NOTE

[520] Nel 1530 la Lombardia ebbe i ricolti devastati dalle locuste; e

non c'è regione, di cui le cronache non attestino le desolazioni.

[521] _Spigolature negli Archivj di Toscana_.

[522] A Siena la chiesa di San Domenico è coperta d'epitafj di studenti

tedeschi.

[523] SECKENDORF, _Hist. Lutheranismi_, tom. I, pag. 415.

[524] LUTHER'S _sammtliche Schriften_, tom. XXI, p. 4092 (ediz. Walch).

MELANCTON, _Opp_. col. 598, 835 ecc.

[525] CELESTINI, _Acta comit. Aug_., tom. II, p. 274, tom. III, p. 18.

[526] Argentorati, 10 settembre 1541.

[527] SECKENDORF, _Hist. Lutheranismi_, lib. III, pag. 68.

[528] HOTTINGER, _Eccl. sæc. XVI_, tom. II, p. 611. DE PORTA, Ref.

_Eccl. ræticarum_, lib. II, 5.

[529] Il Machiavelli osserva che, se la religione «non fosse stata

ritirata verso il suo principio da san Francesco e san Domenico, sarebbe

al tutto spenta». Noi sappiamo che non sarà mai spenta, ma vedasi quanta

importanza egli attribuiva a questi riformatori.

[530] _Leben Michelangelo's_. E vedi tutto ciò illustrato nelle _Rime di

M. A. Bonarroti curate sugli autografi e pubblicate da_ C. GUASTI.

Firenze 1863.

[531] Di questo sentimento di pietà, svolgentesi ne' gran momenti degli

artisti, avemmo un esempio in questo gennajo 1866, quando il Papi a

Firenze fuse il David di Michelangelo. Al momento decisivo buttaronsi a

ginocchi l'artista e i fattorini, in prima pregando, poi ringraziando il

Signore e i santi suoi.

[532]

Onora e ama e teme e prega Dio

Pel pascol, per l'armento e pel lavoro,

Con fede, con ispeme e con desio

Per la gravida vacca e pel bel toro.

E 'l dubio, e 'l forse, e 'l come e 'l perchè rio

Nol può ma' far, chè non istà fra loro

Se con semplice fede adora e prega

Iddio e 'l Ciel, l'un lega e l'altro piega.

[533] _Stanze del Berni con tre sonetti del Petrarca, dove si parla

dell'Evangelio e della corte di Roma. Io vi dico che se costoro

taceranno, i sassi grideranno_. Basilea 1554. La stanza forse più forte

è questa:

La parola di Dio s'è risentita,

E va con destro piè per l'Alemagna,

E tesse tuttavia la tela ordita,

Scovrendo quell'occulta empia magagna,

Che ha tenuta gran tempo sbigottita

E fuor di sè la Francia, Italia e Spagna,

Già per grazia di Dio fa intender bene

Che cosa è chiesa, caritade e spene.

[534] Nel 1861, _l'Edimburg Review_ stampò un notevolissimo articolo di

Cartwright sul _Progresso della Riforma Cattolica in Italia_.

Prestabilito che la nostra Chiesa ripudii ogni movimento, ogni dissenso,

considera come avverso ad essa, o almen minaccioso, chiunque professa

idee liberali sia in fatto di governo, sia in fatto delle temporalità

della Chiesa. Pertanto a capo a questi riformatori starebbero il Rosmini

e tutto il suo Ordine, perciò osteggiati dai Gesuiti; poi i Domenicani,

poi i Benedettini, poi Cappuccini; ne' quali Ordini indica personaggi

favorevoli, anzi banditori d'idee molto avanzate.

La conseguenza potrebb'essere tutta opposta a quella ch'esso deduce;

vale a dire che la Chiesa cattolica, perfin ne' suoi membri più devoti

quali sono i monaci, non ripudia la discussione e anche la proclamazione

di dottrine, contrarie alle legali, ma che pur non intaccano il dogma e

il vincolo della carità. Un'argomentazione simile a cotesta facea che,

nel XVI secolo, i Riformati considerassero come loro fautori molti, che

con vivacità e fin con amarezza disapprovavano i disordini della Chiesa,

ma senza rinnegarla. Del resto ciò non fu fatto solo coi nostri. A

Dresda nel 1860 e seguenti, si pubblicò _Aurora, sive Bibliotheca

selecta ex scriptis eorum qui ante Lutherum ecclesiæ studuerunt

restituendæ. Ediderunt_ F. PISTOTH, SCHOEPFF, NEUMANN.

Vedi pure C. ULLMANN, _Reformators vor der Reformation, vornemlich in

Deutschland, und den Niederlanden_. Amburgo 1841. Sono teologi tedeschi,

Giovanni di Goch, Giovanni di Wesel, Cornelio Grapheus, Gregorio di

Heimburg, Giacomo di Jüterbock, Matteo di Cracovia.

BONNECHOSE, _Les Reformateurs avant la Reforme_. Parigi 1860.

SIMON GOULART, _Catalogus testium veritatis_.

[535] _I tre testimonj fedeli_, cap. 37.

[536]

_Cum casum miseratus ille magnus_

_Carapha, Italiæ decus Carapha,_

_Ad cœlum geminas manus tetendit_

_Multis cum lacrymis Deum salute_

_Orans de mea: et ecce acerba fugit_

_Febris, et lateris dolor, refectæ_

_Vires, etc._

Nello SCHOELHORN, vol. II, è un trattato _De religione M. Antonii

Flaminii_, e vi si legge: _In ipsa Italia, veritati evangelicæ inimica,

et in medio pravi perversique generis hominum micabat tamquam splendidum

luminare, plenusque divinæ lucis radiis ita sensit, ita vixit, ut non

dubitemus virum optimum purioris religionis veræque pietatis studiosis

adscribere. In præcipuis fidei christianæ capitibus eum nobiscum

conspirasse evidentissime probatum dabunt loca, quæ deinde ex ipsis ejus

scriptis recitabimus piane egregia_.

[537] Vedansi nelle _Lettere Volgari del_ 1567.

[538] Si sa che, dell'_Imitazione_, un volgarizzamento del XIV secolo

trovò Antonio Parenti, il che lo proverebbe anteriore al Gerson e a

Tommaso da Kempen, credutine autori, e appoggerebbe chi lo aggiudica al

Gersen, abate di Sant'Andrea di Vercelli.

Bossuet chiama questo libro «epilogo del cristianesimo, dotto e

misterioso compendio di tutta la dottrina del vangelo, di tutte le

istituzioni de' santi padri, di tutti i consigli di perfezione; dove

compajono eminenti la prudenza e la semplicità, l'umiltà e il coraggio,

la severità e la dolcezza, la libertà e la dipendenza; dove la

correzione ha tutta la sua fermezza, la condiscendenza tutto il suo

vezzo, il comando tutto il suo vigore, la soggezione tutto il suo

riposo, il silenzio la sua gravità, la parola la sua grazia, la forza il

suo esercizio, la debolezza il suo sostegno».

Poichè i Protestanti vollero vedervi un loro precursore, giovi notare

come tutto il libro V tratti della comunione in senso affatto cattolico.

C. 2. «Mirabil cosa e degna di fede, e che pur trascende l'umano

intelletto, che tu, signor Dio mio, vero Dio e uomo, sotto piccola

specie di pane e vino, tutto sii contenuto, e senza consumazione sii

mangiato da chi lo prende».

Al c. 5 tratta della dignità del sacerdote «che consacra e maneggia

Cristo sacramentato, e prende in cibo il pan degli angeli»: e gli

raccomanda non intorpidisca dall'orazione finchè meriti impetrar la

grazia e la misericordia. Quando il sacerdote celebra, onora Iddio,

edifica la Chiesa, ajuta i vivi, _dà requie ai morti_, e si rende

partecipe di tutti i beni». Prima della comunione (dice il Diletto)

«esamina la tua coscienza, e con ogni potere, con vera contrizione ed

umile confessione mondala e chiarificala». E conforta a non tralasciar

di comunicarsi per qualche turbamento o avversione: «ma va tosto a

confessare, e perdona le offese altrui. Or che giova il tardar la

confessione e differir la comunione?»

_In Sacramento altaris, totus præsens es, Deus meus, homo Christus

Jesus... O invisibilis conditor mundi, quam mirabiliter agis nobiscum,

quibus semetipsum in sacramento sumendum proponis, etc_. Lib. IV, c. 1,

e tutto quel libro.

Il discepolo offre al Signore tutte le opere sue buone, per quanto poche

e imperfette; i pii desideri de' devoti, e quei che desiderarono dicesse

preghiere e messe per loro e pe' suoi, o vivano ancora o siano defunti.

Al libro III, c. 12: «Se dirai non poter te molte cose soffrire, e come

sosterrai il fuoco del _purgatorio_?

Al c. 6: «Sappi che all'antico nemico spiace l'umil _confessione_: e se

potesse, farebbe cessare dalla comunione».

«Oh quanto soave e giocondo convito istituisti quando te stesso desti in

cibo». Lib. IV, c. 2.

Quanto al sacerdozio:

«Oh com'è grande e onorevole l'uffizio de' sacerdoti, ai quali è dato il

signor della maestà consacrare con sacre parole, benedir colle labbra,

toccar colle mani, prender colla propria bocca, somministrarlo ad

altrui!» C. 11, lib. IV.

«Tu devi te stesso a me volontariamente in oblazione pura e santa, ogni

giorno nella messa con tutte le forze e gli affetti tuoi offerire». C.

8.

«Solo i sacerdoti, regolarmente ordinati nella Chiesa, hanno la podestà

di celebrare e di consacrar il corpo di Cristo». C. 5.

«È necessario a me, che sì spesso travaglio e pecco, m'intepidisco e

manco, che con frequenti orazioni e confessioni, e col prender il corpo

tuo, mi rinnovi, mi mondi, m'accenda». C. 3.

E quanto all'esame e a l'autorità:

«Guardati da inutili e curiose indagini su questo profondissimo

sacramento, se non vuoi sommergerti nel profondo del dubbio. Chi scruta

la maestà sarà oppresso dalla gloria. Beata la semplicità che lascia le

difficili vie delle questioni, e va pel piano e sodo cammino de'

comandamenti di Dio». Lib. IV, c. 18.

E sulla soddisfazione:

_Nunc labor tuus est fructuosus fletus acceptabilis, gemitus

exaudibilis, dolor satisfactorius et purgativus... Melius est modo

purgare peccata et vitia resecare, quam in futuro purganda reservare_.

Lib. I, c. 24.

[539] A Carlo Gualteruzzi, 28 febbrajo 1542.

[540] _Epistolarum R. Poli collectio II_, civ. pubblicata dal cardinale

Quirini.

[541] Il Polo scrive male l'italiano, e tratto tratto l'abbandona per

ripigliare il latino col quale ha maggior pratica. Ma del resto si sarà

potuto vedere dalle carte da noi addotte come tale fosse la consuetudine

generale allora: siccome oggi per molti si fa col francese.

[542] Il Caracciolo, autore della vita di Paolo IV manoscritta, ebbe a

mano il compendio de' processi dell'Inquisizione, e ne usa con poca

critica, non distinguendo il sospetto dalla colpa. Secondo lui, il

cardinale Polo era molto sospetto di eresia, della quale era infetta

tutta la sua Corte a Viterbo, estendendosi alle monache di colà:

«com'anche a Firenze i monasteri interi erano infetti».

Nel processo del cardinal Moroni, un testimonio racconta d'un prete che,

divenuto familiare del Polo, fu da questo convertito alle nuove

dottrine; talchè scrisse al Contarini, lagnandosi gli avesse insegnato

tanti errori, mentre ora aveva aperto gli occhi alla verità. Vuol pure

che il Moroni fosse stato pervertito da esso Polo.

[543] Il Polo morì nel 1558, ed oltre il citato _Pro unitate Ecclesiæ ad

Henricum VIII_, scrisse _De Concilio; De summo pontificis ufficio et

potestate; De justificatione; De baptismo Constantini_.

[544] Testè alcuni membri della chiesa alta inglese sperarono poter

profittare dell'inclinazione de' Puseisti verso il cattolicesimo, e

rimettere in unità la Chiesa anglicana e la russa colla romana. Il

cardinale Patrizzi, 18 novembre 1865, rispondeva loro, affettuosamente,

badassero non ingannarsi supponendo che la Chiesa, fondata sul solo

Pietro, possa transigere con altre; giacchè cesserebbe di diritto e di

fatto d'essere cattolica: nè potersi procurar un accordo se non

riconducendo le altre chiese ai principj su cui la nostra fu fondata da

Cristo, una, indivisibile, eguale in tutti i tempi e i luoghi, e

propagata dagli apostoli e loro successori. Per arrivare a

l'intercomunione ecumenica non basta deporre ogni ostilità ed ira contro

la Chiesa romana, ma vuolsi abbracciare compitamente la fede e la

comunione di essa.

Ciò serve di commento ai molti tentativi di riconciliazione, che

indicammo e indicheremo fatti al tempo che discorriamo e posteriormente,

fra cui vanno distinti i nobili sforzi del Leibniz, seguìti dalla

disperazione di riuscita. Nel qual senso il Grozio diceva «aver sempre

desideratissima la riconciliazione dei Cristiani in un sol corpo: ma

essergli dimostrata impossibile perchè gli animi di quasi tutti i

dissidenti ne sono alienissimi, e per non aver quelli alcun principio di

unità nel reggimento ecclesiastico. Per le quali ragioni (e' prosegue)

le antiche parti non si potranno ricongiungere, e di sempre nuove ne

sorgeranno. Onde penso non potersi rannodare i Protestanti se prima non

si rannodino colla sede romana: senza la quale nessun reggimento comune

si può sperare: ond'è desiderabile sia tolta la scissura, e le cagioni

che la produssero. Fra le quali cagioni non è dà noverare il primato del

vescovo romano, ch'è conforme ai canoni, per confession di Melantone, il

quale anzi lo stima necessario all'unità. Ciò non è un assoggettar la

Chiesa all'arbitrio del pontefice, bensì un riporla nell'ordine che la

sapienza le ha costituito». GROTII OPERA, t. IV, p. 744.

[545]

Se l'imperio terren con mano armata

Batte la mia Colonna entro e d'intorno,

La notte in foco e in chiara nube il giorno

Veggio quella celeste alta e beata,

Sua mercè, colla mente: onde portata

Sono in parte talor, che, se in me torno,

Dal natural amor che fa soggiorno

Dentr'al mio cor, ben spesso richiamata,

Mi par per lungo spazio e queto e puro

Quanto discerno e quanto sento caro.....

E al papa dirigea varj sonetti, fra cui questo:

Veggio rilucer sol di armate squadre

I miei sì larghi campi, ed odo il canto

Rivolto in grido, e 'l dolce riso in pianto

Là 've prima toccai l'antica madre.

Deh mostrate con l'opre alte e leggiadre

Le voglie umili, o pastor saggio e santo!

Vestite il sacro glorioso manto

Come buon successor del primo padre.

Semo, se 'l vero in voi non copre o adombra

Lo sdegno, pur di quei più antichi vostri

Figli, e da' buoni per lungo uso amati!

Sotto un sol cielo, entro un sol grembo nati

Sono, e nudriti insieme alla dolce ombra

D'una sola città gli avoli nostri.

[546] Altrettanta fiducia palesa in questo sonetto:

Chi temerà giammai nell'estrem'ore

Della sua vita il mortal colpo e fero

S'ei con perfetta fede erge il pensiero

A quel di Cristo in croce aspro dolore?

Chi del suo vaneggiar vedrà l'orrore

Che ci si avventa quasi oscuro e nero

Nembo in quel punto, pur ch'al lume vero

Volga la vista del contrito core?

Con queste armi si può l'ultima guerra

Vincer sicuro, e la celeste pace

Lieto acquistar dopo 'l terrestre affanno.

Non si dee con tal guida e sì verace,

Che per guidarne al ciel discese in terra,

Temer dell'antico oste nuovo danno.

[547] Venezia, Aldo 1561. Dalla vita di essa, stampatane da Lefevre

Derimier a Parigi il 1856 poco s'impara. Vedasi piuttosto _Rime e

lettere di Vittoria Colonna_. Firenze 1860, edizione tratta da quella

che erasi fatta a Roma da P. E. Visconti per uso privato.

[548] _Lettere volgari di nobilissime donne_ ecc. Grave difetto di

quella raccolta è il non mettere la data delle lettere.

[549] Il Flaminio dirige a un tal Ottavio Pantagato de' faleucj per

invitarlo alle acque di Viterbo.

_Octavi pater, ad viterbiensem_

_Secessum venias, rogamus omnes,_

_Polus, Parpalias, Priulus, ipse_

_Tuus Flaminius. . . . . . . ._

_Cur ergo, pater, huc venire cessas?_

_Num te illa innumerabilis librorum_

_Tenet copia curiosum? habebis_

_Et hic græca volumina ut latina,_

_Quæ lassare valent decem otiosos_

_Plinios, licet usque, et usque, et usque_

_Noctes atque dies legas, et hercle_

_Facis, etc. etc._

[550] Su quelle lettere fu molto escusso il cardinal Morone, e

rispondendo sul conto della marchesa, disse: «Io la conobbi in Napoli,

e, quando fui fatto vescovo, mi mandò certi rochetti e breviarj, e dopo

qualche anno, la vidi in Roma, e forse prima in Viterbo essendo per

passaggio, ce la conobbi molto affezionato (come mostrava

spiritualmente) del cardinal Polo, il quale allora era povero, e pativa

gran persecuzione dal re d'Inghilterra per un libro che avea scritto

contro detto re in favore del primato di Nostro Signore: e per quanto mi

fu riferito da diverse persone, mandarono qui uomini a posta per farlo

avvelenare, ed anche per farlo ammazzare, e credo che per questa causa

papa Paolo III gli mantenesse alla guardia un certo capitano con alcuni

soldati continuamente, e quando volse andar a Trento, Legato al

Concilio, la signora marchesa di Pescara mi raccomandò con ogni affetto

la salute di questo signore».

Quel che il Morone pensasse lo leggeremo nella difesa di questo.

[551] Troverem ragioni per credere fosse il _Benefizio di Cristo_.

[552] _Epistolæ card. Poli_, III, 208.

[553] GERDES, _Specimen Italiæ reformatæ_, pag. 262.

[554] Vedi _Lettera di Giovanni Checozzi vicentino_, nella edizione

delle _Api del Rucellaj_, fatta in Padova dal Comino, il 1718.

[555]

_Felix qui....... ineluctabile fatum_

_Subjecit pedibus, strepitumque Acherontis avari_.

[556] Moltissimi nostri scrissero contro Lutero. Qui accenniamo che

Bernardo di Lutzemburg (-1535) nel _Catalogus hæreticorum_ dice che a

Roma, l'11 giugno 1521, alle 10 ore secondo l'orologio _nostro, in campo

Agonis_, presente infinito popolo, fu eretta una macchina, ove da una

parte era dipinto Lutero in abito da frate, dall'altra era scritto _La

dottrina di M. L. è dichiarata eretica e riprovata_; vi si aggiunsero

libri di lui, fu recitato un discorso del padre Cipriano Beneto, lettore

di teologia nelle sapienze, indi vi fu messo il fuoco dagli sbirri.

Esso Bernardo ha un _Opusculum de jubilæo, sive peregrinatorium ad urbem

Romam in XXX dietas redactum, in quo miræ antiquitates et sacrorum

interpretum sententiæ referentur_: curioso viaggio da Colonia a Roma in

occasione del giubileo del 1525.

Un F. G. cremonese, probabilmente domenicano, nel 1520 stampò a Cremona

_Revocatio Martini Lutheri ad sanctam sedem_, libretto or rarissimo, ove

procura convertir Lutero con questi capi: 1, _Suadeat ratio_; 2,

_Hortetur ss. Patrum auctoritas_; 3, _Alliciant accepta munera_; 4,

_Premat divinæ justitiæ severitas_; 5, _Trahant in populis orta

schismata_; 6, _Preces tuæ professionis emolliant_; 7, _Excitet Germana

majestas_; 8, _Invitet heroum christianorum humilitas in primis

Francisci I_; 9, _Compellat S. R. E. medio caritatis fonte proluens

divina pietas_.

Frà Paolino Bernardini di Lucca (-1585), che fu uno de più ferventi

difensori del Savonarola, fra molte opere teologiche ha una _Concordia

Ecclesiastica_ contra tutti gli eretici, ove si dichiara qual sia

l'autorità della Chiesa, del concilio della sedia apostolica e de' santi

dottori, Firenze 1552, cui è soggiunto un _Discorso sopra lo stato,

dottrina e costumi de' Luterani_, tradotto dal latino di Giorgio

Vicellio.

[557] _Influence de la Réforme de Luthèr_.

Gli eretici d'Italia, vol. I · 第 64 / 82 题