Amedeo, Sabina, Vittorio, Gaudenzio.
GAUD. (_introduce Vittorio e si ritira_).
VITT. (_in abito civile, nero, si avanza e s’inchina_).
SAB. Signor conte... Sapevo già il suo arrivo, ma non avrei osato
sperar mai che si sarebbe ricordato così subito di me.
VITT. Lei sapeva il mio arrivo? E come mai? (_s’accorge che Sabina
guarda altrove, si volta e vede Amedeo; con un atto di stupore_) Tu! Tu
qui?
AMEDEO. Sono io che l’ho avvertita. Ho fatto male?
VITT. No.
AMEDEO (_inchinandosi_). Contessa...
SAB. Ve ne andate? A rivederci.
AMEDEO (_con intenzione_). Domani...
SAB. (_parlandogli anche con gli occhi_) Domani, stasera, quando
vorrete. È ancor presto. Se all’ora in cui venite al solito non saprete
come impiegar meglio il tempo, mi troverete in casa.
AMEDEO. Siete mille volte troppo gentile. Addio Vittorio (_via dal
fondo_).
SAB. (_a Vittorio_). Lei non sapeva ch’io conoscessi suo fratello?
VITT. Infatti! E, a quanto vedo, viene qui molto spesso?
SAB. (_suonando il campanello_). È un giovane serio, garbato, e la sua
compagnia è piacevole a tutti.
GAUD. (_entra_).
SAB. Avvertir la contessa.
GAUD. (_via a destra_).
SAB. (_a Vittorio_). Non voglio privar mia madre del piacere di
trovarsi subito con lei.