Maurizio, Paola.
MAUR. (_Rimane un momento immobile, poi si scuote, si slancia come per
richiamarli, si ferma, e ritorna agitandosi per la scena_).
PAOLA (_di dentro, urtando all’uscio prima piano, poi più forte_).
Ferriani... Ferriani! Maurizio.
MAUR. (_Va ad aprire_).
PAOLA. Ah!... sei solo. Dunque? E dunque?
MAUR. (_Non risponde, si lascia andare sul divano e nasconde la
faccia_).
PAOLA. E così? Dimmi adesso, dimmi... Parlami. È salvo, non è vero?
Siete salvi, non vi battete più? (_dopo un momento, con angoscia_).
Maurizio, Dio, Dio, senti... No, no, fa che non ti veda così. Ho
capito, ecco: hanno creduto che tu... Oh!... Già, non lo crederanno gli
altri, non lo crederà nessuno, sarebbe una assurdità, un’infamia! Si
capirà che per fare quello che hai fatto, ci deve essere una ragione...
una ragione superiore a tutto, alla vita, alla morte, a tutto. E ora
anche noi penseremo. Adesso che abbiamo un respiro possiamo pensare,
e troveremo, vedrai. A tutto c’è rimedio, amico mio, fuorchè... Ho
pregato di là; mi sono rivolta a Dio, mi sono raccomandata ai nostri
morti... ho fatto anche un voto... Dunque, dunque coraggio (_piegandosi
a lui e scostandogli le mani per vederlo in viso_). Coraggio,
coraggio...
MAUR. (_Alza la testa e la guarda come trasognato_).
PAOLA (_alzandosi come spaventata_). Oh!... Parla, parla Maurizio,
parlami...
MAUR. (_con voce tronca_). Che... cosa vuoi mai ch’io ti dica?... È
finito, ecco, è finito... Sono morto.
PAOLA. Non è vero. No, no, no, sei vivo, sei vivo; lo sei per me.
Guardami adesso, sono io, sono qui, la tua Paola, tua, tua... Mi hai
detto tante volte che io ero tutto per te... Ebbene ecco, sono qui, e
se vuoi non ti lascio più. Ti ricordi quello che mi hai proposto una
volta? Vengo, sai, vengo con te, dove vuoi... Ma scuotiti, moviti,
guardami, parla. Soffro, soffro tanto! Non voglio vederti così, non
posso... Che pena, che pena, che pena... — Maurizio... ho paura!
MAUR. Ma che vuoi? Quello che cercavi l’hai ottenuto, dunque...
PAOLA (_ferita_). Maurizio!
MAUR. Ma sì! Non ho più altro, io. Mi hai preso tutto e non ho più
nulla. Dunque, via, via anche tu come gli altri.
PAOLA. Non puoi parlarmi così. Pensa, ricordati...
MAUR. Sì... l’amore, le ore felici, il passato. Oh va, l’hai avuto il
ricambio. Ti sei data, sei caduta, va bene... Ma il mondo... il mondo
vi ama, vi vuole, vi tiene. Siete belle, siete il suo ornamento, la
sua gioia... ha bisogno di voi, vi rialza, vi perdona e dimentica. Ma
l’uomo che cade, quello è calpestato, è perduto!
PAOLA. Ma io ti resto, sono io che ti prendo, vedi, sono io che ti
voglio.
MAUR. Tu!... Stasera, adesso, sì; ma domani?... Oh! e poi... anche, tu
poco a poco, penserai come gli altri, come tutti. Te ne avvedrai. Non
si resiste a certe correnti: l’odio, il disprezzo sono contagiosi. Ed
io la pietà non lo voglio, non la merito. Mi hai vinto, è finito.
PAOLA. Maurizio...
MAUR. È finito. Non ti odio, no; non ti maledico: ti perdono, ecco sì,
ti perdono... Ma non ti amo più.
PAOLA. Oh Maurizio! Che strazio, Maurizio!...
MAUR. Non posso più... Ho consumato in un’ora quanto doveva durare
degli anni... Ho tutto fatto, tutto provato, tutto. Non bisogna darla
la prova dell’amore, perchè l’amore se ne va, se ne va, se ne va.
PAOLA (_con passione_). Senti, senti... vieni qui, siedi qui... ancora.
Non pensare, non pensare. Non pensiamo per ora... Domani poi, adesso
dimentica. Me lo dicevi anche tu, quando ti resistevo: — lascia,
lascia, non pensare, dimentica. — Così mi parlavi. Ebbene sono io che
lo ripeto a te. Guardami: sono bella, sono tua e voglio consolarti dei
tuoi dolori, voglio cancellare i tuoi pensieri, cacciarli via tutti,
e rimanere io sola, sola nell’anima tua. Domani avrai tempo; domani
assisterai ai tuoi proprii dolori... Ora no; voglio la dimenticanza, il
sonno, morire d’amore... Maurizio... come sei, come sei! Sei gelato.
MAUR. Lasciami, te ne prego. Vedi come sono, in che stato... Non puoi
credere il male che mi fai rimanendo. Domani, chi sa... Verrò io... Ma
adesso non so, non so nulla. Non provo che un bisogno immenso di esser
solo (_amaramente_). Ah non mi ucciderò! Va: (_dolcemente_). Lasciami,
lasciami, vuoi?
PAOLA (_con forza_). Domani ti vedo?
MAUR. Sì, sì, sì (_le mette il mantello_). Ecco, così. Come sei venuta?
Nessuno ti ha vista?
PAOLA. No: non pensare, nessuno, nessuno. Ho Ambrogio, lì sotto.
MAUR. Bene. Va, va, va. Il velo ancora (_le cala il velo sugli occhi_).
Addio!
PAOLA (_sull’uscio, piegandosi a lui per baciarlo_). Maurizio...
MAUR. No! (_chiamando_). Costanzo!
PAOLA. Oh! (_Via_).
MAUR. (_a Costanzo_). Accompagna e ritorna. (_Va alla scrivania, apre,
prende un portafogli e valori_).
COST. (_tornando_). C’è ancora il signor Ludovico di là...
MAUR. Pregalo d’andarsene; non voglio vedere più nessuno... Parto
all’alba.