SCENA QUARTA.

Maurizio, Cesare, Giorgio.

GIORG. Dormivi?... Bravo, complimenti!

MAUR. (_Stringe loro macchinalmente la mano_).

GIORG. Dunque, senti: i padrini del tuo avversario sono il capitano

Capolago e Filippo Errera.

CES. Sì, e ti batti alla pistola, come volevi. — Per non lasciare il

terreno senza risultato, secondo il tuo desiderio, si farà uso di armi

rigate... Non si è deciso se il duello sarà da piè fermo od avanzando,

ma nella qualità di offeso ti rimane la scelta.

MAUR. (_In preda a fierissima lotta interna, risponde appena con un

cenno del capo_).

CES. (_Dopo aver aspettato invano una parola_). Le condizioni sono

gravi, ma...

GIORG. Ma sono quelle che hai imposto tu stesso.

MAUR. È giusto...

(_Un silenzio. — Giorgio e Cesare lo guardano con certa sorpresa_).

GIORG. Hai capito?

MAUR. Sì, sì, sì.

GIORG. Bene. Allora a noi non rimane altro che...

MAUR. Vi ringrazio...

CES. Mentre Giorgio va a cercar l’occorrente, io corro dal...

MAUR. (_interrompendolo_). Fate voi, fate voi.

GIORG. (_stringendosi nelle spalle_). Si va. A rivederci.

CES. Saremo qui per tempo...

MAUR. (_con impeto_). No! fermatevi. (_Dopo aver gettato un rapido

sguardo verso la porta ove è entrata Paola_). Aspettate, tornate qui...

(_Con terribile sforzo_). Non mi batto più.

(_Cesare e Giorgio fanno un movimento di estrema sorpresa_).

GIORG. (_rimettendosi_). Eeh! tu scherzi. Già... ma vai oltre, sai.

CES. Silenzio! Non abbiamo inteso. (_A Maurizio_). Ripeti.

MAUR. (_con voce sorda_). Ho detto.

CES. (_severamente_). Cioè?

GIORG. (_con impeto_). Non ti vuoi più battere?

MAUR. Non posso più.

GIORG. Avrai un perchè, spero?

MAUR. (_Non risponde_).

GIORG. E ce lo dirai?

MAUR. (_Tace ancora_).

CES. (_che lo avrà guardato attentamente, con inquietudine vivissima_).

Un momento, un momento... per carità, ragioniamo. Maurizio, bada a

te. Un colpo in faccia non prova nulla contro chi lo riceve, prova la

brutalità di chi lo dà. Ma intanto l’onta va tutta al colpito. Il mondo

non gli perdona l’offesa subita se non la cancella secondo l’usanza. È

un pregiudizio assurdo, feroce, stupido se vuoi, ma per ora è ancora

così. (_Dopo breve pausa, stringendogli il braccio con forza_).

Coraggio!

MAUR. (_scuotendosi con un grido di rivolta_). Oh!... E credi tu ch’io

ne manchi!

GIORG. Ma dunque, perdio, cos’hai?

MAUR. (_Ricade nell’attitudine cupa di prima_).

CES. (_addoloratissimo_). C’è di che impazzire. Cos’è successo?...

T’abbiamo lasciato animato, risoluto, furioso, e ti ritroviamo...

così. Maurizio, amico... Oh poveri noi! Ma pensa, immagina... quando si

sappia... Che cose!... (_con rabbia_). Ma fuori una parola, rispondi,

almeno, rispondi!

MAUR. (_sommessamente_). È inutile tutto.

CES. (_con energia_). No, no, no, non è vero. (_A Giorgio_). Andiamo

via. (_Tornando a Maurizio_). Noi ce ne andiamo, tu rifletti. Torneremo

presto e ti troveremo pronto a fare il tuo dovere. È la parola. Oh

ne sono certo come se lo vedessi! È un triste momento questo, e sarà

passato. Nessuno lo saprà mai. Dimentichiamo anche noi, non è vero,

Giorgio? Parola d’onore.

MAUR. (_soffocato_). Ti ringrazio col cuore... Cesare, ma ti prego, ti

scongiuro...

CES. (_con viva ansietà_). Dunque?

MAUR. Non tornar più.

GIORG. Basta! (_a Cesare_). Lascialo stare.

CES. (_Si ritira lentamente combattuto fra il dolore e lo sdegno_).

GIORG. (_a distanza_). Dunque... tu ci autorizzi a dichiarare...

MAUR. (_Si stringe nelle spalle in silenzio_).

(_Giorgio e Cesare partono senza salutarlo_).

La straniera · 第 22 / 152 题