In questo mezzo tempo trovavasi Washington molto coll'animo travagliato,

e pieno di amaritudine sì per le cose sopraddette, che per certi

maneggi, che contro la persona sua si andavano facendo. Gli uomini

impazienti, i quali vorrebbono, che con quella prestezza si terminassero

le cose, colla quale si desiderano, e gli ambiziosi, che sono sempre

pronti per innalzare sè stessi, ad attribuire altrui le colpe della

fortuna, o gli effetti della necessità, andavano via spargendo su pei

canti, o nelle gazzette stampando, che le disgrazie avute i due

precedenti anni nella Cesarea e nella Pensilvania dovevansi meglio

dall'insufficienza del capitano generale, che da tutt'altra cagione

riconoscere. Rammentavano le vittorie di Gates, il quale molto a

Washington preponevano, ed ivano gloriando, di quanto valore, di quali

alte imprese fossero gli Americani capaci, quando da un eccellente

capitano gli eserciti loro fossero governati. Nè solo questi schiamazzi

si facevano dagli uomini privati, ma anzi il mal umore andava anche

serpeggiando fra gli statuali, e già aveva trapelato in alcune assemblee

degli Stati, tra mezzo l'oste, ed infine nel congresso medesimo. Pareva,

si avesse in mira di voler tanto disgustare Washington, che si mettesse

da per sè stesso giù dall'impresa, chiedendo licenza; ed allora voltare

tutta la grandezza di lui a Gates. Che poi questi abbia tramato questa

pratica cogli altri, la cosa è incerta, e si penderebbe al no, se si

considera la rettitudine e la candidezza dell'animo suo, che invero

erano molto conspicue. Ma l'ambizione, la quale è un affetto assai

sottile, e che penetra in ispecie di virtù, corrompe e contamina troppo

spesso gli animi più generosi. Certo è bene, che Gates n'era

consapevole, e lasciava fare. Forse ancora credette, e con esso lui

credettero alcuni dei promovitori di questo maneggio, che veramente

Washington non fosse abile a sostener tanto peso, ed intendevano colla

dimessione di questo salvar la patria. Noi però per quel rispetto, che

si debbe avere alla verità, siamo in debito di dire, che i principali

autori, poco curandosi di patria, o di non patria, ciò facevano pel

biasimevole motivo dell'ambizione, avendo in animo di metter sè stessi,

o gli amici loro nel luogo altrui. Fra questi il primo era Conway, uno

de' più scaltri aggiratori, e de' più inquieti briganti, che dall'Europa

siansi a quei tempi trasportati in America. Tempestando egli, e non

lasciando vivere, nè tener i piedi in terra ad alcuni membri del

congresso, e gridando e schiamazzando, che non vi era nell'esercito

americano di nessuna disciplina, che bene fosse, e che non vi si avevano

due reggimenti, che armeggiassero di somiglianza, nè due uffiziali in

ciascun reggimento, i quali sapessero essi stessi eseguire, o far

eseguire agli altri gli armeggiamenti, tanto aveva e detto e fatto, che

il congresso lo aveva tratto inspettore e maggior generale. Il ch'era

stato cagione di molto scalpore nel campo; ed i brigadieri generali

rimostrarono. Questi volendo a' suoi fini arrivare, e uomo audace

essendo senza niun freno, o barbazzale avere, diceva di Washington tutto

quel male che sapeva e poteva. E come suol accadere nelle disgrazie,

facilmente trovava chi gli credea.

L'assemblea della Pensilvania fu la prima a rompere il diaccio; e quando

si divulgò, che Washington era per condurre i suoi soldati alle stanze

di Valle-fucina, presentò una rimostranza al congresso, censurando

fortemente questo consiglio del generale, e con aspre parole dolendosi

del modo, col quale aveva governata la guerra. Erano i Pensilvanesi

venuti in molto mal umore per la perdita della città capitale della

provincia, non ricordandosi della grettezza, colla quale erano proceduti

nel fornir l'esercito d'uomini e di munizioni. Si credette altresì, che

i deputati massacciuttesi al congresso, e principalmente Samuele Adams,

o che non potessero sgozzare che fosse stato nominato a capitano

generale di tutti gli eserciti un Virginiano con esclusione dei generali

massacciuttesi, che a quel tempo uguale, o forse maggior nome di uomini

di guerra avevano, che Washington non aveva; o che i medesimi, siccome

quelli, che in questa causa americana ardentissimi erano, non si

soddisfacessero di quella pacatezza del capitano generale, e

desiderassero per Capo dell'impresa un libertino più vivo e più

risentito, avessero in animo di far instanza, acciocchè si ricercassero

le cagioni della guerra infelicemente amministrata negli anni 1776 e

1777. Ciò non ebbe effetto. Si creò bene un maestrato sopra la guerra,

del quale furono fatti Capi i generali Gates e Mifflin, l'uno e l'altro,

se non erano, creduti essere fra gli autori della trama tessuta contro

Washington. Lettere anonime andavano attorno, per le quali gli si

levavano i pezzi, e gli si attribuiva e l'infelicità della guerra

cesariana e pensilvanica, e la misera condizione, alla quale erano

ridotte le genti nei quartieri d'inverno. Una ne fu indiritta a Laurens,

presidente del congresso, piena di gravi accusazioni contro il generale,

ed un'altra somigliante all'Enrico, governatore della Virginia, le quali

ambidue inviarono a Washington. Del ch'egli, che era per natura d'animo

franco ed assuefatto a resistere alle percosse più gravi della fortuna,

mirabile temperanza mostrando, non si alterò nè poco nè punto. Nè

maggiormente si passionò ad un altro disegno del congresso, ordito

d'accordo col nuovo maestrato sopra la guerra, forse per far vedere, che

sapeva far da sè, o perchè avesse veramente molto rimesso di quella

fede, che aveva nei tempi andati in lui collocata. Era questo disegno

una nuova spedizione contro il Canadà, alla quale avevano in animo di

preporre il marchese de La-Fayette, siccome francese, e di tanto nome,

dovendosi far la guerra in una provincia stata testè francese. Nel che

forse coloro, che mestavano in questa bisogna, ebbero anco per mira,

spiccando La-Fayette da Washington, di tôrre al capitano generale questo

scudo, che il difendeva contro i colpi loro. Dovevano sotto i suoi

ordini militare appunto quel Conway, ed il generale Starke. Washington

ricevette ordine senz'altra informazione intorno l'impresa, della quale

in nessun modo era stato fatto consapevole, di far marciare il

reggimento di Hazen composto di Canadesi alla volta d'Albanìa. Il che

eseguì prontamente. Arrivato il marchese in Albanìa, dove le genti

dovean far capo grosso, non vi trovò preparamento di sorta alcuna, nè

uomini, nè armi, nè munizioni. Ne scrisse al congresso. Fu lasciato

cadere il tentativo. Fu fatto abilità a Washington di chiamare al campo

il marchese. Quanto a Conway fu lasciato stare. Poco poi, vedutosi

caduto in disgrazia dell'universale pe' suoi superbi modi, e per le cose

fatte contro Washington, chiese, ed ottenne la licenza. Fu eletto ad

inspettor generale in suo luogo il barone di Stuben, uffiziale prussiano

di buon nome, il quale ripieno della disciplina di Federigo secondo,

imprese ad insegnarla ai soldati del congresso. Quindi ne nacque, che

gli Americani ottimamente ammaestrati impararono uniformi ordini di

armeggiare, e molto ne profittò la disciplina loro.

Non si potrebbe dire, quanto tutto l'esercito, ed i migliori cittadini

si risentissero all'udire di queste pratiche contro il diletto capitano

loro. Si levò un romore universale contro gl'intrigatori. Conway non si

ardiva più mescolarsi tra i soldati, i quali lo volevano manomettere. Si

riparò a Jork di Pensilvania, dove il congresso faceva a quel tempo la

sua residenza. L'istesso Samuele Adams, il quale, probabilmente tratto

da que' suoi vivi spiriti a prò della libertà, queste cose faceva a fin

di bene, girava alla larga dai soldati e dagli uffiziali, temendo

anch'egli nol mettessero per la mala via. Il congresso poi, quantunque

fosse venuto, a ciò indotto dai maneggi e dalle instanze di coloro fra i

suoi membri, che volevano lo scambio del capitano generale, alle

raccontate provvisioni, tuttavia, sapendo benissimo, di quanto danno

riescono negli affari di Stato i cambiamenti fatti alla leggiera, e

considerato anche, che non mai la Francia, l'intervenimento della quale

si sperava fra breve, avrebbe in un uomo inglese, quantunque fedele,

quale Gates era, quella fede posta, che di già aveva grandissima

nell'Americano; e che se forse alcuno uguagliava in fatto di perizia

nelle cose della guerra Washington, questi però tutti avanzava in fede,

la rettitudine, in bontà, e soprattutto in estimazione presso i popoli e

presso i soldati, tenne il fermo, e non fe' nissuna sembianza di voler

tôrre il supremo grado al suo provato capitano.

Ma Washington, al quale tutte le narrate pratiche non erano ascose, non

solo non se ne sgomentava, ma non se ne alterava; e non che si mettesse

in mal umore contro la sua patria, siccome soglion fare in simili casi

gli uomini, o deboli di mente, od ambiziosi, nulla rimetteva del suo

zelo nel far ciò, ch'egli credeva al debito suo appartenersi. Certamente

mostrossi in questa occorrenza molto vincitore di sè medesimo, e diè

pruova di animo temperato e costante. Si trovava egli in mezzo ad uno

esercito perdente, penurioso di ogni bene, afflitto dalla presente fame.

Risplendeva nel medesimo tempo Gates per la fresca vittoria, e per

l'antica fama della militare sperienza. I diarj pubblici lo laceravano,

le lettere anonime lo accusavano, i Pensilvanesi nelle lettere pubbliche

acerbamente il riprendevano, i Massacciuttesi gli puntavano addosso, il

congresso stesso nicchiava, e pareva lo volesse disgradare. In tanto

impeto dell'avversa fortuna conservava egli non solo la stabilità, ma

ancora la serenità della mente sua, e pareva, che tuttavia interamente

della patria, nè punto di sè stesso fosse sollecito. Scrisse il dì 23

gennaio da Valle-fucina, che nè l'interesse, nè l'ambizione lo avevano

al pubblico servigio condotto; che il comando aveva accettato richiesto,

non richiedente, e con quella sfidanza di sè medesimo, la quale in un

uomo del tutto ignaro s'ingenera dal conoscere sè stesso inabile a

riempir meritevolmente quelle parti, che commesse gli sono; che per

quanto era stato in sua facoltà, aveva il debito suo adempiuto, ed alla

proposta meta risguardato tanto dirittamente, quanto l'ago calamitato

risguarda; il polo che tostochè, o il pubblico più non gradisse i suoi

servigj, od altri si trovasse più idoneo di lui per soddisfare

all'aspettazione, lascerebbe il timone, ed alla privata condizione

ritornerebbe con quel piacere stesso, col quale l'affaticato pellegrino

dopo un pericoloso viaggio arriva alla terra santa, od al porto della

speranza; che desiderava bene, e santamente, che quegli, il quale dopo

lui verrebbe, più prosperevoli venti incontrasse e minori difficoltà;

che s'ei non aveva cogli sforzi suoi all'aspettazione del pubblico

soddisfatto, nissuno più di lui ciò lamentava; ma che solo di presente

voleva aggiunger questo, che verrebbe un dì, in cui il nascondere le

circostanze dell'America non gioverebbe più oltre la pubblica causa; e

che fin là non sarebbe tra i primi a disvelare quelle verità, le quali

la danneggierebbero, quantunque dal suo silenzio potesse il nome suo

ricevere nocumento. Queste ultime cose diceva, intendendo di parlare

delle segrete mene degli ambiziosi, e dei brutti aggiramenti dei

rapinatori, degli sciupatori, e di tutti coloro, i quali l'esercito a sì

compiuta inopia, ed a quelle fatali strette ridotto avevano. Da questa

compostezza del Washington in sì travaglioso accidente imparino tutti

gli statuali, che non si debbono colla stregua dell'amor proprio le

ricompense cittadine, ed il favore pubblico misurare; e che se i

reggitori delle nazioni sono spesso ingrati, i meritevoli cittadini

possono trovare, e conforto, e gloria nel non dispettar contro la

patria.

Nè solo nelle presenti difficoltà vinceva Washington sè stesso, ma

sovente ancora consultava, e scriveva al congresso sul modo, col quale

avesse a maneggiarsi quella guerra, e sulle cose occorrenti per riempir

le compagnie, e fare, che alla vicina stagione dell'uscire alla campagna

si rifornisse l'esercito di tutto quello che abbisognava. Sapevasi, che

il generale britannico aspettava grossi rinforzi d'Europa; ed avrebbe

voluto ricominciar la guerra, ed assaltarlo prima che fossero arrivati.

Era questa cosa di somma importanza, e perciò non cessava con frequenti

lettere al congresso, ed ai governi degli Stati di esortare, che non si

perdesse tempo, che si facessero immediatamente le provvisioni.

Avrebbero l'uno e gli altri voluto soddisfare ai desiderj del generale;

ma le deliberazioni si fanno di necessità lentamente nei governi

popolari; e quello che doveva essere apparecchiato nell'entrar della

primavera, nol fu, e tuttavia scarsamente, che nel corso della state. La

composizione stessa, o sia gli ordini dell'esercito furono stabiliti,

acciocchè tutte le membra e parti sue fossero uniformi e corrispondenti,

se non sul finir di maggio. Imperciocchè prima vi si osservava una gran

difformità tanto nei reggimenti di differenti Stati, quanto nei diversi

reggimenti dello Stato medesimo; dal che ne veniva il militare servizio

molto danneggiato. Ma per un decreto dei 27 maggio le fanterie, i

cavalli, gli artiglieri, e gl'ingegneri giusta una sola e comune norma

per tutte le parti dell'esercito furono ordinati. Avrebbero

quest'indugiamenti grandemente potuto nuocere alle armi americane, se

non che le cose che sopravvennero, impedirono i capitani britannici di

poter sì tosto, come avrebbero desiderato, osteggiare. Solo si

contentarono di far correre dai soldati leggieri i contorni di

Filadelfia, e le vicine terre della Cesarea, a fine di foraggiare, e di

aprir le vie. Nelle quali affrontate, nulla, che notabil fosse, succedè,

se non che una presa di Inglesi venuti improvvisamente addosso ad una

mano di Americani nel mese di marzo ai ponti di Quinton e di Hancock,

senza stare altrimenti a dar quartiere a coloro, che si arrendevano, o

che non si difendevano, tutti gli ammazzarono barbaramente. Fecero anche

gl'Inglesi a questo tempo un'impresa su per la Delawara per guastar i

magazzini pubblici a Bordentown, e per pigliare, od ardere il navilio,

che gli Americani avevano ritratto su pel fiume tra Filadelfia e

Trenton. L'una cosa e l'altra succedette loro felicemente. Vollero

finalmente assaltare improvvisamente il marchese de La-Fayette, il quale

si era posto a campo a Baron-hill sulla sinistra dello Schuyl-kill con

una grossa mano di soldati. Ma riuscì vano il tentativo: poichè egli con

mirabile industria e celerità se ne sbrigò, benchè sul principio la

fazione fosse succeduta prosperamente agli Inglesi condotti dal generale

Grant.

Mentre le cose in terra andavano a questo cammino, molto eziandio si

travagliava sul mare, dove ogni dì guadagnavano gli Americani

riputazione. Mostraronsi essi nelle imprese marittime sì fattamente

arditi ed operosi, che il commercio britannico ne ricevette incredibil

danno. Dal 1776 in poi predarono nei mari d'America da cinquecento navi

inglesi di diversa maniera e grandezza, cariche di molte e preziose

mercanzie. Venne poscia a tanto l'ardimento loro, che le coste istesse

della Gran-Brettagna non erano esenti dagl'insulti loro, dove vi

facevano ogni giorno ricche prede. Non è però, che le navi del Re non

facessero anche esse il debito loro, e le americane non intraprendessero

sui mari tanto d'America, quanto d'Europa. Ciò non di manco gli

Americani ne stettero in capitale.

In questo frattempo era arrivato a Filadelfia il cavaliere Enrico

Clinton, al quale doveva rimanere il governo supremo delle cose del Re

in luogo di Guglielmo Howe, il quale se ne ritornava in Inghilterra.

Aveva questi chiesto licenza, essendo scontento dei ministri, perchè non

gli avessero mandati tutti que' rinforzi, ch'ei credeva alla somma delle

cose necessarj; ed i ministri gliel'avevan concessa di buon grado,

essendo poco soddisfatti di lui, perchè non avesse più efficacemente

cooperato con Burgoyne, nè con quella vigorìa amministrato la guerra,

ch'essi avrebbero desiderato. Certamente ei si può lodare piuttosto,

come prudente, che come ardito capitano. E se merita commendazione per

la prontezza, o perizia, veramente singolari, colle quali quelle fazioni

condusse, che imprese a fare, forse non potrà sfuggire il biasimo di non

averne tentato maggiori e più rilevate. In sul principio della guerra,

quando più ardevano gli animi in America, e quando, non avendo ancora

gl'Inglesi tutte le forze loro raccolte, si aspettavano per essi i

grossi rinforzi, forsechè quella circospezione, e quel voler menare la

guerra lenta erano opportuni; perchè mai non si dee tutta la fortuna

cimentare con una parte delle forze, e meglio è assaltare il nemico,

quando già i sangui sono raffreddi. Ma allorquando già era in molti fra

gli Americani, consumati dalle spese, dalla lunga guerra, dalla carestia

di ogni cosa, cresciuta la voglia di ritornare alle prime condizioni, e

ch'erano arrivati tutti quegli aiuti, che si potevano aspettare, ei

doveva riporre tutta la speranza della vittoria nella celerità, e nel

terrore di una subita guerra. Il quale consiglio tanto più

volonterosamente doveva, secondochè appare, abbracciarsi, in quanto che

oltre la probabilità della vittoria, che in un fatto giusto sempre stava

in favore degli Inglesi, la disfatta totale dell'esercito del congresso

avrebbe, se non certamente, almeno verisimilmente prodotto la totale

soggezione dell'America, mentre dall'altra parte la rotta dell'esercito

inglese non avrebbe reso gli Americani più ostinati di quello che erano,

e nulla di più, massimamente dopo la capitolazione di Saratoga, avrebbe

aggiunto ai consiglj del governo francese, i quali di già manifestamente

tendevano alla guerra. Così colla vittoria decisiva si acquistava più,

che non si perdesse per la decisiva sconfitta. Era Howe, e voleva essere

tenuto molto tenero della vita de' suoi soldati, dovendogli venire di

così lontano le reclute; e forse temeva, che, quando avesse combattuto

infelicemente in una battaglia campale, i popoli sarebbersi levati a

stormo, ed avrebbero spento del tutto le reliquie del rotto esercito. Ma

un tale disfacimento non era probabile ad avvenire con tali soldati e

capitani; ed oltre a questo in ogni disfavore, che fosse sopravvenuto,

avrebbero i suoi potuto avere un sicuro ricetto sul navilio, quando si

fosse fatto la massa generale in luogo, al quale questo avesse potuto

accostarsi. Ad ogni modo le cose erano a quei tempi giunte a tale, che

si doveva mettere una gran posta; poichè nella continuazione della

guerra si scorgeva, intervenendo la Francia, pressochè certa la

separazione dell'America. Quale però di questo sia la verità, era Howe

certamente di animo alto e gentile, e le enormità commesse dalle sue

genti aveva più desiderio, che facoltà d'impedire, a motivo di quei

oltracotati lanzi, che non si potevan frenare a patto nessuno. Cortese

cogli uffiziali, umano coi soldati, moderato e non sanguigno, era da

tutti e amato e riverito grandemente. Innanzichè partisse, vollero gli

uffiziali fargli una festa, che riuscì molto splendida, la quale

chiamarono, consistendo ella in giostre, torneamenti, processioni,

addobbi, archi di trionfo, ed onorevoli iscrizioni di ogni maniera,

_meschianza_. La sera si arsero panegli, si trassono i razzi, e si

accesero i fuochi lavorati assai magnificamente. Partì poi Howe pochi

giorni dopo, e portato dalla fregata l'Andromeda, felicemente arrivò il

secondo di luglio a Londra, dove i ministeriali lo lacerarono

aspramente, gli oppositori lo innalzarono fino alle stelle.

FINE DEL LIBRO OTTAVO

LIBRO NONO

[1778]

Storia della Guerra della Independenza degli Stati Uniti di America, vol. 3 · 第 10 / 31 段