SCENA DECIMA.

Carlo, Vittorio.

CARLO. Mettiti qui, vicino, molto vicino a me. Ho bisogno di te,

dell’amico. L’amico d’una volta... di prima della guerra.

VITT. (_mettendosi accanto_). Sì, sì, sono quello. Cosa vuoi? Di’ pure.

CARLO. Non ho altri che te... (_Colpito da un’idea subitanea_).

Bisognerà avvertire il cappellano!

VITT. Se sarà il caso... Sta tranquillo. Ma io spero...

CARLO. No, no, no, non dirmi niente d’inutile. Non abbiamo tempo da

perdere. Piuttosto rispondimi: ti pare ch’io abbia sempre fatto il mio

dovere?

VITT. Ma sì...

CARLO (_con intenzione_). Anche... anche in questi ultimi giorni?

_Vitt._ Ma sì, ma sì, senza dubbio.

_Carlo._ Non m’inganni, eh? Sta bene. Lo dirai a mia moglie. Tu la

vedrai (_animandosi_). Le dirai pure ch’io ti parlavo di lei, tanto,

tanto, sempre... e che sono morto col suo nome sulle labbra... Sarà

così.

VITT. Non dimenticherò niente. Adesso riposati.

CARLO (_dopo breve pausa_). Non ho finito. La pregherai sopra tutto

di ricordarsi di me. Ah su questo bisogna insistere! È l’essenziale.

Non vi è parola che possa esprimere quanto l’ho amata. (_esaltato_).

Guarda, penso a quel che potrebbe accadere dopo la mia morte, e soffro.

Soffro più di quel che soffrirò tra poco, a momenti, quando...

VITT. (_angustiato_). Non pensare, non pensare.

CARLO. Una cosa orrenda! Patirei ancora anche morto. Non posso credere

che dopo sia tutto finito. Porterei con me il mio tormento; e allora, e

allora, e allora...

VITT. (_raccogliendo tutta la sua energia_). Basta! Fida in me, che

son tuo amico. Adesso voglio vederti tranquillo. Tu non te ne accorgi e

aggravi il tuo male.

CARLO. Non parlarmi (_col capo tra le mani_). Vedi, vengono adesso

le idee! Le cose importanti! Vengono, vengono. Aiutami tu a fermarle

(_tornando al pensiero di prima_). Ma sarai là, eh? Conto su di te,

come su un altro me stesso. Ricordati questo, nel nome di Dio: se è

possibile, se le condizioni dell’altra esistenza mi lasciano libero,

io t’ispirerò, ti guiderò, ti darò forza, coraggio... e... e tu ti

opporrai!

VITT. Oppormi? A che? A che vuoi che mi opponga?

CARLO (_con ira_). Oh! ma bada a quel che dico! Sta attento: fa di

comprendere mentre i pensieri mi obbediscono ancora. Non voglio che

Sabina mi dimentichi. Ecco. Non voglio. È stata così poco mia! Così

poco! E non voglio che appartenga ad un altro. Pensa! È questo che mi

devi promettere.

VITT. (_sbalordito_). Io?!

CARLO. Le ripeterai semplicemente ciò che ti ho detto. Mi fido di te. E

ti opporrai. Non voglio che diventi moglie di un altro.

VITT. (_con dolcezza_). Ho capito. E adesso non pensar più a questo; ne

riparleremo.

CARLO. No, no, no! È adesso che mi devi dir sì: adesso, sull’atto.

VITT. (_con calma_). Perdonami, ma bisogna ancor ch’io ci pensi...

Il mandato è difficile, molto difficile. Mettiti un po’ nella mia

condizione morale; dove prendo il diritto? Dove prendo la forza? Come

troverò le ragioni? Rifletti, rifletti, ti prego.

CARLO (_con un singhiozzo furioso_). Vittorio, tu non devi lasciarmi

morire così!

VITT. Bada che è la febbre che ti fa preveder certe cose. La febbre e

forse un po’ di delirio. Passerà e discorreremo. Adesso mettiti giù,

sta fermo, sta quieto.

CARLO (_smaniando_). Lasciarmi andar nella tomba senza questa promessa!

Lasciarmi morir disperato!

VITT. (_accorato_). Carlo, mio povero amico...

CARLO. No, no, no, no, non lo sei mio amico!

VITT. Pensa a Dio! Rimettiti in lui!

CARLO (_agitandosi convulsamente_). Guarda come soffro! Ho male, ho

male nel corpo e nell’anima e tu mi neghi il conforto!... A un uomo che

muore!... L’ultima consolazione! Puoi e rifiuti! (_a mani giunte, con

accento straziante_). Aiuto, Vittorio! Aiutami presto! La tua parola

che farai quel che t’ho detto! La tua parola! La tua parola!

VITT. (_vinto, con la mano sul petto_). La mia parola!

CARLO (_ricade indietro, rovesciando la testa_).

VITT. (_va rapidamente all’uscio_).

(_Entra il chirurgo, seguito da un garzone che porta una cassetta_)

La straniera · 第 110 / 152 题