La festa data dal marchese di Trapani riuscì splendidissima.
Inutile dire che la principessa fu tra le prime ad accorrervi. Si era
mascherata stupendamente: la foggia, da lei vestita, rifioriva la sua
bellezza.
Sul cominciar della festa nessuno la riconobbe. Poi tutti cominciarono
a domandarsi qual gran dama poteva aver in Napoli sì belle braccia e
sì altri belli accessorii, e compiacersi tanto di mostrarli: quale fra
le grandi dame di Napoli avesse quel modo provocante di sedersi e di
far veder sempre una gamba: poco, ma quanto bastasse ad attizzar
desiderii.
Subito il nome della principessa venne sulle labbra di tutti. Ella
credea rimanere incognita e pigliarsi spasso degli altri. Aggirandosi
qua e là, si avvicinò alle stanze di Diana. In un salottino vide due
persone, che sedevano l'una accanto all'altra: riconobbe alle voci,
che erano Diana ed il Re: essi le voltavano le spalle e la principessa
si nascose dietro un paravento, volendo ascoltarli.
Uscì di là tutta infuriata; avea inteso, o avea interpretato certe
parole di Diana come assentimento alle stringenti dichiarazioni del
Re. Era egli dunque vero ch'essa aveva alla Corte una rivale?
In tal punto tutte le sue idee eran più che mai riconcentrate nelle
frivolezze, nel piacere.
Finiti i denari ottenuti dal De Carlo, aveva già rimandato a chiamar
il vecchio gioielliere: si consultava ormai spesso con lui: s'era
posta in cuore di far ridurre in denaro da quell'astuto tutti i suoi
diamanti, tutte le sue gemme.
Il De Carlo si prestava a secondar i capricci di lei, a sperimentarne
i rabbuffi con la sottigliezza di un diplomatico, con la pazienza di
un uomo che sa di poter cavare buon frutto dal sopportare.
E, senza che ella il subodorasse, conferiva sempre col Weill-Myot; ma
il banchiere americano gli avea ripetuto che non desiderava sborsar
altro denaro; disponesse egli come credeva di quei gioielli; a lui
bastavano gli antichi, che già aveva acquistato.
--E vorrei sapere,--gli diceva anzi a volte il De Carlo,---l'uso che
ne fate.... Non li avete regalati certo.... E tener lì morto un sì
grosso capitale.... Comprendo che voi siete un ricco....
--Sono ricco, e sono solo!--ripigliava il Weill-Myot.--Centomila
franchi!... Ne avrei gettati cinque volte il doppio.... un tempo....
per ottenere il contrario di ciò che ora voglio ottenere.... Con
questi gioielli voglio riconciliare una moglie col suo marito.... Ma
quante spiegazioni vi do!--avea detto un giorno interrompendosi e
impazientandosi.
Ormai Enrica, da questo lato, stava tranquilla; non sentiva più le
strette della penuria; vedeva un lungo avvenire in cui avrebbe avuto
ogni mezzo d'ingolfarsi nelle sue dissolutezze.
Si sarebbe impoverita di tutto: ella, gentildonna, era ormai arrivata
a truffare al principe suo marito i gioielli di famiglia, a lasciar
nelle mani d'un mercante le gemme appartenute alla madre di lui, per
cambiarle con gemme false. Ma ormai la sua coscienza non parlava più.
La notte stessa, in cui sorprese il colloquio tra Diana e il Re,
divampò nel suo animo un vero odio per la giovinetta che, sin allora,
avea tanto amato, e a solo vederla le parea sentirsi consolata.
Volle subito sfogare il suo odio.
S'imbattè nel Venosa che era anch'egli alla festa del marchese Piero.
Gli parlò con volto ilare, preparando una delle sue scene di
seduzione.
Ella dava il braccio al vecchio _balì_ di Cantadera; non volea
lasciarlo bruscamente per un giovinetto: ma fece capire al Venosa che
la seguisse.
Ogni tanto si voltava verso di lui; sorrideva, gli parlava.
Il vecchio _balì_ stanco, e non volendo poi servir di balocco, trovò
un pretesto per allontanarsi.
--Voi sarete il mio cavaliere alla cena!--disse la principessa al
Venosa.
Il giovane non domandava di meglio.
Entrarono nella sala delle cene: vi erano molte tavole apparecchiate.
Diana li raggiunse mentre favellavano sotto voce: la principessa aveva
sulle labbra il suo sorriso diabolico e il Venosa tremava, socchiudeva
gli occhi come se facesse un sogno di voluttà.
Anche Diana fu colpita da gelosia della principessa e questa volta nel
modo più vivo: si persuadeva esser proprio vero che costei le
disputasse il suo fidanzato.
Chiamò subito il Venosa con un certo piglio d'irritazione. Egli si
scosse: le andò incontro un istante per dirle molto turbato che non
potea lasciare la principessa: e la risposta fredda, insidiosa, a
Diana dette nel cuore. Non volle perder più di veduta que' due in
tutta la durata della festa. Presso il mattino si accorse che essi
erano nel salotto ov'ella era stata poco prima col Re.
La principessa, con un piacere maligno, avea voluto sedersi nello
stesso punto, con accanto il fidanzato di Diana.
A Enrica era venuta un'idea: costringere il Venosa a chieder la mano
di Diana. Se la giovinetta consentiva a sposarlo, voleva significare
che fra lei e il Re non correva alcuna relazione, se non amichevole.
S'ella si opponeva alla domanda, ella, che un tempo amava il Venosa,
potea tenerla per sua rivale, per sua nemica; e pensare a
sbarazzarsene come avea fatto di altri suoi nemici.
Così le sue focose passioni la spingeano: e senza ch'ella il sapesse,
fin contro la propria figlia. Si dette a raddoppiare di tenerezza con
il Venosa: egli le stringeva furtivamente il polso del braccio destro:
in sembiante, per aggiustarle un grosso braccialetto. Essa lasciava
fare, e lo guardava ammaliandolo.
Diana s'era nascosta dietro il paravento ove era stata poco innanzi la
principessa.
Sembra che Enrica avesse mossa al Venosa una domanda, poichè egli le
rispondeva:
--Ma non ci è cosa al mondo, che non vorrei tentare per voi.... Mi
chiedete, se amo Diana.... se voglio bene a quella creaturina
inesperta, ma sento quanto l'amore per una giovanetta come Diana debba
esser diverso dalla passione seria, profonda, esaltata che può ispirar
una donna come voi....
--Voi dovete ubbidirmi: me l'avete promesso....
--E vi ubbidirò, principessa!
--Dovete chiedere, senza indugio, la mano di Diana.
--Ma....--il Venosa esitava.
--Lo voglio io!--aggiunse, imperiosa, la principessa e in tuono che
lasciava a quell'uomo, ignaro della vita, molte speranze.
--Vi ripeto: io voglio bene a Diana, secondo si può voler bene ad una
giovinetta come lei.... Però andavo sempre indugiando il mio
matrimonio....
--Giovinetta.... Ma Diana potrebbe esser madre.... Vedete che essa ha
già l'aspetto, la figura di una donna.... Promettetemi che domanderete
subito la sua mano.... già voi l'amate....
--L'amo.... non quanto amo voi!--disse con foga il Venosa: e baciava
le estremità delle dita alla principessa, di cui s'era portato alle
labbra la mano destra morbida, bianca, profumata, sfavillante di
anelli.--Per voi Diana sarà presto mia sposa: essa vi dovrà la sua
felicità, poichè per voi avrò sormontato quelli scrupoli che mi
spingevano a serbar tuttora la mia libertà.... Ma qual sarà la mia
ricompensa?...
Diana sentì il rumore di un bacio, che il Venosa avea dato col massimo
ardore su la spalla nuda di Enrica.
Enrica si alzò, passarono quasi accanto a Diana che si teneva tutta
raccolta dietro il paravento. Essa vide benissimo il Venosa, che si
accostava molto alla principessa, mentre le dava il braccio, come
fanno certi innamorati smaniosi. La principessa voleva infiammarlo.
Con la sua bella voce musicale, quando furono presso la porta,
avvicinandosi a lui in modo ch'egli potesse riconoscere tutto il
valore delle forme risentite della sua persona, gli mormorò, tra
languida e carezzevole:
--Sapete qual sarà il vostro premio!... Ma occorre affrettare il
matrimonio....
Essere l'amante di quell'uomo inesperto, per un istante, poco le
caleva: ciò che le importava era riacquistare la sicurezza ch'ella non
potea perdere della sua influenza sull'animo del Re, influenza da cui
traeva una sì gran vanagloria.
Ma Diana avea colto anche quelle ultime parole: avea capito a qual
prezzo il perfido Venosa la vendeva.
Si preparò a stornare i suoi disegni.
Allorchè quasi tutti gl'invitati ebbero lasciato il palazzo del
marchese di Trapani, e soli rimanevano due o tre suoi parenti e la
principessa, accadde una scena delle più strane.
La principessa avea notato che un uomo le si avvicinava spesso, come
per udir ciò ch'ella diceva, e la guardava con una bizzarra
espressione.
In quest'uomo ella avea riconosciuto Marco Alboni, l'intendente del
marchese di Trapani, sì ben noto anche al nostro lettore.
Si trovavano tutti riuniti: il marchese, Diana, la principessa, il
Venosa.
--Avremmo da dirvi qualche cosa di molto confidenziale!--incominciò la
principessa. E si voltava verso Marco come per far capire che colui
era di troppo.
Ma il marchese le rispose con un altro gesto, e un ristringersi nelle
spalle, che volea significare: è un vecchio servitore, fidato, che
vuol magari ingerirsi troppo nelle mie faccende, ma non posso ora
dispiacergli, irritarlo.
La principessa capì.
È proprio di noi italiani, de' meridionali in ispecie, compendiar in
un gesto, in un'espressione della fisonomia un lungo discorso.
Subito Enrica si mosse e andarono tutti dal lato opposto della sala.
Marco Alboni si contentò di seguirli con lo sguardo.
--Caro marchese,--disse la principessa al marchese di Trapani,---io
debbo parlare in nome del nostro amico Venosa.... e la vostra risposta
mi sta molto a cuore.... Il Venosa,--riprese dopo breve esitanza,--ama
vostra figlia.... e vi chiede la sua mano!
Era impossibile parlare con più vellutata soavità di accento, con più
grazia.
Il marchese s'aspettava così poco una tale domanda che non trovava
parole per rispondere.
L'Alboni, il quale col suo orecchio sottile avea tutto udito, non
potea più star nella pelle.
Temeva che il marchese cadesse in qualche errore.
Ma Diana venne a tor tutti d'imbarazzo.
--Mio padre,--disse al marchese, ch'ella non solea mai chiamare in tal
modo,--io non ho mai sin ad oggi avuto alcuna idea di maritarmi, e non
mi sono mai accorta di amare il signor Venosa!
Il giovane fu ferito, e nella schietta, ingenua affezione che nutriva
per Diana, non ostante il momentaneo suo depravamento, e nell'orgoglio
che ogni uomo reca con sè.
Diana si era presa giuoco di lui sin allora?
La principessa fu eccitata dalla collera.
Ella sapea che Diana amava il Venosa. La fanciulla erasi mutata
soltanto per l'ambizione ch'ormai gonfiava il suo cuore: sapea di
poter conquistare il Re e disprezzava l'umile giovane sin allora
adorato: la giudicava alla sua stregua.
Non poteva ormai contenere il suo odio per lei.
Lasciò la casa del marchese, ultima fra le invitate, affettando la
massima disinvoltura.
Salutò appena Diana nell'accomiatarsi: rivolse poche, sdegnose parole
al Venosa, il cui amore per lei si era infiammato a cento doppii, dopo
la improvvisa ripulsa della ragazza.
La principessa tornò a casa e ricevette una notizia, che avrebbe
dovuto aspettarsi, ma alla quale ormai più non pensava.
--È tornato il principe!--le disse la sua cameriera.
--E dov'è?--domandò Enrica.
--Era stanco e si è coricato.
Ella era ben stanca, ma non potea coricarsi.
Si vedeva negli specchi, nella sua camera, nel suo abbigliatoio, con
lo strano abito che indossava, tornando da una mascherata.
Licenziò la sua cameriera e si gettò su una poltrona.
Il Re la tradiva.... e per una giovinetta. Era ella, dunque, tanto
invecchiata? Non poteva ormai più trattenere un amante?
S'imbizziva; e la sua collera avrebbe voluto sfogar tutta contro
quella fanciulla.
--Una ragazza,--pensava,--cui ho voluto tanto bene sino a ieri!
Sentì bussare alla porta e una voce fievole che diceva:
--Enrica!
Riconobbe la voce del marito.
Fece subito un gesto di disgusto.
Poi, volendo fingere, o forse sembrandole che ciò potesse distrarla
da' suoi neri pensieri, da' pensieri, che le erano in tal momento
assai importuni, si alzò, andò ad aprire: e si gettò nelle braccia del
principe. Incontanente, scostandosi da lui, volle guardarlo.
Il principe sembrava più giovane che mai: aveva acquistato molto di
floridezza nella sua assenza.
Le parve più bello di prima.
E subito Enrica provò una nuova fiamma d'amore per lui.
Anche il principe, eziandio, volle rimirarla: non gli parve che ella
avesse nulla perduto: anzi gli parve ch'ella avesse acquistato di
venustà.
Si accorse subito che essa era vestita in maschera; e vestita in qual
modo!
--Vi siete divertita molto, cara, durante la mia assenza?...--domandò
con quel piglio leggero, che gli era proprio ne' suoi periodi, lunghi
periodi, di affabilità.
Per irritarlo, per farlo divenire cattivo, come sa il nostro lettore,
ci volevano le cose che al carattere suo eran più ripugnanti: una
bassezza, un tradimento, una viltà. In tutto il resto si mostrava
indulgentissimo: nessuno aveva meno pregiudizi di lui: solo non sapea
transigere sulla pura questione dell'onore.
--Mi mancano precise notizie... di voi... da molto tempo,--continuò,
celiando.--Cercherò informazioni.... Potrei domandarne a voi stessa...
ma la fonte è un po' sospetta!...
--Oh!--rispose la principessa con un bel sorriso, che metteva in
mostra i suoi denti bellissimi: e battè la mano sul tappeto del
tavolino, che avea alla sua destra.--Ma ditemi,--riprese,--sareste
forse geloso?
--Eh... chi sa?--soggiunse il principe, che carezzava con una mano i
suoi lunghi baffi.
--Facciamoci le nostre confessioni,--continuò la principessa,--uno
dopo l'altro....
--Sì... sì....
--Ma cominciate voi dal dire i vostri peccati.
--Avete paura che, cominciando voi, vi mancherebbe il tempo per
finire?...
E anche il principe rideva....
--Siete tornato molto allegro....
--E anche voi vi trovo allegrissima... in maschera!
--Sono gli ultimi momenti della mia vita per divertirmi.... Mi sento,
caro, già vecchia!
--No, no.... questo no.... voi siete sempre più bella...
--Si vede in voi il diplomatico, che non è mai abituato a dire la
verità!
--Vi dico sinceramente che voi siete bellissima.
--Grazie, amico mio, grazie!
E la principessa si alzò, si accostò al principe, gli tese la mano e
gli fece un inchino, con quel garbo di cui ella aveva il segreto.
--Dunque, sì,--proseguì egli, rimirandola e quasi compiacendosi della
eleganza, della bellezza di lei,--chiederò informazioni.... Ma,
ditemi, a chi devo evitare di domandar notizie.... perchè non vorrei
andar a istruirmi da gente che potesse aver troppo interesse a
mentire!...
--Siete molto cattivo.
--Mi piace di tormentarvi.... Ho viaggiato tanto, dacchè non ci siamo
veduti, ho conosciuto alle Corti, nelle aristocrazie forestiere, donne
bellissime... e pure... Enrica, vi dirò una cosa, che non dispiacerà
al vostro orgoglio: non ho mai trovato una donna che avesse la vostra
perfezione di forme, e che sapesse sorridere, parlare, sapesse
muoversi, atteggiarsi come voi....
La principessa rideva e scrollava il capo.
--Siete una meravigliosa figura,--insisteva il principe,--Dio vi ha
largito tutto. Un artista dee sentirsi beato nel riguardarvi. A voi è
mancata una sola forza: l'educazione del cuore, che vostro padre
avrebbe voluto darvi, ma non potè, per la sua spensieratezza, che
vostra madre vi avrebbe dato, se non fosse morta sì precocemente.
--Sicchè mi credete una donna viziosa....
--Cara Enrica, vi dirò di più.... Io vi credo, pel vostro utile,
capace di tutto....
--Anche di un delitto?--chiese Enrica per far l'indifferente,
studiando un sorriso.
--Di uno, di due, di più....
--Avete una buona moglie, voi!
--Non ho mai riconosciuto d'averla buona: ho detto bella.... Sapete
che voi mi avete ispirato forti passioni, ma che il sentimento più
durevole da voi ispiratomi fu quello della diffidenza.
--E che temete da me?
--Lo sapete, Enrica,--disse il principe con tuono un po' più
aspro.--Ma, tra voi e me, spero, non ci saranno più motivi di
dissidio!
--Spero anch'io,--replicò arditamente la principessa. E, per sviare la
conversazione, che non finisse io minaccie, domandò:
--O la duchessa sa che siete tornato?
--Sicuro.
--E l'avete forse riveduta prima di me?
--Sì, perchè è venuta a trovarmi dove io era: desiderio che voi non
avete mai provato....
--Sapete che mi piace Napoli e che si potrebbe adattar a me, benissimo
il proverbio: vedi Napoli, e poi mori,--il mio voto è vivere, morire
in questa città. Se me ne assento, mi par di farle una infedeltà....
--E voi di infedeltà non siete capace!--interruppe il principe con
fino dileggio.
--Crediate: ci sono molti che la pensano come me; Napoli è il paradiso
della terra.... Non posso sentir cantar una volta quella canzone: o
bella Napoli, senza che mi batta il cuore. O bella Napoli! Soltanto in
queste parole è per me una melodia.... Ove si può trovar un soggiorno
più incantevole che in questa regione beata? Dove meglio che tra il
nostro mare, il nostro cielo, i nostri orizzonti si posson gustare i
rapidissimi istanti di poesia che ha la vita?
--Dite benissimo: amo anch'io Napoli e appena, dopo lunghe assenze, ho
riveduto il Vesuvio, Posilipo, le linee di Chiaia, di tutti que'
luoghi dal nome armonioso, mi son sempre sentito occupar l'animo da
tenerezze ineffabili.... Chi non ha fatto un bel sogno a questi dolci
tramonti.... chi non ha sentito soave il fremito delle più trepide
passioni fra tanta luce, tanto profumo di fiori, tanta allegrezza di
natura? Sì, par che qui debbano vivere Numi e non vi si debba
conoscere se non il sorriso della vita....
Tutti e due si erano affacciati, a poco a poco, al balcone: e non
sentivano l'aria pungente del mattino, e si tenevano per mano.
Il principe si lasciava andar alle sue fantasticherie.
Egli era davvero poeta, come sa il lettore.
--Domani, dunque,--disse a un tratto la principessa, divenuta molto
pensosa,--voi andrete a cercar notizie sul conto mio....
--È probabile!--rispose il principe asciutto, e tornando alla realtà.
--E a che fonte le attingerete, si può sapere?
--Cerco anch'io....
--Dalla duchessa?...--domandò all'improvviso Enrica, dopo breve pausa.
--Ella è troppo generosa: non potrebbe mai accusare nessuno... se pur
vi fosse motivo ad accuse.... Ella, statene certa, non si occupa di
voi.
--È una prudenza, che dovrebbe usare la... mia cara amica, in
contraccambio di quella ch'io so usare verso di lei.... Non ho nulla a
rimproverarmi: ve lo assicuro!
--Guardate: e io ve lo credo!... Sapete quanto io sono indulgente, ma
vi hanno cose che non riuscirei mai a perdonarvi.... Possiate evitarle
sempre, cara.... Poi, ho scherzato fin ora.... Se voi aveste commesso
qualche atto grave, non avrei bisogno di andarne a cercar le
notizie.... La malignità de' miei amici penserebbe ad informarmene....
C'è di più: le donne come voi, suscitano nel mondo invidie,
ostilità.... Più volte mi son pervenute accuse contro di voi: e le ho
disprezzate!
Si tacquero l'uno e l'altra.
Noi abbiamo appena riferito qualche parte della conversazione che
aveano avuto tra loro in quelle ore.
--Abbiamo fatto di strani discorsi stasera,--disse il principe, come
risvegliandosi.--E sopra tutto, dopo non esserci visti da tanto
tempo.... Ma già con voi tutto è strano... Vi bacio la mano:--e il
principe la baciò,--e vi lascio alle vostre preghiere. Non avete
ancora pregato?
--La domanda che fa Otello a Desdemona....
E, sghignazzando, la principessa entrò nella sua camera.
Il principe richiuse pian piano la porta del salotto.