Per un paio d'anni le cose andarono proprio bene: Serena cantava
sempre come un'allodola, ed ora era la casa di Peppe ch'era pulita
come un soldo, e quella del curatolo che non si sarebbe riconosciuta
più: sì che il babbo e la mamma, quando andava da loro la domenica, se
la mangiavan dalle carezze la figliuola, e piagnucolavano, dicendo che
avevano perduto il loro braccio destro.
Peppe faceva la sua giratina in campagna, tornava la sera, e portava
alla moglie quando delle quaglie, quando una lepre, o una pernice, o
delle erbe per la minestra, pur di non presentarsi a mani vuote. Essa
gli porgeva il bimbo, egli lo prendeva in braccio, lo sballottava, lo
baciucchiava, faceva un po' il chiasso con lui, poi lo ninnava e
andava a metterlo a letto. Allora la mamma cominciava il rosario. In
quel mentre Serena, rispondendo con la sua voce argentina ai _pater_,
_ave_ e _gloria_ che la vecchia biascicava con gravità, ammaniva il
desco, trovava il tempo di dare una occhiata al bimbo che dormiva
nella stanza vicina. Si faceva un po' di cena, chiacchierando con
quella schietta allegria di chi ha l'animo tranquillo e la coscienza
netta, e si andava a letto.
Ma a un tratto, senza alcuna causa apparente, entrò il diavolo in
casa. Non più lepri, nè pernici, nè erbe per la minestra. Peppe
arrivava tardi, tutto accigliato, andava ad appoggiar lo schioppo al
solito angolo nella sua camera, sedeva al desco senza nemmen levarsi
il cappello, e durante la cena, a fare assai, poteva dire una diecina
di parole, egli tanto ciarliero! Poi diventò bisbetico, si stizzì a
ogni nonnulla, e quel malumore inesplicabile crescendo sempre,
cominciò col dare un calcio al cane, senza un perchè, e finì con
battere la moglie. La mamma in prima l'ammonì, poi lo sgridò
fortemente, perchè quelle porcherie a lei non le andavano. Ma fu fiato
buttato.
Serena piangeva e taceva. Le sapeva male alla poveretta che il
vicinato venisse a trapelar qualche cosa: aveva detto le tante volte e
con tanto piacere che il marito le voleva un bene dell'anima!
Tuttavia di quel mutamento non se ne poteva dar pace. Che aveva Peppe
per non volerle più bene, per arrivare al punto di batterla? essa non
gli aveva fatto nulla. Punto linguacciuta; sommessa sempre;
affezionata, chè non vedeva lume che per gli occhi di quell'ingrato;
non se ne stava con le mani in mano come fan tante, anzi era accurata e
attiva in casa.... Perchè dunque?... Perchè?... E in quell'almanaccare,
e in quel supporre, un pensiero venne come un baleno, a far sussultare
tutto l'essere della poveretta: «egli l'ingannava!» Il mutamento
repentino.... il dare in escandescenze senza un perchè.... il suo
malumore, lo starsene taciturno, egli, per solito così ciarliero e
allegro.... tutto.... tutto lo provava luminosamente!
Doveva finir così: il lupo perde il pelo ma non il vizio! Ah, lo
scellerato! aveva cambiato la faccia di sua moglie per quella d'una
femminaccia.... E non eran due anni che s'erano sposati! Gliel'avevano
predicato i suoi: bada, Serena, è uno scapestrato che suol fare d'ogni
erba un fascio; non ha camicia addosso; ti prende per la dote; un
giorno o l'altro ti disprezzerà, vedrai. Essa aveva fatto la sorda, e
quel giorno era venuto. Ora non avrebbe più pace.
E stimolata dalla gelosia, si dette in gran moto per cercar
d'appurare. Tastò le vicine; adoperò tutti i sotterfugi, per non
destar sospetto, e metterle in guardia, e finalmente riseppe qualche
cosa, immaginò il resto, esagerandolo.
Già a scoprir gli altarini fu una sua amica che ce l'aveva col marito,
perchè da ragazza l'avrebbe voluto lei. Essa non si fece pregare,
tanta era la voglia che n'aveva; l'avrebbe fatto l'istesso un giorno,
anche se la giovane non avesse dato quel passo. Compare Liberto
Campagna il carbonaio, una sera, aveva visto, quel che si dice visto
co' propri occhi, Peppe dietro una macchia, con Rosa, la figlia del
_su_ Cicco Ricovási, e si baciavano. Che voleva di più!
Serena tornò a casa, che pareva, una morta. La vecchia era in cucina a
risciacquar le stoviglie. E il bimbo che si trastullava col gatto,
conosciuta la madre al passo, le venne incontro con le braccina in
aria, ciampicando.
--Mamma.... mamma.... mammuccia.
Essa lo prese in braccio, lo coprì di baci, poi se lo strinse al
petto, e scoppiò in pianto. E il piccino, che non sapeva cosa avesse
la mamma, fece il greppo e si messe a piangere anche lui.
Ma parve che al contatto di quel corpicino, alle lacrime di
quell'innocente, Serena riacquistasse tutte le sue forze: e
balbettando parole di tenerezza rotte da' singhiozzi, cercò
d'acquietarlo, gli asciugò gli occhi febbrilmente, asciugò pure i
suoi, sorrise anche per mostrare che non aveva più nulla. Ma un
pensiero le era sorto nella mente: lascerebbe il marito.... Non sul
momento però.... voleva rinfacciargli prima il suo tradimento, godere
della sua confusione.... E in cor suo sperava ch'egli s'avesse a
discolpare.
Aspettò rodendo l'aglio tutto quel dopo desinare, e parte della sera;
e quando vide arrivare allegramente _Uncecchinamici_¹, il can bracco,
segno certo che il marito era nella strada, corse nella sua camera.
Guardò dolorosamente il bimbo che dormiva, con una manina sotto la
guancia, e con le labbruzza appena socchiuse, poi si mise ad aprir
casse e far fagotti.
¹ Non c'è più amici: nome che i mafiosi soglion dare al loro cane,
e il perchè è chiaro.
Peppe entrò senza guardar la moglie, senza badare al trasmestio che
faceva.
E aveva posato il fucile, e stava per levarsi la giberna che portava
ad armacollo, a uso siciliano, quando Serena, che si sentiva proprio
scoppiare, venne a piantarglisi davanti come una furia, con le mani
arrovesciate su' fianchi.
--Scellerato!... malacondotta!... esclamò soffocata dall'ira e dal
dolore.
Egli si voltò bruscamente.
--Che cosa c'è! disse poi, aggrottando le sopracciglia.
Serena, tutto in un fiato, gli buttò in faccia quel che sapeva.
Peppe trasalì, sentì stringersi il cuore: era palese dunque quel
segreto che lui e l'amante avevano cercato di custodir tanto!
Però non era uomo da perdersi d'animo anche se colto alla sprovvista,
e in un momento ponderò le conseguenze, stabilì una certa maniera di
condursi.
Chi aveva parlato? questo bisognava appurare; e per allora scaltrezza
e sangue freddo, e specialmente spargere ceneri sul fuoco.... al resto
si penserebbe dopo. Cercò di padroneggiare sè stesso, mise un freno
alla voglia pazza che aveva di menar le mani, e scoppiò in una risata
che scosse l'animo di Serena, e vi ravvisò la speranza non ancora
morta del tutto. Via questa volta gliel'avevano data a bere troppo
grossa: che burloni! lo sapevano con chi avevano da fare! E questo
avviene quando s'è credenzoni di soverchio. O s'eran voluti divertire
alle sue spalle, o li aveva spinti l'invidia.... non se ne usciva. Il
loro accordo, l'affezione che si avevano, faceva rabbia a tutti. Ah!
ah! ah! ma quelle eran cose che non potevano stare nè in cielo, nè in
terra: la figlia del _su_ Cicco era una ragazza onesta, e il meno che
pensava era di farsi all'amore con lui, padre di famiglia....
Ma essa proruppe in lacrime:
--Vuoi ingannarmi, è chiaro.... ho saputo la cosa da una persona
sicura, che non aveva proprio motivo di farsi beffa di me, nè
d'invidiarmi.... Tu mi ammaliasti con quella tua aria di buon giovine,
mi togliesti quasi per forza dalla casa paterna, per farmi poi questo
tradimento, cambiar la mia faccia per quella d'una sgualdrina! Mi sta
bene!... me l'avevano predicato i miei: Serena, un giorno te ne
pentirai!... Ma io me ne vado sai, ti lascio in libertà con la tua
bella; puoi anche menartela in casa, se ti fa piacere: io non son
donna da sopportare in santa pace un oltraggio simile, anzi sono stata
troppo buona ad aspettarti.
E si asciugava gli occhi col grembiale.
Allora il furbo le fu attorno con mille moine: era diventato un
agnellino: benchè lei si schermisse, cercava d'abbracciarla,
ripetendole sempre che non ce n'era vero niente di quel che le avevano
impastocchiato, egli non voleva bene che a lei, a lei sola... era
pazza che pensava d'andarsene? come farebbe lui senza di lei: e poi,
voleva far gongolare gl'invidiosi?... Non lo amava più se non gli
credeva.... tornava a giurarglielo, era innocente come Gesù
Bambino....
Mentiva, è vero; ma nella sua voce c'era tanta tenerezza, nelle sue
proteste tanta insinuazione, che la moglie cominciò a esserne
commossa. Era che gli pareva attraente quella piccina con le lacrime
non bene rasciutte ancora sugli orli delle palpebre, gli occhi
sfavillanti, le guance accese, per gelosia. Un po' d'amor proprio
soddisfatto lo solleticava dolcemente, si sentiva crescer nel petto
delle voglie brutali.
Si fece più insistente. E Serena si calmò: ora non ci credeva più che
il marito l'avesse tradita; la sua amica aveva mentito, per invidia,
era chiaro. Resisteva ancora, tanto per non darsi vinta subito, ma
debolmente: mentre lui parlava, seguitava ad asciugarsi gli occhi col
grembiale, tutta imbroncita, con il petto ancora gonfio di sospiri
interrotti.
--Levati.... levati, ripeteva a ogni carezza del marito, alzando una
spalla, e voltandosi a mezzo per svincolarsi.
Egli riuscì a prenderla tra le braccia, e le appiccò un lungo bacio
sulle labbra ancora umide dalle lacrime.