Veni dilecte mi, egrediamur in agrum, commoremur in villis
etc.
Cant. Cap. 7.
Vieni, diletto mio, scendiamo al campo,
Scendiamo tosto, e abiterem le ville;
Troppo è l' amor di che nell' alma avvampo,
Sicchè anche il viso avvien che ne sfaville.
Dell' aurora novella al roseo lampo
Andrem della rugiada infra le stille
Per li vigneti floridi; ed al vampo
Del meriggio ci avran l' ombre tranquille.
Alla vigna d' intorno guaterai
Se il bel frutto che attendi è fatto molle,
E di tua propria man lo coglierai.
I freschi fiori, e l' erbe pur mò sorte
Ci saranno di letto in su quel colle;
Sai che forte è l' amor come la morte.