LA MADRE GRECA.

Sospesa presso la culla, ο mio dormiente, è la spada; ma la

mano che la strinse per la vittoria non è più qui. _Lunga è

la fossa ehe mi coperse l' amato gigante_ Senz' esso, per valli

e per monti, veleggiano i fumi delle pugne incessanti. Ma l'

indifferenza del corpicciuolo, che dondola sotto la mia mano,

domani diverrà forza diretta dalla mente, e così il petto

sarà pienamente agguerrito per offrirsi ai dardi del destino.

Inesauribile è la sua faretra, ma non la vuota su tutti. Ls

pioggia de' suoi colpi è diretta verso le altezze dei forti

che, fermi in queste, mostrano nella pugna d' essere di

progenie divina. La perdita d' ogni cosa, della gioia, della

fortuna, dei regni; la perdita di tutto, è nulla, se l' anima

resta in piedi. Essa mira d' intorno a sè tutte le rovine

terrestri e sorride, e le rovine s'infiorano, lentamente s'

infiorano da per tutto, fino al sepolcro. Ma anch' ivi nella

polvere tenebrosa pullula il fioretto d' Eliso. Fa presto,

amato peso del seno e delle braccia, a farti peso tremendo là

dove i torrenti dell' inimico ruggiscono. Ma non è intorno al

mio collo che s' avvolgerà la tua mano, ma a quel brando

sterminatore. Così le forze del destino, benchè grandi, anche

se cadi, restano come i moti della culla che or ti conciliano

il sonno. Fa presto a crescere, altrimenti resterai senza

madre. Essa cingerà la spada sotto la poppa. Bandiera e spada,

anima e vittoria. Io mi sento dentro l' anima di tuo padre. Io

mi veggo cinta da cento Amazzoni. Uomini ο donne, nessuno nella

pugna domanderà. Guarda le fosse — ma che mai puoi tu

guardare! Infinite fosse sono piene dei nostri morti; cadono i

corpi, ma resta l' opera per la patria. Tutti i petti hanno

questo solo respiro, che si solve in una universale vampa di

guerra, che avvolge le terre e i mari, che ti cinconda e ti fa

balzare la culla. Balza, ο culla, con lieto augurio per l'

avvenire. Benignamente la fortuna mi arride, perchè è in

questo istante che s' alzano le cortine delle care palpebre, e

lasciano apparire il sorriso dello sguardo incerto e tremante

su tutto, fuor che su me. Vieni, caro germoglio delle mie

viscere; io voglio allontanarmi a lunghi passi da questa casa

per un momento, affinchè ti tocchi la fronte il fumo della

pugna, e tu respiri largamente, profondamente, l' accesa polve

dell' esterminio

Διονυσίου Σολωμού - Άπαντα τα Ευρισκόμενα · 第 100 / 116 题