Vittorio, poi La Torretta.
VITT. (_rimane un momento immobile, pensieroso in mezzo alla scena; poi
scuote il capo come per cacciare un’idea molesta_).
LA TOR. (_entra, guarda intorno_). E... Cospetto! E Pranero? Non è
ancor venuto, o non mi ha aspettato?
VITT. (_grave_). Hai fatto tardi. D’Aldengo è andato in vece tua. Tu lo
sostituirai domani. Per questa volta si rimedia così.
LA TOR. (_mortificato_). Diavolo! mi rincresce per D’Aldengo. Non
è piacevole andar fuori. Senza contar le schioppettate, c’è di che
buscarsi un’oftalmia, o rimetterci la pelle del viso. La nebbia è
andata via; adesso tira un vento che pela; chi sa cos’avremo più tardi!
E lui, D’Aldengo, la deve tener da conto la sua persona. Cospetto! Se
torna a casa sfigurato, la sposina si rifarà con un altro. Ti pare?
VITT. (_freddo_). Non è argomento da scherzi, questo.
LA TOR. Tutt’altro! Cose serie. Povero D’Aldengo! Ha il corpo in
montagna e il cuore in pianura (_ride_).
VITT. (_un po’ infastidito_). Che c’è di nuovo nel campo?
LA TOR. Niente. Si dànno le verghe a un soldato.
VITT. (_scotendosi_). Oh! E perchè?
LA TOR. Non so, non ho domandato.
VITT. (_va per uscire_).
LA TOR. Toh! Vai a vedere?
VITT. Sì, a veder se posso impedire il supplizio. (_Disgustato_).
Queste punizioni barbare, odiose, io le vorrei assolutamente abolite.
LA TOR. Corri, allora, perchè quando son passato io, il plotone era già
formato.
VITT. (_via rapidamente_).