[141] In _Lisandro_ e in _Alcibiade_. Cfr. Cornelio Nipote.

[142] Vedi la nota a pag. 22.

[143] «_Subtiles_, _acuti_, _breves_» chiama Cicerone, come oratori,

Pericle, Alcibiade, e Tucidide, per distinguerne la eloquenza da quella

più copiosa e prolissa di Crizia, Teramene e Lisia; _De Orat._ II. 22.

Altrove egli pone insieme Alcibiade con Crizia e Teramene, e chiama

questi tre «_crebri sententiis, compressione rerum breves et ob eam

caussam interdum subobscuri_.» Cic. _Brutus_, 7.

[144] Vedi sopra la nota a pag. 31.

[145] Athen. _D. ipnos._ VI. 239 d.

[146] Che nel dramma completo si sviluppa e procede per un numero anche

maggiore di gradazioni.

[147] Taluno fra essi, come il critico egregio del giornale ufficiale

la _Provincia_ di Pisa, notò per lo appunto una per una tutte le

gradazioni successive del carattere di Cimoto.

[148] _Etére_ e non _eterie_, come veggo che da moltissimi, anche

de' miei critici, erroneamente si scrive: poichè ἑταίρα è il nome

greco equivalente di _amica_. L'eteria (ἑταιρία, ἑταιρεία), avverto i

critici, vuol dire invece tutt'altra cosa, e puzza di politica: poichè

con questo nome si chiamavano ad Atene quelle che noi oggi chiamiamo —

Domine ajutami — .... le _consorterie_.

[149] _Corriere di Trieste_, marzo 1874.

[150] Antifane, presso Aten. XIII. 572.

[151] Aristen. _Lett._ I. 12.

[152] Aristen. _Lett._ I. 14.

[153] _Gazzetta_ ufficiale _Ferrarese_ e _Corriere di Milano_.

[154]

«Tu Atte mi sei

in ogni giorno più odïosa....

..... Ma non farne grave conto.

Benchè odiosa eserciti dominio

Sulla mia volontà.»

Cossa, _Nerone_, Atto II.

[155] _Unità Nazionale_ di Napoli.

[156] _Gazzetta Ufficiale di Sassari_, appendice del signor Delogu. —

_Arte e Scienza_ di Roma, del mio amico Tito Zanardelli.

[157] A _proposito dell'Alcibiade_ di F. Cavallotti, saggio critico di

Roberto M. Stuart, corrispondente da Roma del _Daily-News_. Pubblicato

in Roma coi tipi dell'_Italie_. Lire una.

[158] Vedi il succitato opuscolo, pag. 15-pag. 18.

[159] O perchè mo, a differenza degli altri, proprio soltanto per il

Becker, che è un tedesco, la mi mette il genitivo in inglese! Per far

credere forse che i _Bilder des Griechischen Privatlebens von W. A.

Becker_ colle appendici di Hermann, siano opera di un inglese? O perchè

avendone solo sentito parlare, senza averlo letto, Ella stessa lo crede

davvero un libro inglese?

[160] Una trireme — ch'era la nave da guerra greca — di solito contava,

giusta i computi del Boeckh, _duecento_ uomini: e cioè 10 soldati di

fanteria di marina (ἐπιβάται), 40 soldati di fanteria greve (opliti):

gli altri 150 fra i rematori dei tre ordini (traniti, zigiti, talamj) e

marinai e ufficiali addetti al servizio della nave.

[161] Καὶ εἰ αὖ σοι εἴποι ὃ αὐτὸς οὗτος θεὸς, ὅτι Αὐτοῦ σε δεῖ

δυναστεύειν ἐν τῇ Εὐρώπῃ, διαβῆναι δ' εἰς τὴν Ἀσίαν οὐκ ἐξέσται σοι,

οὐδ' ἐπιθέσθαι τοῖς ἐκεῖ πράγμασιν — οὐκ ἂν αὖ μοι δοκεῖς ἐθέλειν οὐδ'

ἐπὶ τούτοις μόνοις ζῆν, εἰ μὴ ἐμπλήσεις τοῦ σοῦ ὀνόματος καὶ τῆς σῆς

δυνάμεως πάντας ἀνθρώπους. — Platone. Primo Alcib. II.

[162] Anche il dottissimo Müller, per il quale la _Repubblica di

Lacedemone_ forma, autorità, chiama Senofonte «_der beste Kenner

dorischer Sitten_». — Dorier, II. 291.

[163] «_Al fine di questa guerra_ (del Peloponneso) _Lacedemone conta

un po' più di quattrocento anni dacchè_ =si regge= _cogli stessi ordini

politici_» Tucid. I. 18. — Tucidide scriveva queste linee dopo il suo

ritorno dall'esilio in Atene, epoca in cui pubblicò la prima parte

della sua storia, e cioè intorno al 403 av. l'E. V., circa un dieci

anni dopo l'epoca assegnata alla mia scena di Sparta! — Cfr. Lisia,

_Olimpico_, 7.

[164] Plutarco, _Licurgo_, 4.

[165] Liv. 33. 34.

[166] Cic. _Pro Flacco_, 26.

[167] Macchiavelli, _Discorsi_ I. 2.

[168] «_Sparta's Gesetzordnung als die wahrhaft Dorische angesehen,

und deren Ursprung mit dem des Volkes überhaupt für identisch gehalten

wurde_». — C. O. Müller, _Dorier_, II. 11. Perciò Ellanico, il più

antico degli scrittori delle cose di Sparta, potè attribuire, senza

anacronismo, ai primissimi due re di Sparta, del tempo del ritorno

degli Eraclidi (80 anni dopo l'assedio di Troja) _tutte quante_ le

leggi che furono poi note sotto il nome di leggi di Licurgo, vissuto

secoli dopo. Questo punto critico storico fu del resto diffusamente

trattato col solito acume dal Müller nella sua classica opera, e

in parte adombrato dal Peyron, nella monografia sulla _Politica di

Licurgo_.

[169] Vedi Plutarco, _Solone_. — Senof. _Repub. Ateniese_. — E le opere

speciali di Hüllmann, e di Schömann sulla Costituzione di Atene.

[170] Vedi Plutarco e Diogene Laerzio in _Solone_.

[171] Senof. _Memorab._ III. 7.

[172] Plat., _Protagora_, X.

[173] Il signor professore Z. ha confuso evidentemente — confusione

inesplicabile in un professore — i costumi jonici con quelli dorici,

e le leggi ateniesi con quelle spartane. È a Sparta difatti che per

la necessità dell'organizzazione militare, su cui poggiava l'esistenza

stessa della repubblica, troviamo — all'opposto di Atene — vietate ai

cittadini le arti meccaniche: «_tutto quel ch'era d'arte meccanica

volevano i Lacedemoni si esercitasse non per le mani de' cittadini,

ma de' servi_» Plutarco, Apoft. Lac. — Però il signor Z., se non

aveva letto nè Senofonte nè Platone, avrebbe almeno dovuto conoscere

quell'episodio narrato da Plutarco che caratterizza così nettamente

la diversità delle due legislazioni ateniese e spartana a questo

riguardo. Essendosi un Lacedemone (certo Eronda) trovato ad Atene in

un giorno di seduta dell'Eliea, ed avendo sentito che un cittadino

perchè non esercitava nessun mestiere nè arte manuale e viveva in

_ozio_, era stato dai giudici condannato (intende signor Z.?), e se ne

ritornava dalla condanna tutto addolorato, mesti anche gli amici che lo

accompagnavano — egli pregò gli astanti che gli mostrassero quest'uomo

«_ch'era stato condannato per aver vissuto nobilmente da uomo libero._»

— Plutarco, in _Licurgo_ e negli _Apoftemmi_. — E son molti anche nei

tempi nostri che intendono a questo modo la libertà!

[174] App. dell'_Unità Nazionale_, 3 giugno 1874.

[175] App. dell'ufficiale _Gazzetta Livornese_, 15 giugno 1874.

[176] Habent autem (Thraces) multa nomina singularum regionum singula,

moribus tamen ac opinionibus consimilibus imbuti, praeter Getas et

Trausos et qui supra Crestonas incolunt. — J. Boemus Aubanus, _Mores,

leges omnium gentium_, lib. III.

[177] J. Boem. Aub. _Ibid._

[178] «Bene, o Timocle, mi fai ricordare delle diverse credenze dei

popoli; v'è una confusione grande ed ogni gente ha sua credenza e

culto. Gli Sciti adorano la Scimitarra, i _Traci Zamolchi, un fuggitivo

di Samo che si riparò fra di essi_, i Frigi la luna, gli Etiopi il

giorno, gli Assirj una colomba, ecc.» — Luciano, _Giove tragedo_.

[179] R. Ghirlanda, nella _Scena_ di Venezia e nella ufficiale

_Gazzetta Ferrarese_.

[180] A proposito di eccezioni, per quel che personalmente mi concerne,

mancherei a un debito di giustizia se non ricordassi tra coloro che

scrissero con dottrina e competenza di studj e acume artistico sul

dramma mio, con più o meno severità o con più o meno indulgenza,: il

cav. Augusto Franchetti dell'_Antologia Italiana_, l'avv. Forlani,

direttore della _Gazzetta di Trieste_ e autore di un bel lavoro sulla

_Legislazione attica_, Felice Uda nella _Lombardia_, Carlo Romussi

nel _Secolo_, Carlo Angelini nell'_Indicatore_ di Livorno, il signor

Augusto Boccardi nell'_Arte_ di Trieste, il prof. Lazzarini nella

_Provincia_ di Udine e qualch'altro egregio di cui mi sfugge con

dispiacere il nome.

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo

senza annotazione minimi errori tipografici.

Alcibiade, la critica e il secolo di Pericle lettera di Felice Cavallotti a Yorick figlio di Yorick · 第 10 / 10 段