Ebbrezze, e tormenti crudeli; trepidazioni e speranze; rimorsi e
ribellioni; pronte risoluzioni, distrutte da non men pronti
pentimenti; si divisero l'anima di Mario per alcuni giorni. Ma sul bel
viso di lei non si contrasse un muscolo; vi si leggeva la placidità
dell'innocenza, come se l'adulterio non v'avesse impresso un marchio
di vitupero. Era più gaia, più ciarliera del solito. Una volta arrivò
al punto di far l'imbroncita col marito, a proposito d'una bella
ragazza, figlia del curatolo di Biavalle, ch'egli raccontava,
guardando la moglie con un sorriso fine, avergli fatto sempre un mondo
di gentilezze: e a Mario che la guardò stupefatto, essa dette
un'occhiata lunga e ardente, una vera occhiata felina.
Non rumori, non trepidazioni, non pentimenti; nemmeno un senso di
pietà per l'uomo che l'aveva beneficata! provava la soddisfazione
d'essere finalmente riuscita nel suo intento, attaccando al suo carro
Mario, un nobile, innamorato per di più d'una graziosa fanciulla; il
piacere d'aver sollevato un velo a cui non era permesso toccare. Ciò
che, con Eva, ha spinto sempre tutte le donne ad assaggiare il frutto
proibito. E a poco a poco, e per l'abito alla colpa, e perchè
ammaliato sempre più dai vezzi della sua complice, e per l'esempio di
tanta sua indifferenza e arditezza, e per il desiderio di godere anche
lui i piaceri cocenti di quell'amore, senza l'amaro di molesti
pensieri, nell'animo del Furlani venne operandosi un mutamento rapido,
che lo condusse a imporre silenzio alla coscienza, con una scrollata
di spalle; e se questa non bastasse, a imbavagliarla con la solita
massima «il mondo è andato sempre così.»
S'univano due o tre volte al giorno nel chioschetto, si baciavano a
ogni passo sotto gli alberi del giardino, o coltivando i fiori. Il
timore di potere esser veduti accresceva a mille doppi la voluttà di
quegli abbracciamenti, anzi in quell'occasione, essa aveva un certo
modo di guardarsi attorno spaurita, fatta pallida a un tratto, che
all'amante piaceva assai.
Il marito, sempre dedito agli affari, non scendeva in giardino che
rarissime volte; la serva, sopraccarica di lavoro, aveva tutt'altro
per il capo che di divertirsi a passeggiare; il cuciniere preferiva la
via de' Ficarazzi, in giardino non c'erano taverne. Solo il
giardiniere ci veniva una volta alla settimana, per lo più di sabato:
dava l'acqua alle piante, rastrellava le foglie e i ghiajottoli de'
viali, sarchiava l'aiuole, trapiantava dei fiori dove ce n'era
difetto. Essi lo sapevano, e quel giorno eran più cauti.
Accecati dalle prime ebbrezze della colpa non s'accorgevano però d'un
pericolo che stava sospeso sulle loro teste come la spada di Damocle:
donna Maricchia. La cameriera era entrata in sospetto, e li spiava
dalla mattina alla sera, verde come l'aglio, tanta era la rabbia che
se la mangiava dentro. Non le importava tanto del cavaliere che s'era
fatto gioco di lei, s'arrovellava maledettamente per la gioia
clamorosa del cuciniere, al quale, in un momento di vanità, aveva
fatto capire che le cose erano inoltrate.
--Signora cavalieressa! le diceva ora a tutto pasto quel figliuol
d'una buona donna: e le dava dell'eccellenza, e la faceva un inchino
canzonatorio, e poi si teneva le costole dal ridere.... L'avrebbe
strozzato!
Ma non potendo, si sfogava sputando veleno contro la padrona. Oh, la
femminaccia! non era credibile! Non aveva camicia quando la sposò il
padrone, e lo ricompensava a quel modo quel povero signore! bisognava
che l'avesse nel sangue la cialtrona.... E lui, che bell'amico! Un
bell'ambo davvero!
E sfilava la corona senza badar punto che ci fosse a sentirla: sicchè
ben presto, come suol succedere, il segreto di pochi diventò il
segreto di molti.