DOCUMENTO LXXIV.

_Lettera del re di Persia al nob. Alvise Sagredo._

Giunta che sarà al glorioso, nella religion del Messia, Alvise Sagredo

gentiluomo del Consiglio dell'Ecc. Signoria di Venezia, questa

nostra regia lettera, sia noto come dal canto nostro regio gli desideriamo

ogni onore, e che le nobilissime sue azioni sieno sempre

sublimate; e che sono capitate nell'Eccellentissima nostra Corte molte

sue lettere scritte al padre Taddeo, dalle quali siamo stati ragguagliati

dell'allegrezza da lei sentita per le nostre gloriosissime vittorie,

avvisategli da Alvise Parente uomo grande fra i suoi pari: il che

ha fatto maggiore la nostra benevolenza verso di lui.

Quello che scrive poi circa al mandar detto Parente in questo nostro

regno, per comprar le nostre sede e per trattar con noi importantissimi

interessi, gli dicemo che non può far se non bene, perchè finora

tutti quelli che sono venuti nelli nostri paesi, così li uomini

come le mercanzie, espediti che hanno li suoi affari se ne ritornano

contenti alle patrie loro, e potendo ognuno venire ed andare a suo

piacimento, tanto maggiormente potranno farlo li agenti suoi, li

quali così nelle compere come nelle vendite saranno sempre protetti

e favoriti, nè mai riceveranno molestia alcuna. Scriveressimo

volentieri nostre lettere all'Eccellentissimo ed Eminentissimo Principe

di Venezia, signore dei popoli cristiani, ma non avendo noi

sentita nuova alcuna di Sua Serenità stimiamo superfluo il farlo;

speriamo però in Dio Altissimo di doverne ricevere, ed allora poi

non mancheremo di corrispondere a quella Repubblica in conformità

della buona amicizia che tenemo seco, ed è quanto si conviene.

Già molto tempo Riza agà, uomo delli grandi della nostra Corte,

ha mandato a quella volta con i suoi agenti 30 in 40 some di sete

delle nostre regie entrate, e quelle ivi giunte sono state vendute,

come dalle lettere del console veneto in Aleppo siamo avvisati, e che

anco per il buon governo di quella città sono stati custoditi li retratti

nella zecca dove tuttavia s'attrovano. Pertanto è convenevole che

giunto che sarà in quella città Mehemet Alì servitore del gran ministro

sopradetto abbi lui cura in conformità della buona amicizia che

tiene con la nostra regia persona di farli aver il tratto a esse nostre

sete, procurando che il detto Mehemet con li agenti e servitori predetti,

pervenghino sani e salvi con la sopradetta facoltà nella nostra

eccelsa Corte. Del resto se lei potesse venirsene con licenza dei suoi

superiori in questo nostro regno, proverà favori tali che maggiori non

saprà desiderarne, e tratteressimo negozi di gran rilievo per servizio

di ambe le parti. Venga dunque allegramente che sarà sempre ben

veduto e trattato e farà esperienza dell'amore che le portiamo.

Data nel mese di settembre 1627.

_Archivio Cicogna, codice MDCCXCVI._

La Repubblica di Venezia e la Persia · 第 133 / 148 题