[298] Le annate sono usanza tanto antica, che nel codice Giustinianeo,
Nov. CXXIII, c. 16, si legge: _Neque clericum cujuscumque gradus dare
aliquid ei a quo ordinatur, aut alii cuilibet personæ permittimus; solas
autem præbere eum consuetudines iis qui ordinantium ministrantes sunt,
ex consuetudine accipientibus, unius anni emolumenta non
transcendentem_.
[299] Nel Museo Borgiano conservasi quella carta geografica, colla
_linea vaticana_ tirata di mano propria d'Alessandro VI.
[300] Fu tratta ultimamente dagli archivj di Modena una lettera del
segretario ducale Paulucci, che agli 8 marzo 1519 da Roma scriveva al
duca di Ferrara, descrivendogli una comedia datasi giorni prima alla
Corte papale. Leon X stava egli stesso alla porta, colla sua benedizione
indicando quei che poteano entrare. Dappoi si collocò sopra un'alta
sedia fra un anfiteatro di spettatori, e si recitarono i _Suppositi_
dell'Ariosto. I Francesi ne restarono scandolezzati: il nunzio Spinola
«si dolea che alla presenza di tanta maestà si recitassero parole che
non fossero oneste»: ma il papa guardava col suo occhialetto, e molto
rideva. Vi furono concerti, moresche, cena: caccia di tori, ove tre
uomini rimasero morti e quattro feriti. Un frate espose un'altra
comedia, ma essendo spiaciuta, il papa fece balzar quel frate sopra una
coltre, e dar un gran colpo sul tavolato della scena; poi gli fece
tagliar i sostegni de' calzoni e calarli fin a' calcagni, e così montar
a cavallo, dove fu battuto in modo, che dovette star molto a letto.
Questa «moresca fece assai ben ridere il papa». Vedi _Atti e memorie
della Deputazione di storia patria per le provincie Modenesi e
Parmensi_. Vol. I, p. 128.
[301] _Accesserat et Bibienæ cardinalis ingenium, cum ad arduas res
tractandas peracre, tum maxime ad movendos jocos accomodatum. Poeticæ
enim et etruscæ linguæ studiosus, comœdias multo sale, multisque
facetiis refertas componebat, ingenuos juvenes ad histrionicam
hortabatur, et scenas in Vaticano spatiosis in conclavibus instituebat.
Propterea, quum forte_ Calandram _a mollibus argutisque leporibus
perjucundam per nobiles comœdos agere statuisset, precibus impetravit ut
ipse pontifex e conspicuo loco despectaret. Erat enim Bibiena mirus
artifex hominibus ætate vel professione gravibus ad insaniam
impellendis, quo genere hominum pontifex adeo oblectabatur, ut laudando,
ac mira eis persuadendo donandoque, plures ex stolidis stultissimos et
maxime ridiculos efficere consuevisset_. GIOVIO.
[302] Lett. di Principi a Principi, vol. I, 16.
[303] Nella _Raccolta d'opuscoli scientifici e filologici_ del Calogerà,
tomo XXIX, Venezia 1743, si trova un'_apologia del cardinale D. Bembo_,
fatta dall'abate G. B. Parisotti, principalmente difendendolo dal
Lansio, che nella _Orazione contra Italiam_ (Amsterdam 1637) avea detto
che _epistolas omnes Pauli palam condemnavit, easque, deflexo in
contumeliam vocabulo,_ epistolaccias _est ausus appellare_.
[304] _Cum libros vernaculo sermone et carmine, quos_ Orlandi Furiosi
_titulo inscripsisti, ludicro more, longo tamen studio et cogitatione,
multisque vigiliis confeceris, easque conductis abs te impressoribus ac
librariis edere cupias, cum ut cura diligentiaque tua emendationes
exeant, tum ut si quis fructus ea de causa percipi possit, is ad te
potius, qui conficiendi laborem tulisti, quam ad alienos deferatur,
volumus et mandamus ne quis, te vivente, eos tuos libros imprimere aut
imprimi facere, aut impressos venundare, vendendosve tradere ullis in
locis audeat, sine tuo jussu et concessione_.
[305] Sat. VII.
[306] SADOLETI, ep. 22 del lib. XVII.
[307] _Vita Leonis X_. Ci mancano le relazioni degli ambasciadori veneti
a Roma fino al 1533, ma ne' diarj di Marin Sanuto si dà il sunto di
esse. Leon X v'è sempre indicato come buono e pio, ma gaudente. «È
amator delle lèttere, dotto in umanità e giure canonico, e sopratutto
musico eccellentissimo: e quando canta con qualcuno, gli fa donare cento
e più ducati» (pag. 86 _Relazioni_; Firenze) «È dotto e amator di dotti,
buon religioso, ma vuol vivere e star sui piaceri, massimamente su
quelli della caccia» p. 64. «Dormiva molto tardi... andava alla messa,
dava udienza, stava a tavola e giocava volontieri a primiera. Digiunava
tre volte la settimana, mangiava una volta al giorno, a ore 21; il
mercore e il sabato mangiava cose quadragesimali... Si serviva molto di
domandar denaro a prestito; vendeva poi gli ufficj, impegnava le gioje,
gli arazzi del papato, e fino gli apostoli (i busti) per aver denari».
Curiose sono le particolarità che vi si esibiscono intorno ai cardinali,
tutte profane, e alcune anche peggio.
[308]
_Sacra sub extrema si forte requiritis hora_
_Cur Leo non potuit sumere, vendiderat_.
L'attribuirono al Sannazzaro.
[309] AUDIN, _Vie de Leon X_.