[476] E. H. J. Reusens pubblicò nel 1862 a Bonn _La teologia di Adriano
VI_ con un apparato della vita e degli scritti di esso: e _Aneddoti_,
desunti parte dal codice autografo di Adriano, parte da apografi.
[477] Più tardi la cambiò col PLUS ULTRA, suggeritogli dal medico
milanese L. Marliano.
[478] Il Guicciardini, che in tutti questi affari della Chiesa e della
Riforma si mostra ancor più ignaro che maligno, dice che i cardinali
diedero il suffragio a quest'Adriano per chiasso, e tanto per consumar
quella mattinata; onde rimasero attoniti quando riuscì eletto. Di ciò lo
riprova il Pallavicino. Lo stesso Paolo Giovio dice tutt'altro.
Valeriano Pierio fece una satira violenta contro questa elezione,
dicendo appunto:
_Nil tale patribus facere se putantibus,_
_Nihil minus volentibus_
_Quam quem eligebant; nil minus poscentibus_
_Quam quem vocabant. O mare!_
_O terra! votis Hadrianus omnibus_
_Fit pontifex: sed omnibus,_
_Quis credat? invitis. Deúm vis hæc: Deúm_
_Deúm abditum hoc arbitrium est..._
[479] LANZ, _Correspondens des Kaisers Karl V_. Tom. I, p. 60. GACHARD,
_Corr. de Carles V et d'Andrien VI_, pag. 105, del 27 luglio e 5 agosto
1522.
[480] Girolamo Negro, canonico padovano, al Micheli, da Roma 15 agosto
1522.
[481] SANUTO, Diarj al 1523; presso il quale è un'epistola che dice:
_Vir est sui tenax, in concedendo parcissimus, in recipiendo nullus aut
rarissimus; in sacrificio quotidianus et matutinus est: quem amet aut si
quem amet, nulli exploratum. Ira non agitur, jocis non ducitur. Neque ob
pontificatum visus est exultasse: quinimo constat graviter illum, ad
ejus famam nuntii, ingemuisse_.
[482] Manuscritto nella Vallicelliana.
[483] _Epistole familiari_. Tom. I, pag. 18.
[484] Sta nella biblioteca di Monaco, e noi l'abbiamo inserito negli
schiarimenti al libro XV della _Storia Universale_.
[485] Adriano, ancor cardinale, di Lutero avea scritto: _Qui sane tam
rudes et palpabiles, hæreses mihi præseferre videtur, ut ne discipulus
quidem theologiæ, ac prima ejus limina ingressus, ita labi merito
potuisset... Miror valde quod homo tam manifeste tamque pertinaciter in
fide errans, et alios in perniciosissimos errores trahere impune
sinitur_. BURMANN, Analecta hist. de Hadriano VI.
[486] GACHARD, _ubi supra_, p. 245.
[487] Il Pallavicino disapprova le istruzioni date da Adriano al
Chieregato, dicendo che han fatto desiderare in lui maggior prudenza e
circospezione, e che non solo il regno del Vaticano, dominio composto di
spirituale e temporale, ma il governo di piccole religioni, quantunque
semplici e riformate, meglio si amministra da una bontà mediocre
accompagnata da senno grande, che da una santità fornita di piccolo
senno... «Chi svela tutto il suo cuore getta il dono che gli ha fatto
natura in darglielo imperscrutabile, e fa comuni tutte le sue armi
all'avversario».
Noi abbiamo sentito accuse consimili farsi a Pio IX.
[488] Si dissero spediti il 1522 dopo sciolta la dieta di Norimberga, ma
non si credono autentici.
[489] È noto con quanta cura gli antichi facessero giunger buone acque
sui colli di Roma. Gli acquedotti furono o spezzati o negletti dai
Barbari, e ciò fu gran ragione dello spopolarsi della città. Va notato
che Adriano VI fu il primo che pensasse a restaurarli, riconducendo
l'aqua Marcia, che poi tornò a guastarsi. E le acque e le fontane sono
uno de' maggiori meriti de' pontefici verso la città eterna.
[490] PAOLO GIOVIO _in ejus vita_.
[491] Erasmo, Ep. 1176, dice: _Vix nostra phalanx sustinuisset hostium
conjurationem, ni Adrianus, tum cardinalis, postea romanus pontifex, hoc
edidisset oraculum, Bonas literas non damno, hæreses et schismata
damno_. Anche il Negri, nelle lettere ove dipinge sì bene quel
pontificato, confessa: «Dilettasi sopratutto di lettere, massimamente
ecclesiastiche, nè può patire un prete indotto».
[492] «Dubito che, come beva di questo fiume Leteo, non mandi in
oblivione tutti questi santi pensieri, e massimamente perchè natura non
tollera _repentinas mutationes_; essendo la Corte più corrotta che fosse
mai, non vi vedo alcuna disposizione atta a ricever così tosto queste
buone intenzioni». NEGRI, 14 aprile 1522.
[493]
_Sextus Tarquinius, Sextus Nero, Sextus et iste:_
_Semper et a Sextis diruta Roma fuit_.
[494] Adriano fece lega con Carlo V per salvare l'indipendenza italiana
dai Francesi, unitamente a varj principi italiani e ai feudatarj della
santa sede, e il 5 agosto 1523 solennemente in Santa Maria Maggiore la
proclamò. Qui i panegiristi del papa si sforzano a mostrare come i
cherici devano astenersi dalle armi; ma pure, quando le spirituali non
bastino, può ricorrere alle temporali per difendere se stesso e i
Cristiani. E conchiudono che, come principe temporale, il papa deve
avere e milizia e fortezze al par degli altri, e chi gli negasse d'esser
principe, sovvertirebbe i principj di natura e di legislazione, che
legittimano i regni; e chi tenta abbatterlo piglia il coltello per la
punta. Vedi ORTIZ, _Descrizione del viaggio_, ecc. DE LAGUA suo
annotatore. BURMANNO, ecc.
[495] «Teniendo sempre respecto a que la eleccion se haga con toda
libertad, si ya por la parte francese no se intentasse hazer alguna
fuerza, que en este caso haveyos de mostrar reziamente por nuestra
parte; ayudandos para ello de los visorreyes de Napoles y Sicilia y de
nuestro esercito, y de todos los subsidios y otros medios que
pudieredes» scriveva Carlo V al duca di Sessa da Valladolid, il 13
giugno 1523, ap. GACHARD.
[496] Io spiego in questo senso il Guicciardini, ove dice che egli «era
reputato avaro, di poca fede, e alieno di natura dal beneficare gli
uomini».
[497] VARCHI, _Stor. fior_., tom. II, p. 43.
[498] HOTTINGER, _Ecclesia sæculi XVI_, tom. II, p. 61. Di rimpatto i
nostri notarono che il connestabile di Borbone morì nell'assalto: il
succedutogli principe d'Oranges, poco dopo, all'assedio di Firenze;
Lannoy della peste, Moncada poco sopravvisse: anzi, due anni dopo il
fatto, nessun più era vivo dei depredatori di Roma, e le ricchezze erano
passate in mani estranee. Notarono pure che, per salvar il cadavere del
Borbone dagl'insulti, fu portato in quella fortezza di Gaeta, ove nel
1849 ricoveravasi un altro papa, che colà da un generale francese
riceveva le chiavi della ricuperata Roma.
[499] Galeazzo Visconti, il 21 luglio 1528, _ap_. MOLINI, _Docum. di
Storia Italiana_.
[500] GEVAY, _Urkunden_ ecc., pag. 52.
[501] Esso Ferdinando scriveva a Carlo V: «La lunga guerra ha fatto
trascurare il guasto della religione e la necessità del rimedio. Per
essa avvenne la prigionia del pontefice e la devastazione di Roma, onde
pigliarono tanto scandalo i Cattolici, esempio di licenza i tristi,
baldanza e giubilo gli eretici, sicchè la infezione delle Sètte luterane
e le ambizioni de' principi fanno strazio della Germania».
GEVAY, _Urkunde_ ecc., p. 66-70. _Istruzione_, per Martino de Salinas,
dall'8 febbrajo 1529.
[502] _Il serche par tout à emprunter, voyre à pouvoir vendre pour fere
san voyage: et pour aller jusque a Bouloingne ou la environ, il espere
trouver moyen de soy equipper_. POUPET DE LA CHAUX, _An den Kaiser_.
Lione 23 settembre 1529.
[503] _Cronaca della venuta e dimora in Bologna di Clemente VII per
l'incoronazione di Carlo V_, per GAETANO GIORDANI, Bologna 1842. In
questa è a vedersi la quantità di letterati e altri illustri italiani,
convenuti a quella solennità.
[504] Lettere del Campeggi al Salviati nel 1520. _Monumenta Vaticana_
per H. LAEMMER, pag. 50-57.
[505] Vedi il carteggio del Campeggi nei _Monumenta Vaticana_, pag. 64.
[506] L'Aleandro al Sanga da Brusselle, il 19 novembre 1531, scriveva:
«Dio sia ringraziato che ci ha dato così cattolico principe (Carlo V).
Che se in questi pessimi tempi avessimo avuto imperatore un Federico
Barbarossa, un Lodovico Bavaro, o un Enrico IV o simili, già o poco o
nulla avressimo di gran parte della cristianità.
«Nel breve a S. M. eravi posto espressamente _de celebratione
universalis concilii_. A queste parole S. M. con grande attenzione
aperse gli occhi e gli orecchi, dicendo: — Sia ringraziato Dio che Sua
Santità persevera in quello che altre fiate mi ha promesso, e fa
bugiardi costoro che dicono Sua Santità sutterfugere il Concilio —.
Allora diss'io: — Sire, Sua Santità non rifiuta il Concilio, purchè si
celebri secondo il debito di ragione, cioè che in primis V. M. sempre
sia assistente, come al Concilio Niceno Costantino, a Costantinopolitano
Marciano, e agli altri i seguenti imperatori. Poi, che si abbia evidente
speranza di tre cose: l'una di ridur veracemente i Luterani al grembo di
santa Chiesa, ed a questo bisogna che sufficientemente consentano,
perchè per questa principal causa si avria a far il Concilio. L'altra,
che non si partorisca uno scisma con le altre nazioni cattoliche che
restano, che saria quando Francia, Anglia e Scozia non volessero
convenire. La terza, che si facesse una buona e santa reformazione di
tutta la Chiesa di Dio in capite et in membris, da vero e da buon senno:
altramente, pensando a gabbar Dio, ne gabberemmo noi stessi: S. M.
rispose ecc.
«Finito questo colloquio, domandandomi se io sapea scrivere in ebreo,
dissegli che sì, ma che la non pensasse però ch'io fossi nato ebreo,
come fingono gli eretici, dicendo ch'è cosa ingiusta che un giudeo
difenda la Chiesa cristiana. Mi domandò dove io l'aveva appreso. Dissi
che da un Giudeo, non già di mia terra, dove mai poterono star Giudei,
ma spagnuolo, qual si fece poi cristiano in casa di mio padre».
_Monumenta Vatica_na, LXV.
[507] _Monumenta Vaticana_, LXXXV.
[508] Carteggio del Campeggi, _ib_. LXXVII.
[509] Et quant à moy qui suis vostre roy, si je sçavois l'un de mes
membres maculé ou infecte de cette détestable erreur, non seulement vous
le baillerois à couper, mais davantage, si j'aperçevois aucun de mes
enfants entachez, je le voudrois moy-mesme sacrifier. Vedi THÉOD. BEZA,
al 1534, e SISMONDI, Hist. des Français al 1535.
[510] _Est à scavoir que le bruit fut en juings 1535 que le pape Paul,
adverty de l'éxécrable justice et horrible que le Roy faisoit en son
royaume sur le Luthèriens, on dit qu'il manda au roy de France... qu'il
pensoit bien qu'il le fist en bonne part... néantmoins Dieu le crèateur,
luy estant en ce monde, a plus usé de miséricorde que de rigoureuse
justice: et qu'il ne faut aucunes fois user de rigeur, et que c'est une
cruelle mort de faire brusler vif un homme, dont par ce il pourroit plus
qu'autrement renoncer la foy et la loy. Parquoy le pape prioit et
requeroit le roy par ses lettres, vouloir appaiser sa fureur et rigeur
de justice, en leur faisant grâce et pardon_. Journal d'un Bourgeois,
pag. 458.