Clara, poi Alban con un uffiziale francese.
CLARA (_siede presso la tavola, svolge un ricamo, lavora, sforzandosi
di prendere un contegno tranquillo_).
ALBAN (_si mostra sull’uscio_).
CLARA (_gli accenna di lasciar libero il passo_).
UFF. (_entra, guarda Clara e s’inchina_). Salute e fratellanza.
CLARA (_risponde con disinvoltura e con grazia al saluto_).
UFF. Cittadina, non vogliamo fare del male, e tu ci puoi far anche del
bene.
CLARA. Parlate; darò gli ordini...
UFF. Ho con me quattro feriti, che sarebbero in paradiso sopra un poco
di paglia...
CLARA (_ad Alban_). Va a vedere se Reviglio è tornato.
UFF. E chi è Reviglio? Il tuo intendente? Bon; (_ad Alban_). Gli dirai
di parlare subito col sergente Mouton per sapere quel che occorre ai
ragazzi.
ALBAN (_si avvia_).
UFF. E pensa anche a me.
ALBAN (_via_).
CLARA. Siete italiano?
UFF. Sono côrso, cittadina. Claudio Morali, di Aiaccio: terzo
battaglione, quinta mezza brigata di fanteria leggiera. (_Con un
sospiro_). Leggiera e come! Ventiquattr’ore che non abbiamo mangiato
(_al terrazzino_). Bon! gli uomini son tutti in cortile. Non sarà torto
un capello a nessuno, ma non rispondo dei polli, dei conigli, e neanche
dei gatti. (_Dopo aver guardato in giro_). Bella vista! Bel colpo
d’occhio! Sono un po’ artista. (_Tornando_). Però preferisco la figura
al paesaggio. (_Accostandosi, dopo averla contemplata un momento_).
Come ti chiami?
CLARA. Clara.
UFF. Clara? Nient’altro che Clara? Bel nome però! (_Con fatuità_). Ne
ho conosciute parecchie Clare: non una che non fosse giovane e bella...
Sei un’ex-nobile, eh? (_Sentimentale_). Ah! cittadina, in questo mondo
non sono che due i piaceri: far la guerra e far all’amore. Ma quando
il primo non lascia tempo al secondo, allora si soffre. Io, vedi...
(_s’interrompe scorgendo sull’uscio il sergente_). Eh bien? Avance!