Elena, Roberto, Marianna.
MAR. Scusino...
ROB. (_Aspro_) Cosa vuoi?
MAR. C’è la ragazza della signora Morando; viene per avvertire che le
novità sono arrivate.
ELENA. Vado.
MAR. (_Via_).
ELENA. (_A Roberto_) Non è qui per me. Non ti ha trovato al convegno
e viene in casa con un pretesto, sperando che la sorte l’aiuti. È
coraggio, è amore, è tutto quello che vuoi. Ma poichè ha chiesto di me,
bisogna ch’io la veda.
ROB. Cosa vuoi fare?
ELENA. (_Semplicemente_) Sentir quello che ha da dirmi. — Vuoi venire
anche tu?... Vieni.
ROB. (_Andando verso il giardino_) Usciamo di qui, andiamo dove volevi
andare.
ELENA. Perchè? Non vuoi che ci veda insieme? Ti ha proibito d’uscire
con me?... È facile; conosco i suoi capricci! Non mi meraviglio più di
nulla, va là! So che mi considera come una sua pari, che non ha altro
merito che d’essersi trovata la prima sul tuo cammino. Quando passo
davanti al negozio, si affaccia con le compagne, e si bisbiglia, e si
ride. Il suo saluto mi provoca. Imita le mie vesti, contraffà il mio
portamento. Così tutti capiscono: se io son la _contessa_, lei è la
_contessina_ — Chi sa cosa spera! (_Prendendogli la mano_) Tu non hai
più l’anello che ti ho dato quando ci siamo sposati. — Non vuol più
vedertelo in dito? o l’ha voluto per sè?
ROB. (_Ritraendosi confuso_) Elena! Elena!
ELENA. Tu non hai più nè cuore, nè dignità, nè onore!
ROB. Basta!
ELENA. Sì, basta. (_Indicando l’uscita del fondo_) Voglio uscire di là,
al tuo braccio.
ROB. No!
ELENA. Ho bisogno di questo...
ROB. No.
ELENA. Roberto!
ROB. (Alzando le spalle) Oh quante storie! (Via rapidamente dal fondo).