La principessa, nella sua concitazione, aveva veduto illuminata la
sala da pranzo e vi era entrata, facendo segno all'intendente, che la
seguiva, di richiuder la porta. Un'altra porta, di rimpetto, era
chiusa.
Enrica si accasciò su una sedia e disse all'intendente:
--Continuate!
--Poco ho da aggiungere a V. E. Il nominato Ciccillo Jannacone, da
qualche tempo, era pazzo. Avea, da molto, lasciato il suo lavoro, e
girava sempre intorno al parco: si recava spesso, sopra tutto di
notte, alla casetta ove avea passato tanti anni: e vi è stato visto
più volte, seduto sugli scalini della porta.... Un contadino l'ha
veduto arrampicarsi al muro e baciar più volte il davanzale della
finestra della camera, già abitata dal suo figliuolo. In breve,
Ciccillo Jannacone tre settimane or sono entrò nel parco e vi è
rimasto, nutrendosi non si sa come.... Non si sa ove passasse le
notti.... si vedea talvolta sgattaiolare fra gli alberi, nella
foresta, come un animale inseguito, si perdeva d'occhio....
Era lacero, scarmigliato, e avea varie ferite.... I cani del castello
l'aveano un giorno addentato. Stamani, io, per il primo, ho esaminato
il corpo del vecchio per accertarmi s'egli era morto; assicuro V. E.
che quel corpo era sì straziato dai denti degli animali, dalle punture
degl'insetti nocivi, forse dai rovi che il vecchio nella sua demenza
non sapeva scansare, dalle stesse intemperie, ch'io ho detto, se non
si fosse impiccato, avremmo trovato uno di questi giorni Ciccillo
morto lungo la strada della foresta.... E debbo aggiungere un
particolare a V. E. Sembra che il povero Ciccillo non avesse idea di
uccidersi.... Il casiere del castello dice che stanotte ha udito dare
varii colpi sull'uscio, ma ha creduto fosse il vento che smuoveva i
battenti. Certo il fragore, lo scrosciare dell'uragano ne attuavano i
colpi.... Si crede fosse l'infelice Ciccillo, il quale, non potendo
più sostenere la crudezza della tempesta, fosse venuto a chieder
asilo, soccorso.... Chi sa.... può darsi.... Tutti piangono la morte
del vecchio: tutti maledicono al figliuolo assassino, causa di tanta
desolazione.
L'intendente, come ligio alla casa del duca, e fino allora anima
dannata, cieco schiavo della duchessa, non era fra quelli che
credevano all'innocenza di Roberto.
Egli singhiozzava.
La principessa era rimasta imperterrita.
Uscì alfine dalla sua gola come un ruggito: un che di terribile e di
indistinto: crollò la testa, e i suoi belli e lunghi capelli si
arruffarono un istante: non altrimenti un leone tien irta la criniera
nel procinto di avventarsi ad alcuno.
--Siete licenziato dal mio servizio!--mormorò, per tutta
risposta.--Dite qual rimunerazione volete, qual compenso vi spetta, ma
desidero lasciate fra due giorni e, se si può, domani, il vostro
posto.
L'intendente era trasecolato.
--E che,--continuò la principessa, alzandosi,--dovrò io tollerare
quello che il principe, mio marito, non tollererebbe, se fosse qui?...
Si abusa troppo di me, della mia bontà, lo so,--e fingea accento
commosso.--Il parco di Mondrone è doventato un nido di scandali:
scandali, che sono per noi spiacevolissimi! Vi avvenne un assassinio,
anni or sono,--qui la voce della principessa tremava, e non per
istudio.--Sarebbe accaduto, se una delle nostre guardie si fosse
trovata lì? Non debbono esse vigilare nella foresta? E ora si lascia
che, per settimane, un uomo erri, fuor di sè, nel parco: si lascia che
i miei cani l'addentino, non si pensa.... non dico a scacciarlo.... ma
a nutrirlo, a soccorrerlo, a persuaderlo di far meglio.... no....
no.... si aspetta che quest'uomo.... già pazzo.... commetta la più
grande delle follie. E voi sapevate chi era quest'uomo. Il padre di
uno che avea contaminato il nostro parco con un altro delitto!
La principessa era tutta impetuosa di collera, sublime: commediante
perfetta, sapea valersi della passione, della forza che naturalmente
erano in lei.
L'intendente allibiva: non sapea trovar parola da rispondere.
Egli aveva già contribuito a rovinare la principessa, con una mala
amministrazione e con rapine: ma non gli pareva d'avere ancor fatto
abbastanza.
Devoto alla principessa sino ad arrischiare per lei la vita, non le
era stato mai devoto sino all'onestà. Bizzarrie che si danno: facile è
trovar uomini che si affezionino altrui soltanto in proporzione
dell'utile che ne ritraggono, e ciò non è poco, o da dispregiare:
assai più sovente trovate chi vi spoglia e vi odia, vi vitupera, pel
bene onde gli siete origine.
L'intendente facea atto d'inginocchiarsi dinanzi alla principessa, per
supplicarla: ella, con un gesto rabbioso, gl'impedì di fornire quel
movimento e gli accennò che uscisse.
Mentre l'intendente si ritirava, la principessa suonava il campanello,
e accorse il maggiordomo.
--Ho licenziato l'intendente,--gli disse;--entro due giorni egli non
deve esser più al castello. Gli sieno date tutte le indennità che
chiede.... Accomodate voi tutto col mio procuratore.... Farete
attaccare una carrozza e andrete a portar un mio biglietto al conte
Guicciardi.
--Ma il pranzo, Eccellenza?
La principessa guardò la tavola apparecchiata per diciotto persone; e,
fra tre quarti d'ora, gl'invitati doveano arrivare.
Ella avea tutto dimenticato, e non si era ancora abbigliata.
Quale contrasto fra la tavola, tutta splendente di fiori, di
argenterie; i ricchi _menus_ accomodati sul dorso di graziosissimi
nani d'argento, dalla schiena ricurva: le piramidi di frutti canditi:
la varietà dei bicchieri posti dinanzi a ogni convitato, e la
tristissima sorte di Ciccillo Jannacone, freddo cadavere, penzolante
alle intemperie nel bel parco di Mondrone!
La principessa avea posato sulla tovaglia, tutta tessuta di corone e
d'iniziali, il plico, quasi lurido, lasciato da Ciccillo.
--Va bene,--aggiunse, rispondendo al maggiordomo,--mandate un
altro.... Intanto, io vado a scrivere il biglietto che deve essere
recapitato al conte....
Ella volea sapere qualche cosa sul suicidio del povero contadino;
volea sapere che ne pensasse il giudice inquirente.
Si era rivolta, non senza un perchè, al conte Guicciardi.
Sapeva che, nel giudizio contro Roberto, egli le era stato un po'
avverso: volea conciliarselo: e col cercar sempre mezzo di vederlo,
mostrare che ella non aveva alcuna ragione per temere di lui.
Non lasciava nulla d'intentato nel lottare a pro della sua salvezza.
In tutto il palazzo, dalle cucine, sotto il pianterreno, ove eran
raccolti i servitori sino all'ultimo piano ove erano le cameriere,
occupate a riordinare la guardaroba, si parlava del suicidio di
Ciccillo Jannacone: e si rammentava il delitto commesso dal figliuolo
di lui.
E su tali argomenti si parlava anche nel salotto, ove il marchese
Piero, Diana e il Venosa aspettavano la principessa, nè si accorgeano
del tempo che passava.
Diana stava attentissima: non perdeva una sillaba.
Il marchese Piero insisteva nel dire che la famiglia degli Jannacone
avea voluto tribolare in ogni modo i duchi di Mondrone e la loro
gente.
--Tutti noi,--continuava il marchese,--rammentiamo lo spavento che
ebbero il duca ed Enrica, allora non maritata, e tutte le persone al
loro servizio, quando il figlio di colui che la notte scorsa s'è
impiccato, uccise il vostro cugino: il conte di Squirace!
Il Venosa sospirò.
--Mi duole--ripigliò il marchese--aver forse commesso
un'indiscrezione, nel tornare su tali memorie.
--Oh, potete immaginare--replicò il Venosa--ch'appena quell'uomo
pronunziò il casato Jannacone, già subito il mio pensiero corse al
delitto, commesso nel parco sedici anni or sono, e al delinquente....
Volete vi dica tutto l'animo mio?... e anche a voi, Diana....--seguitò
il Venosa, con la sua voce simpatica, e strinse, nella sua
eccitazione, la mano della fanciulla,--mio padre non credette mai che
Roberto Jannacone avesse ucciso mio cugino.... Era sicuro che egli,
incauto, avesse incontrato a caso la morte: e fosse caduto da sè nel
precipizio, se pure non ve l'avesser gittato altri che quel
Roberto.... E non per dire: voleva bene al suo nipote, al conte di
Squirace, come ad un figliuolo.... Ne sapeva i difetti, ma li
scusava,--secondo ripeteva,--perchè erano conseguenza più della sua
educazione che d'un'indole cattiva.... La sua morte, così repentina,
così tragica, lo colpì tanto ch'ebbe una lunga malattia.... Egli volle
parlare col supposto assassino....
--Supposto?--interruppe il marchese.
--Vi dirò....
--Ma io non so nulla del fatto,--esclamò Diana.--Datemi qualche
ragguaglio.
Il Venosa le raccontò con molta commozione l'assassinio del conte di
Squirace nel modo si credeva, generalmente, fosse avvenuto e ch'egli
stesso, cresciuto in età, avea udito raccontare più volte nella sua
famiglia.
--Mio cugino, figuratevi,--aggiungeva Adolfo,--era un bel giovane,
elegante, uno di quei giovani che non si curano d'altro, se non di far
una vita allegra... almeno essi la chiaman così... era conosciuto da
tutta Napoli....
--E l'assassino?--chiese Diana, ben lungi dall'immaginare in quale
stretta, sin allora ignota relazione, ella fosse con lui.
--L'assassino, anch'egli un bellissimo giovane, e di più... un
valoroso. Avea compiuto atti eroici; avea salvato la vita, e le
ricchezze a molti; uscito da una condizione oscura, si era inalzato,
si era fatto amare per la sua virtù....
Diana piangeva.
--O come mai,--ella disse,--questo giovane sì bravo, sì buono, potè
assassinare vostro cugino?
--Ecco il gran punto... cara Diana,--esclamò il Venosa, e la voce gli
tremava.--Mio padre, ripeto, nutriva l'assoluta convinzione che costui
non avesse assassinato il conte.
--È strano che Giacinto Venosa... vostro padre... ch'io ho ben
conosciuto, potesse pensare che un uomo, senz'alcuna colpa, sia per
anni e anni sottoposto alle più atroci sofferenze, chiuso in una
prigione.
--Fu questo un segreto martirio della sua vita... ed è per ciò appunto
che or ora io ho sospirato.... Chiamatomi a sè, durante la sua lunga
malattia, un giorno ch'egli avea potuto alzarsi e la poltrona su cui
si adagiava era stata spinta nel giardino, fra quelle piante, che gli
piaceva tanto di rivedere, mi disse:--Ti ho già parlato più volte di
quel giovinetto che deve esser ormai un uomo maturo... forse un
vecchio per i patimenti del carcere.... Egli non è un assassino: è una
vittima.... Sono sicuro che il conte di Squirace non avea mai avuto
alcun rapporto con lui.... Sento impossibile una causa di rancore fra
loro. Quando la nostra famiglia volle costituirsi parte civile, io mi
opposi, come potevo, senza urtare certi legittimi sentimenti, poichè
non avea nulla, se non la mia opinione, da metter a contrasto con
certi gravi indizi.... L'animo mi diceva che un avvocato accusatore
sarebbe stato una nuova e valida forza a intorbidare quella causa, a
impedire, contro un infelice che si scoprisse il vero!
E prendendomi per mano,--continuava il Venosa,--il mio vecchio padre
mi affermò ch'egli avea lavorato molto, pensato molto, dacchè il
giovane era in prigione, allo scopo di porne in luce l'innocenza....
Che era già su una traccia... che non volea confidarmi nulla, poichè
si trattava di meri sospetti; e, sentendosi vicino alla sua fine, non
voleva lasciar la vita, accusando e forse calunniando taluno. Ma,--mi
disse,--tu, figliuolo mio, promettimi che ti adopererai allo stesso
scopo, in cui mi sono io adoperato indarno; al trionfo di un
innocente....
--Ma che contegno tenne il giovane accusato durante il
processo?--domandò Diana trepidante e che, nel suo carattere, si
commovea, come sempre, per ogni motivo generoso.
--Un contegno nobilissimo,--rispose l'amante di Diana,--a quanto
diceva mio padre: evitò di scolparsi: cercò ogni modo di aggravare la
sua posizione: pareva dicesse: sbrigatevi a condannarmi, ho fretta di
uscire dalla tortura delle vostre domande per timore che mi sfugga una
parola compromettente.... Compromettente per chi? Questo, diceva mio
padre, era il segreto del suo riserbo; e mio padre aggiungeva che
tutto il mistero di tal affare dovea essere in mano d'una donna.
--Ma la testimonianza della principessa?--osservò il marchese.
--Oh...--rispose il Venosa, agitando in aria un braccio,--mio padre si
meravigliò sempre, e lo disse nei crocchi, che i giudici annettessero
tanta importanza a una tale deposizione... si tratta, egli diceva, di
una fanciulla, paurosa, che ha veduto un uomo cadere nel precipizio...
I ragguagli, da lei dati, sono molto incompiuti.... Nella età, nella
condizione di salute in cui era, può darsi ella abbia asserito di aver
veduto ciò che non ha mai veduto, ciò che forse le è apparso, come
un'illusione destata dall'eccitamento de' suoi nervi.... Mio padre
avea studiato legge, e profondamente, nella sua gioventù: che questo
Jannacone fosse innocente, era una sua idea fissa.
Poco prima di morire mi disse di nuovo:
--Quel giovinetto era soldato, e valoroso.... Egli ha taciuto, si è
immolato per una donna.... Tu devi cercare questa donna, che è forse
fra le tue conoscenze: impadronirti del suo segreto: costringerla a
far rendere la libertà, l'onore a un innocente. Ah fossi stato io
giovane come te: sarei riuscito: e già sento che ero vicino a
riuscirvi.... Però non posso dirti altro....
Tale fu l'ultimo colloquio che ebbi con mio padre su questo argomento.
Cercare la donna--ecco il punto ove dovea volger le mire--la donna che
avea spinto quel giovane innocente nel carcere per tutta la vita.
--Non avrei creduto mai che Giacinto potesse nutrir tali
fantasie!--esclamò il marchese, in tono di compassione.
--Io,--rispose Adolfo,--che ebbi per mio padre l'affetto più
sviscerato, e ne venero la memoria, non potei partecipar mai
sinceramente a queste sue convinzioni.... Mi mancò sin ora l'animo, e
forse il tempo, per i miei studii, di farmi nella società l'avvocato
dell'assassino di mio cugino....
--Del supposto assassino, come diceva vostro padre,--interruppe Diana.
--Ecco Diana... testolina esaltata,--esclamò il marchese,--ella ormai
simpatizza col prigioniero....
--Sicuro,--rispose Diana.--Chi soffre ha sempre la mia simpatia... E
quell'infelice non avea una moglie, una figlia?...
--No, egli non avea se non il padre: uomo rispettabilissimo, cattolico
fervente, il cui suicidio, appunto per le idee religiose da lui
professate con tanto zelo, deve aver molto turbato i suoi amici e
compagni.... Mio padre dicea sempre di lui: è una grand'anima....
Diana rifletteva a questo vecchio cristiano, spinto dalla follìa,
cagionata dal dolore, al suicidio: rifletteva a quel giovane valoroso,
stimato, condannato a un tratto come assassino, per un fatto
inesplicabile.
Le sue simpatie crescevano per questa famiglia di sventurati: uno de'
quali sceso con violenza nel sepolcro: l'altro chiuso vivo in una
tomba d'altra specie.
--C'è qualche cosa d'incomprensibile,--disse,--di straziante nella
sorte che perseguita questa famiglia. Il padre è lasciato solo, senza
cure, senza conforti, a errare nei boschi, non trova pace altro che
nel suicidio; ed è un uomo che tutti dicono virtuoso, esemplare: il
figlio è condannato, senza che si difenda... e da uomini
ragguardevoli, com'era vostro padre, è creduto innocente....
L'opinione di vostro padre ha per me maggior peso della vostra,--disse
Diana, bellissima nella sua indignazione, volgendosi al Venosa.--S'io
avessi conosciuto quel vecchio, che s'è tolta la vita in modo sì
strano, lo avrei aiutato a vivere, soccorso, consolato; accetto io
l'incarico, che a voi affidava vostro padre.... Una donna vi darà
l'esempio che certe debolezze sono intempestive.... Bisogna, mio caro
amico, saper lottare per chi soffre: bisogna saper inchinarsi verso
gl'infelici: bisogna, sopra tutto, saper vincere con energia certi
pregiudizi, certi egoismi, che ci rendon cattivi....
Il marchese sorrideva di quell'entusiasmo: egli non era uomo che
potesse comprenderlo.
Diana, in un istante, credeva esser guarita dalle sue gelosie verso la
principessa e il Venosa: paragonava grandi dolori, de' quali avea
udito parlare, con certi suoi risentimenti; e questi ultimi le
parevano inezie.
Dopo un breve silenzio, ella disse a Adolfo:
--Non voglio esser sola nel far un'opera buona: voi mi aiuterete a
compiere ciò che vostro padre desiderava: a provare, se è possibile,
l'innocenza di Roberto Jannacone.... Mi sembra quasi appartenere alla
sua famiglia, aver un dovere di amarlo, di proteggerlo, dopo ciò che
ho udito di lui....
--Diana! Diana!--interruppe il marchese,--tu non conosci misura: ti
esalti per il più strano motivo.... Il nostro modo di sentire è sempre
così diverso!
La fanciulla, senza badare a quella interruzione, e come seguendo
sempre un suo pensiero, continuò:
--E troveremo la donna, se c'è, che ha cagionato la rovina di questi
disgraziati....
In quel punto entrò la principessa.
Il Venosa si alzò per andarle incontro, e metter fine alla importuna
conversazione.
Egli aveva per la principessa una devozione senza pari, e tutto
avrebbe fatto pur di risparmiarle un disturbo.
Ma Diana, che non conosceva malizie, avvicinandosi alla
principessa:--Qui si parlava,--le disse,--del caso di quel pover uomo
che s'è impiccato la notte scorsa, e della prigionia del suo
figliuolo.... Non te l'avrai per male? Io mi voglio accingere a
provare, se è possibile, l'innocenza di quel prigioniero; a metter in
chiaro che tutti i guai avvenuti, e di cui tu pur soffri stasera, si
debbono all'influsso di una creatura malvagia, che scopriremo.... Vuoi
anche tu aiutarmi a scoprirla?
--Ben volentieri!--rispose la principessa; col suo più maligno
sorriso.
--C'è chi crede,--insistè Diana con la crudeltà della
inesperienza,--che tu stessa nelle tue testimonianze ti sia lasciata
ispirare da allucinazioni, e tu abbia detto quello che la paura ti
faceva vedere anzi che quello che tu avevi veduto; se pure eri in
condizione di poter ben vedere i ragguagli d'una tale scena.
La principessa avea un grande dominio sopra di sè; pure riuscì a
stento a simulare l'acuto dolore che le procuravano le parole di
Diana.
Per la prima volta, qualcuno, al suo cospetto, osava metter in dubbio,
discutere la sua deposizione nel famoso processo.
--Ah... tu sei una bambina,--le disse amorevolmente la principessa,--e
spieghi molto zelo in cose, che spesso non lo meritano...
probabilmente, tu non fai se non ripetere ciò che ti fu detto da
qualche malvagio, e credi sia vero nella tua semplicità....
Il marchese redarguì Diana aspramente: si dolse di non aver alcun
impero sull'animo della figliuola. Non voleva, per nulla al mondo, la
principessa sospettasse ch'egli l'avesse sobillata.
Il Venosa rimase male; non ebbe il coraggio di fiatare. La principessa
non volea ferir lui, ma il colpo lo investiva.
Enrica raccontò che avea licenziato l'intendente: e prese una
sfuriata, parlando della negligenza della sua gente cui si doveva la
morte del vecchio; gente barbara, essa diceva, idiota, senza costume.
--Avevo conosciuto, da bambina, quel povero vecchio!
E le lacrime, le sue solite lacrime, la soccorsero. Vi aggiunse un po'
di tremito; il preludio d'una convulsione.
Diana le cinse la vita con un braccio per soccorrerla; le loro labbra
s'incontrarono: e si baciarono.
Poco dopo, la principessa era sola nella sua camera e finiva di
abbigliarsi per il pranzo. Ravviava le pieghe del suo abito color di
rosa, dinanzi allo specchio. Ma, a un tratto, uscì dalla camera quasi
di corsa. Le pareva di veder, a ogni istante, dinanzi a sè il gramo
corpo di Ciccillo, pendente dall'inferriata, e la faccia pallida di
Roberto, esprimente la disperazione.
Arrivarono gl'invitati; nessuno di loro sapeva nulla del tristissimo
fatto avvenuto a Mondrone. La principessa li accolse tutti con la
solita affabilità.
Finito il pranzo, addusse in iscusa che era indisposta e si ritirò
subito nelle sue stanze.
Il conte Guicciardi, il giovane magistrato, a cui aveva scritto, le
veniva a far visita, in ora assai tarda.
Egli la studiava!
L'allegra parente del marchese di Trapani, che, di solito,
accompagnava Diana, giunse a prenderla a casa della principessa nel
punto in cui la fanciulla ne usciva, insieme col Venosa e col marchese
Piero.
--Arrivate sempre tardi!--le disse il marchese.
--Oh se sapeste,--rispose,--quante cose ho fatto in questo tempo.--E
ne avea fatte davvero.
Il marchese sorrideva: si compiaceva di quella corruzione, poichè
immaginava qualche galante scappatella della cugina.
--La vostra pettinatura,--le disse,--è molto disfatta!
E, a un'indicazione del marchese; gli protendeva il suo collo grasso e
bianco, e che era stato in altri tempi bellissimo, affinchè egli vi
accomodasse alcuni riccioli.
Dall'altro lato della strada era il giovinottino di vent'anni. La
donna matura l'avea condotto con sè nella carrozza del marchese, dopo
il loro convegno, ed egli la guardava, beandosi.
Avea alla cravatta uno spillo, che essa gli avea poco prima donato, in
segno della sua alta soddisfazione pel profitto nelle lezioni che da
lei gli erano date.
Fra tali pericoli cresceva immacolato il candidissimo fiore della
innocenza di Diana: il Venosa stesso però non si spaventava;
conoscendone l'illibato, forte carattere, della corruttela ond'era
attorniata e dalla quale sperava toglierla presto.
Ma il marchese non voleva, come sa il lettore, tale unione: e Diana
stessa avea provato verso il Venosa le punture della gelosia, della
diffidenza.
L'acerbo sentimento, per un poco attutito, dovea presto risvegliarsi.
La principessa, col suo furore di vanità, era destinata a contristare
anche il cuore di Diana: a disputare ad essa come avea fatto ad altre
il suo unico amore.
Chi le avrebbe detto ch'ogni legge di natura vi si opponeva?
In casa del marchese quella sera, durante il pranzo, fu parlato del
fatto di Ciccillo Jannacone.
La signora Teodora, così si chiamava la parente del marchese, si
commosse tutta.
Furon ricordate, con ogni ragguaglio, le due tragedie avvenute nel
parco di Mondrone.
--Povero conte di Squirace!--esclamava la signora Teodora,--era un
discreto giovinetto.... Ma l'altro: quello che fu condannato come
assassino, che bell'uomo: un uomo come oggi se ne vedono pochi!... E
che spalle!... Per me era innocente!
Il marchese crollava la testa.
--Oh, allora lo dicevano molti,--soggiunse la signora Teodora.--Anche
mio zio, che era un avvocato di molto grido....
Diana facea sempre qualche domanda intorno a Roberto Jannacone.
La sera ne riparlò con la signora Teodora, accompagnandola nella sua
camera.
--Per me,--le diceva costei,--quel giovane non era colpevole.... Ho
sempre desiderato che scappasse dalla sua prigione. Venisse qui, lo
accoglierei a braccia aperte. Povero giovinetto! Eh che bel
giovinetto! A tempo della condanna, pensai molto a lui, a tutti i
ragguagli di quel processo.... Ora me n'ero, da anni e anni,
dimenticata.... Però, un innocente, dover stare tanto tempo in
prigione, dovervi morire... poichè il suo processo, fu detto, non
ammettea revisione.... Ma che condizione terribile! Sentirsi
senz'alcuna colpa, e dirsi: nessuno mi giustificherà mai, non potrò
uscir mai di qui.... Speriamo che riesca a fuggire!
--Oh, vorrei poterlo aiutare io nella sua fuga!--esclamò
Diana.--Povero prigioniero! non lo scorderò mai, d'ora in avanti,
nelle mie preghiere!
Ella sentiva verso di lui una simpatia inesplicabile.
Già le pareva, per quella corrispondenza misteriosa che è tra certi
cuori amanti, eziandio senza si conoscano, ch'egli aspettasse da lei
il suo massimo conforto, e le tributasse un culto, nel quale il
rispetto arrivava all'adorazione.
In quella notte ella pensò molto a Roberto, e i discorsi da lei uditi,
poche ore prima, pinsero i suoi sogni di strane immagini.