Sospesa presso la culla, ο mio dormiente, è la spada; ma la
mano che la strinse per la vittoria non è più qui. _Lunga è
la fossa ehe mi coperse l' amato gigante_ Senz' esso, per valli
e per monti, veleggiano i fumi delle pugne incessanti. Ma l'
indifferenza del corpicciuolo, che dondola sotto la mia mano,
domani diverrà forza diretta dalla mente, e così il petto
sarà pienamente agguerrito per offrirsi ai dardi del destino.
Inesauribile è la sua faretra, ma non la vuota su tutti. Ls
pioggia de' suoi colpi è diretta verso le altezze dei forti
che, fermi in queste, mostrano nella pugna d' essere di
progenie divina. La perdita d' ogni cosa, della gioia, della
fortuna, dei regni; la perdita di tutto, è nulla, se l' anima
resta in piedi. Essa mira d' intorno a sè tutte le rovine
terrestri e sorride, e le rovine s'infiorano, lentamente s'
infiorano da per tutto, fino al sepolcro. Ma anch' ivi nella
polvere tenebrosa pullula il fioretto d' Eliso. Fa presto,
amato peso del seno e delle braccia, a farti peso tremendo là
dove i torrenti dell' inimico ruggiscono. Ma non è intorno al
mio collo che s' avvolgerà la tua mano, ma a quel brando
sterminatore. Così le forze del destino, benchè grandi, anche
se cadi, restano come i moti della culla che or ti conciliano
il sonno. Fa presto a crescere, altrimenti resterai senza
madre. Essa cingerà la spada sotto la poppa. Bandiera e spada,
anima e vittoria. Io mi sento dentro l' anima di tuo padre. Io
mi veggo cinta da cento Amazzoni. Uomini ο donne, nessuno nella
pugna domanderà. Guarda le fosse — ma che mai puoi tu
guardare! Infinite fosse sono piene dei nostri morti; cadono i
corpi, ma resta l' opera per la patria. Tutti i petti hanno
questo solo respiro, che si solve in una universale vampa di
guerra, che avvolge le terre e i mari, che ti cinconda e ti fa
balzare la culla. Balza, ο culla, con lieto augurio per l'
avvenire. Benignamente la fortuna mi arride, perchè è in
questo istante che s' alzano le cortine delle care palpebre, e
lasciano apparire il sorriso dello sguardo incerto e tremante
su tutto, fuor che su me. Vieni, caro germoglio delle mie
viscere; io voglio allontanarmi a lunghi passi da questa casa
per un momento, affinchè ti tocchi la fronte il fumo della
pugna, e tu respiri largamente, profondamente, l' accesa polve
dell' esterminio