I VALDESI

I

L'opinione dell'identità di Valdesi e Catari è stata, sostenuta

da nemici ed amici. Il Gretser tra i cattolici ad esempio crede

che tutte le eresie del Medio Evo si riducano ad una sola, e che i

nomi differenti ricordati da Raniero Sacconi e Pier delle Vigne non

accennino se non a varietà locali di una stessa eresia.[215] E così i

Valdesi si chiamano catari non dal greco καθαρὸς come parrebbe a chi

ricordasse il nome che si solevan dare gli antichi Novaziani, bensì dal

tedesco _Kätzer_. Quale sia poi l'origine di _Kätzer_ non è difficile

dire. Forse da _kätzern_ dividere, ma più probabilmente da _cato_.

_Cur autem majores nostri Germani haeretici nomen a cato indiderint

promptum erit intelligere ei, qui proprietates cati cum genio et indole

haereticorum conferre volet._ È inutile discutere queste stranezze,

non tollerabili neanche nel 1612 quando furono scritte; ma voglio

notare solo la contraddizione in cui cadeva il Gretser. Secondo lui i

Valdesi non rimontano prima del 1160 ed hanno per progenitore Pietro

Valdo.[216] Dunque le eresie anteriori, che nel nome di catarine furon

condannate nei concilii di Tolosa del 1056 e 1119, non possono essere

valdesi.

Il bisogno polemico di fare apparire i Valdesi nella luce più fosca, e

di attribuire loro anche gli errori dualistici per meglio combatterli,

fuorviò il Gretser. E l'opposto disegno condusse allo stesso errore gli

scrittori protestanti, come il Basnage, l'Abbadie, il Monastier.[217]

I quali tutti sostenevano anch'essi l'identità di Valdesi e Catari,

ma credevano che le dottrine dualistiche, attribuite a questi ultimi,

fossero una invenzione dei loro persecutori. Eppure la verità non era

difficile ad appurare, perchè le testimonianze più antiche non lasciano

dubbio che i contemporanei sapessero già ben distinguere la setta

catara dalla valdese. Così il Sacconi dopo avere esaminato le dottrine

dei Catari, e le varie sètte in cui si dividono, serba un capitolo a

parte ai valdesi, di cui parla come di una eresia tutt'affatto diversa,

e che a nessuno verrebbe in mente di confondere colle precedenti.[218]

Parimenti Stefano di Borbone distingue chiaramente i poveri di Lione,

che ebbero e nome e dottrina da un tal Valdense, dai Patarini o

Bulgari, che ei fa risalire direttamente a Mani e chiama senz'altro

Manichei.[219] Più esplicito è Guglielmo di Puy Laurent che nella

sue cronaca dice: nelle provincie narbonese ed albigese erano alcuni

ariani, altri manichei, altri infine valdesi o lugdunesi, i quali

tutti sebbene dissenzienti tra loro cospiravano pur contro la Chiesa

cattolica. I Valdesi eran quelli che più acutamente disputavano contro

gli altri eretici.[220] Oltre a codesti autori bisogna citare Alano che

consacra ai Valdesi il secondo libro della sua opera ed il Moneta che

non ignora esserci Valdesi più vicini ai Cattolici dei Catari.

Del resto ove pongansi a raffronto le dottrine dei Catari con quelle

dei Valdesi si colgono a colpo d'occhio le differenze. E perchè

la nostra dimostrazione sia più compiuta, scegliamo gli autori del

tempo in cui i Valdesi avean già subito parecchi influssi dei catari.

Togliamo ad esempio il Sacconi, che scrisse nel 1250. Secondo questo

inquisitore, che conosceva di persona gli eretici, i Poveri di Lione si

dividono in due rami, quelli d'oltremonti ed i lombardi. La dottrina

dei primi si assomma in questi quattro punti: 1º ogni giuramento

è vietato dall'Evangelo; 2º non lice alla potestà civile punire di

morte i malfattori;[221] 3º qualsiasi laico può consacrare il corpo di

nostro Signore; 4º la Chiesa Romana non è la Chiesa di Cristo. I poveri

lombardi s'accordano nei due primi punti coi fratelli d'oltremonti, ma

intorno agli altri due vanno anche più in là. Sostengono che chiunque

vive in peccato mortale non possa consacrare il corpo di Cristo, e

la Chiesa Romana raffigurano nella donna dell'Apocalisse, e ai suoi

precetti non vogliono obbedire, talchè non credono peccato mangiare

carne in quaresima e nelle vigilie. Questa esposizione ci mostra non

pure differenza ma opposizione tra le due dottrine. Non solo nella

dottrina valdese manca qualunque traccia del dualismo cataro, ma mentre

i Catari vietano assolutamente il mangiar carne, i poveri di Lione lo

permettono anche nella quaresima e nella vigilia; e laddove quelli a

simiglianza dei cattolici hanno sacerdoti, o Perfetti, ai quali solo

è lecito benedire la tavola spezzando il pane, e somministrare il

_consolamentum_; questi al contrario dicono non esservi bisogno di un

particolare intermediario tra l'Uomo e Dio, ed ogni figliolo potersi

rivolgere direttamente al suo padre celeste.

Col Sacconi s'accorda Pietro di Vauxcernay, il quale mettendo in

raffronto i Valdesi cogli Albigesi dice che i primi sono meno perversi

dei secondi, perchè in molti punti convengono coi cattolici. A quattro

assommano i loro errori, portar sandali secondo il costume degli

apostoli, credere che ognuno di loro se anche non ordinato possa

consacrare il corpo di Cristo, vietare che si giuri, o che si uccida

per qualsiasi ragione anche giusta.[222] Davide di Augsburgo, che

nell'enumerare le principali dottrine dei valdesi si accorda colle

altre testimonianze, aggiunge questa circostanza, che i Poveri di Lione

si credevano così lontani dagli eretici, da domandare al papa Innocenzo

III il riconoscimento del loro sodalizio, come quello che menava una

vita conforme ai precetti dell'Evangelo.[223]

È adunque fuor di dubbio che i Valdesi non si possono accomunare coi

Catari, e per la concordia delle più antiche testimonianze e per

l'evidente disformità delle dottrine. Ma queste differenze non ci

debbono far dimenticare i punti di contatto.

I Valdesi non meno dei Catari adducendo il testo evangelico: che dal

frutto si conosca l'albero,[224] sostenevano concordemente la Chiesa

cattolica non potersi dire la vera chiesa di Dio.[225] Inoltre i

Valdesi al pari dei Catari condannavano qualunque possesso; ed i primi

si chiamarono perciò Poveri di Lione[226] che a somiglianza di Valdo

spogliaronsi dei loro beni, e reputavano indegni seguaci di Cristo

quei sacerdoti, che accettavano pingui prebende e regalie.[227] Per lo

stesso motivo doveano condannare il potere temporale dei Papi,[228]

e Valdesi e Catari solean dire che da quel giorno in cui Silvestro

accolse l'infausto dono di Costantino la santità primitiva venne meno

e la Chiesa di Cristo si tramutò nella donna dell'Apocalisse.[229] Nè

solo in queste massime pratiche sono d'accordo e Catari e Valdesi,

ma in molti punti dottrinali di grave momento. Dimostrammo già a

suo luogo che i Catari per nascondere il loro ascetismo orientale

sotto sembianze razionalistiche, solevano accogliere le più disparate

dottrine eterodosse. E ben per tempo i Valdesi li seguirono per questa

via. Vogliamo tra tutte ricordare questa, che ci viene attestata da

una delle fonti più antiche, dall'abate di Foncaldo. Dio, essi dicono,

ripetendo le parole dei Catari, non può albergare in una casa, fatta

colle mani dell'uomo; nè fa d'uopo andare in chiesa per adorarlo. Lo

s'adora con maggior frutto nelle stalle, nelle camere, chè dappertutto

il figliuolo può invocare l'aiuto del padre suo.[230]

Ed oltre a questa coincidenza è notevole l'altra del peso che davano

all'autorità della Bibbia al di sopra di tutte le altre. I Catari

nelle loro polemiche non si valevano tanto di prove dottrinali,

tirate a fil di logica dai principii dualistici, ma più che altro

della testimonianza del nuovo Testamento, il cui testo conoscevano

profondamente. Parimenti i Valdesi possono dirsi, colla frase del

Comba, popolo _unius libri_. E del loro capo racconta Stefano di

Borbone, che non intendendo bene il latino, si fece tradurre la Bibbia

in volgare, ed avuto il prezioso testo, lo studiava assiduamente e ne

imprimeva a mente le massime.[231]

Accanto dunque a notevoli differenze s'hanno pur da ammettere non poche

analogie tra i Catari ed i Valdesi. Ed io non dubito che tra le opposte

opinioni dei vecchi e dei nuovi espositori debba aprirsi la via una più

moderata, che si tenga egualmente lontana dalle esagerazioni dell'una

e dell'altra parte, ed ammettendo pure una diversa origine pei Catari

e pei Valdesi riconosca l'azione efficace che gli uni esercitarono

sugli altri. Sarebbe veramente strano che una agitazione così

profonda, come quella dei Catari, non avesse prodotta una moltiplicità

di sètte, come accadde più tardi al tempo della Riforma. Quando il

sentimento religioso è sovreccitato, e la forza della tradizione è

svigorita dall'urto delle nuove dottrine, è vano sperare l'unità di

opinioni e nell'un campo e nell'altro. Dal contrasto tra quelli, che

voglion distrugger tutto, e gli altri, che tutto intendon conservare,

senza dubbio nasceranno non uno, ma parecchi partiti mediani che si

avvicineranno qual più qual meno ad uno degli estremi. Così accadde

che dal fondo dell'eresia catara emergessero tante eresie di cui

avremo a parlare in seguito, e perfino gli Ebrei trassero partito da

quell'arruffìo, gli Ebrei, che sono pure i meno atti al proselitismo

religioso, e che in quel tempo, in cui si diffondeva una eresia più

avversa della stessa Chiesa Cattolica al Mosaismo, parea poco prudente

si rinzelassero. Ma videro i figli d'Israello propizia l'occasione,

e dalla dottrina ariana, accettata dai Catari, della diversità di

natura delle tre persone trassero la conseguenza che Cristo non

valendo dappiù degli altri profeti del Vecchio Testamento, non avrebbe

potuto distruggere la legge mosaica, la quale vige sempre in tutto

il suo rigore; epperò chi vuol salvarsi ha da osservare il sabato e

circoncidersi.[232] Se dunque l'agitazione religiosa era così intensa

che persino gli ebrei speravano di trovar seguaci tra i cristiani, ed

anch'essi al pari dei Catari si appellavano contro la Chiesa romana al

Nuovo Testamento ed ai Profeti,[233] qual meraviglia che pullulassero

altre sètte più o meno affini tra loro, ma tutte egualmente avverse

alla Chiesa ufficiale?

Contro queste argomentazioni si potrebbe addurre il fatto rilevato

da tutti gli storici moderni, che i Valdesi nascono in Lione, dove

l'eresia catara, per quanto si sappia, non è mai penetrata; nè io

voglio dubitare del fatto, nè addurrò le solite ragioni contro le

prove negative. Ammetto benissimo che l'impulso del moto valdese sia

partito da Lione e per opera di un uomo, che certo non apparteneva

alla setta catara. Ma questo moto dove si propaga, dove diventa più

largo e minaccioso? Nei paesi dove fervea l'agitazione catara, e le

discussioni religiose commoveano gli animi e le menti. Ivi l'eresia

valdese si staccò definitivamente dalla Chiesa romana, e formò un corpo

di dottrine in parte tolte dal catarismo, in parte a lui ostili. Ivi

fece il maggior numero di seguaci, sottraendoli alla setta rivale,

ed è ben certo che senza questi aiuti efficaci le idee del novatore

lionese sarebbero state, come quelle di Claudio, seme senza frutto.

Qual'è dunque la vera patria dell'eresia valdese? Il luogo dove nasce

e donde ben presto fu scacciata o gli altri dove s'organizza, prende

consistenza e perdura? Anche prima dei valdesi gli eretici Pietro

di Bruys ed Enrico aveano fatto gran seguito nelle provincie di

Arles e di Tours, già devote da gran tempo al catarismo. In seguito

gli Enriciani stendendosi sino al Reno posero il loro quartiere

generale in Colonia, ove sappiamo già da Evervino che pur s'adunava

gran copia di Catari.[234] Lo stesso fatto accadde in Lombardia, ove

l'eresia catara si era divisa e suddivisa in tante sètte, che al dir

di Stefano di Borbone, parecchi vescovi rappresentanti ciascuno una

frazione, riunitisi per trovar modo d'intendersi, riuscirono invece

a scomunicarsi a vicenda.[235] In questo paese così travagliato

dai dissensi religiosi ebbero ben presto molti seguaci i Valdesi, e

fin da principio si divisero anche essi in sètte parecchie. Alcuni

col nome di Poveri di Lione serbarono anche l'antica dottrina della

povertà assoluta; gli altri, che si dissero Poveri Lombardi, pare che

transigessero su questo punto dei possessi; altri negando il bisogno

di speciale consacrazione, sostennero tutti gli uomini buoni potersi

dire ministri del Signore, gli uomini, ben inteso, non le donne; altri

scartarono come assurda questa ultima restrizione e così di seguito.

Qual prova più convincente di questa che mostra come i Catari ed i

Valdesi camminino di pari passo?[236]

Dell'azione che l'antica eresia catara esercitò sulla nascente valdese

fanno sicura testimonianza alcune dottrine che non hanno nessun

nesso coi dommi fondamentali dei Poveri di Lione. Noi già ne abbiamo

ricordato uno, che in nessun caso nè per alcuna necessità sia lecito

torre la vita al suo simile fosse anche per difendere la propria vita,

o per la conservazione dello Stato o della Chiesa. Si comprende che

in opposizione alla Chiesa, inspiratrice delle crociate contro gli

eretici, questi dovessero mettere in rilievo l'orrore dell'omicidio. Ma

la condanna illimitata della pena di morte è un retaggio cataro, perchè

i nuovi manichei come gli antichi proibivano severamente l'uccisione di

ogni vivente, tanto d'un pollo come d'un uomo.[237] Un'altra dottrina

non propria di Valdesi è l'assoluto divieto di giurare, attestato

concordemente da Stefano di Borbone, Alano, Pietro di Vaux Cernay e

Rainero Sacconi.[238] Che questa proibizione così rigorosa, benchè

possa giustificarsi con citazioni bibliche (S. Giacomo, Epist. v,

12; Mat. Ev. v, 34) non risponda allo spirito che informa l'eresia

valdese, lo prova il fatto, che cadde nel protestantesimo. E se i

Valdesi v'insistono tanto da farne il cardine delle loro dottrine, è

dovuto senza dubbio alla tradizione catara. Chè i Catari, al pari dei

gnostici antichi, aveano tanto in orrore il giuramento da metterlo a

paro colla menzogna. Ed anche intorno alla menzogna i Valdesi ereditano

dai Catari la massima che il nasconder la verità sia un peccato mortale

non meno grave dell'omicidio; nè valgono circostanze o buone intenzioni

a scemarne la portata.[239]

Un'altra traccia si riferisce al matrimonio. Dicemmo già come e perchè

i Catari condannino il matrimonio, nè pongano nessuna differenza

tra l'unione legittima e il concubinato. I Valdesi rifiutando la

metempsicosi non potevano avere gli scrupoli dei Catari, e non solo

tenevano per sacramento il matrimonio, ma tornando ai tempi patriarcali

avvisavano, secondo un'antica fonte, non essere peccato torre in moglie

la sorella o la cugina.[240] Il che spiega come nel Protestantesimo

si sia tolto l'obbligo del celibato pei sacerdoti. Ciò non pertanto è

così stretto il legame tra Catari e Valdesi, che questi ultimi, se pur

non condannano il matrimonio, lo tengono molto da meno del celibato. Nè

vietano che quandochessia la moglie si separi dal marito per attendere

ad una vita più austera; ma invece lodano questa che nel linguaggio

cattolico si chiamerebbe infrazione di un vincolo sacro.[241] Secondo

l'anonimo di Passau vanno più in là, e tengono addirittura per peccato

mortale il coniugio, quando almeno non vi sia speranza di prole.[242]

Si direbbe che mal tollerando il matrimonio, cercano tutte le vie per

frapporgli ostacoli. Similmente s'erano adoperati gli Enriciani, che

come vedremo sono i più prossimi precursori dei Valdesi; ed aveano

anch'essi proibite se non le prime almeno le seconde nozze.[243] Tutte

queste prescrizioni, che ripugnano allo spirito della Riforma, e che

ben presto cadranno, non si possono spiegare se non ad un patto, che

si ammetta un influsso cataro nella formazione della nuova eresia.

Parmi adunque fuori di controversia, che sebbene l'eresia valdese si

distingua profondamente dalla catara e indipendentemente da questa

sia nata, pure crebbe e si diffuse per l'aiuto datole dai Catari, e

per questo intreccio delle due eresie nell'una sono penetrate dottrine

proprie dell'altra, e fu possibile che gli storici posteriori non le

sapessero più distinguere.

Resta ora da discutere l'altra quistione del tempo in cui nacque la

Chiesa valdese.

L'eresia nel Medio Evo · 第 22 / 57 题