[241] Si vuole che, qualche prelato, come feudatario, esercitasse, o
almeno possedesse l'osceno diritto delle prime notti; e il Lancellotto,
nel bizzarro suo libro _L'Hoggidì, ovvero il mondo non peggiora_, dice:
«Cotal costume, dai Pagani e dai Gentili praticato, fu già in Piemonte;
ed il cardinale illustrissimo Geronimo della Rovere mi diceva aver egli
stesso abbruciato il privilegio che aveva di ciò la sua casa». Se mai
esistette un tal diritto di _fodero_ o di _marcheta_, bisogna dire che
n'abbiano ben accuratamente distrutti gli atti, giacchè nè da me nè da
altri cercatori mai nessuno ne fu trovato. Probabilmente non era che una
tassa imposta sulle nozze, forse colla simbolica rappresentazione del
metter una gamba nel letto; e come tale, n'ebbero il diritto perfino
alcune badesse.
[242] Oltre i novellieri, sul teatro pure si pungeva l'avarizia e
l'ignoranza degli ecclesiastici. Nel _San Giovanni Gualberto_,
rappresentazione del secolo XV, dovendosi eleggere il piovano d'una
chiesa, il cappellano esamina gli aspiranti, e riferisce al vescovo:
Messere, io l'ho saputo, e me l'han detto:
Quello a chi 'l popol la vorrebbe dare,
È un buon prete, ma gli è poveretto,
E non potrebbe un cieco far cantare.
Quell'altro mi mostrò un pien sacchetto,
E son ducati, secondo il sonare,
E dice ve gli arreca, e son dugento.
_Monsignore_. Costui ha ben ragion! mettili drento.
Alcuni monaci s'accordano per far eleggere abate un di loro, il qual
promette nominar l'uno priore, l'altro spenditore, l'altro camerlingo: e
vanno al vescovo, e gli offrono cento ducati perchè nomini quell'abate.
_Monsignore_. E molto volentieri i' ho ben inteso;
Ma ditemi, figliuol, sono di peso?
_Monaco_. Monsignor, e' son nuovi tutti quanti.
Non fa bisogno che voi li pesiate.
_Monsignore_. Da voi in fuora, io vorrei duo tanti,
Ma io vo' ben che voi mi ristoriate
Ogni anno per la pasqua e l'ognisanti
L'oca, il cavretto e' cappon mi rechiate.
_Monaco_. Noi siam contenti, e' cappon fien duo paja,
E le candele per la candellaja.
[243] Ma chi si scandalizza delle ricchezze del clero cattolico d'allora
non si dimentichi quante ne abbia il clero protestante d'oggi in
Inghilterra. I vescovi vi percepiscono da 4200 a 10000 sterline, cioè da
105 a 230 mila franchi, oltre un palazzo in città e uno in campagna: ai
due arcivescovi di York e di Cantorbery aggiungonsi per la
rappresentanza una gratificazione di quasi 273 fr. Nel settembre 1865
morì Roberto Moore, che godeva sei benefizi senza far nulla, e si
calcola che durante la sua vita ne traesse 753 mila sterline, cioè più
di 18 milioni.
[244] RAYNALDI, al 7 aprile 1488, § 21.
[245] CIBRARIO, _Istituzioni della Monarchia di Savoja_, pag. 127.
[246] Alfonso Tostat, famoso teologo spagnuolo, reputato il maggior
ingegno del suo secolo, a Siena sostenne, in presenza d'Eugenio IV,
ventuna tesi teologiche, alcune delle quali non vennero approvate dal
pontefice. Questi destinò l'altro famoso teologo cardinale Torquemada a
confutar queste due: che, sebbene non v'abbia peccato che non possa
esser rimesso, pure Iddio non rimette nè la pena nè la colpa, e nessun
prete può dare l'assoluzione; e che Gesù Cristo sofferse la passione al
3 d'aprile, non al 25 marzo. Le due proposizioni furono riprovate, ma il
Tostat pubblicò la _Difesa delle tre conclusioni_, e parve mostrare non
bastante deferenza per la decisione pontifizia.
[247] BURLAMACCHI, _Vita del Savonarola_.
[248] Predica I, ediz. di Venezia 1530.
[249] A Lione 1502, 1505, 1507, 1536, 1571, 1573, 1577, 1594; a Agen
1508, 1510, 1514, 1578; a Parigi 1518, 1521; ad Argentina e Rouen 1515;
a Brescia 1521; a Venezia 1585.
[250] È a vedere anche BARBERINO, _Documenti d'amore_, part. VIII, d. 2.
[251] LANDI, _Paradossi_.
[252] _Ed. del Moreni 1831_, I, 187, 232. Declamò novamente (II, 50)
contro l'andare al perdono di Roma e altri santi luoghi, predicando
sotto la loggia d'Or San Michele nel 21 settembre 1309, cioè parecchi
anni più tardi. Forse questi passi delle prediche di frà Giordano furono
presenti al beato Giovanni delle Celle quando dissuadea Domitilla dal
pellegrinaggio di Terrasanta, nella IXª delle sue lettere.
[253] Questi pure si lamentava che
Ogni predicator buffoneggiava
Nè quasi si credea dal tetto in su.
_Cedrus Libani_. Nella Magliabecchiana è manoscritto del quattrocento un
_Promptuarium prædicatorum_, dove, sopra argomenti che possono esser
soggetto di predica, si adunano le autorità della santa scrittura,
affinchè le prediche riescano _non subtilia magis quam utilia_.
[254] _Contra prælatos simoniacos, qui ordines sacros cœteraque
spiritualia publice vendunt_.
[255] _Epist._ Lib. I, c. 66.
[256] _Opusculum de sententia excommunicationis injusta pro H.
Savonarolæ innocentia_. Firenze 1497.
[257] Antonio Floribello, nell'orazione sopra l'autorità della Chiesa,
scrive: _Quod vero Lutherus et quidam ejus discipuli, omnia fato et
necessitate fieri, nihil in potestate nostra situm esse, agi nos, non
agere a principio dixerunt, cum idem senserunt quod nonnulli veteres
philosophi, tum Viclefi illius sui, Laurentiique Vallensis opinionem
impiam et humano generi perniciosam revocarunt_. SADOLETI, Opera II, p.
401.
[258] _De collatione novi Testamenti_. Fu pubblicata solo cinquant'anni
dopo morto l'autore, da Erasmo. Per tacere i vecchi, il Maj, il Rank, il
Vercellone, il Cavedoni notarono della versione itala molte voci non
usate dai classici, come _abintus_, _ascella_, _maletracto_, _prendo_,
_regalia_, _satullus_, _retia_ per rete, _advenit_ per accade,
_martulus_ per martello, _manna_ per manata, _altarium_ per altare,
_glorio_ e _combino_ per lodo e congiungo, _scamellum_ per scannello, e
forme grammaticali errate, come _odiet_, _odiant_, _odivi_, _plaudisti_,
_avertuit_, _sepellibit_, _eregit_, _prodiet_, _exiam_, _exies_,
_perient_, _scrutaberis_, _abstulitum est_, _prævarico_ e _demolient_
per prævaricor e demolientur, _lignum viridem_ ecc. Il conchiuderne che
la traduzione della Bibbia è barbara è un'assurdità ove si pensi che,
massime l'itala, fu fatta ne' floridi tempi dell'impero, essendo
vivissima la lingua latina. Fu dunque buon consiglio quello del De Vit,
di raccoglierne le voci nella ristampa che ora fa del Lexicon totius
latinitatis. Di ciò discorro io distesamente in una _Dissertazione
sull'origine della Lingua Italiana_. Napoli 1866.
[259] _De falso credita et ementita Constantini donatione, declamatio_.
È però a notare che la falsità dell'atto di donazione di Costantino era
già stata sostenuta da Pio II, ancora privato, dal cardinale di Cusa,
dal Pocock vescovo di Chicester. Dico dell'atto, perocchè su questa
donazione tanto controversa han discorso i migliori moderni in ben altro
senso dal vulgare, dietro al De Maistre, che avea scritto: «Una medesima
mura non potea contenere l'imperatore e il pontefice. Costantino cedette
Roma al papa. La coscienza del genere umano l'intese a questo modo, e ne
nacque la _favola_ della donazione, che è verissima. L'antichità, cupida
di vedere e toccar tutto, tramutò l'abbandono in una donazione formale;
la vide scritta su pergamena, deposta sull'altare di San Pietro. I
moderni gridano _falsità_; ed era l'innocenza che raccontava le sue
idee. Non c'è cosa sì vera quanto la donazione di Costantino».
Eppure Stefano Dumont, professore parigino, sostenne l'autenticità anche
dell'atto; autenticità simile a quella che dicemmo dell'altre Decretali,
che Graziano o il falso Isidoro non inventarono, bensì mutilarono o
cangiarono per ridurle opportune a una collezione legale.