[260] VESPASIANO, _Vite_, ecc.
[261] FABRONI, _Vita di Lorenzo_, II, 390.
[262] RAYNALDI, ad 1492.
[263] Le inclinazioni di Alessandro VI erano conosciute precedentemente,
sicchè quando fu eletto, Pietro martire d'Angera scriveva al cardinale
Sforza: _Hoc habeto, princeps illustrissime, non placuisse meis regibus_
(Fernando e Isabella di Spagna) _pontificatum ad Alexandrum, quamvis
eorum ditionarium, pervenisse; verentur namque ne illius cupiditas, ne
ambitio, ne (quod gravius) mollities filialis christianam religionem in
præceps trahat_. Epist. 119 dell'ediz. di Amsterdam 1670.
[264] Nelle carte di Urbino nell'archivio centrale di Firenze è una
lettera del 21 luglio 1494 di Alessandro VI a Lucrezia Borgia sua
figlia, che finisce: «E per questa volta null'altro se non che attendi a
star sana, et a esser devota de nostra donna gloriosa». Si sa ch'egli
portava sempre in dosso una palla, contenente l'ostia consacrata.
[265] Il signor Chantrel, nella _Storia popolare dei papi_, tolse or ora
a discolpare Alessandro VI, mostrando come la vita sua non fu
scandalosa, neppur mentre era privato; sempre poi edificante nel papato;
e ch'egli fu gran re e gran pontefice; le accuse prodigategli mancar di
fondamento, e ricader sopra gli storici, bugiardi, maligni, ostili ad
esso papa, o alla cattedra su cui sedette.
Sono a vedersi per lo stesso assunto la _Storia d'Alessandro VI_
dell'abate Jorry, e un articolo della _Rivista_ di Dublino, del gennajo
1859. Un amico ci fa avvertire che nelle lettere inedite dell'Alberoni,
trovasi un giudizio sopra Alessandro VI, che s'accorda sostanzialmente
col da me espresso. Benedetto XIV, nel carteggio confidenziale
coll'Alberoni, suo legato di Bologna nel 1740, gli manifestò
l'intenzione di correggere varj abusi, e sovratutto di riformare il
paese, _rovinato da dieci anni di allegria e di conversazioni_ (_Lettera
da Castelgandolfo_ li 18 ottobre di quell'anno). L'Alberoni pur
desiderando non ci fosse occasione _di venire a que' rimedii troppo
repugnanti al naturale della Santità sua_, non potè di meno, da
quell'uomo schietto qual era, di _secondare un sì santo pensiero_,
aggiugnendo che il bisogno di tale riforma era universalmente sentito da
tutti i buoni e dentro e fuori di Roma (_Lettera dell'Alberoni di
Bologna_, 25 ottobre 1741). Il papa lesse, forse con poca riflessione,
la lettera dell'Alberoni nella sua conversazione, dove saranno stati
probabilmente alcuni bisognosi di tale riforma, e levossi uno schiamazzo
contro l'impudenza del legato di Bologna, che avea avuto l'ardimento di
scrivere tali cose ad un tal papa, quasichè il suo pontificato fosse
quello di Alessandro VI. Non è qui luogo di trascrivere la lunga e
veemente risposta dell'Alberoni allo stesso Benedetto XIV, degli 8
novembre: ma sul punto toccato s'esprime così: «Non so come costoro
possino far entrare nel mio discorso Alessandro VI. Se si avesse a
parlare del di lui pontificato si potrebbe dire che fu un misto di vizj
e di virtù: che i primi furono mancanze d'un uomo privato, ma che le
seconde furono qualità eminenti d'un principe di gran mente. Tale lo
fanno conoscere le di lui famose Bolle e non Pataffie, che saranno di
eterna memoria e venerazione, e fra tante altre azioni eroiche del sue
pontificato, una sarà la restituzione della Romagna fatta dai Tiranni
alla Santa Sede; opera che tutta si deve al coraggio e alla prudenza e
sagace condotta di Alessandro VI».
[266] Anche san Paolo ad Efeso si fe cedere gli amuleti e talismani
della Dea colà adorata, e i libri de' misteri, e quantunque di carissimo
costo, valendo cinquantamila denari, li fe bruciare. _Act. apost. cap.
XIX_.
[267] Prediche sopra Ezechiele. Predica XXII.
[268] Prediche sopra l'Esodo.
[269] Sermone sopra Amos.
[270] «O frate, tu vuoi dire che la Chiesa non possa tenere beni
temporali. QUESTO SARIA ERESIA. Non dico questo io, perchè non è da
credere, se non si potesse tenere, che san Silvestro li avesse
accettati, e san Gregorio li avesse confermati. Però noi ci sommettiamo
alla Chiesa romana, o che valga meglio che ne abbia o no. Questa è una
gran quistione, perchè vediamo che ha pur fatto male per avere queste
ricchezze, e non bisogna che io lo pruovi. Rispondiamo dunque, non però
assolutamente, come il marinaro che non vuol gittare le ricchezze in
mare, ma fuggire il pericolo; e diciamo che la Chiesa staria meglio
senza ricchezze, perchè sarebbe in unione con Dio». _Sopra Ezechiele_.
«Il papa è Dio in terra, ed è vicario di Cristo. Ciò è vero, ma Dio e
Cristo comandano che si ami il proprio fratello, che si faccia il bene.
Adunque se il papa ti comandasse cosa contraria alla carità, e tu la
facessi, tu allora vuoi che il papa facci più che non fa Dio. Il papa
può errare, non solo per false informazioni, ma qualche volta ancora
perchè ha in odio la carità. Ciò che tanto ha corrotto la Chiesa è la
potestà temporale. Quando la Chiesa era povera, allora era santa: ma
quando le fu data la potestà temporale, cadde nella polvere delle
ricchezze e delle cose terrene, e cominciò a sentire la sua superbia...
Concilio vuol dir congregare la Chiesa, idest tutti li buoni abbati,
prelati e secolari di essa. Ma nota che non si domanda propriamente
Chiesa se non dove è la grazia dello Spirito Santo. Ed oggi dove si
trova essa? forse solamente in qualche buon omiciattolo... Nel concilio
s'hanno a far riformatori che riformino le cose giuste. Nel concilio si
castigano li cattivi cherici; si depone il vescovo che è stato simoniaco
o scismatico. Oh quanti ne sarebbero deposti! forse non ne rimarrebbe
nessuno. Pregate il Signore, che si possa finalmente congregare una
volta, per favorire ed ajutare chi vuol far bene e per combattere i
tristi». _Prediche del 1498, sopra l'Esodo_.
[271] JACOBO PITTI, _Storie_, lib. I, cap. 51.
[272] «Oh non hai tu paura? Non io che mi vogliano scomunicare perchè
non faccio male. Portatela in s'una lancia questa scomunica, e apritele
le porte. Io voglio rispondere; e se non ti fo meravigliare, di' poi
quel che ti pare. Io farò impallidire tanti visi là e qua, che ti
parranno ben molti; e manderò fuori una voce che farà tremare e
commuovere il mondo... Se io volessi andare adulando, non sarei oggi a
Firenze, nè avrei la cappa stracciata, e mi saprei cavar fuori di questo
pericolo. Ma, o Signore, io non voglio queste cose; io voglio solamente
la tua croce: fammi perseguitare, io ti domando questa grazia che tu non
mi lasci morire in sul letto, ma che io ti renda il sangue mio, come tu
hai fatto per me.» _Sopra Ezechiele, pred._ XXVIII.
[273] Il papa diceva al Bonsi, oratore di Firenze: «Io ho letto le
prediche del vostro frate, e parlato con chi le ha udite. Egli ardisce
dire che il papa è ferro rotto; che è eretico chi crede alla scomunica,
e che egli, piuttosto che chiedere assoluzione, vorrebbe andar
all'inferno. È scomunicato non per alcuna istigazione o per false
insinuazioni, ma per la sua disobbedienza al nostro comando di unirsi
alla nuova congregazione tosco-romana. Noi non lo condanniamo delle sue
buone opere, ma vogliamo che venga a chieder perdono della sua petulante
superbia, e volentieri gliela concederemo quando si sarà umiliato a'
nostri piedi».
[274] _Anno Domini MCCCCIIC. — Dilectis filiis guardiano et fratribus D.
Francisci ad Sanctum Miniatum extra muros Florentinorum Ordinis Fratrum
Minorum de observantia nuncupatorum, Alexander Papa sextus_.
_Dilecti filii, salutem et apostolicam benedictionem. Relatum nobis fuit
quod apostolico zelo veritatis et justitiæ accensi, ac pro nostro, et
hujus sanctæ sedis honore contra perniciosum dogma falsamque doctrinam
perditionis filii Hieronimi Savonarolæ ordinis fratrum predicatorum, ac
populi seductionem multis ac veris conclusionibus et argumentis sæpius
publice ac privatim predicaveritis, ac eo fervoris et studii
processeritis ut, pro sustinendis vestris veris rectisque
argumentationibus, et ipsius Hieronimi pertinacia convincenda, non
defuerit ex vobis qui etiam se in ignem projicere proposuerit; Laudamus
certe devotionem vestram ac tam pium tamquam religiosum ac venerandum
opus quod procul dubio nulla poterit oblivione deleri: Nobis vero et
ipsi sedi ita gratum et acceptum ut gratius et acceptius esse non
possit. Hortamur et monemus vos in Domino, ut eodem tenore pergentes
adversus ipsius errorum reliquias, si quæ supersint, et complicem
perseverare velitis, ut exinde a Deo et hac sancta sede merita condigna
consegui possitis. Dat. Romæ apud S. Petrum sub annulo Piscatoris XI die
aprilis 1498, Pontificatus nostri anno sexto_.
_Dilecto filio Francisco Apuliensi, Ordinis fratrum Minorum de
observantia nuncupatorum professori, Alexander Papa sextus.
Dilecte fili, salutem et apostolicam benedictionem. Intelleximus quanto
fervore pro veritate et justitia, proque nostro ac huius sanctæ sedis
honore nuper predicaveris verbum divinum in civitate ista florentina
adversus falsum et perniciosum dogma iniquitatis filii Hieronimæ
Savonarole, qui prius suis demeritis excommunicatus, ausu sacrilego quam
plurima scandalosa et heresim sapientia tam diu disseminare tam publice
non erubuerat. Fecisti profecto opus valde meritorium, ac maxima laude
dignum, ac quale religiosum virum decebat, quod nobis et toti sacro
venerabilium fratrum nostrorum Sanctæ Romanæ Ecclesiæ cardinalium
collegio mirifice complacuit. De qua devotione te plurimum commendamus,
monentes et exhortantes ut, si quid forsitan reliquarum deinceps tanti
ac nepharii erroris supersit, in tam bono ac pio instituto perseverare,
ac illud eodem veritatis mucrone retundere cures, ita ut majores in dies
ac uberiores fructus in agro dominico producens, nostram et ipsius sedis
benedictionem et gratiam valeas promereri. Datæ Romæ apud S. Petrum
1498, XI aprilis, Pontificatus nostri anno sexto_.
[275] I Fraticelli non erano forse del tutto spenti in Firenze. Nella
Magliabecchiana (MSS. G. 3. 368) si ha una lunga lettera di don Giovanni
delle Celle contro di essi, e una loro risposta assai sviluppata, ma che
in fondo accusa la Chiesa di aver traviato, come poi disse Lutero; essi
pochi custodire la verità: la via del paradiso essere stretta, onde non
è meraviglia se essi sono pochi in numero: peccar contro la carità
quelli che gli accusano.
Il codice XI della classe XXXIV de' manoscritti d'essa biblioteca ha
molte scritture contro i Fraticelli dell'opinione e singolarmente del
vescovo Ortano, che dice essere stato deputato coll'arcivescovo di
Milano ed altri vescovi a discutere contro costoro, sorti principalmente
intorno ad Asisi, e che aveano preso per capo un tal Nicolao di Marano,
nell'Agro Piceno.
[276] _Faites moi un petit miracle_.
[277] Non ha bisogno di commenti questo passo del processo: «_Jussus
expoliari_. Orsù uditemi. Iddio, tu mi hai côlto (_inginocchiasi_). Io
confesso che ho negato Cristo. Io ho detto le bugie. Signori Fiorentini,
io l'ho negato per paura de' tormenti. Siatemi testimonj. Se io ho a
patire, voglio patire per la verità. Ciò che io ho detto l'ho avuto da
Dio. Dio, tu mi hai dato la penitenza per averti negato. Io lo merito.
Io ti ho negato. Io ti ho negato. Io ti ho negato per paura di tormenti,
per paura di tormenti (_erasi inginocchiato e mostrava il braccio manco
quasi guasto_). Gesù ajutami. Questa volta tu mi hai côlto».
[278] FR. KARL MEYER, _G. Savonarola aus grossen Theils
handschriftlichen Quellen dargestellt_. Berlino 1836. Contiene molti
atti sconosciuti, e che più tardi furono riprodotti da altri biografi
come nuovi.
RUDELBACH, _H. Savonarola und seine Zeit, aus den Quellen dargestellt_.
Amburgo 1835. Questi riconosce per profeti della Riforma l'abate
Gioachino, santa Brigida, santa Caterina da Siena, ed altri.
[279] Predica IV, p. 237. Pr. V, p. 246. Pr. XII, p. 373.
[280] Predica XVI, 443.
[281] _Vorrede über Savonarola's Auslegung des LI psalms_.
[282] Suole dirsi che sol dopo san Carlo e dopo l'istituzione de'
cherici regolari si estese l'uso del frequente confessarsi e de'
confessionali in chiesa, ecc. Nel processo, frà Girolamo diceva: «Circa
a' confessori, io ne mettevo molti in San Marco, confortandoli che
confessassino assai: non per intendere da loro le confessioni, perchè
non l'avrebbero fatto per la pena grande, et anche per conservarmi la
reputatione appresso di loro: perchè, se io li havessi richiesti di
simile cosa, mi sarei al tutto scoperto maligno: ma io lo facevo per
havere più concorso, et per tenere gli amici nostri confortati all'opera
nostra: et anchora perchè fossino più uniti».
[283] _Trattato dell'amor di Gesù Cristo_. Firenze 1492.
[284] Talora disse: «Se un angelo di Dio venisse un giorno a
contraddirmi, non gli credete, perchè è Dio medesimo che parlò. _Predica
17 febbraio 1497_.
E nella _Verità profetica_ leggiamo:
_Savonarola_. Atqui io son profeta. Poichè ragionevolmente mi sforzi,
non senza verecondia e umiltà confesso essermi stato da Dio, per suo
dono e non per alcuno mio precedente merito, conferito.
_Uria_. Guarda che questo sia detto non per umiltà, ma più presto per
arroganza.
_Savonarola_. Io non m'attribuisco il falso, ma non mi vergogno già di
confessare di averlo ricevuto a laude di Dio e per salute de' prossimi».
[285] _L'officio proprio per frà Gerolamo Savonarola e i suoi compagni,
scritto nel secolo XVI, e ora per la prima volta pubblicato per cura del
conte C. Capponi, con un proemio di Cesare Guasti_. Prato 1860.
Il codice 34 della classe XXXIV dei manoscritti della Biblioteca
Magliabechiana contiene una raccolta di giudizj di varj sopra la vita e
le dottrine del Savonarola. Quanta traccia di sè abbia lasciato il frate
appare dall'infinità di scritture a lui relative, che si trovano in
tutte le biblioteche di Firenze. Fra le centinaja citerò il codice 7
della classe XXXIV manoscritto nella Magliabecchiana, che contiene
_Vulnera diligentis_ di Benedetto da Firenze, ch'è un'apoteosi del
Savonarola. Nella prima pagina ordina, _hoc non publicetur volumen nisi
post mortem illius decimi_ (cioè Leon X), _de quo scriptum est_ Leo in
quinto rugitu morietur, _filius Sodomæ_ ecc.... _Detur Adriano VI P. M.
ad ciò sia conservata questa cristiana opera dalle mani de' combustori
et persecutori della verità_.
Nella _Storia degli Italiani_ io mi son diffuso intorno al Savonarola,
esaminando se fu un martire della verità anticipata, se profeta, se un
gran patrioto, un gran democratico, o un allucinato, o un impostore.
Furono pubblicate di recente molte opere intorno a lui, e massime la
_Storia di Girolamo Savonarola_ del Villari (1859), e la _Storia del
convento di San Marco_ del p. Marchese.