[386] Sant'Epifanio descrive le più turpi sporcizie de' Gnostici, tali
che neppur in latino oseremmo produrle. Asserisce che _uxores habuerunt
communes.... impudica fœminarum et virorum contractatio nota fuit
ejusdem professionis in religione.... Synaxim ipsam turpitudine
multiplicis coitus polluerunt, comedentes ac contingentes tum humanas
carnes, tum immunditias.... Vir quidem concedens alteri uxorem, Surge,
dixit, fac dilectionem cum fratre... Voluptatis gratia tantum, non
generationis coierunt: hanc enim aversati sunt... Si quæ prægnans facta
fuit mulier, detractum fœtum in mortario pistillo contuderunt, et
admixto melle ac pipere et aliis quibusdam aromatis ac unguentis ad
avertendam nauseam, sic congregati omnes porcorum et canum horum sodales
participes facti sunt pueri contusi... Animam dixerunt esse virtutem
menstrui sanguinis et genitalis seminis; quam colligentes et edentes,
sive carnes, sive olera, sive panem, sive aliud quod vorarent,
gratificare se creaturas dixerunt, animam ab omnibus colligentes, et ad
cælestia secum transferentes. Animam enim et in animalibus et in plantis
et in hominibus eandem esse docuerunt... Exarsere etiam in seipsos, viri
in viros, fœminæ in fœminas...._. (Hæres. XXVI). Eusebio di Cesarea
asserisce che usavano anche l'arte magica: _magicas Simonis præstigias
non clam ut ille, sed palam ac publice tradendas esse censebant_.
[387] KOCH, _Sanctio pragmatica Germaniæ illustrata_. Cap. II, § 45.
[388] A Piacenza un frate fanatico annunziò, nel 1420, che da tre anni
era nato l'anticristo in Babilonia, col che costernò i cittadini, finchè
lo confutò il vescovo Alessio da Seregno.
[389] PRATO, _Cronaca di Milano_.
[390] JACOBI SADOLETI _cardinalis, De Christiana Ecclesia, Ad Johannem
Salviatum cardinalem_.
... _Majores nostri sapientissimi homines, optimis illis temporibus,
quibus ecclesiastica vigebat disciplina, quæ nunc tota pæne nobis e
manibus elapsa est, tales eligebant et consacrabant sacerdotes, quos
doctrina vitaque eximios, egregie et posse et velle intelligerent docere
populum publice, habere conciones, præcipere plebibus quæ facienda
cuique essent.., Solis tum presbyteris et sacerdotibus Dei hæc
concionandi et dicendi provincia in templis et sacris locis erat
demandata; reliquis omnibus de populo, etiam ex ea vita quam monasticam
vocamus, quamvis doctis et prudentibus ab hoc omni munere penitus
exclusis_.
[391] BELLARMINO, _Concio XXVIII_ in dom. _Lætare_.
[392] Lettera 19 agosto 1532 nelle _Cartas al emperador Carlo V escritas
por su confesor_. Berlino 1848.
[393] Proposizione 71.
[394] Proposizione 31.
[395] Quando gli Anabattisti e gli altri fanatici spinsero all'eccesso
l'interpretazione individuale, Lutero sosteneva verità oppostissime a
quelle che tennero poi i suoi seguaci. «Il dogma della presenza reale
non fu inventato dagli uomini, ma è fondato sul vangelo e sulle precise
irrefragabili parole di Cristo, e fin dal principio fu uniformemente
predicato e creduto. In mancanza d'altre prove basterà la tradizione di
tutte le chiese per respingere i sofismi de' settarj: poichè è
pericoloso il dar ascolto a cosa alcuna contro la testimonianza unanime
della Chiesa e la dottrina ch'essa c'insegnò da quindici secoli. Chi
mette in dubbio questo dogma, nega la santa Chiesa cristiana. Ora negar
la Chiesa è condannar Gesù Cristo, gli apostoli e i profeti. Se Dio non
può mentire, la Chiesa non può errare». E prosegue a sviluppar le idee
stesse. Vedasi la sua lettera ad Alberto di Prussia. E dice anche: «Noi
riconosciamo che nel papismo vi è molto di buono, anzi tutto il buono
cristiano, il vero battesimo, il vero sacramento dell'altare, le vere
chiavi, il vero perdono de' peccati, la vera predicazione, il vero
catechismo. Io dico che sotto il papa vi è il vero cristianesimo, o a
meglio dire il fior del cristianesimo».
[396] Lo dice Pascal, ne' cui Pensieri se ne vede una stupenda
spiegazione e giustificazione.
E Lutero e Melantone riteneano anche l'assoluzione: perocchè il primo
nella disputa del 1518, e l'altro nell'apologia della Confessione
Augustana, sostennero, _absolutionis ministrum, etiamsi contra
prohibitionem superioris absolvat, vere nihilominus absolvere a culpa,
et coram Deo_. Lutero dice: _Occulta confessio, quæ modo celebratur,
etsi probari ex Scriptura non possit, miro modo tamen placet, et utilis,
imo necessaria est, nec vellem eam non esse; imo gaudeo eam esse in
ecclesia Christi_. De Captivitate Babylonis, tom. II, pag. 292.
E negli articoli smalcaldici, p. III, c. 8: _Nequaquam in ecclesia
confessio et absolutio abolenda est, præsertim propter teneras et
pavidas conscientias, et propter juventutem indomitam et petulantem, ut
audiatur, examinetur et instituatur in doctrina christiana_. La
confessione fu conservata lungo tempo dai Protestanti, e il famoso
Spener fondatore de' Pietisti, nel 1686 era confessore dell'elettor di
Sassonia: ma allora appunto Schaden trovò che quell'atto fosse fonte di
superstizione, ingannandosi i penitenti sull'effetto dell'assoluzione:
ne nacque gran disputa, e Spener riuscì ad acquetarla, facendo decidere
fosse libero ai fedeli premettere o no alla sacra cena la confessione.
Ciò la fece cadere in disuso.
[397] Möhler che, nella Simbolica, diede la più bella esposizione delle
contrarietà dogmatiche fra Cattolici e Protestanti, dice «vedrebbe con
piacere l'uso del calice lasciato all'arbitrio di ciascheduno: locchè
avverrà certo allorquando il voto generale in amore e unità si pronunzii
in favore di tal pratica con tanto vigore, con quanto la avversò dopo il
secolo XII». § XXXIV.
[398] Oggi la dottrina di Lutero sopra la giustificazione è ormai
abbandonata da tutti i Protestanti.
[399] Vedi la relazione di Spalato ap. SECKENDORF II, 165.
[400] _Lettere di Principi a Principi_, vol. III, pag. 16, senza
indicazione di nome.
[401] Vedi _Monumenta Vaticana_, Num. LXIII, pag. 84. E pag. 89 dove
torna più ampiamente su questo punto.
[402] _Monumenta Vaticana_, Num. LXVIII.
[403] 31 agosto 1532, nel vol. V, 224 delle lettere della legazione di
Germania nell'Archivio Vaticano.
[404] Döllinger (_La Chiesa e le Chiese_), per mostrare ch'è illusione
l'attender l'unione de' Cattolici coi Protestanti per mezzo della
Scrittura, fa osservare che la disputa fra Luterani e Riformati sulle
parole con cui Gesù Cristo istituì l'Eucaristia, dopo infiniti colloquj
e migliaja di libri per tre secoli, non ha fatto un passo.
[405] Al testo di san Paolo sulla efficacia della fede, Lutero aggiunge
la parola _sola_: e scrivendo a Link nel 1550, dice: «Se il papista vuol
seccarci per la parola _sola_, rispondetegli chiaro: Il dottor Martino
vuol così, e dice: Papista e asino è tutt'uno. _Sic volo, sic jubeo, sit
pro ratione voluntas_. Mi rincresce di non aver messo anche
senz'_alcun_'opera d'_alcuna_ legge, che esprimerebbe più netto il mio
pensiero. Perciò voglio che questa parola rimanga nel _mio_ nuovo
Testamento, e dovessero tutti questi asini di papisti impazzirne, non
riusciranno a levarla».
[406] _Ad Galatas_, V, 6.
[407] Sessione VI, cap. VIII.
[408] _Ibid_., cap. VII.
[409] _Homo christianus, etiam volens, non potest perdere salutem suam,
quantiscumque peccatis, nisi nolit credere. Nulla enim peccata eum
possunt damnare, nisi sola incredulitas_. Lutero, _De captiv. Babyl_.
[410] Nell'epistola stessa è detto che Gesù Cristo si offre a Dio
entrando nel mondo (10,5); che si mette al posto delle vittime che a lui
non piacquero (9,24); che continua a comparire per noi davanti a Dio
(9,26), e non cessa d'intercedere per noi (7,25); senza che con ciò
l'apostolo accusi d'insufficienza l'oblazione sulla croce e
l'intercessione fatta morendo.
[411] LUTHERI _Opp. ediz. Witenberg_. Tom. II, p. 44, T. VII, p. 56.
[412] L'istituzione de' concistori per autorizzar alla predicazione è in
aperta contraddizione colla missione che vien attribuita a ciascun
fedele. Fu sancita nella Confessione Augustana, art. XIV, e in
conseguenza si dovette imporre alle Chiese d'aver un ministro e di
mantenerlo. Ma il popolo non intendeva questa campana, e Lutero se ne
lagna spesso, e «Il popolo non vuol offrire niente: la sua ingratitudine
è tanto nauseante, che, se la coscienza non mi distogliesse, gli leverei
e curati e predicanti, perchè viva da bestia, qual è in fatto».
[413] Lettera di Daniel Barbaro a Domenico Venier nelle _Lettere
Vulgari_. Venezia 1542, pag. 94. Era egli a Siviglia nel 1522 quando
fece ritorno la nave _Vittoria_, che per la prima avea fatto il giro del
globo; e stupivano d'aver perduto un giorno, benchè esatto giornale
avessero tenuto. Nessuno sapeva darne ragione, ma il Contarini la
spiegò.
[414] _Bibliotheca maxima pontificia_. Roma 1698. _Ad Paulum III P. M.
de potestate pontificis in usu clavium et compositionibus, duæ
epistolæ_, pag. 179-183 del vol. XIII.
[415] Su tal punto tenne qualche opinione particolare; non accettò
pienamente quella di sant'Agostino, nè che pel peccato originale gli
uomini siano riprovati: ed esorta i predicatori a toccare con gran
riserbo tali quistioni.
[416] Il fondamento di tutto ciò è principalmente nella raccolta delle
epistole di Reginaldo Polo. Una vita del Contarini per monsignor
Lodovico Baccadelli, contemporaneo, fu stampata il 1827 a Venezia.
[417] Il Contarini scriveva al cardinale Farnese da Ratisbona, 28 aprile
1541: «Quanto al primato del pontefice, l'elettore di Brandeburgo non vi
fa una difficoltà al mondo; Imo dice che gli pare necessarissimo,
essendo fra cristiani una fede ed una Chiesa» _Ep. Reginaldi Poli_, tom.
III, pag. 254.
[418] Sua lettera del 19 gennajo 1541 al vescovo Nausea di Vienna, in
DOELLINGER, _die Reformation_. Ratisbona 1848, tom. II, pag. 49.
[419] Vedi la sua lettera all'elettore di Sassonia nella raccolta del De
Wette, tom. V, pag. 353, 377.
[420] _Lettere di Principi a Principi_, lib. III, pag. 169.
[421] Un'ampia apologia del Contarini trovasi nella diatriba del
cardinale Quirini alle epistole del cardinale Polo.
[422] QUIRINI, _Diatribæ_ III, CCLV. Le opere principali del Contarini
sono: _De immortalitate animæ_ contro il Pomponazio; _Conciliorum magis
illustrium summa_, compendio più volte ristampato e giudizioso, cui
spesso va unito il trattato _De potestate pontificis: Scolj sulle
epistole di san Paolo; Dei doveri de' vescovi;_ molte opere di
controversia.
[423] _Lettere di XIII uomini illustri_. Venezia 1564.
[424] Ediz. di Walch, V, 114. — IX, 1310. — X, 2666. — VI, 620. — VIII,
564 ecc.
[425] Libro simbolico è chiamato da' Protestanti una esposizione della
dottrina ricevuta in una Chiesa particolare, insieme coll'enunciazione
degli articoli su cui una dissente dalle altre sètte. Applicando tal
denominazione anche alla Chiesa cattolica, chiamano _primo libro
simbolico_ il Concilio di Trento, _secondo_ la professione di fede
tridentina, _terzo_ il catechismo romano.
[426] Non è fuor di tempo ricordare uno dei _Discorsi da Tavola_ di
Lutero: «Dice il proverbio che la roba dei preti va in crusca; e di
fatto quei che ghermirono i beni delle Chiese finirono per restare più
poveri. Burcardo Hund, consigliere di Stato dell'elettor di Sassonia,
soleva dire: «Noi nobili abbiamo aggiunto i beni de' conventi ai nostri,
e quelli mangiarono questi in modo, che nè gli uni ci restarono, nè gli
altri». E voglio raccontarvi una favoletta: «L'aquila rapì un pezzetto
di carne arrostita dall'altare di Giove, e lo portò agli aquilotti del
suo nido, e riprese il volo per cercare altra preda. Ma un carbone
ardente era rimaso attaccato alla carne; cadde nel nido: vi appiccò il
fuoco; e non sapendo gli aquilotti ancora volare, bruciarono col nido.
Così avviene a coloro che pigliano per sè i beni della Chiesa, i quali
furono dati per onorar Dio, o per sostenere la predicazione e il culto
divino: devono perdere il loro nido e i pulcini, e soffrire nei corpi e
nelle anime.» _Tischreden_, p. 292. Jena 1603.
[427] In modo differente argomentava il re d'Inghilterra Enrico VIII
contro Lutero: «Emilio Scauro, accusato da persona di niun conto al
popolo romano, rispondeva: Quiriti, Varo afferma ed io nego: a chi
crederete voi? E il popolo applause, e l'accusatore n'andò confuso.
Questo solo argomento opporrò io alla questione del potere delle chiavi.
Lutero dice che le parole d'istituzione s'applicano a' laici: Agostino
nega: a chi crederete? Lutero dice di sì: Beda di no: a chi crederete?
Lutero dice di sì, la Chiesa tutta levossi, e disse di no: a chi
crederete?»
Un'altra imitazione de' forestieri nel 1865 fu l'introduzione in Italia
de' Liberi Pensatori. Essi non appartengono agli eretici, perchè
ripudiano ogni religione positiva: pure, colla solita incoerenza,
impongono una fede. In fatto «Non ammettono altri veri che quelli
dimostrati dalla ragione, altra legge morale che quella sancita dalla
coscienza».
Qui è già supposto nell'uomo qualcosa d'innato, una morale naturale, una
coscienza anteriore e indipendente da ogni legge. Poi la ragione
potrebbe benissimo dimostrare che il cristianesimo o qualunque altra
religione è vera. Eppure i Liberi Pensatori soggiungono un dogma
esclusivo, che «considerano come negazione della coscienza e della
ragione umana le religioni dogmatiche e rivelate». Nè basta: come
conseguenza di questo loro dogmatismo impongono degli atti, con tanta
assolutezza con quanto lo farebbe il papa o il gran lama, volendo che i
loro associati professino di «vivere e morire fuori del seno di
qualsiasi Chiesa o credenza dogmatica, e di uniformare a questo morale
impegno tutti quegli atti che hanno rapporto alla nascita e morte de'
figli non ancora in istato di libero discernimento, ecc.».
L'intolleranza poi è spinta al segno di scomunicare quelli che, non solo
propaghino, ma _professino_ principj contrarj a quelli dalla società
affermati. Vi sarà pure un sant'Uffizio, perchè la scomunica verrà
proferita «da un giurì di nove socj, eletto nel seno della società». V'è
la sua propaganda: v'è la solidarietà: tutte insomma le forme della
servitù che rinfacciasi alla Chiesa costituita.
[428] Calvino commentando il capo VI di Daniele, dice: _Abdicant se
potestate terreni principes cum insurgunt contra Deum: indigni sunt qui
in numero hominum censeantur ideoque in capita potius eorum conspuere
oportet quam illis parere_.
[429] Melantone professava «doversi gli articoli di fede mutar sovente e
accomodarli ai tempi e alle circostanze». Infatto variò fin nelle
asserzioni più solenni, per esempio, intorno alla presenza reale. I
Luterani lo riprovarono, e in pieno sinodo (_Colloq. Altenburg_.)
dichiararono: Cambiando e ricambiando di continuo, apprestò armi ai
papisti, ridusse i fedeli a non conoscere più che cosa devono tenere per
vera dottrina. I suoi _Luoghi teologici_ son piuttosto a dire _Giuochi
teologici_.