabile che Waldemar riguardasse tal preferenza siccome insulto

arrecato alla propria figlia.

Il cavaliere Diseredato cavalcando il suo bel corridore, compiè a

passi lenti il giro all'intorno di tutte le logge, facendo mostra di

esaminare, come n'era diritto, le diverse beltà che le ornavano, per

dar così fondamento alla scelta che avrebbe profferita; ma nel passare

sotto la loggia d'Alicia pomposa di tutto l'orgoglio che leggiadria e

magnificenza incoraggiano, non vi si fermò un solo istante.

Un riguardo non privo di vaghezza offrivano i diversi artifizi

adoperati dalle donne che soggiaceano a tal sindacato. Qual d'esse

arrossiva, quale ostentava il contegno dell'alterezza o della dignità;

alcune volgeano gli occhi da un'altra parte, volendosi quasi far

credere indifferenti a tutta questa bisogna; altre mostravano di

frenare il sorriso, altre gli davano libera carriera sperando aquistare

nuova leggiadria. Fuvvene pur di quelle studiose di nascondere col

velo i propri vezzi; ma tai donne, narra il mio autografo, erano use

da dieci anni a veder ammirata la propria bellezza, onde gli è lecito

supporre, che avendo goduta la lor buona porzione di mondane vanità,

si ritraessero volontarie dall'arringo per lasciare alle più novelle la

speranza di trionfare.

Finalmente il vincitore si fermò sotto la loggia, entro cui sedeasi

Rowena, Rowena ver cui tosto si conversero gli sguardi d'ognuno.

Certamente se il vincitore avesse potuto accorgersi di tutti i voti

che si faceano per lui in quella parte di logge, e se considerazioni

estranee a quella che soprattutto il movea, avessero potuto offerirgli

occasioni d'usare predilezione, questa predilezione ei non l'avrebbe di

lì dipartita. Cedric non ascose, ognun sel crede, l'eccesso della sua

gioia allorquando cadde il Templario, e più veemente la manifestò alla

disfatta di que' suoi tristi vicini Frondeboeuf e Malvoisin. Lo stesso

Cedric, mettendo la metà del corpo fuor della loggia, non distolse

un istante gli occhi dal vincitore; seguendone tutte le corse non col

guardo solo ma col cuore e coll'animo. Presa da egual propensione lady

Rowena, contemplò tutti gli avvenimenti di quella giornata, comunque

facesse mostra di non prestar loro una sì viva attenzione. Perfino

Atelstano, l'indolente Atelstano, uscì per un istante del suo letargo

abituale, e votò una gran tazza di vino al buon successo del cavaliere

Diseredato.

Altro gruppo di persone situate sotto quella medesima loggia non aveva

presa minor parte all'evento di questa pugna.

«Padre Abramo!» sclamò Isacco di York, sin quando scorse il cavalier

Diseredato entrar nella lizza. «È desso, è desso[14]. Vedi, mia

figlia, vedi qual portamento altero e nobile è in quel Nazareno!» Ma

quando il vide lanciarsi a tutta briglia addosso al Templario non potè

ristarsi dell'esclamare: «Ah! quel buon cavallo di Barberia venuto sì

di lontano! Guardate! non gli usa più riguardo di quel che userebbe ad

una rôzza normanna. E quella bella armatura che costò tanti zecchini

all'armaiuolo di Milano, a Giuseppe Pareira! che ci era da guadagnare

un sessanta per cento d'interesse! Oh! ne fa conto come se l'avesse

trovata in mezzo ad una strada maestra!»

«E che, padre mio?» soggiunse Rebecca «lo vorreste forse più sollecito

del cavallo e dell'armatura che della propria persona, compromessa,

come vedete, a sì grave pericolo?»

«Figlia mia» rispose Isacco con qualche veemenza «tu non sai quel che

ti dica. Il suo collo e le sue membra appartengono a lui, non lo nego,

ma quel cavallo e quell'armatura appartengono.... Oh beato Giacobbe!

Che cosa stava ora per dire! Nulla monta. Egli è un bravo giovine.

Vedi! Rebecca, vedi! egli è in procinto d'atterrare il Filisteo.

Prega, mia figlia, prega che non arrivi alcuna disgrazia a questo bravo

giovane, nè al suo buon cavallo, nè alla sua ricca armatura! Dio de'

mei padri! Egli è vincitore. Il Filisteo incirconciso è caduto sotto la

sua lancia. Og, re di Bashan, è caduto sotto la spada de' padri nostri.

Il bravo giovane ha guadagnato il bel cavallo e l'armatura d'acciaio

del Filisteo. Voglio sperare almeno non si dimenticherà d'impadronirsi

delle spoglie che sono sue.»

Il degno Giudeo mostrò la medesima sollecitudine pel _bravo giovane_,

e la medesima sollecitudine _pel suo cavallo e per la sua armatura_,

finchè durarono le quattro altre corse, nè dimenticò di calcolare

alla presta il valsente de' cavalli e delle armature de' giostratori

disfatti.

Fosse irresolutezza, o altra cagione, il cavaliere Diseredato

rimase alcuni istanti inoperoso in questa parte d'arena, mentre gli

spettatori cogli occhi fisi sopra di lui aspettavano impazienti di

vedere che risolvesse. Finalmente abbassando a poco a poco e con

molta grazia il ferro della sua lancia, depose la corona ai piedi

della bella Rowena. Tutte le trombe allor rintronarono, e s'udiron

gli araldi d'armi acclamare pel dì successivo lady Rowena Regina della

beltà e degli Amori, e minacciar d'esemplare gastigo chiunque non ne

avesse riconosciuta l'autorità. Indi si ripeterono le solite grida:

_Larghezza, prodi cavalieri, larghezza_. Cedric non capendo in sè pel

contento gettò nel mezzo dell'arena quante monete aveva in saccoccia,

ed Atelstano ne imitò la generosità, benchè dopo avervi pensato sopra

alcun poco.

S'intese allora qualche bisbiglio fra le donzelle d'origine normanna

così poco avvezze a vedersi posposte alle sassoni, come i loro padri,

fratelli ed amanti lo erano a vedersi vinti dalla gente cui di tali

giuochi cavallereschi furono egli stessi i maestri; ma tai segnali di

scontento si perdettero in mezzo al grido generale: «Viva lady Rowena!

viva la Regina della beltà e degli Amori!» Alle quali acclamazioni

alcune voci si udirono aggiugnere: «Viva la Sassone principessa! Viva

la stirpe dell'immortale Alfredo!»

Comunque poco gradevoli riuscissero al principe Giovanni e ai suoi

cortegiani la scelta fatta dal vincitore e la sì manifesta gioia

universale che derivò da questa scelta, non potè far di meno di

confermarla, laonde fattosi condurre il suo destriero, scese dal trono,

e seguito dal suo corteggio rientrò nella lizza. Fermatosi un istante

sotto la loggia ove stavasi Alicia, le indirisse un complimento, poi

voltosi alla sua comitiva soggiunse con voce alta ad arte per essere

inteso: «Sull'onor mio! se le imprese del cavaliere Diseredato lo

provarono ben fornito di nervi e di coraggio, la scelta che ha fatto il

dimostra privo altrettanto d'occhi e di discernimento.»

Ma la disgrazia del principe Giovanni, così in questa occasione come

in tutte l'altre della sua vita, era quella di non conoscere l'indole

delle persone ch'ei si voleva affezionare. Anzichè sapergli grado di

questa specie d'omaggio tributato alla beltà della figlia, Fitzurse

prese in mala parte che il principe avesse con tal osservazione messo

in vista maggiore il poco riguardo usatole dallo straniero, onde prese

a dire con alterezza:

«Fra le prerogative della cavalleria non ne conosco di più preziose, di

più inalienabile sopra quella che lascia libera ai cavalieri la scelta

della lor dama. Mia figlia non va a mendicare omaggi da chicchessia, nè

gliene potranno mancare nella sfera che le s'addice.»

Il principe nulla rispose; e per celare meglio il dispetto e la

collera, punse i fianchi del suo palafreno, e corse di gran galoppo

ver la parte di logge, ov'era Rowena, che non avea per anco toccata la

corona deposta a' suoi piedi.

«Raccogliete, leggiadra Lady» le disse egli «il segnale della vostra

sovranità; niuno più di noi gode nel renderle omaggio. Se piacesse

così a voi, come ai nobili vostri amici, di abbellire in tal giorno la

nostra mensa al castello d'Ashby, ne sarebbe di non lieve diletto lo

stringere più ampia conoscenza colla Regina del dì novello.»

Rowena si tacque, e Cedric rispose in idioma sassone con questi detti:

«Lady Rowena non sa la lingua che le sarebbe necessaria per

poter rispondere alla Grazia vostra, nè quindi per ben comparire

convenevolmente alla vostra mensa. Io pure e il nobile Atelstano di

Coningsburgo non conosciamo che la lingua e i modi de' nostri maggiori.

Piacciavi adunque d'averne per iscusati se non accettiamo il vostro

invito. Domani Lady Rowena adempirà gli ufizi a lei assegnati dalla

libera scelta del cavalier vincitore e confermati dalle acclamazioni

del popolo.»

Dopo i quali detti prendendo la corona egli stesso la collocò sul capo

di Lady Rowena, per dar a comprendere com'essa accettava l'autorità

temporanea che le venìa conferita.

«Che dic'egli?» Chiese il principe Giovanni ostentando ignorare

l'idioma sassone, comunque a perfezione il sapesse. E quando uno de'

suoi cavalieri gli ebbe data l'interpretazione del discorso fatto da

Cedric, soggiunse: «Bene, bene! domani metteremo sul suo trono questa

muta sovrana.... Ma voi almeno, ser cavaliere» volgendosi al vincitore

che era rimasto tutto quel tempo presso alla loggia «voi almeno

parteciperete del nostro banchetto?»

Lo sconosciuto parlò allora la prima volta, e con voce appena

intelligibile, prese pretesto per dispensarsene dal bisogno ch'egli

avea di riposo e dalla necessità di apparecchiarsi al combattimento

della domane.

«Nulla di meglio!» disse Giovanni con tuono misto d'alterigia e

sarcasmo: «noi siamo poco avvezzi a tali rifiuti: pure ci sforzeremo di

rendere il nostro convito men che sarà possibile melanconico comunque

non onorato dalla presenza del vincitore e della sua regina.»

Dette le quali cose uscì dal ricinto insieme col suo sfarzoso

corteggio; e tal partenza fu il segnale a cui votossi l'arena.

La mediocrità non dimentica mai le ferite fatte al suo orgoglio. Prima

di togliersi dall'anfiteatro, gli sguardi del principe si scontrarono

in quell'arciere spiaciutogli fin dall'istante delle quistioni occorse

al proposito dell'Ebrea. «Vegghiate su questo furfante» diss'egli ad

alcuni de' suoi armigeri «il vostro capo mi sarà mallevadore di lui.»

L'arciere sostenne il guardo corrucciato del principe con

quell'intrepidezza che avea manifestata poc'anzi, e rispose: «Il mio

disegno non è d'abbandonare Ashby prima della sera di domani. Son

curioso di vedere come gli arcieri della contea di Stafford e Leicester

sappiano usare delle loro armi. Le foreste di Needwood e di Charnwood

dovrebbero essere una buona scuola per loro.»

«Ed io» disse il principe alla comitiva, disdegnando rispondere

immediatamente all'arciere «sono curioso di vedere se questo

spaccamonti sa valersi delle sue. Tremi, se la sua destrezza non fa in

qualche modo le scuse della sua temerità.»

«Gli è tempo una volta» disse Bracy «che la tracotanza di questi

sciagurati venga repressa col dar qualche esempio straordinario.»

Waldemar, a quanto parea, non persuaso, che il suo signore fosse sul

buon sentiero per giugnere alla popolarità, si stette in silenzio, nè

fece altro che stringersi nelle spalle. Il principe riprese il cammino

del castello d'Ashby e in meno d'un quarto d'ora un solo spettatore non

vedeasi in quel recinto.

Le persone unite in drappelli, più o men numerosi, si ritiravano per

diverse bande, ma la maggior parte intendeva ad Ashby. I personaggi

i più distinti alla corte avevano nel castello i loro alloggiamenti,

mentre gli altri si procacciarono stanze nella città. In questo ultimo

novero si trovarono quasi tutti i cavalieri che nel torneo sostennero

la parte di assalitori o che divisavano mostrarsi nella giostra della

domane. Tanto che questi camminando s'interteneano delle cose accadute

nella giornata, erano accompagnati dagli applausi della plebaglia, che

d'applausi pur largheggiava al principe Giovanni, mossa piuttosto dallo

splendore del suo corteggio, che da affezione verso di lui.

Ben più sinceri e più meritati ed unanimi applausi risonavano attorno

del vincitore, il quale bramoso di sottrarsi agli sguardi delle

turbe affoltatesi per contemplarlo, accettò una tenda offertagli dai

marescialli del torneo, ed era una di quelle situate all'estremità

settentrionale della lizza. Quand'egli vi fu entrato si dissiparono

a poco a poco le persone rimaste per vederlo più da vicino, e per far

congetture sul suo nome e sulla sua condizione.

Quel tumulto, che non va mai disgiunto da un'adunanza numerosa di

persone convenute in un medesimo luogo per vedere qualche avvenimento

cui prendano viva parte, fece luogo allora al confuso bisbiglio di

gente che parla allontanandosi, rumore che sminuisce a poco a poco,

sinchè finalmente non si fa più sentire. Rimasti non erano nel ricinto

se non se coloro cui spettava toglierne i cuscini e gli altri arnesi

portatili, onde metterli al sicuro nel durar della notte, ed eran pur

questi i quali si disputavano gli avanzi del vino e de' reficiamenti,

che per ordine del Principe erano stati presentati agli spettatori.

Di lì non molto distante vennero piantate diverse fucine temporanee,

che stettero in lavoro tutta la notte per riparare l'armi e le armature

da adoperarsi nuovamente nel dì successivo.

Una forte guardia, che cambiavasi ogni due ore fu posta attorno alla

lizza, ove rimase fin dopo il tramontar del sole.

Ivanhoe; ossia, Il ritorno del Crociato · 第 17 / 57 题