La meraviglia della marchesa Sofia si accrebbe d’assai quando la
contessina Albina, senza punto preamboli, le disse:
— Sono venuta da te per un grande favore, quale non saprei a chi altri
domandare, e pel quale bisogna assolutamente che tu mi prometta il più
assoluto segreto e che non nieghi di accordarmelo.
Così dicendo la giovanetta aveva insieme e la mostra d’un’emozione
appena dominata e l’aspetto di risolutezza che era propria dei Sangré.
— Cara mia! — esclamò la marchesa abbracciando affettuosamente la
cuginetta: — tu non hai che da parlare, e m’impegno fin d’ora, senza
sapere di che cosa si tratti, che farò tutto quanto mi domandi.
— Grazie!... Ma non è cosa tanto semplice a farsi, come non è tanto
facile a dirsi...
Albina stette un momentino, come per raccogliere le sue forze; poi,
arrossendo fino alla radice dei capelli, disse con voce tanto bassa,
che appena se la cugina l’udì;
— Ho bisogno di una somma...
— Di denaro? — fece la marchesa stupita.
— Sì,... e una somma di qualche rilievo.
— Ah capisco... Forse qualche nuovo debito d’Ernesto?
— No; no: — interruppe vivamente la fanciulla. — Non è quel che tu
credi, davvero, davvero.
— E qual somma?
— Cinquanta mila lire.
— Possibile!.... Ma non è mica una bazzecola.... E sei venuta da me
perchè io te la procuri?
— Ci ho pensato tanto!... A chi altri avrei potuto rivolgermi?
— Ma io, come vuoi che?...
— Per mezzo di tuo marito...
— Certo il marchese non sarebbe menomamente impacciato a darmi questa
somma dall’oggi al domani; ma con che pretesto posso io domandargliela?
— Ho creduto che foste in tali rapporti insieme da poter tu ottenere da
lui questo piacere, anche senza dirgliene il motivo...
— Eh, mia cara, gli uomini sono più curiosi di quel che tu pensi...
Mio marito, senza dar soverchia importanza al denaro, usa pure tenerne
conto come di quel potente mezzo che è nel mondo: è difficile che si
contenti di sborsare una somma sì vistosa senza saperne l’impiego...
— Potresti dire che è per una tua amica.... ed è la verità: non sono
io anche tua affezionatissima amica?... la quale t’ha pregata, come
faccio davvero, del più rigoroso segreto... Bada che non sarebbe che un
imprestito di poco tempo.... Fra un mese al più tardi io sarò maritata,
e allora sulla mia dote m’affretterò a restituire...
— Zitta lì... questo non è discorso che ci vada. Se posso fare il tuo
desiderio, se trovo il modo di indurre Ernesto a darmi quel denaro ad
occhi chiusi, tu non avrai a pensare alla restituzione che con tutto
tuo comodo.
Albina prese di nuovo le mani della marchesa.
— Ma lo potrai? Lo troverai quel modo?
La moglie del Respetti sorrise commossa alla soave istanza di preghiera
che eravi in quelle domande.
— Spero di sì, — rispose stringendo anch’essa le mani della giovanetta,
— e se c’è premura...
— Oh sì! — interruppe Albina: — moltissima premura...
— Ebbene, oggi stesso gli darò l’assalto...
— Grazie! grazie! — esclamò Albina abbracciando strettamente la
marchesa. — Tu mi renderai uno di quei servizi che non si possono mai
compensare...
— Aspetta almeno a ringraziarmi quando abbia ottenuto qualche cosa....
E intanto per questa sera medesima ti prometto una parola di risposta.
La contessina di Valneve se ne tornò a casa colla sora Giustina; e la
marchesa Sofia, piena d’interessamento per la giovane cugina, mantenne
la parola, e forse meno d’un’ora dopo quel colloquio faceva al marito
la strana domanda.
Il vero è che il caso parve volerla favorire e venne a porgergliene una
certa occasione.
Ernesto Respetti-Landeri era rientrato alla locanda con una lieta
animazione, e non aveva indugiato pure un momento a dirne il motivo
alla moglie, colla quale duravano sempre, anzi eran più vive, la
affezione e la confidenza. La guerra contro l’Austria, coll’aiuto
delle armi francesi, era oramai certa, e certa del pari se ne riteneva
la vittoria: il marchese, per sottrarre la moglie ai pericoli che
ci potevano essere a Milano in quegli ultimi tempi in cui avrebbero
comandato gli Austriaci minacciati, poi assaliti, aveva deciso di
lasciare la marchesa a Torino e aveva domandato francamente per lei
l’ospitalità della contessa Adelaide di Valneve, la quale non è a
dirsi con quanto lieto animo si fosse affrettata ad accordarla. Fra
pochi giorni adunque egli, il marchese Ernesto, sarebbe ripartito per
Milano, dove ci aveva appunto qualche importante missione da compiere,
affidatagli, come sappiamo, dal Cavour, e avrebbe lasciato in casa
dei Valneve la marchesa Sofia, cui sarebbe venuto a raggiungere o
riprendere appena gli avvenimenti lo avessero permesso.
La marchesa non accettò così di piano questo disegno; non voleva
separarsi dal marito, desiderava parteciparne i pericoli, diceva la
sua ansietà sarebbe maggiore da lontano, le sembrava mancare al proprio
dovere separandosene. Ma egli insistette e la vinse, massime affermando
che l’inquietudine da cui sarebbe agitato se ella si trovasse esposta
a quei rischi, gli avrebbe fatto assai male, lo avrebbe impacciato e
reso inabile nel compiere quegli uffici che aveva assunti. E alla fine
soggiunse:
— E chi sa che questa non sia occasione che, in qualunque modo volgan
le cose, mi decida a ristabilire la nostra dimora a Torino. Questa
città è ora ben cambiata da quando credetti conveniente abbandonarla, e
ora son certo che ci potremmo vivere assai meglio. Se l’Austria vince,
sicuro che non sarà opportuno consiglio tornare a Milano; se vinciamo
noi, sarà pure utile e piacevole venirci a stabilire alla capitale.
Così bene, che di questi giorni dovendo esigere una vistosa somma, ho
pensato bene di investirla qui a Torino...
— Tu hai da esigere una grossa somma? — proruppe vivamente la marchesa.
— Sì.
— E allora potrai darmi senza il menomo tuo incomodo una cinquantina di
mila lire che mi occorrono.
Il marchese guardò stupito la moglie.
— Cinquanta mila lire! — esclamò. — Che ne vuoi fare?
Sofia disse dell’amica, del segreto, eccetera. Ernesto rispose con
fredda galanteria:
— Mia moglie può domandarmi qualunque cosa, e sarà sempre sicura
d’ottenerla, se è in poter mio. Domani stesso avrai le cinquanta mila
lire, ma mi permetterai ch’io non ti taccia il mio stupore e il mio
dispiacere per la mancanza di fiducia che tu mi dimostri facendomi un
segreto della destinazione di questa somma.
La nobiltà del tratto e delle parole vinse la marchesa più che non
avrebbe fatto qualunque insistenza di domanda; si gettò al collo del
marito e gli disse tutto quello che Albina le aveva detto, facendo a
lui pure giurare, ci s’intende, il più assoluto segreto.
Quella sera medesima la marchesa Sofia andata al palazzo dei Sangré,
susurrò all’orecchio d’Albina queste parole:
— Domani avrai quello che desideri.