CRISAULO. Io l'ho detto
dal primo giorno, che l'andar di fuori
era appunto al mio male erba trastulla;
ma nondimen, per esser poi iscusato,
non ho voluto mancar d'ogni sforzo.
Ma non è in poter nostro.
GIRIFALCO. Eh! Questo è poco,
Crisaulo, ché sei tal che potrai sempre
vivere in questo mondo con onore,
se ben ti biasmi il popolo e la plebe:
perché questo è lor proprio né alcun vive
dai lor morsi securo; e spesso i morti
gli sentono anche lor dentro a la terra.
E questo è, per il piú, che è gente vòta
di robba e di pensieri; e altro non hanno
u' esercitar la lor maligna mente
che ne' fatti d'altrui. Ma un ben nato
non sará tinto di cotesta macchia
né assai né poco.
PILASTRINO. È ver. Sol si conviene
a simil gentarelle il biasimare:
vizio che trovò il diavol de l'inferno.
Lascia pur dir chi vuol, ch'è piú d'un mese
ch'io veggio, appunto come or veggio te,
una gran fame. Oh! Pensa, a queste nozze,
s'io m'affaticherò che vadin bene
i boccon giú! ché, se devessi ancora
durar tre giorni in quella cosa dolce,
me ne voglio saziar; né mai partirmi
per fin che 'l ventre non mi dice:--Tura.--
Andiam pur lá.
CRISAULO. Ma non è ancor gran cosa:
ché, quando ben riguardo a le parole
che fûr tra noi, non veggio, senza carco
e senza dar gran macchia a l'onor mio,
poter ritrarmi da sí fatta impresa.
È ver che tempo fu ch'io non pensai
d'averlo a fare: onde, piú del dovere,
son stato di parole liberale
per venire a la fin del mio disegno.
Or veggio meglio che nol posso fare
e mancare a' miei detti: ond'io, in ciò, voglio
che la necessitá l'errore iscusi.
Ma non ti veggio, Girifalco, lieto
com'io vorrei.
GIRIFALCO. Io son pur troppo allegro:
tanto che non mi par d'esser capace
di tanta gioia; onde l'alma, in se istessa
talor rivolta, si stupisce e quasi
non crede ch'in vecchiezza tanto bene
le venga quanto è questo di tal donna
e sí da bene.
PILASTRINO. E che! Sei fatto sposo,
padre degli anni, ove tutti i difetti
c'ha la vecchiezza in sé son giá scoperti?
È vero o mi berteggi?
CRISAULO. Tu nol credi,
eh, Pilastrino? Gli è pur troppo vero.
Credilo a me, che sono stato il mezzo.
Calonide è la sposa; e sallo Iddio,
s'io ci ho durato punto di fatica!
Pur si contenta; e ne vedrai gli effetti,
come siam giunti. E ben ci fia che ridere:
che parrá certo, appresso a lui, la sposa
piú che donzella.
PILASTRINO. Io vado a sotterarmi
per disperato sotto a la mia botte.
Ma ci voglio un pitaffio ch'io m'ho fatto
per mia memoria.
CRISAULO. Dillo.
PILASTRINO. Falli onore.
«Qui giace un ch'ebbe nome Pilastrino.
Vivo, tanto m'amò che disperato
morio mancando in me lo spirto e el vino».
CRISAULO. Ha odor d'antico.
PILASTRINO. No. Ci manca questo:
«Visse di baie e morí disperato,
vedendo andare a nozze un che col tempo
contendea d'anni».
CRISAULO. Ah! ca!
PILASTRINO. Gli è pure il vero.
Non vedi che non ha pur le gengíe?
Povera Orgilla, so che l'avrá buona
come lo sa! ché questo è appunto un tôrgli
la sua provenda de la mangiatoia.
Or non manca se non ch'io mi rassetti
per poter ben mandar per le mascelle
i denti a scrocco e far d'altro che d'esca
farina macinata a duo palmenti.
Oh! Scherza e salta e pigliati sollazzo
or, Pilastrin, ché di troppa dolcezza
par che ti senta andar tutto in condime.
Oh! Ve' che starò, un tratto, un giorno allegro!
ché è giá quindici dí che sono stato
come le donne quando han le lor cose,
fortuna ladra!
CRISAULO. E che debbo dire io?
ch'in duo sol giorni era giá fatto tale
ch'ora mi pare uscir di sepultura
e tornar vivo. E sarei morto, certo,
se non me ne campava la speranza
di tornare ove fosse e fare in modo
ch'ambo siam prima d'esta salma scossi
che lontani o divisi; in fin che 'l cielo,
che ci ha congiunti, ne divida e sparta.
Dica pur quanto vuol ciascun; ché, al fine,
è pazzo quel che ne' propri interessi,
per viver sol sotto costumi e usanze,
se ne governa come piace altrui.
Usciremo or d'affanno.
PILASTRINO. Tocca forte,
ché non posson sentir.
CALONIDE. Va'. Guarda a l'uscio,
Fronesia. E tu vatti governa, Lúcia,
con i panni ordinari; ché Crisaulo
oggi verrá come ancor venne ieri.
Forse non piace a Dio. Qualcun de' suoi
l'avrá tenuto.
FRONESIA. Apri, apri; è lui; è Crisaulo
con molta gente. Oh che felice giorno!
Lúcia, torna di qua.
CALONIDE. Di' 'l vero? È desso?
Èvvi il mio Girifalco? Andiamgli incontra.
Suonisi ogni strumento e facciam festa.
Abbraccia il tuo Crisaulo. O Girifalco,
non v'aspettava piú. Ringrazio Iddio
ch'in sí poco ha condotto ad un bel fine
sí onesta impresa.
GIRIFALCO. Ed io ringrazio prima
il cielo e poi voi duo che a la mia vita
dato avete soccorso; ché non era
possibil che durasse piú dieci anni.
Or son felice, al mondo.
CALONIDE. Entriamo in casa.
Fronesia, or puoi chiamare il tuo Filocrate,
ché è giunto il fin de' desidèri nostri.
Saran tre nozze insieme in una festa.
E, perché è tardi e passerebbe l'ora,
è meglio cenar, prima. A le quattro ore
potrá tornar ciascuno.