XI.

Il vecchio orologio a pendolo sonò due ore: il prete contò le fave

ammucchiate alla sua destra: poi esaminò le carte, e accusò i punti

motteggiando.

--Come si perde questa partita! esclamò don Alessio rimasto come un

allocco. Perdio!...

Ma si battè subito sulla bocca, e voltosi alla sorella che guardava

sorridendo, soggiunse:--A momenti mi fa bestemmiare come un eretico

questo cristiano!

--Ma se non sa giocare, riprese il prete motteggiando sempre.

--Io!!

--Lei, lei.

Il vecchio lo guardò un poco, posando i pugni stretti sull'orlo del

tavolino, poi si messe a ciondolare il capo.

--Dica piuttosto che ha il diavolo dalla sua!

E lì un diluvio di ragioni, per via delle quali egli credeva di

dimostrare con la più bella evidenza, che nè quella, nè molte altre

partite, avrebbe dovuto perdere.

Il reverendo rideva proprio di cuore e romorosamente al suo solito;

buttava giù facezie su facezie, con una disinvoltura come se non

covasse nulla nell'animo. S'alzò, strinse la mano dell'amico,

raccomandò all'amica che gliela desse lei qualche lezioncina al

fratello quando non aveva troppo da fare. Si messe il cappuccio che

soleva portare la sera e le giornate fredde in luogo del cappello,

s'avvolse nel ferraiuolo, e, dicendo che aveva un gran sonno, e che

appena arrivato a casa avrebbe cenato, e sarebbe andato a letto, uscì.

--Era tardi.... che non avesse a arrivare a tempo al luogo del

ritrovo?... Aveva fatto male ad andare alla villa quella sera....

Ecco cosa pensava, nello scender le scale, preceduto da Lisabetta che

gli faceva lume! Ma riflettè subito che il non andarci sarebbe stato

un errore: la sua assenza giusto quella sera, si sarebbe potuto

commentare, e certe volte basta un minimo che a metter la giustizia

sulle peste.... Si compiaceva, del resto, del come aveva saputo

nascondere per due buone ore l'agitazione che lo divorava. Eh, eh,

caso mai avesse a accadere qualche guaio.... come per esempio, Dio nol

voglia, un arresto.... sarebbe una testimonianza assai giovevole a lui

quella dei suoi amici che l'avevano veduto tutta la sera così calmo e

burlevole. O che si può supporre che uno abbia tanta forza d'animo da

padroneggiarsi a quel modo, momenti prima di commettere un reato, e

per due buone ore?...

Arrivò davanti alla porta di casa sua in pochi minuti. La serva

l'aveva mandata a lavare alla Rupe: si levò la chiave di tasca, aprì

con gran rumore, entrò, rinchiuse con gran rumore, salì a tastoni,

accese il lume. Si levò il ferraiulo, il cappuccio, la zimarra, il

collare, le ampie tasche, le scarpe con le fibbie; infilò sbuffando un

par di stivaloni, panciotto e _bonaca_ di _bordiglione_, si legò al

collo un fazzoletto rosso, mise sul capo un cappellaccio di feltro

nero, la giberna ad armacollo, prese un par di pistole, un

coltellaccio a molla, il fucile, e così cambiato che nemmeno il nonno,

se fosse tornato al mondo, l'avrebbe riconosciuto, soffiò nel lume, e

via al buio remando. Tutto ciò in fretta e furia, camminando in punta

di piedi, prendendo ogni cosa con la massima precauzione come oggetto

da rompere.

Era tardi; che non avesse a arrivare a tempo al luogo del ritrovo? Ma

ci arrivò che non c'era ancora un'anima, tutto sudato ed ansante. Era

una di quelle notti buie che cielo e terra paiono confusi. Ascoltò:

nel profondo silenzio non si sentiva che il lontano ugiolare d'un

cane, in quel caos di tenebre non si vedeva che un punto rosso,

tremolante, la lampada della cappellina. Egli v'andò; la girò per

accertarsi che non ci fosse gente appiattata dietro, poi si postò tra

due macchie di rovi poco distanti, e vi restò immobile, con l'orecchie

e con gli occhi tesi, rattenendo il respiro, per sentir meglio.

Venivano?... non venivano?... che diavolo facevano a tardar tanto!

E nel tabernacolo, dietro la piccola grata di legno, l'immagine della

Madonna Addolorata, col seno trafitto da sette spade, guardava con gli

occhi neri di vetro, terribili nel volto scialbo, quel degno ministro

di Dio, acquattato lì a pochi passi, armato sino ai denti, tormentato

da due inquietudini: che i compagni avessero a prendere un'altra

strada, e si avessero a dimenticare di lui, che avesse a capitare

qualche pattuglia!

Ma a un tratto dei cani abbaiarono a sinistra.... si udì uno scalpitio

che si veniva avvicinando sempre più.... Come gli batteva forte il

cuore! Comparve nel crocicchio un'ombra a cavallo.... e si mise a

fischiettare un'arietta popolare allora in voga: il segnale.

Finalmente!!

--Castrenze!

--Lasciamo stare i nomi, per Gesù Cristo! esclamò il galantuomo

impaurito, e a voce bassissima, che le piante non hanno orecchie e

sentono.

--E gli altri dove sono?

--Vengon dietro.... giù nello stradale.

Quando i due amici giunsero nello stradale, vi si fermava una massa

nera d'uomini a cavallo. Erano i briganti.

Il galantuomo si rimise a fischiettare; e don Peppino, riconosciutolo

a quel segno, ordinò a tutti che smontassero, e dessero le bestie ai

sei contadini che dovevano restare a custodirle sotto la sorveglianza

di Ciccio Raja. Fu un fantastico agitarsi d'ombre, un bisbigliare

confuso, uno scalpitìo d'uomini e di cavalli.

--Presto!... Presto!... E i vari gruppi s'ordinavano dietro a' capi,

mentre il Marchese distribuiva, a quelli i quali dovevano assaltare la

villa, il palo, la mazza, gli scalpelli e i martelli che aveva fatto

portare ai contadini.

--Siamo pronti? domandò infine.

--Pronti, risposero i vari capi.

--Avanti dunque _picciotti_!

E in queste tre parole, proferite dal Marchese a voce un po' più alta,

c'era la ferocia della tigre oramai certa che sbranerà la vittima

agognata da tanto tempo, la lieta baldanza d'un capitano che sa di

comandare uomini avvezzi a mostrare il viso.

Tuttavia capo e gregari si avanzarono con una certa trepidità: uno del

cavalli mise un nitrito che fece rimescolar tutti involontariamente. Ma

arrivarono senza intoppi alle prime case del paesello, e si fermarono.

Lì fu un nuovo agitarsi d'ombre, e un nuovo bisbigliare: e il Marchese

cominciò ad affaccendarsi di nuovo con quell'aria da generale, che, per

la sua natura d'istrione, soleva assumere sempre che se ne offrisse il

destro. Postava uomini a guardia dell'imboccatura della strada

principale; uomini a tutte le cantonate dei vicoli che mettevano in

piazza, luogo di riunione in tutti i paesi di provincia; uomini

all'imboccatura opposta della strada: e intanto s'avanzavano in

sull'arme, quatti quatti rasente i muri delle case addormentate, non

facendo rumore nemmen per uno: uomini all'entrata delle Grotte; uomini

a quella di S. Brigida, dalla quale si diramava la via che saliva alla

villa.

Oh, i sangiovannesi sono bene accerchiati, e quelli che faranno il

tiro lassù potran stare sicuri di non esser disturbati per un pezzo!

Via dunque, avanti reverendo! avanti ladroni di strada meno

disprezzabili di quell'uno in veste nera! il passo è libero, e le

vittime, due povere donne e un vecchio, aspettano, senza difesa.

--Fate presto, e con prudenza.... raccomandò loro il marchese: e le

sette iene un momento dopo disparvero nell'ombra di quella notte senza

stelle.

--Oh, se potessi prendere due piccioni ad una fava! pensava il

sacerdote con un brutale rimescolio. Basta.... forse non sarà

difficile.

I drammi de' campi Padre Don Giuseppe—La vendetta—Proprietari e fittaiuoli— Sequestro. · 第 13 / 69 题