SCENA QUINTA.

Vittorio, Amedeo.

VITT. (_accostandosi ad Amedeo, e battendogli sopra una spalla_). Tu

vieni con me.

AMEDEO (_lo guarda trasognato_).

VITT. Hai sentito come ti hanno parlato quei due ufficiali? E, bada,

senza nessuna intenzione di offenderci. Il tuo posto non è più qui.

AMEDEO (_si scosta con un atto rabbioso_).

VITT. Partiamo insieme, domattina.

AMEDEO. Senza vederla più?... No!

VITT. Ricorda. Volevi venire quando si entrò in campagna. Non ho

consentito. Pareva non si trattasse che di respingere una torma di

furibondi, e profittar della vittoria per tentar la conquista. Era un

errore, era un sogno. Il nemico ha vinto, rivinto; si fa ogni giorno

più esperto e feroce. (_Con forza_). La casa brucia, tutti dobbiamo

correre al fuoco!

AMEDEO (_animandosi un poco_). Ti raggiungerò.

VITT. Parti con me e ti darò il modo di farti subito onore. Staremo in

Asti fin che ci lascieranno. Oh, ma non si andrà per le lunghe! Alla

metà di gennaio ci metteremo in marcia verso le montagne: andremo a

rilevare i battaglioni che avranno svernato lassù. Vedrai un’accolta di

spettri... e ti sentirai un altr’uomo.

AMEDEO (_amaramente_). È un rimprovero, questo?

VITT. Seguimi, e domani a quest’ora non potrò fartelo più.

AMEDEO. Verrò, te lo giuro.

VITT. Devi dire: vengo (_con forza persuasiva_). Senti, Amedeo: anche

adesso là si battono, sai. Le maledette carmagnole brulicano lungo

il confine, e stuzzicano, e provocano, e sfidano senza posa i nostri

avamposti. Appena il sole squaglierà le nevi, daremo battaglia (_con

entusiasmo_). E noi due ci saremo: saremo là, fianco a fianco. Ah! tu

non sai ancora cosa sono i colpi, gli urli, la lotta, le bandiere al

vento! Vedrai, vedrai, vedrai che nella vita non c’è soltanto l’amore.

AMEDEO (_con voce sorda_). E se... se, diviso da lei, io non potessi

sopportarla la vita?

VITT. (_fissandolo_). Vale a dire che, in un momento di disperazione,

di follia, potresti anche pensare a... E sta bene (_dopo un silenzio,

con molta calma_). L’anno passato, dopo le giornate di giugno, sul

Raus, dentro un ridotto, si trovarono i corpi di due giovinette.

Avevano indosso l’assisa, e le armi alla mano. Come, perchè fossero là,

nessuno seppe: nessuno, credo, lo saprà mai. Forse, chi sa, non potendo

anch’esse sopportare la vita, le povere donne, l’avevan buttata via...

da uomo (_dopo una pausa_). Hai inteso?

AMEDEO (_sottovoce_). Sì.

VITT. (_energico_). Allora, a noi: occupiamoci!

AMEDEO (_come risvegliandosi_). Aiutami tu! Assistimi! Dimmi tu quel

che devo fare. Io non so più: non posso pensare...

VITT. (_affettuoso_). Son qui, non ti lascio. Chiameremo Michele. Egli

penserà alla roba. Una piccola valigia, niente più del necessario. Noi,

noi penseremo all’essenziale. Alle armi. Sta bene attento. Porterai

la tua spada, quella d’acciaio brunito: l’altra non è buona che per la

parata. Le pistole lunghe, quelle di Versailles, sono eccellenti. E poi

vedremo (_avviandosi a sinistra_). Bisogna vedere subito, anzi. Vengo

di là, con te. (_Fermandosi_). Prima però... prima però, vieni qui. Ti

voglio qui, sul cuore. (_Lo prende fra le braccia_). Non ho che te! Sei

la mia speranza. D’ora in poi starai con me; sempre, sempre, sempre con

me...

AMEDEO (_intenerito_). Vittorio...

(_Rimangono abbracciati in mezzo alla scena_).

La straniera · 第 144 / 152 题