Carlo, Vittorio.
CARLO. Mettiti qui, vicino, molto vicino a me. Ho bisogno di te,
dell’amico. L’amico d’una volta... di prima della guerra.
VITT. (_mettendosi accanto_). Sì, sì, sono quello. Cosa vuoi? Di’ pure.
CARLO. Non ho altri che te... (_Colpito da un’idea subitanea_).
Bisognerà avvertire il cappellano!
VITT. Se sarà il caso... Sta tranquillo. Ma io spero...
CARLO. No, no, no, non dirmi niente d’inutile. Non abbiamo tempo da
perdere. Piuttosto rispondimi: ti pare ch’io abbia sempre fatto il mio
dovere?
VITT. Ma sì...
CARLO (_con intenzione_). Anche... anche in questi ultimi giorni?
_Vitt._ Ma sì, ma sì, senza dubbio.
_Carlo._ Non m’inganni, eh? Sta bene. Lo dirai a mia moglie. Tu la
vedrai (_animandosi_). Le dirai pure ch’io ti parlavo di lei, tanto,
tanto, sempre... e che sono morto col suo nome sulle labbra... Sarà
così.
VITT. Non dimenticherò niente. Adesso riposati.
CARLO (_dopo breve pausa_). Non ho finito. La pregherai sopra tutto
di ricordarsi di me. Ah su questo bisogna insistere! È l’essenziale.
Non vi è parola che possa esprimere quanto l’ho amata. (_esaltato_).
Guarda, penso a quel che potrebbe accadere dopo la mia morte, e soffro.
Soffro più di quel che soffrirò tra poco, a momenti, quando...
VITT. (_angustiato_). Non pensare, non pensare.
CARLO. Una cosa orrenda! Patirei ancora anche morto. Non posso credere
che dopo sia tutto finito. Porterei con me il mio tormento; e allora, e
allora, e allora...
VITT. (_raccogliendo tutta la sua energia_). Basta! Fida in me, che
son tuo amico. Adesso voglio vederti tranquillo. Tu non te ne accorgi e
aggravi il tuo male.
CARLO. Non parlarmi (_col capo tra le mani_). Vedi, vengono adesso
le idee! Le cose importanti! Vengono, vengono. Aiutami tu a fermarle
(_tornando al pensiero di prima_). Ma sarai là, eh? Conto su di te,
come su un altro me stesso. Ricordati questo, nel nome di Dio: se è
possibile, se le condizioni dell’altra esistenza mi lasciano libero,
io t’ispirerò, ti guiderò, ti darò forza, coraggio... e... e tu ti
opporrai!
VITT. Oppormi? A che? A che vuoi che mi opponga?
CARLO (_con ira_). Oh! ma bada a quel che dico! Sta attento: fa di
comprendere mentre i pensieri mi obbediscono ancora. Non voglio che
Sabina mi dimentichi. Ecco. Non voglio. È stata così poco mia! Così
poco! E non voglio che appartenga ad un altro. Pensa! È questo che mi
devi promettere.
VITT. (_sbalordito_). Io?!
CARLO. Le ripeterai semplicemente ciò che ti ho detto. Mi fido di te. E
ti opporrai. Non voglio che diventi moglie di un altro.
VITT. (_con dolcezza_). Ho capito. E adesso non pensar più a questo; ne
riparleremo.
CARLO. No, no, no! È adesso che mi devi dir sì: adesso, sull’atto.
VITT. (_con calma_). Perdonami, ma bisogna ancor ch’io ci pensi...
Il mandato è difficile, molto difficile. Mettiti un po’ nella mia
condizione morale; dove prendo il diritto? Dove prendo la forza? Come
troverò le ragioni? Rifletti, rifletti, ti prego.
CARLO (_con un singhiozzo furioso_). Vittorio, tu non devi lasciarmi
morire così!
VITT. Bada che è la febbre che ti fa preveder certe cose. La febbre e
forse un po’ di delirio. Passerà e discorreremo. Adesso mettiti giù,
sta fermo, sta quieto.
CARLO (_smaniando_). Lasciarmi andar nella tomba senza questa promessa!
Lasciarmi morir disperato!
VITT. (_accorato_). Carlo, mio povero amico...
CARLO. No, no, no, no, non lo sei mio amico!
VITT. Pensa a Dio! Rimettiti in lui!
CARLO (_agitandosi convulsamente_). Guarda come soffro! Ho male, ho
male nel corpo e nell’anima e tu mi neghi il conforto!... A un uomo che
muore!... L’ultima consolazione! Puoi e rifiuti! (_a mani giunte, con
accento straziante_). Aiuto, Vittorio! Aiutami presto! La tua parola
che farai quel che t’ho detto! La tua parola! La tua parola!
VITT. (_vinto, con la mano sul petto_). La mia parola!
CARLO (_ricade indietro, rovesciando la testa_).
VITT. (_va rapidamente all’uscio_).
(_Entra il chirurgo, seguito da un garzone che porta una cassetta_)