La Torretta, San Vito, un Sergente.
LA TOR. Ehi?
SAN VITO. Sarà il maggiore.
LA TOR. (_alzando la voce_). Chi va là?
SERG. (_dall’esterno_). Sergente Chiodo, signore.
SAN VITO. Mandatelo via.
(_I colpi si ripetono affrettati e più forti_).
LA TOR. (_balzando in piedi_). Ma cosa diavolo c’è?
SERG. (_dall’esterno_). Disgrazia grossa; un capitano ferito!
LA TOR. (_correndo ad aprire_). Cospetto! (_al sergente_). Chi è? Su,
parla, di’ subito...
SERG. (_trafelato, con gli abiti in disordine_). È il signor conte
D’Aldengo.
LA TOR. Misericordia! Oh poveri noi! È grave? Dov’è ferito? Dove l’hai
lasciato?
SERG. Lo portano qui.
SAN VITO. Qui? E perchè non all’ambulanza? Per che cosa è fatta
l’ambulanza?! Questo non è regolare.
SERG. È lui che vuole...
LA TOR. (_affannato_). Andiamo! Lasciamo!... Il chirurgo maggiore è già
avvertito?
SAN VITO. Penso io. (_Via_).
LA TOR. Bravo! Pensateci voi... (_al sergente_). E noi... Noi
accomodiamogli il letto. Dammi una mano (_eseguendo_). Così... Adesso
va bene, cioè meno male. All’ambulanza, no: muoiono come le mosche.
Adesso va a pigliar un po’ d’acqua. La brocca è là... Ah! E manda un
uomo a cercare il maggiore Bermond: e che corra, che corra...
SERG. (_via_).
LA TOR. (_camminando agitato per la scena_). Oh poveri noi! Poveri
noi!...
(_Mormorio e calpestio all’esterno_)