Questi, che abbiamo narrati, furono in sul finir del 1779 in Europa gli

avvenimenti della guerra, dacchè la Spagna si era accostata alla lega

contro l'Inghilterra. Ma in sull'entrar del seguente, si discoprirono

presso altri potentati mali umori contro della medesima, i quali

facevano temere o di vicine ostilità dal canto loro, od almeno di poco

sicura amicizia. Avevano gli Olandesi, durante tutto il corso della

guerra, esercitato di nascosto un traffico molto profittevole, il quale

in questo consisteva che portassero nei porti della Francia le legna

acconcie alle costruzioni navali, ed oggetti necessarj all'esercizio

della guerra principalmente marittima. Di ciò avevano gl'Inglesi

notizia, ed il governo britannico se n'era spesso doluto gravemente

cogli Stati Generali, come di cosa contraria, non solo a quelle regole,

che l'Inghilterra era solita di seguire a' tempi di guerra rispetto al

commercio dei neutrali, e da questi o espressamente, o tacitamente

ammesse, ma ancora ai capitoli dei trattati di alleanza e di commercio,

che l'uno e l'altro Stato congiungevano. S'era anche il medesimo governo

doluto della protezione, che si concedeva nei porti olandesi ai corsari

sì francesi, che americani. Rispose a queste parole il governo d'Olanda,

o negando, o vagando. Tra le altre scappate si ebbe in Inghilterra

sull'entrar di gennaio l'avviso, che una numerosa carovana di navi

olandesi cariche di munizioni navali in servizio della Francia era in

via per recarsi nei porti di questa; e che per ischivar il pericolo

dell'esser intrapresa dai bastimenti inglesi, i quali in questa bisogna

stavano vigilantissimi, s'era posta a seguitar il conte Byland, che con

un'armatetta di navi da guerra e di fregate conviava un'altra conserva

di navi mercantili per alla volta del Mediterraneo. Mandavasi

dall'Inghilterra il capitano Fielding con un numero di navi sufficiente,

acciò visitasse la conserva, e quelle navi, che portassero robe di

contrabbando, pigliasse. Arrivato Fielding vicino agli Olandesi

chiedette, se gli permettesse di visitare le navi mercantili. Risposero

del no. Ciò nonostante mandò egli alcuni legni, perchè andassero a far

questo uffizio. Gli Olandesi trassero di alcune cannonate, e

l'impedirono. L'Inglese allora trasse alcuni colpi avanti prua al conte

Byland, e questi lo rincalzò con una intiera fiancata. Un'altra simile

ne mandò Fielding; l'Olandese non potendo resistere, abbassata la tenda,

si arrendè. Ma intanto la maggior parte delle navi, che portavano le

cose riputate essere di frodo, s'erano allargate, e viaggiando

velocemente recate si erano a salvamento nei porti francesi. Le

rimanenti furono arrestate. Ciò fatto, il capitano inglese fece a sapere

all'ammiraglio olandese che stava in facoltà sua di alzar di nuovo le

insegne, e di andarsene al suo viaggio. Rizzò egli bene le insegne, ma

in quanto a continuar nell'intrapreso cammino, non volle consentire.

Anzi non volendo separarsi da quella parte della conserva, ch'era venuta

in mano degl'Inglesi, l'accompagnò, ed entrò con essi nel porto di

Spithead. I bastimenti, ed i carichi furono, come di frodo, posti al

fisco. Pervenuta la notizia di queste cose in Olanda, vi si levò un

grandissimo romore. Principalmente quei ch'erano amici alla parte dei

Francesi, perciocchè a quei tempi tutta la nazione olandese era divisa

in due Sette, francese, ed inglese, si risentirono gravemente, e

gridavano, non doversi a patto nissuno un tanto insulto pazientemente

tollerare. Questo fatto fece anche cader l'animo a coloro, i quali

favorivano le cose degl'Inglesi. Si vedeva chiaramente, che

quest'affrontata sarebbe stata cagione di nuova guerra, la quale non che

temessero, forse desideravano gl'Inglesi: perchè amavano meglio la

guerra aperta, che quei soccorsi dati di soppiatto al nemico, ed avevano

posto l'occhio alle smisurate ricchezze olandesi, che o viaggiavano sui

mari colla sicurezza della pace, o stavano nelle lontane isole ammassate

senza le necessarie difese. Gli Olandesi poi non erano in modo nissuno,

e forse non sì tosto sarebbero stati apparecchiati alla guerra.

Questo caso, gli uffizj della Francia, il voler giovarsi della difficile

condizione, in cui allora si trovava la Gran-Brettagna assalita da

tanti, e sì possenti nemici, e soprattutto il desiderio di liberare a'

tempi di guerra il commercio dei sudditi dalle molestie inglesi fecero

di modo, che si stipulò tra i potentati del Nort quella solenne lega,

alla quale diedero il nome di _Neutralità armata_. Se non il primo

autore, certo, capo e guida di questa fu Caterina, Imperatrice delle

Russie, alla quale si accostarono tosto i due Re di Svezia e di

Danimarca. I primi principj di questa lega furono, che le navi neutrali

debbono poter navigar liberamente anche da un porto all'altro, e sulle

coste dei potentati guerreggianti; che tutte le robe appartenenti a'

sudditi dei potentati guerreggianti abbiano ad essere riputate libere a

bordo delle navi neutrali, eccettuate solo quelle, le quali fossero per

qualche antecedente trattato chiarite di contrabbando; che per

determinare, quali siano quelle robe, che abbiano a riputarsi di

contrabbando, l'Imperatrice Caterina si riferiva agli articoli decimo ed

undecimo del suo trattato di commercio colla Gran-Brettagna,

estendendone anche le obbligazioni a tutti gli altri potentati

guerreggianti; che per definire, quali siano quei porti, che si debbono

riputar bloccati, s'intenda, che tali debbano riputarsi quelli

solamente, avanti, e sì vicino ai quali stanzino attualmente vascelli

nemici in tal numero, che ne sia diventato l'entrarvi dentro pericoloso:

che questi principj debbano servire come regole nei processi giudiziali,

e nelle sentenze da profferirsi intorno la legalità delle prede. Questi

erano i principj fondamentali della lega, per l'esecuzione dei quali i

tre alleati determinarono, che ciascuno tenesse una parte delle sue

flotte allestita, ed in tali luoghi la collocasse, che venisse a

formarsi una seguenza non interrotta di navi dei confederati

apparecchiate a proteggere il comune commercio, ed a prestarsi

scambievolmente aiuto ed assistenza. Fermarono ancora che allorquando

una nave qualsivoglia avesse provato per mezzo delle sue scritture, che

non portasse robe di contrabbando, le fosse concessa l'accompagnatura

delle navi da guerra, sotto la custodia delle quali avesse a porsi, e

che avessero ad impedire, non venisse arrestata, o dal suo cammino

svolta. Questo capitolo, il quale attribuiva solo allo Stato

interessato, od a' suoi alleati la facoltà di giudicare della qualità

dei carichi in rispetto al contrabbando, pareva escludere il diritto di

visita tanto instantemente preteso dall'Inghilterra, contro la quale

malgrado, che si parlasse con termini generali, si vedeva manifestamente

essere indirizzato tutto questo apparato della lega. Aggiunsero gli

alleati a queste stipulazioni parole magnifiche; che difendevano i

diritti della natura e delle nazioni; che stabilivano le libertà

dell'uman genere; che procacciavano la felicità e la prosperità

dell'Europa. Per verità tutte le nazioni europee, eccettuata solo

l'Inglese, si mostrarono grandemente contente a questo nuovo disegno dei

Re del Nort, e tutte lodavano, e sino al cielo innalzavano la sapienza e

la magnanimità di Caterina seconda. Tanto era l'odio, che contro di sè

aveva concitato l'Inghilterra co' suoi portamenti sul mare. Furono i

capitoli della lega comunicati a tutti i potentati d'Europa,

principalmente alla Francia, alla Spagna, all'Olanda, all'Inghilterra ed

al Portogallo, e nell'istesso tempo gl'invitarono a voler entrar anche

essi nella lega. La Francia e la Spagna, le quali sommamente

desideravano d'intorbidare alla Gran-Brettagna l'acqua di altre parti

d'Europa, oltre le magnifiche lodi date all'Imperatrice, risposero, non

solo essere contente al venire a parte della lega, ma già avere molto

prima agli ammiragli loro e capitani di mare sì fatti ordini dato, che

già eran le massime della neutralità armata poste da loro in esecuzione,

avendo la giustizia della cosa prodotto in elle quegli effetti, che ora

coi capitoli della lega avevano i potentati del Nort confermato. Il

Portogallo per la grande introduzione, che aveva a quella Corte il nome

inglese, o dependente o fedele all'Inghilterra, se ne scusò. Le Province

Unite dell'Olanda stavano intanto deliberando quello che fosse a fare.

Già avevano i ministri britannici, o desiderando, o temendo quello che

doveva avvenire, e per fare iscoprir gli Olandesi, richiestigli,

fornissero all'Inghilterra i sussidj stipulati nel trattato d'alleanza.

Al che questi, in nome per la inevitabile tardità delle deliberazioni

loro, in fatto perchè non gli volevano concedere, non avevano fatto

ancora alcun segno di voler acconsentire. Onde il Re della

Gran-Brettagna, per toccar il fondo della cosa, e per impedire i governi

delle Province Unite, non si accostassero alla lega del Nort, col

dimostrar loro, che nonostante il numero e la potenza dei nemici, che lo

premevano, si era peraltro al tutto risoluto al venirne con essi loro

agli estremi casi, quando le antiche regole della neutralità non

osservassero, giacchè a quelle dell'alleanza soddisfare non volevano,

mandò fuori un ordine, col quale significò, che il non aver voluto

mantener gli obblighi della confederazione da parte delle Province Unite

era da riputarsi, come un rompimento dell'alleanza. Dichiarò perciò, che

quella repubblica, ed i sudditi di lei erano scaduti da quei privilegj

che il trattato d'alleanza aveva loro conferiti; e si dovevano per

l'avvenire tener in quel grado medesimo, in cui si tenevano le altre

nazioni neutrali non alleate. In questa maniera il Re britannico, anche

prima, che avesse avuto la negativa espressa alla sua richiesta, si

disobbligò dal trattato d'alleanza, sperando con questo risoluto

consiglio d'intimorir gli Olandesi sì fattamente, che non fossero per

entrar nella lega contro di sè ordita pressochè generalmente in Europa.

La cosa non ebbe effetto. Le parti francesi erano troppo gagliarde nelle

Province Unite, massimamente in quella d'Olanda tanto principale, e

nella Frisia occidentale, e gli animi vi erano troppo alterati

dall'insulto fatto al Byland. Laonde dopo molte e frequenti consulte,

tutte di consentimento concorde deliberarono, non esser da concedersi i

soccorsi richiesti all'Inghilterra; doversi dare le accompagnature delle

navi da guerra alle conserve mercantili della repubblica, di qualunque

natura ne fossero i carichi, eccettuati solo quelli, che per le

stipulazioni fatte nei trattati potessero riputarsi di contrabbando.

Accettassesi con grato animo l'invito dell'Imperatrice delle Russie, ed

a questo fine s'intavolasse un negoziato col principe di Gallitzin,

Inviato straordinario di Sua Maestà presso gli Stati Generali.

Ma l'Inghilterra trovandosi con tanti nemici addosso, e vedendo la

Russia tanto potente, e l'alleanza della quale tanto le era necessaria,

tentennare, alla proposta della lega senza volersi restringere, rispose

spacciando pel generale, ed iva dando del buono per la pace. In mezzo a

tanti e sì possenti nemici, o già scoperti o vicini allo scoprirsi, non

solo non si sgomentava, ma ancora continuava nel disegno di voler la

guerra offensiva proseguire nella Terra-ferma americana. Solo, come

abbiamo narrato, si consigliò, lasciati gagliardi presidj nella

Nuova-Jork, portarla contro le province meridionali. A questo fine, e

per abilitar Clinton alla impresa delle Caroline, era partito il mese di

maggio dall'Inghilterra l'ammiraglio Arbuthnot per alla volta

dell'America con una flotta di navi armate, e con meglio di quattrocento

vascelli da carico. Ma come prima si era scostato dalle spiagge

dell'Inghilterra, ebbe avviso, avere i Francesi sotto la condotta del

principe di Nassau assaggiato L'Isola di Jersey, situata presso le coste

della Normandia. Seguendo meglio la necessità del frangente, che gli

ordini che teneva, rimandate indietro a Torbay le conserve, si recò

coll'armata in soccorso del presidio di Jersey. Riuscì vano il tentativo

dei Francesi. Di nuovo l'Arbuthnot si avviò verso l'America. Ma tali

furono gli accidenti contrarj del tempo e dei venti, ch'egli ebbe ad

incontrare pel soprastamento fatto nell'impresa di Jersey, che penò

assai lungo tempo, prima che potesse dalle terre dell'Inghilterra

allargandosi, entrar nell'alto mare, e veleggiare alla distesa verso

l'America. Non arrivò alla Nuova-Jork, se non se in sull'uscir d'agosto.

Ma però non si mossero gl'Inglesi; perciocchè temevano di D'Estaing, il

quale si trovava allora all'impresa di Savanna. Finalmente, avuto le

novelle dell'esito di quella e della partenza dell'ammiraglio francese

dalle spiagge americane, aveva Clinton imbarcato settemila soldati, e,

scortato dall'ammiraglio Arbuthnot, era partito per all'impresa della

Carolina il giorno 26 di decembre del trascorso anno.

E non solo intendeva l'Inghilterra di volere con gagliardo sforzo

continuar la guerra sul continente americano, ma ancora difendersi, ed

offendere, secondochè la opportunità si scoprirebbe, nelle Antille. Per

la qual cosa i ministri si erano risoluti a mandar con un rinforzo di

navi e di genti in quelle spiagge l'ammiraglio Rodney, uomo, nel quale

ed essi e tutta la nazione britannica avevano una grandissima confidenza

posta. Alla qual deliberazione tanto più volentieri si accostarono,

quanto che sapevano, che i Francesi stavano per far partire a quella

volta un simile rinforzo sotto la guida del conte di Guichen. Ma però,

prima che colà si avviasse, vollero, andasse ad una impresa di molta

importanza. Dai primi tempi, in cui si era rotta la guerra colla Spagna,

avevano gli Spagnuoli assediato, e bloccato per mare e per terra la

Fortezza di Gibilterra. Era stato preposto alla bisogna dell'assedio

l'ammiraglio Don Barcelo, uomo vigilantissimo, il quale con ogni maggior

industria impediva, non trapelassero dentro munizioni di sorta alcuna.

Il presidio già incominciava a pruovare grande carestia di vettovaglie,

e molto a patirne. Nè aveva speranza di poterne ricevere dalle vicine

spiagge per mezzo dei traforelli e delle saettìe, che la diligenza de'

Spagnuoli schivassero; essendochè i Barbari, che abitano le coste

dell'Affrica, e massimamente l'Imperatore di Marocco, veduto ch'ebbero,

essere gl'Inglesi al di sotto nel Mediterraneo, si erano volti a favorir

gli Spagnuoli. Così i Gibilterrani erano a grandissima stretta di

vittuaglia, e nello stesso tempo si ritrovavano del tutto privi di

quell'abbondante procaccio, ch'erano stati usi fin là di fare sulle

vicine coste della Barbaria. Nè altra via v'era a vettovagliar la

Fortezza, sè non se dall'Inghilterra, e per mezzo di grosse

accompagnature di navi da guerra date ai bastimenti da carico. Quest'era

l'impresa, che doveva fornire Rodney. Partì dai porti d'Inghilterra in

sull'entrar del presente anno con un'armata di ventuna nave da guerra,

ed una numerosa carovana di navi annonarie. Favorì la fortuna questi

suoi primi conati. Giunto egli verso il Capo Finisterra cozzava in una

conserva spagnuola di quindici navi da carico accompagnata dalla nave di

alto bordo il Guipuscoa di 64 cannoni, da quattro fregate, e da due

altri legni minori armati in guerra. Andavano da San Sebastiano a Cadice

a fine di portar le munizioni sì da guerra che da bocca all'armata, che

in questo porto si trovava assembrata. Data loro la caccia, tutte le

pigliò di colpo, ricca, e molt'opportuna preda al vincitore. Oltre la

presa del Guipuscoa, nuova e bellissima nave, quelle da carico alcune

portavano una notabile quantità di frumento e di farine, siccome pure

altre provvisioni, munizioni da guerra, ed attrezzi navali. Le prime

condusse a Gibilterra, le navali mandò in Inghilterra, dove se ne aveva

grandissimo bisogno.

Ma un altro più grande e più prospero successo riserbavano i cieli alla

fortuna di Rodney. Il giorno 16 di gennaio, s'abbattè presso il Capo

Santa Maria in un'armata spagnuola di nove vascelli di alto bordo, la

quale sotto il governo di Don Giovanni Langara stava presso il capo

medesimo, non dubitando di pericolo alcuno, in crociata. Avrebbe

l'ammiraglio spagnuolo, se avesse voluto, potuto schivar l'incontro di

una forza tanto alla sua superiore. Ma in luogo di mandare, tosto che

discoperse dall'alto delle gagge le vele nemiche, le fregate a

sopravvedere, ed a riconoscere il numero e la forza loro, e quindi

ritrarsi ai porti, mise tosto le sue in ordine di battaglia. Quando poi,

approssimatisi vieppiù gl'Inglesi, ebbe osservato, quanto fossero di lui

più gagliardi, si affaticò per tirarsi indietro; ma già non era più

tempo. L'ammiraglio Rodney aveva ordinato a' suoi, dessero la caccia,

dimodochè potessero guadagnar il sottovento per mozzare agli Spagnuoli

la ritirata ai porti. Essendo i vascelli inglesi molto più destri al

correre, che gli spagnuoli, riuscirono nel disegno. Quindi la battaglia

diventò inevitabile. Don Giovanni si difendette con grandissimo valore.

L'aspetto delle cose era oltre ogni dire terribile. L'ora era tarda, e

già incominciava ad abbuiare; il mare grosso, e tempestoso; i vicini

scogli di San Lucar accrescevano il pericolo. In questo mezzo il

vascello spagnuolo, il San Domenico, di 70 cannoni, ardeva con orribile

scoppio. Tutta la ciurma, ch'erano bene 600 persone, perirono. Durarono

la battaglia, e poscia la perseguitazione, che ne seguì dopo la rotta

degli Spagnuoli, fino alle due della mattina. La capitana denominata la

Fenice, sopra la quale si trovava Don Giovanni, e portava 80 cannoni con

tre altre di 70, fu presa, e condotta a man salva dentro il porto di

Gibilterra. Il Sant'Eugenio ed il San Giuliano vennero anch'essi in

poter degl'Inglesi, i quali ne avevano marinati gli uffiziali, e mandato

un certo numero dei loro a bordo. Ma essendo il mare molto grosso, la

notte tempestosa, trovandosi in mezzo a scogli, e mancando gl'Inglesi di

piloti, che fossero pratichi de' luoghi, si mettevano nella discrezione

degli Spagnuoli, i quali da vinti diventati vincitori ricondussero le

due navi nel porto di Cadice. Due altri vascelli grossi, ed altri più

sottili, quantunque grandemente danneggiati, nel medesimo porto si

ricoverarono. Il giorno seguente ebbero gl'Inglesi molta fatica per

sbrigarsi dalle secche, e per arrivar di nuovo nell'alto e profondo

mare. Fu Don Giovanni ferito gravemente. Ottenuta la vittoria arrivò

Rodney a Gibilterra, ed ebbevi in poco tempo scaricate tutte le navi

annonarie, in guisa che non solo fu sollevata la carestia dei viveri,

ch'era dentro la Fortezza, ma di più fu essa posta in grado di poter

sopportare senza nuovi aiuti un lungo assedio. Riempiuti con tanta

utilità della patria, e con non minore sua gloria gli ordini del Re,

verso mezzo febbraio si mise, siccome gli era stato commesso, tra via

con una parte della flotta alla volta delle Antille. Il rimanente in un

colle prede della Spagna viaggiava verso l'Inghilterra sotto la condotta

del Sotto-ammiraglio Digby. La fortuna, che s'era tanto propizia

dimostrata agl'Inglesi nell'andata loro a Gibilterra, gli volle anche

nel ritorno loro favoreggiare. Il giorno 23 di febbrajo discoprì Digby

in lontananza una flotta consistente in molte navi francesi di

differente grandezza. Quest'era una conserva, che se ne iva all'Isola di

Francia scortata dal Proteo e dall'Aiace, l'uno e l'altro di 64 cannoni,

e dalla fregata la Charmante. Governava il tutto il visconte

Du-Chilleau. Accortosi questi degl'Inglesi, con ottimo consiglio comandò

tostamente all'Aiace, ed alla più parte della conserva, si schivassero,

e velocemente per di dietro si difilassero. Egli poi da fronte raccozzò

in un gomitolo la sua propria nave il Proteo, la fregata, ed alcuni

altri legni più piccoli, e ciò affinchè il nemico, ch'era tuttavìa

lontano, ingannatosi, lo scambiasse per tutta la conserva. Lo

scaltrimento ebbe l'effetto, che se ne aspettava. Digby, non accortosi

dell'Aiace, e del grosso della conserva che se ne andavano, perseguitava

il Proteo. Fuggiva questo sì rattamente che non sarebbe stato preso. Ma

cadutogli un calcese, e perciò rallentatosegli l'abbrivo, sopraggiunsero

gl'Inglesi e lo pigliarono. Vennero anche in poter loro tre navi da

carico. Tale fu la riuscita della spedizione di Rodney a Gibilterra. Se

ne fecero in Inghilterra molti rallegramenti, sia per la cosa in se,

ch'era d'importanza sia perchè erano queste le prime felici novelle, che

da lungo tempo vi fossero pervenute. Il Parlamento rendè pubbliche ed

immortali grazie a Giorgio Rodney.

In questo modo l'Inghilterra, mentre dall'un canto sì difendeva da' suoi

nemici in Europa, n'incamminava dall'altro alle offese tanto contro i

Repubblicani sulla terra-ferma d'America, quanto contro i Francesi e gli

Spagnuoli nelle Antille. La risoluzione sua di voler durare contro tanti

e sì possenti nemici aveva riempiuto gli uomini di maraviglia. Tutti

lodavano grandemente la costanza degl'Inglesi, come di persone valorose,

e d'alto animo fornite. Gl'Inglesi, dicevano, essere il pregio e l'onore

d'Europa. Essi avere con eterna gloria loro dimostrato, come non pure

non si debba cedere all'avversa fortuna, ma eziandio in che modo opporsi

e resister si possa ad un nemico superiore di numero e di forze, essi

rinnovar ora l'esempio dì Luigi decimoquarto, Re di Francia, il quale

non solo non si smarrì, ma fe' testa, e combattè valorosamente contro

tutta l'Europa insieme congiurata a' suoi danni; essi imitare le recenti

geste di Federigo Re di Prussia, il quale non perdutosi punto d'animo

alla possente lega contro di lui ordita, quella aveva non solo

combattuto, ma ancora superato e vinto. Quegli stessi, i quali i

consigli presi dall'Inghilterra contro gli Americani biasimato ed

abbonito avevano, maravigliosamente ora la magnanimità britannica

lodavano. Queste cose diceva e pensava l'universale dei popoli. Ma gli

uomini prudenti, i quali più addentro penetravano nella verità delle

cose, comechè lodassero anch'essi la costanza inglese, tuttavia nè a

quella di Luigi decimoquarto, nè a quella di Federigo secondo

l'uguagliavano; stantechè essendo l'Inghilterra una isola, non si possa

se non se difficilissimamente nelle sue più interne parti, le quali

danno vigore e vita a tutta le altre, assaltare; e le battaglie navali

non siano altrettante determinative, quanto le terrestri. Ma in

Inghilterra veramente pareva, crescesse in un colla grandezza del

pericolo l'ardore e l'ardimento dei popoli. Quei medesimi, i quali le

deliberazioni dei Ministri rispetto all'America fin là condannato

avevano, e tuttavia condannavano, andavano sclamando; questo non essere

il tempo da far le pazzie. _Leviamci_, dicevano, _costoro da dosso, e

poi chiariremo questa partita tra noi_. S'accordavano i privati tanto

nelle più conspicue città, quanto nel contado a pagar grosse somme di

danaro per levar genti, ed ordinarle in compagnie e reggimenti. Nè solo

i privati, ma ancora i corpi politici o mercantili gareggiavano tra di

loro per concedere allo Stato la volontaria pecunia. La Compagnia

dell'Indie orientali presentò il governo con una somma bastante a levare

e spesare seimila marinari, ed offrì del suo tre vascelli di 74 cannoni.

Quindi si davano grossi caposoldi a coloro che volevano porsi sotto le

insegne in servizio del Re sì per mare che per terra. Correvano e per

questa cagione, e per amor della patria, e per odio ai Francesi ed agli

Spagnuoli numerosamente i marinari alle navi; si riempivano le compagnie

delle genti di terra, e le bande paesane con ardore maraviglioso si

ordinavano in ogni canto, e nell'armi si esercitavano. Ogni cosa in moto

per alla guerra contro i Borboni. Tutte queste cose, che si risapevano

in Europa, fecero di modo, che le nazioni, le quali da principio, quando

avevano veduto tutta la Casa dei Borboni congiurarsi e muoversi a' danni

dell'Inghilterra, e questa restar sola alle percosse di tutto il mondo,

credettero, difficilmente essa potere a tanta piena resistere, ora

venissero in questa sentenza, che l'evento della contesa, quando la

fortuna aiutasse il suo ardire avesse a riuscire, se non alla medesima

favorevole, sicuramente almeno dubbio ed incerto.

FINE DEL VOLUME TERZO

TAVOLA DELLE COSE CONTENUTE NEL TOMO TERZO

LIBRO OTTAVO _pag_. 3

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3 · 第 30 / 31 段