Vittorio, Amedeo.
VITT. (_accostandosi ad Amedeo, e battendogli sopra una spalla_). Tu
vieni con me.
AMEDEO (_lo guarda trasognato_).
VITT. Hai sentito come ti hanno parlato quei due ufficiali? E, bada,
senza nessuna intenzione di offenderci. Il tuo posto non è più qui.
AMEDEO (_si scosta con un atto rabbioso_).
VITT. Partiamo insieme, domattina.
AMEDEO. Senza vederla più?... No!
VITT. Ricorda. Volevi venire quando si entrò in campagna. Non ho
consentito. Pareva non si trattasse che di respingere una torma di
furibondi, e profittar della vittoria per tentar la conquista. Era un
errore, era un sogno. Il nemico ha vinto, rivinto; si fa ogni giorno
più esperto e feroce. (_Con forza_). La casa brucia, tutti dobbiamo
correre al fuoco!
AMEDEO (_animandosi un poco_). Ti raggiungerò.
VITT. Parti con me e ti darò il modo di farti subito onore. Staremo in
Asti fin che ci lascieranno. Oh, ma non si andrà per le lunghe! Alla
metà di gennaio ci metteremo in marcia verso le montagne: andremo a
rilevare i battaglioni che avranno svernato lassù. Vedrai un’accolta di
spettri... e ti sentirai un altr’uomo.
AMEDEO (_amaramente_). È un rimprovero, questo?
VITT. Seguimi, e domani a quest’ora non potrò fartelo più.
AMEDEO. Verrò, te lo giuro.
VITT. Devi dire: vengo (_con forza persuasiva_). Senti, Amedeo: anche
adesso là si battono, sai. Le maledette carmagnole brulicano lungo
il confine, e stuzzicano, e provocano, e sfidano senza posa i nostri
avamposti. Appena il sole squaglierà le nevi, daremo battaglia (_con
entusiasmo_). E noi due ci saremo: saremo là, fianco a fianco. Ah! tu
non sai ancora cosa sono i colpi, gli urli, la lotta, le bandiere al
vento! Vedrai, vedrai, vedrai che nella vita non c’è soltanto l’amore.
AMEDEO (_con voce sorda_). E se... se, diviso da lei, io non potessi
sopportarla la vita?
VITT. (_fissandolo_). Vale a dire che, in un momento di disperazione,
di follia, potresti anche pensare a... E sta bene (_dopo un silenzio,
con molta calma_). L’anno passato, dopo le giornate di giugno, sul
Raus, dentro un ridotto, si trovarono i corpi di due giovinette.
Avevano indosso l’assisa, e le armi alla mano. Come, perchè fossero là,
nessuno seppe: nessuno, credo, lo saprà mai. Forse, chi sa, non potendo
anch’esse sopportare la vita, le povere donne, l’avevan buttata via...
da uomo (_dopo una pausa_). Hai inteso?
AMEDEO (_sottovoce_). Sì.
VITT. (_energico_). Allora, a noi: occupiamoci!
AMEDEO (_come risvegliandosi_). Aiutami tu! Assistimi! Dimmi tu quel
che devo fare. Io non so più: non posso pensare...
VITT. (_affettuoso_). Son qui, non ti lascio. Chiameremo Michele. Egli
penserà alla roba. Una piccola valigia, niente più del necessario. Noi,
noi penseremo all’essenziale. Alle armi. Sta bene attento. Porterai
la tua spada, quella d’acciaio brunito: l’altra non è buona che per la
parata. Le pistole lunghe, quelle di Versailles, sono eccellenti. E poi
vedremo (_avviandosi a sinistra_). Bisogna vedere subito, anzi. Vengo
di là, con te. (_Fermandosi_). Prima però... prima però, vieni qui. Ti
voglio qui, sul cuore. (_Lo prende fra le braccia_). Non ho che te! Sei
la mia speranza. D’ora in poi starai con me; sempre, sempre, sempre con
me...
AMEDEO (_intenerito_). Vittorio...
(_Rimangono abbracciati in mezzo alla scena_).