Vittorio, Amedeo, Sabina.
SAB. (_entra frettolosa_).
AMEDEO (_vedendola_). Dio!... Lei.
VITT. (_turbato_). Signora!
SAB. (_indicando Amedeo_). Voglio parlare con lui.
VITT. Devo ritirarmi? Lo esigete?
SAB. No, potete restare. Anzi, ve ne prego. (_Con ironia_). La
discussione sarà più animata. Prima però voglio parlar sola: io sola
con lui.
VITT. (_risale la scena e va ad appoggiarsi al camino_).
SAB. (_ad Amedeo_) Ti eri già arreso, eh!
AMEDEO (_esita a rispondere_).
SAB. Lo vedo. Lo prevedevo. Lo sentivo, sai. Ho pensato: Che farà il
conte?... Vorrà condur via Amedeo, domani, stasera, subito forse! E
son venuta. Dunque è così? Ti ha persuaso a partire? Dimmi la verità. E
saresti andato? Senza una parola, senza pur salutarmi? E il tuo grande,
il tuo immenso amore?
AMEDEO. Ho lottato, ho lottato...
SAB. Eh, ma non quanto occorreva per vincere!
AMEDEO. Ma tu, tu stessa, quando t’ho lasciata...
SAB. (_con impeto_). Io?! Ma io ti ho gridato di sperare. E credevo
tutto finito. E provavo la sensazione di scendere, di scendere in un
gran vuoto buio, senza fondo. Ho anche desiderato di morire! Ma poi,
ma poi, ma poi... Insomma, sono venuta, son qui, e bisogna decidere
(_accostandosi rapida_). Avanti, sentiamo: rinunzi a me?
AMEDEO (_vivamente_). No!
SAB. Bene (_indicando Vittorio_). E allora che rispondi a lui? Come ti
svincoli?
AMEDEO (_abbassa gli occhi, confuso_).
VITT. (_stendendo il braccio, ancor calmo_). Amedeo, non vi è mai
stata una nube fra di noi, mai, mai, mai... T’ho sempre trovato docile,
buono, condiscendente. (_Con forza crescente_). Son maggiore di te, tuo
tutor naturale. Posso, come capo della nostra casa, anche comandare.
AMEDEO (_ribellandosi tutt’a un tratto_). Ah! Non lo farai!
VITT. (_severo_). Non bisogna costringermi.
AMEDEO. La tua potestà non può essere nè arbitraria, nè assoluta.
VITT. Rappresento tuo padre.
AMEDEO. Mio padre era giusto.
VITT. (_offeso_). Amedeo!
AMEDEO. Mio padre era giusto. (_Con sarcasmo_). E la giustizia,
fratello? E la lealtà? E i sentimenti tanto vantati poc’anzi?
VITT. (_esasperato_). Tu adesso m’insulti!
AMEDEO. Sei il più forte, non devi abusare.
VITT. (_violentissimo_). M’insulti, m’insulti, m’insulti!
SAB. (_interponendosi accorata, tremante_). Pace, signori! pace, pace!
Questo è terribile, che per me...
VITT. Bada, Amedeo, non ragioniamo più!
AMEDEO (_furibondo_). Mi difendo! Difendo il mio avvenire, la mia
felicità... (_indicando Sabina_). Difendo i diritti di noi due vivi
contro la prepotenza insensata di un morto!
VITT. (_con grandissima autorità ed energia_). Ma, Dio santo! Sei pur
mio fratello! Il sangue deve bollir con vigore nelle vene a te come a
me. La guerra sta per farsi accanita, terribile... Io parto e tu resti!
Dimmi: vuoi dunque il biasimo, il disonore, la vergogna?
SAB. (_allibita_). Oh!
AMEDEO (_perplesso, abbattuto_). Vedi... È così che mi hai vinto!
SAB. (_con voce soffocata, con un rapido gesto di deliberazione_)
Ebbene, sì. Anche tu... Quando sarà tempo. Quando ti parrà tempo.
Quando vorrai. Non t’impedirò (_singhiozzando e torcendosi le mani_).
Ma adesso no! Adesso no!... Tu sei mio.
AMEDEO. Sabina!
SAB. (_risoluta_). Basta così. Andiamo.
AMEDEO (_a Vittorio_). Tu! Dimmi una parola...
SAB. (_andando incontro a Vittorio_). Parlerò io! (_Di fronte, con
veemenza_). Non ho che una ragione. Amo. Sento un immenso tesoro di
affetti nel cuore. Ho sete, tanta sete di vita. (_Dopo una pausa_). Ora
a voi. Replicherò poi, se potrò (_si scosta_).
VITT. (_crollando il capo mestamente_). Che vi posso dire ch’io non
abbia già detto, o che voi stessa non possiate pensare... Badate a voi!
Passati i dì dell’amore: può venire il rimpianto... Ve le ho ripetute
le ultime parole di Carlo. Esse mi risalgono continuamente dal cuore
all’orecchio. E ora mi suonano già come un lamento. Badate a voi! Sono
terribili i lamenti dei morti: sordi a ogni discolpa, inflessibili a
fronte di qualunque pentimento, tornano, tornano; non si acquetano, non
si stancano, non dànno più pace. Badate a voi!
SAB. No!... Non posso credere questo. Guai se i morti potessero influir
così su di noi... Guai se potessero abbrancarsi così ai vivi! Non lo
ammetto. Vi deve essere una legge che ripara, rinnova, conserva. Una
legge provvida, naturale. Vedete bene: d’inverno tutto muore, poi
a primavera rinasce. Pensate un po’, se le foglie cadute potessero
soffocare i germi nascenti? Tutto sarebbe finito! Chi vive va avanti,
si sa. Anche senza l’amore, basta l’istinto!
VITT. E il rimorso? Non credete al rimorso?
SAB. Ma sì, ma sì, ma sì: credo al rimorso, ma per chi mal fa. Io penso
a Carlo... (_a fronte alta_). Vedete come pronunzio questo nome. Penso
a Carlo con sicurezza, con calma. Quest’è un’ora grave, eh? Un’ora
decisiva, solenne. Non ho paura. Vorrei vederlo apparir qui, tra noi;
vorrei saper presente il suo spirito, e non parlerei in altro modo.
(_Guardando intorno_). E chi sa! Chi sa! Questo è certo: l’immagine di
lui morto, più grande e buono di quel che non mi sia mai parso vivo,
mi riempie la mente. Egli adesso meglio sa, meglio ama... Non temo
rimorsi. Non ho paura... (_dopo un lungo silenzio_). Amedeo!
AMEDEO (_dolorosamente implorando_). Vittorio, Vittorio!
VITT. (_li guarda immobile, con le braccia incrociate_).
SAB. (_ad Amedeo, con espressione, con grazia allettatrice_). Son
venuta sola, per le strade oscure, deserte. Vuoi lasciarmi tornar via
così?
AMEDEO (_a Vittorio, supplichevole_). Perdonami...
SAB. (_con passione_). Vieni, vieni, vieni! Non senti che nel fondo del
suo cuore egli ci ha già perdonati? (_via_).
AMEDEO (_si abbandona e la segue_).
VITT. (_guarda ancora per un momento la porta donde sono usciti, poi
scioglie, lascia cadere le braccia_). Così!... Doveva andare così!
(_Guardando intorno, quasi con un senso di speranza_). Sì, Carlo...
anch’io ti vorrei qui: per sentirmi assolvere prima... poi per vederti
convinto che il tuo volere mancava veramente di sapienza e di bontà.
(_Risale lentamente la scena, meditabondo_).