1718, 23 decembre, in Pregadì.
_Al re di Persia._
Dar cuore magnanimo dei gloriosi predecessori di Vostra Maestà
e dall'imperiale benignità sua, protetta sempre egualmente la cattolica
religione nei suoi felicissimi stati, riesce alla stessa tanto più
sensibile il vedersi perturbata, quanto più lontani dalla regia sua
mente son li disordini arrivati a Tiflis in Georgia ad istigazione del
patriarca armeno e di un certo Minas Vartutier, con danno personale
dei cappuccini missionari e d'altri armeni cattolici e collo
spoglio della loro chiesa.
Quanto degno è l'oggetto di presentarsi all'animo retto e pietoso
di Vostra Maestà per esigere gli effetti della sua imperiale giustizia,
altrettanto forte è il motivo che move gli animi del senato ad avanzarle
le proprie premure, onde con ogni maggiore efficacia preghiamo
la Maestà vostra a degnarsi di porger sollievo agli oppressi
cogli ordini opportuni, affinchè cessino gli insulti e le animosità, e
sia restituita la cattolica religione nella sua pristina quiete. Mentre
però in favor della istanza parla con vigor sufficiente l'equità, ed
essendo certo il senato che questo titolo sarà motivo bastante per
meritarsi l'imperial sua protezione: così non ci resta che ravvivare
con tale incontro alla Maestà Vostra l'antica stima ben distinta e la
osservanza affettuosa che la Repubblica nostra professa alla serenissima
sua casa ed imperiale persona, e pregare il grande Iddio che
sopra di essa diffonda le grandezze e prosperità più copiose, con
incremento di gloriosi successi, e che il giro degli anni della Maestà
Vostra sia lungo e ricolmo di ogni più desiderabile felicità.
De si 96
De no 1
Non sinceri 0
GIOVANNI MARIA VINCENTI _Segretario_.
_Senato Corti, Registro 95._