SERGIUS EX PETRO SIC VOCITATVS ERAT.

Ma questo a nulla serve. _Pietro_ fu il suo nome battesimale; ma per

soprannome, secondo il costume d'allora, egli dovette essere chiamato

_Bocca di Porco_, siccome il suo predecessore Giovanni fu soprannominato

_fasano_, ossia _fagiano_. Per attestato del Dandolo[240], in quest'anno

pagò il tributo della natura _Pietro Orseolo II_ doge di _Venezia_,

principe glorioso per avere assaissimo ampliato il dominio veneto,

sconfitti i Saraceni, e governati con somma prudenza e dolcezza i suoi

popoli. Gli succedette circa il mese di marzo _Ottone Orseolo_ suo

figliuolo, dianzi creato suo collega, non inferiore nella religione e

giustizia al padre, e ricchissimo di beni di fortuna. Ebbe egli per

moglie una figliuola di Geiza duca di Ungheria, e sorella di santo

Stefano, primo re regnante allora in quelle contrade, la quale

gareggiava nelle virtù col fratello. Era, per testimonianza di Camillo

Pellegrino[241], in questi tempi principe di Capua _Pandolfo IV_. Prese

egli per suo collega in quel principato _Pandolfo II_ principe di

Benevento, suo zio paterno. Non ne veggiamo assegnato il motivo; ma

probabilmente fu, perchè mancandogli successione maschile, volle

assicurare nei parenti suoi il principato. Abbiamo sotto questo anno da

Lupo Protospata[242] che _cecidit maxima nix, ex qua siccaverunt arbores

olivae, et pisces et volatilia mortua sunt_. Poscia aggiugne: _Mense

maii incoepta est rebellio_: il che io intendo de' Pugliesi che

cominciarono a ribellarsi ai Greci _Et mense augusti apprehenderunt

Saraceni civitatem Cosentiam_ (metropoli della Calabria) _rupto foedere

nominae Cayti Sati_, cioè del generale dei Mori. Ancorchè Ardoino re

avesse ripigliate le forze, e signoreggiasse, a mio credere, in Pavia,

pure la maggior parte delle città del regno stava costante nella

divozione e fedeltà giurata al _re Arrigo_, e fra queste Milano,

Piacenza, Cremona. _Landolfo_ vescovo appunto di Cremona ottenne in

quest'anno da Arrigo un divieto a Lamberto, abate del monistero di san

Lorenzo, situato presso a Cremona, di non poter alienare, livellare o

contrattare in altre guise i beni di qual sacro luogo senza la licenza

del vescovo suddetto, il quale poscia se ne abusò. Il diploma si dice

dato[243] _VII idus octobris, anno ab Incarnatione Domini MVIIII, anno

vero domni Henrici primi_ (scrivi _secundi_) _regis VII. Actum

Maideburg._ Dovrebbe essere l'_anno VIII_, se pure non appartiene

all'anno precedente: il che non si può comprendere per la mancanza

dell'indizione. Ho veduta un'autentica donazione fatta in Correggio alla

chiesa di san Michele, oggidì di san Quirino, con queste note: _Enricus

gratia Dei rex ic in Italia quinto, die quinto de mense octubris,

Indictione octava_, che appartiene all'anno presente. Sotto quest'anno

ancora abbiamo dal Bollario casinense[244] e dall'Ughelli[245] una

donazione fatta alla badia di santa Maria di Firenze, _anno ab

Incarnatione Domini nono post mille, pridie idus augusti, Indictione

settima_. Il suo principio è questo: _Ego quidem Bonifatius inclitus

marchio, filio domni Alberti, qui fuit comes, qui professus sum legem

vivere Ribuariorum_. Lo strumento fu stipulato _in loco Palanoro

territorio motinense_. Dove fosse questo _Planoro_ del contado di

Modena, nol saprei dire. Pianoro si trova sulle montagne di Bologna,

Pianorso in quelle di Modena. Meno poi so di qual contrada fosse

marchese questo _Bonifazio_. Cosimo della Rena nella seconda parte, a

noi promessa, ma non mai data, della Serie dei duchi di Toscana, pare

che inclinasse a crederlo duca di Toscana. Non c'è fondamento alcuno per

sì fatta opinione. I duchi, marchesi, conti e signori grandi per lo più

possedeano allora dei beni in varie parti d'Italia; nè basta una

donazione di beni privati, fatta da alcun di essi in qualche territorio,

per argomentare il dominio principesco di questo _Bonifazio_ marchese,

vivente secondo la legge ripuaria, ho io trattato altrove[246], con

crederlo discendente da quel _Bonifazio_ che già vedemmo duca di Spoleti

e marchese di Camerino, e da _Teobaldo_ parimente duca e marchese di

quelle contrade nel secolo precedente. Ma non apparisce punto se questo

giovane Bonifazio governasse marca alcuna: e certamente egli fu

personaggio diverso da _Bonifazio_, marchese padre della gran contessa

Matilda.

Annali d'Italia, vol. 4 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 24 / 277 题