Minerva

Li precorre, e Gradivo entrambi d' oro,

E la veste han pur d' oro, ed alte e belle

Le divine stature; e, d'ogni parte

Visibile, più bassa iva la torma.

Ugo considerò i sepolcri politicamente, ed ha per iscopo di

animare l' emulazione degli Italiani cogli esempi de' popoli,

che onorarono la memoria e i sepolcri degli uomini grandi. E da

quei versi suona una corda che ti dice, periture le cose

create, ma non per questo t' avezza a spendere il tempo in vani

omei, ma t'affretta ad oprarlo in cose utili alla patria.

Conciossiachè coloro che non mirano ad un vero religioso,

morale, politico, fisico, ed anche scrivono male, non son

tollerandi, e non è bene che le Città ordinate abbian per le

lor vie di cotestoro, che oziosi, noiosi, e ridicolosi le

ingombrano, e saria lo meglio che si mostrassero di loro

dispette, cacciandoli con atti di scherno, e non coi fiori,

come voleva dei veri Poeti nella sua Repubblica quel mite

savio. In questo modo, come già dissi, Ugo Foscolo aiutava la

civiltà della civilissima Italia, spezialmente col dire il

vero in ogni occasione risolutamente, mentre altri vuole

tacerlo ο per naturale timidezza, ο per reprensibil freddezza,

ο per turpissima venalità. Laonde egli, acceso di buon zelo,

quando vide l' Italia divertire i passi, e posare su cammino

non retto, ad essa diede biasimo e mala voce, a quella guisa

che il padre castiga il figlio del suo fallire, affinchè

estrano rimproverare non gli faccia, con più vergogna,

scoppiar dalla guancia proterva l' accusa del suo peccato. Con

questo intendimento il Petrarca, il Boccaccio, l' Ariosto,

punsero le loro Patrie, e, più di tutti, il più grande di

tutti loro, nell' anima del quale l' ira s' assise ministra

della Giustizia, ed all' Italia gridando,

Seva _(le disse)_ e di dolore ostello,

Nave senza nocchiero in gran tempesta,

Non donna di provincie, ma bordello!

facendo allegri i sublimi rancori, non pur nei lochi, ove

speranza è già morta, ma nelle lande del desiderio, e fin

anche nei Cieli, ove le faccie di quei Celesti, parlando delle

colpe degli uomini, fansi scure. E' mirava sempre al bene d'

Italia, col pensiero, colla voce, coll' opra, e solo l'

abbandonò quando vide che le sue franche virtù potevano

essergli rovina certissima. E bene ei fece, perocchè quivi

alla gloria delle Arti andava mista la vergogna di servitù.

Ciusto era per tanto che se n· andasse presso gl' Inglesi,

uomini veramente gloriosi di Arti, di Sapienza, e d' Armi, e

fortunati assai pei loro politici instituti. Ma perchè la

parola vada immune da ogni equivoco senso, voglio che ogni

uditore, benevolo ο no, stia securo ch' io volli dire di quegli

istituti, onde essi governano se medesimi. Se non che

qualcheduno, a cui non è troppa noia il venirmi ascoltando per

lo soverchio di sua cortesia, a questo passo dirà: bene sta

ch' egli, liberissimo e da per tutto esaltato, quivi ricovri;

lui vorranno gl' Inglesi per aver dato saggio di sapienza

militare, di Arte Poetica, d' Oratoria, di Critica; ma come

farà per la lingua, la quale gli impedirà di apparire quale e

quanto ei sia, nei crocchi inglesi, nei quali non si fa troppa

grazia al forestiere di far tacere la propria lingua per

parlargli la sua? Chi questo avesse detto, ciò saria stato

ragionevolmente. Chè come che Ugo avesse vòlto per gl'

Italiani quello strano e passionato viaggiatore, non era atto

neppure mezzanamente a parlare la lingua dei nuovi ospiti, e

gran danno, che fa apparire di sè medesmo d' assai minore l'

uomo, è qnel dire le cui forme non escono col pensare, ma

dopo. Ma e si guardi anche di che ingegno gli fe' dono natura.

E di tanto gliene fe', che in pochissimo tempo, onde apparire

in Inghilterra quale era, a sè provide, all' Italia, onde

accrescere la sua gloria, ed a me, che seguendolo in

Inghilterra, anzi che deviare dal mio proposto, mi fo più

celere in conseguirlo. Imperciocchè, per non parlare di altre

opere, ora che per il mio argomentare non fanno, dico che

stampò nella loro lingua una scrittura eruditissima, colla

quale annunziava la Visione di Frate Alberigo, data fuori in

Roma dall' Abate Francesco Cancellieri, e così s' aperse il

campo e scrisse esteticamente per ben due volte di Dante, e

poscia del Petrarca, in ultimo del Boccaccio; e così gl'

Inglesi hanno nella loro lingua, scolpito da vigorosa mano, il

secolo padre di Scienza a tutti gli altri. Certo non giace in

basso il nome d' altri, che di quello prima parlarono, ma

siccome noi non conosciamo che verun d' essi abbia fatto quanto

Ugo, così n' è caro il sapere come, per opera di Ugo, la fama

di quei grandi venisse fatta segno di riverenza agl' Inglesi,

con maggior notizia di cagioni. Nè era mestieri di minor

ingegno del suo per dire condegnamente di quel secolo pieno di

varii casi. Discordie ed ire: battaglie atroci cogli estrani;

atrocissime fra loro; piccoli tiranni sparsi qui e qua: grandi

fortune cadere al fondo, miserissime sollevarsi; cittadini

cacciati da cittadini che vinceano miseranda vittoria; Re

sorgere, fuggire, cadere; la Patria lacerlta, e quindi facile

preda all' inimico; Italia fatta teatro di miseria, e in quella

confusione di passioni, di leggi, di pugne, sorger quei tre

mortali, come scogli in oceano tempestoso.

E a mano a mano scriveva degli altri Classici. Immaginiamo con

quale attenzione ascoltavano e leggevano lui, il quale si può

dire che parlasse di quegli ingegni coll' affermar che fa

credere, avendo mostro coll' opera avere da essi tratto, col

potentissimo ingegno, tanto d' aiuto da poterli emulare. Ond'

è che gl' Inglesi avranno meglio sentito che, se gl' Italiani

hanno di che invidiarli, questo non è dal lato degli

scrittori. Ed Ugo era salito in sommo onore appo i primi; e

udite nomi che lo circondavano e glifaceano festa: e Rogers, e

Moore, e Campbell, e quel Lord Holland, generosissimo amatore

d' ogni ingegno. E in vero, come pochissima cosa è venire in

fama presso i mediocri, così al contrario veramente glorioso

può nominarsi colui, che tale vien giudicato da altri

nobilissimi e reputatissimi. Ma pensate come sia difficile

farsi largo in un paese, dove è tanta sapienza, e Letterati

che hanno i loro parenti, i loro amici, che parteggiano non

solamente per l' onore degl' individui, ma per quel della

Patria, e vedono un forestiere che detta nella loro lingua;

pensate a questo, e, sì pensando, entrate nello studio del

Murray; nè siate schivi; conciossiachè là non ormano uomini

di piccola qualità, ma grandi Politici, Guerrieri, Oratori,

Poeti, Filosofi, Artisti, Scienziati, Letterati d' ogni

maniera, alti Signori e Principi. Entrate, e vedrete offerte

agli occhi vostri due figure appese alle opposte pareti, sole e

senza altra compagnia d' attorno, che rappresentano in intera

pittura Ugo Foscolo e Byron, che si stanno liberamente

guardando. E chi fosse stato, per singolar grazia della

fortuna, testimonio di quelle tre ο quattro volte, in cui quei

due in questa vita trattaronsi, forse li avrebbe veduti, non

altrimenti che in quelle pitture, ricercarsi vicendevolmente

cogli occhi lampeggianti, e da quelli lasciar trasparire, fra

gli alti ragionamenti, la secreta compiacenza di somigliarsi l'

un l' altro. Che se non fu simile l' uno all' altro senza

eccezione, — perchè il nome dell' Inglese vivera ab antico

nella Storia, e i suoi antenati, che avevano combatuto

gloriosamente, ed accompagnato in Inghilterra Guglielmo il

Conquistatore, gli lasciarono in eredità il grado di Pari, e

le molte e beate dovizie, — non io mi turberò, essendo pronto

il vedere come è buon per Ugo che, anche senza queste lusinghe

della fortuna, che in chi le mira possono tanto, altri non si

rista dal paragonarli fra loro. E'furon simili per la rapidità

della loro fama, per la altezza degli ardimentosi intelletti,

per la forza del loro coraggio, per lo amore generoso che

portarono a quella Libertà, che è fontana delle civili

virtù, per una spontanea, repentina, irrefrenabile, e quaci

soverchiante piena di Eloquenza, per i' arguzia con cui

bistrattarono e derisero le zucche dei prosuntuosi pedanti, per

il modo di annunziare, senza temer pericoli, le utili verità,

ο in lettere ο in politica, onde l' uno si fece acre all'

Italia, e l' altro all' Iughilterra; in tutto, in somma, che

può far l' uomo riverito e temuto nel mondo, giovandolo, e

perfino furono simili (ahi dolorosissima somiglianza!) per aver

avuto l' ultimo asilo nella terra medesima. Della qual ultima

somiglianza devono essere mesti tutti de nostri. Il Poeta

Inglese riposa nella terra de' suoi padri; Il Greco no. Ma a me

basta avere ciò accenato a voi cortesi, che anzi credo di aver

toccato a molti il segreto pensiero. Non vi parrà egli di

averlo quasi riacquistato in quel giorno, in cui lo farete

tornare nella sua Patria, risolcando quelle acque che fur fatte

solcare a Byron per andar nella sua? Gli consolerete l' anima,

voi, Monsignore Reverendissimo, di novella preghiera su quelle

ossa, le quali in questa casa di Dio un dì, coperte delle loro

carni infantili, ebber battesmo. Nè mi sarà rancura, ma gioia

molta, che altri in quel giorno dica sovr' esse maestrevolmente

del suo ingegno e delle sue virtù.

Ma intanto che questi egregi me li veggo in pensiero, ma più

non sono, vengo sospinto a fissar gli occhi devotamente nei

cieli, e lagrimare, perchè dopo d' averci, per sì poco

momento d' ora, inebbriati di loro, ci abbandonano alla cura

del desiderio, perocchè morte li ragguaglia al restante degli

uomini, a cui sì poco s' assimigliavano. Nè alcuno di voi, se

discortese ed ignobile affatto l' alma non abbia, dirà essermi

io dipartito dall argomento, se qui mi fermo a sospirare d' un

altro. Abbiti un nostro mestissimo saluto, ο nopilissimo

spirito di Guilford! Se la ventura ne fosse amica, sì che tu

fossi vivo e qui presente, il sol timore di apparire un

lusinghiero, a coloro che mi ascoltano, m' avria a pena tenuto

dal volgerti repentina la parola, or che discorre sulla virtù

degli egregi. Ma oggi che più non odi, libero ma dolente ti

parlo, e piango che tu, col toglierti per sempre al nostro

affettuoso abbracciare, ti togliesti ai grandi della tua Patria

che ti onorarono, ai Letterati che ti pregiarono, a tanti

giovani Greci i quali, e di parole, e di maniere, e di generose

opere, ti conobbero padre; alle turbe dolenti, a cui tu

quietavi la fame, e finalmente a tutti i lochi per li quali

pellegrinando avesti sempre compagna la cortesia. Ben m' è

avviso di vedere ciascuno di questi benedire l'anima tua, senza

mistura alcuna di rio parlare, in passando su quella pietra,

che coperse tanto fiore di virtù, di sapere, di gentilezza.

Ed or m' accorgo che col dare meritamente questo piccolo segno

di affetto, di riverenza, e di dolore, in verun modo non mi

partii dal subbietto, e quasi qualcuno andrà pensando ch' io

mi sia entro i limiti di questo artatamente rigirato, ove egli

pensi che cresca onore ad Ugo, per esser stato ammirato da un

personaggio così distinto. E' correva lietissimo incontro ad

Ugo ad accoglierlo con ogni modo di nobiltà, tutte le volte

che da' suoi viaggi tornava in Londra; e nei domestici

ragionari, onde si facevano lieti, avrà tratto piacere,

ammirando quella gran mente, anche per la molta notizia delle

cose antiche, di cui Guilford molto piacevasi, la quale dettò

ad Ugo la Dissertazione sul Digamma, la più stupenda di tutte,

direbbe il gran Corneille, perchè al suo autore fruttò tanto

da fabbricarsi una casa; la quale, giustamente, prese il nome

della Dissertazione. Colà dentro stava meditando i suoi

lavori, e in un' età la quale, avvegnachè non fosse più in

sul primo fiorire delle sue forze, lasciava naturalmente vedere

dinanzi a sè tre ο quattro lustri utili alle Lettere, senza

contare quegli anni più che goderono alcuni fortunati che di

potenze intellettive abbondavano. E già l'edizione di Dante è

in pronto; e così voleva fare di tutti i Classici Italiani, e

procedeva facendo Italico Omero, di cui lasciò nove Libri, et

andava limando i carmi l' Oceano, l' Alceo, ed altri; tra i

quali, deh! si trovasse l' Inno alla Sventura che ci promise!

Perchè quell' intelletto, che tanto vide e sentì,

avvolgendosi per entro gli umani accadimenti, et le cagioni ed

i successi librando, avrà trovato opportuno di dipingere

alcuni di quei grandi mortali, che da fortuna furon

travagliatissimi. E force vedremmo ritta quivi entro l'ombra di

Camoens, ο di Torquato, ο di Milton, per annunziare che la

gloria a pena li consolò dell' avere avuti i cuori macerati

dalla sventura, e le guance arse dalla vergogna del chiedere.

Ma se creatura potesse spinger lo sguardo ove sta quieto il

futuro, e mi dicesse che era serbato ad Ugo di rassembrarli

anche per questo, grazie molte e ferventi alla Morte, che ce lo

tolse! E non per tro, dove noi siamo, altri si saria ricordato

di Dante, il quale entrò in quella Chiesa della sua Patria

affaticato e di disgrazie, e di gloria, e di vita, e da quell'

umile fraticello interrogato del suo volere, fissò gli occhi

nelle Immagini sante, e risposegli: Pace.

tanto egli non fu felice, per l' indole e per la forza delle

proprie passioni, tutte lontane dalle battute vie, e questa è

la cagione che lo fe' scrivere:

Avverso al mondo, avversi a me gli eventi. Egli non fu felice,

ο Signori! Che quel piacere, che costoro sentono in produrre le

maraviglie dell' Arte, nè l' altro dell' altrui lode, può

chiamarsi felicità; la quale par che consista piuttosto in uno

temperamento di sentire, il più che puossi, continuato. E

così è che l' umana fralezza viene impedita nel godimento di

quella parte di felicità, che può avere quaggiù, Vienne

impedita, dico, da quelle stessissime qualità che la fanno

apparire maravigliosa, e degna d' invidia. Egli diceva di voler

cercar pace in quest' isoletta che egli amò sempre, nella

quale ove fosse venuto, e penetrato quà den-

Egli sentia fortemente la giustizia, e per essa parlando vera,

e ferma, ed alta ragione, non era curante di offendere chi si

fosse. Non era punto invidioso di chi accennava di alzarsi, ma

l' aiutava. Ben avvisava i piccoli di non mettersi nell' alto

pelago dell' Arte, e li cacciava colle grida al lido, da cui

stoltamente partivano; ma quando vedeva lesa giustizia, ecco

che le grida si facevano più sonore. Il perchè egli, e il

mondo a cui sgridava, diremo, per usare un nome almeno dell'

altrui scienza, essere due linee Parallele che, in loro correre

rapidissime, se in eterno viaggiassero, non s' incontrerebbero

mai. E così, per troppo zelo, qualche volta falliva lo scopo a

cui mirava parlando: e sarà colpa di quella sua natura

bollente ed esercitata a poggiar alto nell' Arte, che gli fosse

difficile assai a chiamarla, in altre cose, a quel mezzo, ove

le nostre virtù hanno in costume di riparare. Nell' amicizia

era ferventissimo, nè la poneva sulla lance dell' interesse.

Ma ogni pistola che amico suo riceveva, nonchè nelle franche

parole che per entro leggeavi, avea un immagine di lui nella

figura che avea lasciata il suo suggello. Ed era un leone

addormentato sulle sue zampe protese innanzi, in atto di essere

preste alle difese. Nè rade volte svegliavasi, alzava il capo,

guardava attorno, e ruggiva. Quel generoso animale, immagine di

quell' altro a cui la morte fece muto il ruggito, avea per

conveniente Epigrafe le parole, che trovo scritte su quella

bara; uditele perchè suonano molto;

Est, est; non, non.

Delle quali parole nella bocca di lui non si può dire, come d'

altre si disse, che fossero l' Epigrafe della vita sulle porte

d' un cimitero. Imperciochè chi l' ha udito parlare ai

discepoli, ai Professori, ai Letterati, ai Potenti, e per fino

a Colui, che or dorme sotto la gleba di Sant' Elena, gli fu

forza fra sè ripetere: Est, est; non, non. E, nondimeno,

facilissimamente a pietà si destava alla vista dell'

infortunio, e si accendeva di carità, ma proprio di quella che

si leva il vestimento per darlo, pensando poscia alle parole

dell' Ecclesiastico: «Non rigettare la preghiera del tribolato,

e non volger la faccia dal meschinello. Non affliggere il cuore

del meschino; e non differire il soccorso a chi è in angustia;

e Dio terrà conto della buona opera come la pupilla dell'

occhio suo». Che se siamo contenti di aver qui dette queste

parole, perchè queste une rispondono alla santità del loco,

siamo ancor più contenti in pensare che UgoFoscolo lasciò

scrito nella notizia di Didimo, che la Bibbia era l' unico

libro che leggeva sempre da capo a fondo. Da qualche tempo egli

era preso da certo fastidio d' ogni cosa, e già la ragione dei

medici a noi insegna che il fegato, in cui prima di morire fu

leso, viene affranto dall' animo che patisce. Ma quel tendere a

giustizia e quel cercar sempre di giovar coll' ingegno, ed

anche, se si vuole, quel passionarsi troppo nei mezzi, deve

averlo lasciato sol colla vita.

Che se novella dell' ultime sue parole ne fosse giunta, forse

da quelle apparirebbe manifesto quello ch' io dico, ed io vi

parlerei di quelle, più volentieri di qualunque altra cosa io

v' abbia detto fin qui. Ma di questo tanta certezza nella mente

mi suona, volgendo il guardo alla sua vita, che mi fa entrare

in una immaginazione la quale, come quella che non combatte col

verosimile, lasciate che ve la dica. Se qualcuno di quei

fortunati ed egregi, che dalla prima fanciullezza lo amarono, e

gli furono compagni nella via dell' onore e del sapere, de'

quali credo che parecchi mi stieno ascoltando, e fra i quali

già non fu' io, di che m' accoro per non aver potuto da lui,

come essi, ο almen tentato, accendere il mio debole e fioco

lume) se qualcuno di loro, dico, alla novella del suo male si

fosse messo per lo sentiero che in Inghilterra conduce, e,

terre e mari, quanto più si poteva rapidamente, varcando, là

fosse giunto, ed abbassato si fosse sul suo letto di morte, per

contemplare quella faccia, fata più macra di quello che glielo

avessero le forti e generose passioni, e' m' è avviso che l'

avrebbe udito favellargli in tal guisa:

Povero amico! Affannoso ti vedo giungere per rivedermi ma l'

affanno è il più fedele seguace di ciascheduno su questa

terra, e la morte, credimi pure, è l' ottima delle cose. Sono

giunto, sullo stremo degli anni cinquantadue, e sono più di

quaranta che sento ardere una fiamma nel petto angusto, che

tentò più volte di dilatarsi violentemente. Se non temessi

che in questi istanti mi venisse a turbare l' orgoglio, direi

che questa fosse Giustizia. Fanciullo essendo, mi spingea

questa in Zacinto nelle solitudini delle rive, e dei monti a

meditare; mi spinse questa in Italia, e nella piccola casa mi

raccolsi solingo. Spesso mi trovò l' alba sulle carte di

quelli, che vollero colla mente porger soccorso a'mortali, nè

le loro sventure, nè le tgistizie del mondo, che in quelle

carte leggevo, mi fe' cadere il coraggio. E poichè, in

leggendo, parevami che questa fiamma si facesse più viva,

tutto allegro della speranza d' esser uno del loro numero,

abbandonai la mia solitudine. M' affacciai all' operoso ed

incessante tunulto della vita, e posi mente. E vidi; oh vidi

quello che la bocca della Sapienza gridava: «Le mani

insanguinate dei padri seminarono l' ingiustizia, e ornai la

terra non dà altra messe». Vidi un conflitto d' interessi, di

opinioni, e di spade, che non ha posa un momento; e le leggi,

che contrastavano cogl' interessi dell' egoismo, e gl'

interessi dell' egoismo, che contrastavano colle leggi. E l'

arbitrio delle leggi padre della tirannide; e l' arbitrio delle

opinioni padre della licenza, e quindi, — vidi un popolo, che

da per tatto ebbe nome di gentile, che diceva di voler libero

il mondo, ed uscì fuora col ferro, ed il furore del macellarsi

diventò per esso una danza. Vidi un uomo, rapidamente alzato

su tutti gli altri, cadere con tale un fragore da fare che lo

ripeta l' eco dei secoli. Me pareva che l' uso della parola

dovesse equilibrare il potere di chi comanda, e le opinioni di

chi obbedisce, e cominciai ad oprarla, e vidi da una parte i

potenti ombrare e turbarsi, e vidi dall' altra cento meschini,

i quali mi si piantarono sulla via pertinaci, ingordamente

affamati e quasi furiosi di lode, e perchè duramente io la

negava, m' odiarono sì che tra poco ne rideranno. Vidi la

follia, sotto le apparenze della saviezza, nelle case, nelle

vie, nei fori nelle Accadenie, nei palazzi, nelle capanne; e la

sciocchezza prosuntuosa, e la bontà beffeggiata, e la

tristizia temuta, e la fortuna adorata, e la sporca menzogna, e

l' ingratitudine, e il tradimendo, e gridai. Vidi le lettere

(le sante lettere) non far altro nei più che cambiare

l'oggetto delle passioni, e intanto i Letterati nutricarle d'

inezie d' impostura, e d' eterni rancori. E da per tutto un

subbuglio, una pressa, un tumulto, una faccenda, una guerra che

confonde la mente di chi si pone a pensare. Guardavo il Sole,

questo maggior ministro della natura, e a quei torrenti di luce

che spandea sulle città popolose, e sul deserti, mi pareva che

fosse l' immagine della santa Libertade da Dio voluta. E vidi —

ma la voce mi manca per ridir quanto vidi. Ben ti so dire che

tutto quello ch' io vidi, e l' accorarmi, ed il gridare che

feci, affrettò lo estinguersi di questa fiamma che mi divora.

Nè di questo movo lamento, che anzi, avvegnachè mi senta

fiacche le braccia, vedimi, amico, che trovo forza bastante per

innalzarle all' Onnipotente, nude come me le creò, e

ringraziarlo di questo istante, e pregarlo che mi sia giudice

mite.

Queste cose mi pare ch' egli avria dette; ma non crediate, ο

uomini che ascoltate, che labbra d'uomo, che or viva, possano

pareggiare la forza di quelle sue, ed in quell' ore, nelle

quali poi si sarà suo pensiero soffermato alle porte d'

Eternità, per la quale le parole degli uomini sono mute. E

certo giova sperare, ο Signori, che le sue virtù, e l' uso che

fece del suo ingegno, e la riverenza che portò alla Religione,

avranno fatto dimenticare le sue fralezze all' Eterna Bontà,

et l' avrano spinto in fra le braccia

Di Lui, che eterna ciò che a Lui somiglia.

Abbassa gli occhi su questa terra, ο spirito fortunato, e mira

i cittadini starsi dolenti intorno al vuoto feretro, che ti

composero. Sentirono anguste le porte di questa chiesa, per le

quali versaronsi compresi di dolore, a pianger, non già di te,

che sei degno d' invidia, ma di sè stessi, che t'han perduto.

Mira questa fronda d' alloro, che certe povere mani hanno

spiccato dalla solitaria muraglia d' una chiesa campestre,

nell' ora in cui il Sole, terminando la sua luminosa carriera,

faceva pensare a te. Mirala, et non sorridere per esser ella

fronda caduca, e pensa che, quando eri grave dell incarco d'

Adamo, l' avesti cara anche tu· L' abbiamo posta per onorarti

quanto meglio per noi si poteva, per i tanti obblighi che

sentiamo d'averti. Ma se vuoi colmarne la misura, siimi

grazioso col secondarmi unà preghiera che tutti di questo

Tempio, giovani e vecchi, poveri e ricchi, nobili e popolani,

letterati ed illetterati, privati e magistrati, laici e

sacerdoti, tutti, con cenni reitirati, e di mani, e di capo,

vedo che mi metton sul labbro. Deh! spirito immortale; per

quell' amore che tu portasti a tutte le eccelse cose, accostati

al trono dell' Onnipotente, gettati colle labbra sullo sgabello

de suoi piedi, e, se legge di Paradiso non toglie il lagrimare,

pregalo lagrimando e gridando, di manddare alla Patria vicina

la Libertà.

ΠΕΡΙΕΧΟΜΕΝΑ

ΣΟΛΩΜΟΣ

ΣΟΛΩΜΟΥ ΠΟΙΗΜΑΤΑ

Α

Εις κόρην κτλ

Ανθούλα

Ανάμνησις.

Το όνειρο

Η αγνώριστη

Δε μ' αγαπάς

Η Ξανθούλα

Προς τον κ. Στράνη

Κάκιωμα

Εις φίλον ψυχορραγούντα

Ο θάνατος της ορφανής

Ο θάνατος του βοσκού

Η Ευρυκόμη

Η Ψυχούλα

Προς τον κ. Δε Ρώσση

Το κοιμητήρι

Η φαρμακωμένη

Στο θάνατο της μικρής ανεψιάς

Εις μοναχήν

Γαλήνη

ΥΜΝΟΣ ΕΙΣ ΤΗΝ ΕΛΕΥΘΕΡΙΑΝ

Σημείωσαις του ποιητή

ΕΙΣ ΤΟ ΘΑΝΑΤΟ ΤΟΥ ΜΠΑΙΡΟΝ

Σημείωσαις του ποιητή

Η καταστροφή των Ψαρών

Προς τον βασιλέα της Ελλάδας

Εις Φραγκίσκα Φραίζερ

Β

Ο ΛΑΜΠΡΟΣ

Υπόθεση

Το παράπονο της Μαρίας

Το όνειρο της Μαρίας

Ο μάρτυρας

Ο Λάμπρος με τη θυγατέρα του

Τα δυο αδέρφια

Η τρελλή μάννα

Το ξεμυστήρευμα

Η ημέρα της Λαμπρής

Η δέηση και τα όραμα

Η τρέλλα της Μαρίας

Ο θάνατος του Λάμπρου

Αποσπάσματα διάφορα

Πόθος

Ωδή εις την Σελήνη

Η σκιά του Ομήρου

Εις Μάρκο Μπότσαρη

Νεκρική ωδή

Η φαρμακωμένη 'ς τον Άδη

Νεκρική ωδή

Οκτάστιχα αγνώστων ποιημάτων

Σχεδίασμα

Ο ανατολικός πόλεμος

Εις το θάνατο κυρίας αγγλίδας

Εις το θάνατο της ανεψιάς του

Εις το θάνατο της Αιμιλ. Ροδόσταμο

Αγνώστων ποιημάτων αποσπάσματα

Νικηφόρος Βρυέννιος

Ο Κρητικός

Ο Πόρφυρας

ΟΙ ΕΛΕΥΘΕΡΟΙ ΠΟΛΙΟΡΚΗΜΕΝΟΙ

Στοχασμοί του ποιητή

Σχεδίασμα Α

Σχεδίασμα Β

Σχεδίασμα Γ

Γ

Η ωδή του Πετράρχη

Μίμηση του τραγ. της Δεσδεμόνας

Η άνοιξη του Μεταστασίου

Το καλοκαίρι »

Μετ. του τεμαχ. του Μεταστασίου

Αμουσία του Σίλλερ

Αποσπάσματα του Σ. της Ιλιάδος

Δ

Το Όνειρο

Η πρωτοχρονιά

Το ιατροσυμβούλιο

Εις μεγιστάνα

Επιγράμματα

Σημείωσες του εκδότη

Ε

ΔΙΑΛΟΓΟΣ (Ποιητής — Φίλος — Σοφολογιότατος)

ΣΤ

RΙΜΕ IMPROVISATE

Sorge la note

Dove sei

Se non conoscite

Sorgi, Sorgi

Per una fontana

Per un luogo ameno

In questi

Sorgi ora

Sullo stesso argumento

Apri suora amorosa

Chi è costei

Sullo stesso argomento

Vieni, diletto mio

Suon di limpido

Deh folce temi

Il voi veloce

Al conte Mercati

Un giovine moribondo

Lamenti

Il Giudizio finale

L' aurora

Sullo stesso argomento

La morte

La gastita

La cocezione

L' annunziazione

La morte del giusto

La morte dell' empio

L' inferno

La luna

A san Dionisio

Zacinto

Il Pentimento

A Maria

Sopra Bonaparte

Incoronazione

A Lord Guilford

La caduta di Lucefero

Sulla morte di Pio VII

Il Paradiso

Sonetto

La nativita

Sulla morte di Cristo

La risurrezione

L' assunzione

Sonetto

»

»

»

Squarci di Poemetto

»

Ode

La navicella greca

Saffo

L' albero mistico

Ode a Venere

Ode per prima Messa

Sonetto

»

»

»

»

»

»

»

»

»

»

Epigramma

»

La madre greca

La donna velata

L' usignolo e lo sparviere

Orfeo

Lo stesso soggeto

ELOGIO DI FOSCOLO

1) Ένας μόνο θα μπορούσε να σημειωθή· ο γερμανός ποιητής

Νοβάλης (Hardemberg με ταληθινό του όνομα)· το έργο του

ολόκληρο κρατειέται σε 50 σελίδες μόλις· ένα κεφάλαιο

μυθιστορήματος, ένα διηγηματάκι, ένα άρθρο, λίγα ποιήματα, και

άλλα κομμάτια. Ο Κάρλαϊλ είπε για τα έργα του πως «μεταφέρουν

τη σκέψη 'ς ένα νέο κόσμο.» Όμως ο Νοδάλης πέθανε, το 1801, 29

χρόνων.

2) Στις 8 του Απριλίου δεν εγεννήθηκε· είναι η μέρα που

βαφτίστηκεν, Ίδε Προλεγόμενα Σ. Δε Βιάζη (Α. Σ. Ζ. 1880).

3) 'Σ τα βιβλία και 'ς τα έγγραφα του Πανεπιστημίου της Παβίας

που σπούδασεν ο Σολωμός, τόνομά του γράφεται διαφοροτρόπως:

Salomon, Salomone, Salamon.

4) Βλέπε «Chants populaires de la Grèce moderne» par Fauriel.

Discours préliminaire. CXXIV. Συμπληρωματικά, βλέπε και

Κρουμβάχερ «Ιστορία της Βυζαντηνής λογοτεχνίας» μετάφρ. Γ.

Σωτηριάδου Βιβλιοθήκη Μαρασλή τόμ. Γ. σ. 13 κτλ.

5) Ο φημισμένος άγγλος φιλόσοφος Bain (το ηύρα σε μια γαλλική

έκδοση του έργου του «L' esprit et le corps») υποστηρίζει,

αντίθετα προς άλλους σοφούς του τόπου του, πως η μεγάλη

αρχόντισσα δύναμη των μεγάλων ποιητών είναι το αίσθημα· και πως

η φαντασία δεν είναι παρά του αισθήματος υποτακτική.

6) Ο μέγας τεχνοκρίτης Ruskin κάπου λέει: «Για να είναι κανείς

ποιητής φτάνει να αισθάνεται βαθειά· όμως ο μεγάλος ποιητής και

βαθειά αισθάνεται και βαθειά νοεί».

7) Ο Γρηγορόβιος.

8) Του Άινε.

9) Κ. Ο. Μύλλερ Ιστορία Ελλ. Φιλολογίας μετάφρ. Α. Κυπριανού

τόμ. Α. σ. 115.

10) Σύγκρινε την ίδια θεωρία μιας τέχνης απρόσωπης, και έξω

από το ατομικόν εγώ του καλλιτέχνη, όπως διδάσκεται 'ς τα

γράμματα του Φλωμπέρ προς τη Σάνδη, 'ς τους προλόγους των

ποιημάτων του Λεκόντ Δελίλ, και όπως εφαρμόζεται και εις των

δύο τα έργα.

11) Παρμένα από μια βιογραφία του Μπάιρον. — Εν τούτοις ο

Taine νομίζω πως υποστηρίζει κάπου ότι και η πιο δημιουργική

φαντασία δεν ημπορεί να ξεφύγη από το εγώ του τεχνίτη.

Παράδειγμα ίσα ίσα ο Σαίξπηρ: Όλοι του οι ήρωες, αγαθοί ή

κακούργοι, χοντροκομμένοι ή λεπτοί, έχουν ένα είδος πνεύματος·

το δικό του.

12) Ο Ιλάριος είν' εκείνος που εξέφρασε την απορία του προς το

Δάντη πως το ποίημά του τόγραψε σε χυδαία γλώσσαν, ακατάλληλη

για υψηλά θέματα. Σώζετ' ένα σχετικό γράμμα του Ιλαρίου·

μερικοί υποπτεύονται τη γνησιότητα του γράμματος (Dante, par

John Α. Symonds).

13) Η δίκη πλήγωσε κατάκαρδα τη φιλοτιμία του· εξ αφορμής

αυτής, η μνήμη της μητέρας του, Αγγελικής Νίκλη, (δεύτερης

γυναίκας του πατέρα του) δεν έμενεν απείραχτη.

14) Συγγενής αξιότιμος του Σολωμού με πληροφορεί πως τα

χειρόγραφα του Σολωμού, μετά το θάνατό του, 'ς την Κέρκυρα

παραδόθηκαν όλα 'ς τη φωτιάν από άνθρωπο επίτηδες προς τούτο

σταλμένον από το μεγαλύτερο αδερφό του Σολωμού· αφορμή του

βανδαλισμού, μια κληρονομική αντιζηλία, παρ' άλλος κανείς

λόγος. Σημειώνω εδώ απλώς την πληροφορία, καθώς την άκουσα.

15) Βλέπε τη μελέτη περί Baudelaire του Θεοφίλου Γωτιέ 'ς τα

«Fleurs du Mal» Levy 1883.

16) «Το Διήγημα του Βιζυηνού.» Στη «Νέα Ελλάδα» 1896.

17) Π. Χιώτου. Περί της ποιήσεως των Ζακυνθίων. «Εθνική

Βιβλιοθήκη» 1868.

18) Καισάριος Δαπόντες (1705 1785). Τελευταίον ακόμα σε

βιβλίον ενός Ρωμούνου ονομάζεται «αηδών του 18ου αιώνος».

Διονυσίου Σολωμού - Άπαντα τα Ευρισκόμενα · 第 108 / 116 题