NOTE:

[1] Κατὰ τοὺς δικαιοτάτους τρόπους.

[2] Ulpiano li conta fra _le res mancipi; e quod attinet ad jus civile,

servi pro nullis habentur. Servitutem mortalitati fere comparamus_

(Dig. l. t. 17. l. 32, e 209 fragm. Ulpiani). _In potestate dominorum

sunt servi: quæ potestas juris gentium est; nam apud omnes per

æque gentes animadvertere possumus, dominis in servos vitæ necisque

potestatem fuisse: et quodcumque per servum acquiritur, id domino

acquiri_ (Inst. i, t. 8). Floro li chiama _secundum genus_ hominum

(Hist., III. 20). Ilpo presso Seneca (Controv. X. 4), dice _in

servum nihil non domino licere_. Giovenale nella _Sat._ v. 210 scrive

quest'infamia:

_Pone crucem servo. Meruit quo crimine servus_

_Supplicium? qui testis adest? quis detulit? audi:_

_Nulla satis de vita hominis cunctatio longa est._

_O demens! ita servus homo est? Nihil fecerit: esto._

_Sic volo, sic jubeo: stet pro ratione voluntas._

[3] GAJO, _Inst._, III. 210. 212. 213. Vedi pure HEYNE, _E quibus

terris mancipia in Græcorum et Romanorum fora adducta fuerint_. Ci

piace, per conformità di sentimenti, addurre queste parole di esso:

_Desinamus aliquando laudibus extollere virtutem romanam, omnis

terrarum orbis vastatricem, et in generis humani calamitatem adultam

et auctam. Quid enim? unius populi victoris tantæ ut essent opes, alia

post aliam provincia viris opibusque fuit exhausta!_

PIGNORIA, _De servis, et eorum apud veter es ministeriis_; POPMA,

_De servorum operibus, suppl. ad _Grævii_ Thes._, vol. III. —

Jugler, _Sul traffico degli schiavi fra gli antichi_, Guglielmo di

Laon, _Sull'emancipazione_, non sono quasi altro che raccolte di

testi. Reitemeier, _Gesch. und Zustand der Sklavereileidenschaft in

Griechenland_, e Blair, _An inquiry into the state of slavery amongst

the Romans_, hanno maggior ordine ed estensione, quantunque si limitino

a due nazioni. Recenti sono P. Saint-Paul, _Sur la constitution de

l'esclavage en Occident pendant les derniers siècles de l'ère payenne_,

e Walton, _Histoire de l'esclavage dans l'antiquité_: essi discordano

sul numero degli schiavi. Dureau de la Malle, _Économie politique des

Romains_, pretenderebbe che nel VI secolo di Roma in Italia vi fossero

ventidue schiavi ogni ventisette liberi. Blair mette da principio uno

schiavo ogni libero, poi nel VII secolo almeno tre ogni libero; ma

conviene che il problema è irresolubile coi dati che possediamo.

[4] _Impediti pedes, vinctæ manus, inscripti vultus._ PLINIO, _Natur.

hist._, VII. 4.

[5] GIUSTINIANO, 530.

[6] PLINIO, XVI. 18: XXI. 26; QUINTILIANO, _Inst._, II. 16; SENECA,

_Ep._ 47. — Il Gori, _Descriptio columbarii_, e i suddetti Pignoria e

Popma enumerano con particolari nomi almeno ventitre specie d'ancelle,

e più di trecento specie di schiavi.

Dopo la battaglia di Canne, Annibale domandava quattrocencinquanta

lire pel riscatto di ciascun prigioniero cavaliere, ducensettanta pel

legionario, novanta per lo schiavo; ma anche il prezzo de' cavalieri

doveva essere inferiore al consueto d'uno schiavo, giacchè si loda il

senato d'aver piuttosto comprato schiavi, benchè costassero di più.

Nel VI secolo di Roma uno schiavo robusto o una bella ragazza pagavansi

venti mine, cioè da 1800 fr.; e Catone valuta mille cinquecento dramme,

cioè fr. 1300, un buono schiavo da campagna. I prezzi d'affezione

arrivavano all'eccesso.

[7] OVIDIO, _Eleg._ I. 6.

[8] TACITO, _Ann._, XIV. 42.

[9] _Cod. Theod._, IX. 12.

[10] _Polit._, I.

[11] _De re rustica_, X e XI.

[12] ULPIANO. lib. II. § 2: e _Lex Furia Caninia_.

[13] πάμπολλοι. ATENEO, VI.

[14] APULEJO, in _Apolog._

[15] SVETONIO, in _Augusto_, 16; PLINIO, XXXIII. 10.

[16] _Quantum periculi immineret, si servi nos nostri numerare

cœpissent_. SENECA. _De clementia_, I. 24. — Nel 210 il senato vuotò

l'erario più santo, nel quale riponeasi l'_aurum vicesimarum_, cioè il

ventesimo del valore degli schiavi affrancati. È probabile che alle

stesso spediente si fosse ricorso nella prima guerra punica, ove il

bisogno non fu meno stringente, sicchè nel tesoro non si trovava che

il prodotto di trentun anno: e sommava a lire 4,500,000. Prendendo

un medio fra le lire 1300 che Catone pagava un servo robusto e le 457

de' legionarj venduti da Annibale agli Achei, avremo 878 lire, la cui

ventesima è lire 44: sicchè gli affrancati sarebbero stati 100,000,

vale a dire 33,000 l'anno.

[17] Quest'è l'autore della legge _De repetundis_ per frenare la

rapacità dei magistrati. Mentre era pretore in Sicilia, il senato gli

mandò denaro per comperare grano; ed egli il fece con tanta lealtà, che

rinviò la più parte della somma speditagli: donde acquistò il titolo di

_frugi_. CICERONE, in _Verrem_, III.

Storia degli Italiani, vol. 02 (di 15) · 第 19 / 25 题