I due padrini si misero in difesa.

— Signore: — disse quegli che aveva sempre parlato, — è altra azione

indegna d’un gentiluomo quella che voi state per fare. L’aver accettato

l’incarico che voi ci deste ne impose lo spiacevole obbligo di venirvi

a dire tutta la verità. Con questo il nostro mandato resta esaurito,

e noi, a vostro riguardo, rientriamo nella condizione comune in cui si

trova qualunque cittadino. Provate la falsità delle accuse che abbiamo

dovuto specificarvi; e allora anche noi, se vi parrà che abbiamo

mancato verso di voi, saremo pronti a darvene soddisfazione, per ora,

pronti a respingere colla violenza la violenza da qualunque parte ci

venga, noi non vediamo più in voi che un uomo, il quale non appartiene

alla nostra società.

Alfredo già era riuscito a frenare quell’impeto; lasciò andare a terra

la seggiola che brandiva, chinò il capo e il petto, abbandonò lungo la

persona le braccia, stette accasciato; come schiacciato, lui, sotto le

fredde, crudeli parole del gentiluomo.

Quando questi ebbe finito, i due rimasero ancora lì mezzo minuto, come

ad aspettare risposta; poi vedendolo immobile, muto, non avendo più

nulla ad aggiungere, se ne partirono senza un saluto, senza più una

parola, senza un cenno.

Il giovane si riscosse, si guardò intorno, si vide solo ed ebbe

quasi paura; volle correre presso que’ due, volle chiamarli; aveva da

difendersi, gli pareva d’aver mille cose da dir loro, mille argomenti

lampanti da dimostrar loro la sua innocenza. Difendersi da simile

accusa, lui! Non era una bassezza, una viltà questa stessa? Ma pure....

Sì, sì; non poteva lasciarli partire così quei due: rappresentavano

tutta l’aristocrazia torinese che lo aveva accolto come uno de’ suoi, e

che ora l’avrebbe respinto con disprezzo; aveva fatto male a lasciarsi

vincere dall’ira; doveva rispondere con calma; doveva persuaderli;

oh li avrebbe persuasi.... Corse all’uscio, l’aprì e si slanciò verso

l’anticamera; udì in quella il rumore della porta dell’alloggio che si

chiudeva alle spalle dei due partiti e vide il domestico che li aveva

accompagnati tornare indietro col lume in mano.

— Già partiti? — domandò egli, quasi smarrito.

— Sì, signor conte: — rispose il domestico; e poi vedendolo così

turbato soggiunse: — Vuole che li richiami?

— No, no.... Lasciate stare.

E si volse indietro per andare nella sua camera.

— Non comanda più nulla, signor conte?

— No.

— Riposi bene.

— Grazie!

Alfredo si slanciò nella sua camera e vi si chiuse dentro.

Il segreto di Matteo Arpione · 第 30 / 44 题