1646, 17 luglio.
_Al Re di Persia._
Sarà a quest'ora pervenuto all'orecchio di V. M. l'ostilità ingiustamente
ed in sprezzo di parola e di fede promossa a' Stati della nostra
Repubblica dall'impero Ottomano. Proviene il motivo del Turco da
sete inestinguibile di rapire or all'una or all'altra parte l'altrui, e
dilatando la sua grandezza rendersi infine oppugnatore e dominatore
dell'universo. Così a danno dei potentissimi predecessori di V. M.
ha mosse più volte l'armi, e col manto di amicizia e di pace agevolatisi
furtivamente i più notabili acquisti. Come vasta e formidabile
sempre più si va formando quella potenza, deve comunemente svegliare
i riflessi ed accrescere le gelosie. Se dalla riconoscenza del
fatto e dalle prudentissime massime dei progenitori è eccitata V. M.
alla depressione di quell'orgoglio, altrettanto l'invita ad imprese
gloriose l'opportunità della presente occupazione di quelle armi da questo
canto, e la certezza di essere secondata e seguitata dagli altri
principi.
Costantissima è la Repubblica di conservarsi e difendersi col
petto esposto dei cittadini e con la profusione dei tesori, di già dai
nostri vascelli datosi il buon principio della presente campagna, assalita
ed in gran parte dannificata vicino ai Dardanelli l'armata dell'inimico.
Valeranno però le presenti a testimonio non meno di confidenza,
che dell'affetto e nostra osservanza sempre sincera verso la M. V.,
e del pubblico desiderio ardentissimo di vederla con i dovuti riacquisti
coronata di nuove glorie, ed a V. M. auguriamo in fine lunghissimi
e felicissimi gli anni.
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