_Il regno è di Dio._
Con questa real carta si fa sapere a Voi, onorata turba di mercanti
venetiani, a' quali il signor Dio sia sempre propitio e favorevole,
che avendo noi avuto sempre particolar mira di favorire et
accarezzare nel nostro florido regno tutti li mercanti forestieri, sia
di che grado et conditione esser si voglia, et in particolar quelli
della natione cristiana amata et stimata da noi molto, non abbiamo
mancato di procurare in ogni tempo di dar così a quelli, come a questi,
et più a questi che a quelli ogni possibile satisfazione, acciò che
ognuno di essi ritornasse alla sua patria et paese contento e satisfatto
delli nostri buoni et onorati trattamenti, siccome potranno far di ciò
fede tutti li mercanti della nazione franca et armena che sono stati
finora in questa provincia; nè avendo mai permesso, nè consentito
che niuno delli nostri sudditi e vassalli li possi far alcuna minima
offesa et oltraggio, nè meno dargli danno che possi importar tanto
quanto importa un semplice capello della testa sua.
Ma nondimeno vedendo noi che per tema e rispetto di questi
presenti moti di guerra, li mercanti cristiani non ardiscono di
venire così liberamente qui in questi paesi, come fanno tutti gli altri,
abbiamo voluto colla presente nostra esortarli ed invitarli a voler
frequentare senza alcun rispetto questo nostro amplissimo regno, et
continuar con animo libero et franco nelli soliti negotii et faccende,
per servizio ed utilità comune delli sudditi di ambedue le parti, che
saranno da noi ben veduti ed accarezzati in ogni città et loco del
nostro stato, dandoli libertà di poter comperare e condur fuori del
nostro regno seta et ogni altra mercanzia senza tema di essere molestati
od impediti da alcuno: siccome abbiamo anco di ciò scritto
all'onorato fra i grandi e principali della nazione cristiana Giovanni
Francesco Sagredo che è stato da noi eletto commesso generale
nella città et stato di Venezia, il quale facendo consapevole di questa
nostra buona volontà e desiderio tutti li onorati mercanti di Venetia,
farà ad ognuno di loro palese questa nostra reale patente.
Data nella luna di Rabilsan dell'anno del nostro propheta 1020,
cioè nel 1611.
_Fra i nostri Codici._