[3346] Matth. Paris, Hist. Angl. Nicolaus de Jamsilla, Hist., tom. 8
Rer. Ital.
[3347] Matteo Spinelli, Diario, tom. 7 Rer. Ital.
[3348] Raynaldus, in Annal. Eccl.
[3349] Nicolaus de Jamsilla, tom. 8 Rer. Ital. Sabas Malaspina. Hist.,
lib. 1, cap. 4. Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital.
[3350] Ricordano Malaspina, cap. 146.
[3351] Petrus de Curbio, Vita Innocentii IV, P. I, tom. 3 Rer. Ital.
[3352] Nicolaus de Jamsilla, in Hist.
[3353] Petrus de Curbio, cap. 40.
[3354] Nicolaus, de Jamsilla, tom. 8 Rer. Ital.
[3355] Sabas Malaspina, lib. i, cap. 5.
[3356] Raynald., in Annal. Eccl.
[3357] Petrus de Curbio, Vii. Innocent. IV, cap. 42.
[3358] Stero, in Chron. Augustano,
[3359] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Italic.
[3360] Ricordano Malaspin., cap. 155. Ptolom. Lucensis, in Annales
brev., tom. II Rer. Ital.
[3361] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
[3362] Annal. Mediolan., tom. 19 Rer. Ital. Gualv. Flamm., Manip. Flor.
[3363] Chron. Placent., tom. 1 Rer. Ital.
[3364] Sigon., de Regno Ital., lib. 19.
[3365] Roland., lib. 7, cap. 10.
[3366] Paris de Cereta, Annal. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCLV. Indizione XIII.
ALESSANDRO IV papa 2.
Imperio vacante.
Seppe ben prevalersi del prosperoso aspetto di sua fortuna _Manfredi_
principe di Taranto, ed anche nel verno attese a far delle conquiste. La
città di Barletta, a riserva del castello, venne alla sua
divozione[3367]. Venosa mandò ad offerirgli le chiavi. Trovavasi
tuttavia nella corte pontificia Galvano Lancia, zio materno di esso
Manfredi, uomo di gran destrezza e prudenza, che facea vista d'essere
forte in collera contra del nipote per la sua ribellione. Ma tutto ad un
tempo egli si ritirò da Napoli, e passò ad Acerenza con riceverne il
possesso a nome di Manfredi: il che fatto, andò a trovare il nipote a
Venosa. L'arrivo suo riempiè d'inesplicabil contento Manfredi, che
troppo abbisognava del consiglio e braccio di un sì fidato consigliere.
Quantunque la città di Rapolla fosse feudo dianzi conceduto ad esso
Galvano, pure dimorava ostinata in favor della Chiesa. Andò colà Galvano
coll'armata del principe, adoperò in vano le chiamate; colla forza in
fine la sottomise, e l'imprudente resistenza di quei cittadini costò la
vita a molti, e la desolazione della loro città. Melfi, Trani, Bari ed
altri luoghi non vollero rimaner esposti a somigliante pericolo, e si
diedero a Manfredi: con che, a riserva delle città della provincia
d'Otranto, quasi tutta la Puglia cominciò ad ubbidire ai suoi cenni. Non
sapeva digerire il nuovo papa _Alessandro IV_ colla corte pontificia che
Manfredi niuno ambasciatiore peranche avesse inviato a prestargli ameno
l'ubbidienza dovuta a lui come vicario di Cristo. Se gli fece insinuare
da più persone che inviasse con isperanza di riportarne dei vantaggi; ed
egli infine vi spedì due suoi segretarii ben istruiti con sufficiente
mandato di trattar di concordia. Iti essi a Napoli, ne cominciarono di
fatto il trattato. In questo mentre Manfredi collo esercito andò a
mettersi in possesso della Guardia de' Lombardi, come luogo spettante al
suo contado d'Andria. S'ebbe non poco a male la corte pontificia che,
trattandosi di pace, egli seguitasse le ostilità, temendo ch'egli non
venisse alla volta di Napoli; laonde egli per compiacerla se ne ritirò,
e prese il viaggio verso d'Otranto, per l'avviso giuntogli che Manfredi
Lancia suo parente era stato sconfitto dal popolo di Brindisi, il quale
avea anche presa e distrutta la città di Nardò. Intanto il papa dichiarò
suo legato in Puglia _Ottaviano_ degli Ubaldini cardinale di Santa Maria
in Via Lata, con ordine di ammassare un possente esercito contra di
Manfredi. Ora dunque, e non prima, come con errore scrisse Saba
Malaspina[3368], questo cardinale cominciò a presiedere all'armi del
pontefice. Da ciò presero motivo i ministri di Manfredi di rompere il
trattato di pace, e se ne tornarono al loro padrone. Passato Manfredi
alla volta di Brindisi, saccheggiò quel paese; assediò, ma indarno,
quella città; venne a' suoi comandamenti Lecce. Pose anche l'assedio
alla città d'Oria, che seppe vigorosamente difendersi. Stando egli
quivi, ricevete la buona nuova che Pietro Ruffo Calabrese, conte di
Catanzaro, che fin qui aveva esercitato in Sicilia l'uffizio di
vicebalio e governatore di quell'isola, uomo palese nemico suo, e che
teneva gran filo colla corte del papa, cacciato via dai Messinesi, s'era
ritirato in Calabria ai suoi Stati. Gli ordini spediti colà a questo
avviso da Manfredi, con un corpo di combattenti, e l'odiosità conceputa
anche da Calabresi contra di esso Pietro Ruffo, cagion furono che que'
popoli si sollevarono contra di lui, di modo che divenuto ramingo fu
infine forzato a cercare rifugio nella corte pontificia.
In quest'anno la città di Trento si levò dall'ubbidienza di _Eccelino_
da Romano[3369], dove quel popolo doveva aver fatta anch'esso pruova di
quella crudeltà che egli seguitava ad esercitare in Padova, e nelle
altre città a lui sottoposte. Spedì egli a quella volta un gagliardo
esercito, a cui solamente riuscì di dare un terribil guasto a molte
castella e ville di quel distretto. _Oberto marchese_ Pelavicino, già
divenuto signor di Cremona e Piacenza[3370], di volontà de' Piacentini
distrusse anch'egli nell'anno presente una mano di castella di quel
territorio, che probabilmente appartenevano ai nobili fuorusciti della
medesima città. Abbiamo dagli Annali d'Asti[3371], che in questi tempi
_Tommaso conte_ di Savoia cominciò la guerra contra degli Astigiani, con
levar loro il borgo di Chieri. Ed essendo Guiscardo da Pietrasanta
Milanese podestà di Lucca, fece fabbricar due borghi nella Versilia
sottoposta a Lucca[3372]. All'uno pose il nome di _Campo Maggiore_,
all'altro di _Pietra Santa_ dal suo cognome. Del che fo io menzione,
acciocchè si conosca la falsità del famoso decreto attribuito a
_Desiderio_ re de' Longobardi, scolpito in marmo nella città di Viterbo,
lodato dal Sigonio, stampato dal Grutero fra l'altre iscrizioni, dove è
parlato di Pietrasanta, di cui esso re vien fatto autore. Di tale
impostura ho io ragionato altrove[3373]. In Giberto da Correggio, detto
della Gente, podestà di Parma, era stato fatto compromesso[3374] dai
Modenesi e Bolognesi per le differenze loro intorno alla picciola
provincia del Frignano, in buona parte occupata dalla potenza d'essi
Bolognesi al popolo di Modena. Chiara cosa era, secondo la giustizia,
che se ne dovea fare la restituzione. Abborrivano i Bolognesi la
pronunzia del laudo, figurandosi bene qual esser dovesse, e la tirarono
sempre a lungo; ma infine Giberto lo proferì con obbligare il popolo di
Bologna a dimettere a' Modenesi l'usurpato possesso di quella contrada.
Ma perchè non sanno mai i potenti, che in qualche maniera sieno entrati
in possesso degli Stati dei meno potenti, persuadersi di avere il torto,
e che per loro sia fatta la legge di Dio che obbliga a restituire; i
Bolognesi lasciarono cantare il giudice, e seguitarono a ritener quel
paese finchè poterono. Mentre questi piccioli affari si faceano in
Lombardia, non perdeva oncia di tempo _Manfredi_ per migliorare quei del
_re Corradino_ suo nipote[3375], o piuttosto i suoi proprii, in Puglia e
Calabria. Eransi i Messinesi, dappoichè si furono sbrigati da Pietro
Ruffo, invogliati di reggersi a repubblica, e già col pensiero si
fabbricavano un largo dominio tanto in Sicilia che in Calabria alle
spese dei vicini. A questo effetto con potente armamento di gente e di
navi passarono in Calabria; ma poco durarono i lor castelli in aria,
perchè ebbero delle percosse dalle soldatesche di Manfredi, per le quali
la città di Reggio con altri luoghi venne alla di lui ubbidienza.
Continuava intanto Manfredi l'assedio d'Oria, con averla anche ridotta
all'estremità, di modo che se aveva un po' più di pazienza, si arrendeva
quel popolo. Ma giuntogli l'avviso che il cardinale legato Ottaviano
degli Ubaldini alla testa d'una possente armata, accompagnato dal
marchese Bertoldo da Hoemburch, e da Oddone e Lodovico suoi fratelli, i
quali, benchè Tedeschi, si erano tutti dati al servigio del papa,
entrava in Puglia: Manfredi, rotto ogn'indugio, s'inviò a Nocera. Quivi
messo insieme un forte esercito di Saraceni, Tedeschi e Pugliesi, marciò
poscia nel dì primo di giugno, per impedire gli avanzamenti del
pontificio, pervenuto sino a Frequento, e andò a postarsi fra esso e la
Guardia de' Lombardi, dove era di guarnigione un corpo di gente
papalina. Stettero per più dì a fronte le due armate; e, per quanto si
studiasse Manfredi di tirare ad una campal battaglia i nemici, che pur
erano senza alcun paragone superiori di forze, non vollero essi giammai
dargli questo piacere.
Così stando le cose, arrivò di Germania un maresciallo, spedito al papa
e al principe dal duca di Baviera a nome della _regina Isabella_, madre
di _Corradino_, con proposizioni di pace. Diede moto il suo arrivo ad un
trattato di tregua, che fu stabilita, finchè il maresciallo e i messi
del principe fossero andati e ritornati dalla corte papale. Ritirossi
perciò Manfredi alla marina di Bari; quand'ecco in Trani riceve nuova
che il cardinal legato s'era innoltrato verso Foggia col suo esercito, e
gli avea tolta la comunicazione con Nocera, sua importante città. Non
poteva egli credere un tal tradimento. Ma verissimo fu; e inoltre la
città di Sant'Angelo s'era data in tal occasione al legato. Animosamente
allora si mosse Manfredi, e, senza mostrar apprensione alcuna de'
nemici, passò alla volta di Nocera; ed avendo rinforzato il suo
esercito, venne da lì a pochi giorni ad accamparsi in faccia all'armata
nemica sei miglia lungi da Foggia, e ricuperò colla forza la suddetta
città di Sant'Angelo. Veggendo poi che i nemici niun movimento faceano,
attendendo solo a ben trincierarsi con fosse e steccati sotto Foggia,
s'avvicinò anche egli a quella città, e quivi formò de' buoni
trincieramenti, che l'armata pontificia, la quale dianzi meditava di far
l'assedio di Nocera, si trovò come assediata da quella di Manfredi.
Bertoldo marchese, ottenuti dal legato ottocento cavalli, passò in
questo mentre alla marina di Bari, e tolse al principe le città di
Trani, Barletta, e l'altre di quella contrada, eccetto che Andria. Ma
questo furbo navigava a due contrarii venti, perciocchè nello stesso
tempo trattava segretamente di comporsi col principe Manfredi. Spedì
costui al campo del legato, che scarseggiava di viveri, un copiosissimo
convoglio. Manfredi, informatone dalle spie, oppur dallo stesso
Bertoldo, lo sorprese. Mille e quattrocento uomini della scorta vi
restarono uccisi; da quattrocento cinquanta furono i feriti e i
prigioni. Tutto quel gran treno venne al campo di Manfredi. Entrata
dunque la fame e le malattie nell'esercito pontificio, il cardinale
legato propose un accordo, che fu accettato da Manfredi. Con esso si
rilasciava al re Corradino e al principe il regno, con obbligo di
prenderne l'investitura dal papa, a riserva di Terra di Lavoro, che
restava in poter della Chiesa romana. Sottoscritta la capitolazione, il
cardinale pregò Manfredi di perdono per chiunque avea prese l'armi
contra di lui. A tutti egli rendè la sua grazia, e nominatamente al
marchese Bertoldo e a' suoi fratelli. Ma il papa, che intanto avea mosso
il re d'Inghilterra alla conquista del regno di Sicilia per _Edmondo_
suo figliuolo, e già ne avea spedita l'investitura, credendo alle larghe
promesse di quel re, ricusò di accettar l'accordo fatto dal legato.
Gl'Inglesi dipoi non si mossero, e il papa deluso venne a perdere il
buon boccone della Terra di Lavoro. Saba Malaspina[3376] non tace la
divolgata opinione, che fra il cardinale Ottaviano e il principe
Manfredi passassero segrete intelligenze. A buon conto, un temporale
gran vantaggio egli avea procurato alla corte pontificia, che sel lasciò
fuggir di mano. Mentre che tali cose succedeano in Puglia, Pietro Ruffo
con un corpo di soldatesche papaline tornò in Calabria per riacquistar
quei paesi. Fu quivi anche predicata la crociata contra di Manfredi,
come se si fosse trattato di andar contra ai Turchi ed infedeli. Ma gli
uffiziali di Manfredi dissiparono que' turbini, e il Ruffo se ne tornò
dolente a Napoli. Non sopravvisse poi molto alle sue disgrazie,
perciocchè stando in Terracina fu ucciso da un suo familiare. Saba
Malaspina scrive ciò fatto per ordine di Manfredi, e detesta un tale
operato; ma quando ciò sia vero, dovette credere Manfredi di aver giusto
titolo di trattar così chi s'era mostrato sì ingrato ed infedele
all'imperador Federigo e a' suoi successori, da' quali era stato cotanto
beneficato, e ch'egli poi sì palesemente tradì. Si ridusse il papa in
questo anno colla sua corte a Roma, non trovandosi più sicuro in Napoli,
dacchè si era rifiutata la concordia. Nè è da tacere che il pontefice
approvò che Corradino s'intitolasse re di Gerusalemme, ma non già di
Sicilia, perchè questo regno si pretendeva devoluto alla santa Sede.