Pilastrino e Listagiro vengono, avanti ora di cena, da
Girifalco, temendo che, per la troppa roba comprata, il
vecchio fosse sdegnato; e, trovandolo meglio disposto,
Listagiro li guarda la mano; e partensi con ordine di
tornare a ora di cena.
PILASTRINO, GIRIFALCO, LISTAGIRO parasito.
PILASTRINO. Buona sera, messere.
GIRIFALCO. Oh! Siate i ben venuti, i miei figliuoli!
Ben mi pareva d'avervi sentito;
e però son venuto in su la porta
ad incontrarvi.
PILASTRINO. Come sta la cena?
GIRIFALCO. Sará in ordine a l'ora; ma, se pensi
di trattarmi cosí...
PILASTRINO. Perché?
GIRIFALCO. Spendesti
piú di mezzo il ducato.
PILASTRINO. Non è vero.
Eccoci a brontolare. Ah discrissione!
Orsú! Fa' che beviamo almeno, un tratto,
acciò che meglio possiam ragionare
senza seccarci.
GIRIFALCO. Pilastrin, piú regola.
Non è poi meraviglia se stai sempre
malsano perché nuoce fuor di modo
il ber cosí ad ogni ora; ché, nel corpo,
fa come, in un laveggio, mentre bolle,
puor l'acqua fredda che toglie il bollire:
onde nascon di poi l'infermitá,
come tu vedi.
PILASTRINO. Oh! co! co! Chi sentisse
parlar costui del modo e de la via
del non mangiar né ber non penserebbe
che fosse un Ippocrasso o un Gallinello?
Cosí c'è dotto!
GIRIFALCO. Per grazia di Dio,
sempre ho trovato che mi giova assai
non m'acciarpare. E vedi che ho passato
di molto il tempo che la maggior parte
non suol passare. Ma che c'è di nuovo?
In piazza che si fa?
PILASTRINO. Si vende e compra
de' frutti e de l'erbette; e qui di nuovo
avrem da cena.
GIRIFALCO. Tu sei sempre in berta.
PILASTRINO. Vuoi ch'io ne dica un'altra?
GIRIFALCO. Sí, di grazia.
PILASTRINO. Questo ci abbiam di nuovo: che Crisaulo
fa del suo resto; ed or, per questa giostra,
apparecchia livree d'argento e d'oro,
infin per gli staffieri; ed ha comprato
ora un corsier cinquecento ducati.
Pensa se è bello!
GIRIFALCO. Tu non di' da vero.
E come 'l sai?
PILASTRINO. Ti voglio dir la cosa.
Passava ier da casa di Calonide.
Ed erano ivi aspettarlo a la porta
duo servi o tre. E mi fermai con loro,
alquanto, a ragionare; e intesi questo
con mille altre grandezze che di nuovo
fa per colei.
GIRIFALCO. Oimè! che mala nuova
è quella che mi porti, sciagurato!
Poi non debbe esser vero; e tu lo dici
per vedermi morire.
PILASTRINO. Oh! tu ti cangi
cosí di cera! E' par che abbi paura
di quel marcetto. N'è ben gran pericolo
che ti scavalchi!
GIRIFALCO. Or to' questi ristori,
Girifalco meschino. E sí, fu vero?
Era pur dentro in casa quel tignoso?
Vedesti 'l tu?
PILASTRINO. Sí, vidi poi a l'uscire,
che fu in sul buio; ma non so giá dirti
quel che v'avesse fatto.
GIRIFALCO. Aimè tapino!
Perché voglio piú viver? Prego il cielo
che faccia in modo ch'io mi rompa il collo
prima ch'abbi a morir di questa morte.
Cara la vita mia, non ti ricordi
giá piú di me. Tu mi fai pur gran torto,
ché sai che 'l primo dí non ti cercava.
E tu ti innamorasti cosí forte
di me che non vivevi ben quel giorno
che non facevi dirmi qualche cosa.
LISTAGIRO. Lascia pur: ti trarem questi pensieri.
GIRIFALCO. Ed ora, che t'ho posto un poco amore,
sei sí ritrosa! E forse ancor mi cambi
per una nebbiarella. Che se, un tratto,
mi dá fra l'unghie, ne vo' fare appunto
quel che fo d'un pidocchio. Oh! ah! ca! ca!
Che sará poi?
PILASTRINO. Del tuo resto, s'io posso.
GIRIFALCO. Ghiottoncella, che m'hai cavato il fiato!
Ma ti voglio cavare a te de gli occhi
quel riso e quelle frasche.
PILASTRINO. E però è buono
che sia venuto qui questo mio amico;
perch'è persona che ti saprá dire
la cosa come sta e forse trarti
d'ogni tuo affanno.
GIRIFALCO. E che induggiamo, adunque?
PILASTRINO. Non si può far, di giorno. Poi, istasera,
dipoi cena, potrem mettervi mano
e far qualcosa buona. E, perché veda
ora qualcosa, mostrali la mano.
Guarda, maestro Abraham.
LISTAGIRO. Per contentarvi.
GIRIFALCO. Ecco. Guarda, maestro, se a' tuoi giorni
vedesti man sí bella e dilicata,
colorita e ben fatta.
LISTAGIRO. Bella, bella,
se Dio mi guardi. Tu non debbi molto
curarla con saponi ed acqua fresca,
per ordinario.
GIRIFALCO. Sí, quando è l'estate.
LISTAGIRO. E 'l verno?
GIRIFALCO. Maffenò, ché allor mi lavo
sol con la calda.
LISTAGIRO. Ho veduto a la prima.
Oh bella vita! oh bei monti! oh begli anguli!
oh che bei segni! oh! gran particolari
v'è da vedere! Io, per me, mai non vidi
la piú felice man. Guarda, messere.
Non voglio far come che soglion certi
che dicon mille cose, poi fra tutte
non si ricoglie un vero. Io sempre dico
qualche particolar che sia notabile
e lascio le lunghezze. La man, prima,
è bella com'un cesso.
GIRIFALCO. Come «un cesso»?
LISTAGIRO. Attendimi, se vuoi. Dissi: non cesso
di veder tuttavia cose piú belle
quanto piú guardo. Quando non mi intendi,
talor, non ti curar; ché ora non puoi
esser tanto capace.
PILASTRINO. Orsú! Incomincia.
LISTAGIRO. Prima, per quello che si può vedere,
hai una vita lunga piú che n'abbi
altra visto giá mai. Viverai tanto
che, per vecchiezza, debbi andar carpone
per terra con le mani e verrai sordo,
orbo ed attratto: ma v'è tempo ancora
piú d'ottant'anni.
GIRIFALCO. Oh! Quello andar carpone
che non sia qualche mal! ché non ne ho visto
alcun cosí.
LISTAGIRO. Perché intraviene a pochi
tanto invecchiare. E non è poi gran cosa,
quand'altri si ci avvezza.
GIRIFALCO. E come è questo?
haine mai tu veduti?
PILASTRINO. Van per terra
co' piedi e con le man, per la vecchiezza,
come i cavalli e, quasi ogni stimana,
bisogna ancor ferrargli; ché, altrimenti,
per i gran calli che han sotto a le piante,
non potrian bussicarsi.
GIRIFALCO. Uimei! Che sento?
E mi bisognerá mettere ai piedi
i ferri con i chiodi?
LISTAGIRO. Sí; ma in modo
che non posson far mal, perché quei calli
vengono appunto duri com'un'unghia
d'un cavallo e, se ben v'entrano i chiodi,
non si posson sentir.
GIRIFALCO. Dio me ne guardi!
Ché vo' inanzi morir dieci anni prima
che venire a cotesto; ché, in un giorno,
mi romperian le calze e gli scappini:
e forse mi dorriano.
LISTAGIRO. A questo, allora,
in qualche modo provederem noi.
La tua vita sará lieta e felice,
benché, per il passato, l'abbi avuta
alquanto travagliata; ché sei stato
uomo di grande ingegno e penso ch'abbi
fatto gran robba.
GIRIFALCO. Eh! cotesto, non molto:
ché sempre mai si spende e poi 'l guadagno
non risponde a un gran pezzo.
LISTAGIRO. E poi tu spendi
liberalmente, ché sei uomo largo.
PILASTRINO. Sí, tanto! nel forame.
LISTAGIRO. Ancor non penso
ch'abbi figliuoli; ma, in fra poco tempo,
ti se n'aspetta (per quello che mostrano
quelle linee che vedi in fra quei monti
che fan duo stelle) duo maschi a la fila,
perché si fa la congiunzion di Giove
ne la casa di Venus. E di questo
allegrati perché, per via di madre,
nasceran di bellissima progenie.
Al nascimento lor, che non c'è forse
mille anni, ti dirò de la lor vita
cose grandi. E, se questo non ti fosse
destinato dal ciel, giudicherei
che tu venissi, un tratto, ne la Chiesa
un gran privato.
GIRIFALCO. Cardinale? o che?
LISTAGIRO. Forse che sí; perché, giri a suo modo
il ciel, che ti s'aspetta poi in vecchiezza
felicitá.
GIRIFALCO. Se vien fatta quell'altra,
non vorrei esser papa.
PILASTRINO. Oh scempionaccio!
Ti trarrem ben l'amor.
LISTAGIRO. E de la vita
sei talora infermiccio; ma 'l tuo ingegno
vede di lá dai monti.
GIRIFALCO. Questo è vero:
ché, quando voglio fare una cosa io...
Orsú! Non vo' lodarmi. Di persona
non son giá infermo: ché, da questa poca
di gotta in fuori e certo mal di rene
e la pietra, che è giá forse vent'anni
che la sento, con questo catarretto...,
oh! co! co!...
PILASTRINO. Ti dia Iddio.
GIRIFALCO. ... aiuti anche a te...
... mi sto assai bene.
LISTAGIRO. Orsú! Tien questo a mente.
Tu déi venire, anzi che passi troppo,
al desiato fin d'una tua impresa:
e fia per la virtú di duo pianeti
le cui opposizion debbon pure ora
mancare al fin di questa nuova luna.
E le cose che son giá lungamente
desiate verranno a buoni effetti.
Però sia allegro. Or non vo' qui discorrere
il ciel di cerchio in cerchio e i loro aspetti.
Ma ho detto appunto.
PILASTRINO. Basta. È da vantaggio.
Diamo una volta in piazza.
GIRIFALCO. Io non potrei,
maestro, ringraziarti a la metá
di quel che...
LISTAGIRO. Lascia andare or le parole.
Ringrazia il cielo che ci ha fatti degni
di tanta sua virtú.
PILASTRINO. Studia la cena.
GIRIFALCO. Non furia, Pilastrino, perché Orgilla
mal può sola conciar tante vivande
quanto comprasti.
PILASTRINO. Avresti da allegrarti
e tenerti felice, che ho provisto
robba a bastanza: ch'io ti so dir certo
che t'avremmo mangiato al manco mezza
cotesta tua giubbessa in su le spalle
e da mano e nel petto; che sarebbe
com'un presciutto appunto.
LISTAGIRO. Oh! co! co! co!
Tu mi farai crepare. E la berretta?
Non n'hai fatto menzion. Che par caduta
nel catin de la morca di dogana
e sarebbe bastante a cento frati
de l'Osservanza a condire un minuto
di duo caldaie.
PILASTRINO. Quel si ci intendeva.