CAPITOLO VI.

Continuazione del discorso dell’Autore, sopra lo stato del suo Paese,

sì ben govornato da una Regina, che vi si può far di meno d’un Primo

Ministro, Ritratto d’un tal Ministro.

IL mio Padrone diede indizj di non prestar compiuta fede alle mie

narrazioni, non potendo, come poscia il dichiaro, a verun patto

comprendere per qual motivo gli Uomini di Legge si dessero mille fastidj,

e formassero insieme una sorta di lega d’iniquità, non per altro che

per conturbare gli Animali di loro spezie. Per vero dire, ei soggiunse,

mi diceste ch’essi erano salariati a tal oggetto; ma somiglianti

termini in me l’idea menoma non risvegliano. Per isciorre questa

difficoltà, fui costretto di descrivergli l’uso della moneta, i

materiali ond’ella lavoravasi, e il valor de’metalli. Dissigli, che

quando un _Yahoos_ aveva in sua propietà una gran somma di questi

metalli preziosi, potea far acquisto di magnifiche vestimenta, di bei

Cavalli, d’immense Terre, di squisite vivande, di graziose Femmine, di

qualunque cosa di suo piacimento.

Che derivandone dal solo danajo sì maravigliosi effetti, i nostri

_Yahoos_ non credevano mai d’averne abbastanza per ispendere, o metter

da parte, secondo che piegar gli facesse o alla profusione o

all’avarizia la loro inclinazione: Che i Ricchi usufruttuavano degli

stenti de’Poveri, e che questi eran mille contra uno, in comparazione

di quegli: Che il grosso del nostro Popolo menava una vita miserabile, ed

era obbligato di faticar tutto l’anno dalla mattina alla sera, per

rendere provveduto un picciol numero d’Opulenti di tutto ciò che i

loro capriccj, o la lor vanità lor suggerivano. Internaimi in una

instruzione assai estesa su quest’argomento: Ma tanto e tanto il

Padrone meglio non mi capì; essendosi intestato che tutti gli Animali

fossero in possesso d’una sorta di diritto sopra le produzioni della

Natura, e ben ispezialmente que’che agli altri presiedevano.

Cotal pregiudizio gl’inspirò la curiosità di sapere, in che

consistessero quegli squisiti cibi che io aveva ricordati; e come potesse

darsi che alcuno di noi ne restasse privo: E quì l’enumerazione gli

feci di tutte quelle qualità che mi caddero sotto la memoria; del pari

che delle differenti maniere di manipolargli; il che non potea eseguirsi

senza la spedizione d’infiniti Vascelli per diverse parti del Mondo,

affin di riportarne peregrine frutte, e liquori d’un gusto eccellente.

Gli protestai, che conveniva far, per lo meno, tre volte il giro della

nostra Terra, prima che una delle nostre qualificate Femmine servita

fosse d’una colezione che avesse tutti i suoi numeri. Ei disse,

ch’esser dovea un assai sgraziato Paese quegli che nutricar non poteva

i suoi Abitatori: Ma principalmente rendevalo attonito il riflettere, che

una Regione, così estesa come la nostra, tanto penuriasse d’_Acqua

dolce_, cosicchè il nostro Popolo a ritraere la sua bevanda per via di

mare costretto fosse. Io replicai; che l’_Inghilterra_, mia diletta

Patria, produceva tre volte più d’alimenti che i suoi Naturali

confumarne potevano; che avea luogo la proporzione medesima a riguardo

de’Liquori ond’essi si prevalevano per ispegnere la loro sete; e che

questi liquori si componevano con la frutta di certi Alberi, riuscendo

un’eccellente bevanda. Ma che per soddisfare all’intemperanza

de’Maschj, e alla vanità delle Femmine, noi mandavamo in altri Paesi

la maggior parte delle utili produzioni delle nostre Terre, per averne in

concambio dello cose che non servivano che a procacciarci infermità, e

che ad alimentare la nostra stravaganza e i nostri vizzi. Donde ne

seguiva per necessità, che molti de’miei Compatriotti fossero sforzati

di guadagnar la vita con infami o ingiusti mezzi; come sarebbe a dire,

co’frutti, cogli spergiuri, con l’adulazione, col giuoco, con la

menzogna, con l’arte di velenare, o con quella di pubblicar libelli.

Non fu senza un grande stento, che mi riuscì di far comprendere al mio

Padrone il senso di queste differenti espressioni.

Non è; continuava io, perchè ci manchino i liquori o l’acqua, ch’è

portato il vino al nostro Paese; bensì, perchè questi è una bevanda

che ci rallegra, che scaccia le nostre maninconie, aumenta le nostre

speranze, scema i nostri spaventi, e ci priva per qualche tempo

dell’uso d’una importuna Ragione; dopo di che non vi ha dubbio che

non c’immergiamo in un sonno profondo; comechè confessar si deggia che

quasi sempre ci risvegliamo malati; e che l’uso d’un tal liquore sia

per noi una sorgente feconda d’incomodità, che accorciano la nostra

vita, e la nostra sanità ruinano.

I più di nostra Nazione campano la vita somministrando alle persone

ricche, e un generale a tutti que’che anno con che pagare le loro

mercatanzie o i loro travaglj, somministrando, dico, tutte le cose che

lor bisognano. Per esempio; quando io sono presso la mia Famiglia, ed

abbigliato come essere il deggio, porto sopra il mio corpo gli stenti di

più di cento Operaj; la struttura e l’adobbamento della mia Casa il

doppio ne vogliono; e innanzi che mia Moglie sia guernita da’piedi

infino al capo, non bastano mille.

Io stava per discorrergli d’un’altra foggia d’Uomini che si

applicano a guarire i mali del corpo, giacchè ebbi l’occasione di dire

a lui che molti de’miei Marinaj erano morti di malattia: Ma non può

credersi la mia pena per farmi capire. Ei ben comprendeva, diceva egli,

che un _Houyhnhnm_, alcuni giorni prima della sua morte diveniva debole o

languido: ovvero per disgrazia in qualche modo piagavasi: Ma sembravagli

impossibile che la Natura, la qual affettuosamente è sollecita per tutte

le sue opere, generar possa ne’nostri Corpi tanti incomodi e tanti

mali; e di spiegargli un sì singolare e sì bizzarro Fenomeno mi pregò.

Gli replicai; che non era difficile lo scioglimento di questo problema, e

che la sregolatezza del nostro vivere era la sola cagione delle nostre

infermità: Che noi mangiamo quando non abbiamo fame, e che bejamo senza

aver sete: Che passiam l’intere notti tracannando gagliardi liquori

senza prendere cibo di sorta; il che appiccava al nostro corpo un

incendio, e precipitava la degistione o l’impediva: Che _Yahoos_

Femmine, dopo d’essersi prostituite per qualche tempo, contraevano

certe dolorose malattie, ch’elleno comunicavano a que’che commerzio

aveano con esso loro: Che queste e molte altre malattie trasfondevansi da

Padre in Figliuolo; che se si avesse voluto, non si avrebbe mai composto

un esatto Catalogo de’malori tutti onde il Corpo umano è suggetto;

poichè non aveavi parte veruna che in sua spezieltà cinque o secento

non ne annoverasse: Che l’intensa brama che abbiamo della nostra

guarigione, moltiplicati avea fra noi gli Medici, e vale a dire, Uomini

che si fanno un punto d’onore di risanare gl’Infermi. Per anni molti,

soggiunsi, sono mi applicato a questa Scienza, la qual, per altro, ha

qualche affinità con la mia Professione; e perciò posso dire senza

vanità, che mi è noto il metodo tenuto da questi Signori nelle loro

cure.

Loro gran principio si è: Che tutte le Malattie derivano da

_Ripienezza_; donde conchiudon eglino, che per guarire le indisposizioni

nella loro sorgente, conviene che il Corpo pratichi _Evacuazioni_, sieno

pel passaggio naturale, o pel vomito. A tal effetto, si accingono a

comporre di molte Erbe, di Minerali, di Gomme, d’Olj, di Conchiglie, di

Sali, di Escrementi, di Corteccie d’Alberi, di Serpi, di Rospi, di

Ranocchj, di Ragnoli e d’Ossa d’Uomini morti, il più abbominevole e

nauseante estratto che lor sia possibile: Estratto, che sul fatto stesso

è renduto dallo stomaco: e quest’è ciò ch’essi chiama _Vomitivi_:

oppure a quest’ammirabile mischiamento aggiungono alcune attossicate

Droghe, che che ce le fan prendere (secondo la fantasia del Medico) o pel

di sopra o pel di sotto, e un tal rimedio sconvolge sì crudelmente gli

budelli, che questi poco men che con la stessa pontualità dello stomaco,

il restituiscono; e ciò in loro lingua una _Purga_ o un _Cristero_ si

appella. Essendo che la Natura (come riflettono i Medici) ha destinata la

bocca all’_Intromissione_ del mangiare e del bere, e un’altra parte

alla loro _Ejezione_: quindi conchiudono questi Signori con grande

ingegno, che essendo la Natura in queste infermità fuori della sua

_Situazione_, conviene, per rimetterla, curar il Corpo in un modo

direttamente opposto all’instituto di lei; cioè, introdurre certi

composti pel di sotto, e far uscire ciò che si ha negl’intestini, per

la bocca.

Ma oltra le reali infermità, siam sottoposti a molte altre, che sono

puramente immaginarie, e per le quali i Medici anno inventato rimedj del

genere medesimo. An per tanto questi rimedj i loro nomi, perchè i mali

ne anno altresì: ed è da questa sorta di mali che le nostre _Yahoos_

femmine, sono assalite. Soprattutto sono eccellenti in _pronostici_ i

nostri Medici, e di rado lor succede che s’ingannino: poichè nelle

malattie reali e alquanto maligne, predicono quasi sempre, che

l’Infermo ne _morrà_, perchè il verificar il detto sta in loro

arbitrio: laddove non è in poter loro la guarigione: Ed ecco perchè

sempre si corre gran risico nelle loro mani, immediate che tanto an

eglino fatto di pronunziare al fatal sentenza, non volendo essere mentori.

Son essi eziandio d’una grande utilità a que’Mariti, e a quelle

Mogli che non si amano, a Primogeniti, a Ministri di Stato, e sovente a

Principi.

Io avea già per l’addietro avute alcune conversazioni col mio Padrone

sopra la natura del _Governo_ in generale, e peculiarmente del nostro,

ch’è l’oggetto dello Stupore e dell’Invidia di tutto l’Universo:

Ma uscitomi a caso il vocabolo di Ministro di Stato, ei mi ordinò di

dirgli quale specie di _Yahoo_ io propiamente disegnava con questo

termine.

Gli risposi, che la nostra Regina essendo esente d’ambizione, e non

avendo il menomo prurito d’accrescere la sua possanza a spese de’suoi

Vicini o a pregiudizio de’propj suoi Sudditi, era sì lontana

dall’aver bisogno d’alcuni Ministri corrotti per eseguire o

ricuoprire qualche sinistro disegno; che anzi, pel contrario, ogni suo

disegno era diretto da lei a vantaggio del suo Popolo; e che ben lunge

dall’affidar interamente a qualche Favorito o a qualche Ministro la sua

autorità, sommetteva l’amministrazione de’suoi Ministri o de’suoi

Favoriti al più severo esame del suo Maggiore Consiglio. Ma io aggiunsi,

che sotto alcuni precedenti Regni, e attualmente in qualche Corte

dell’_Europa_, aveavi qualche Principe inoffizioso, ma schiavo del

proprio piacere; il qual trovando per esso lui troppo pesanti le redini

del _Governo_, rimette vale nelle mani d’un _Primo Ministro_: di cui

per quanto il potei conchiudere, non solamente dalle Azioni di coloro che

sono stati onorati di quest’impiego, ma eziandio da molte Lettere, da

molte memorie, e da molti Scritti pubblicati da essi medesimi e contro

a’quali fin al presente chi che sia non ha protestato in contrario,

eccone un fedele Ritratto.

_Un Primo Ministro_, (già s’intende d’un Primo Ministro di cattiva

intenzione, non mancandone di buoni, anzi d’ottimi) è un Uomo affatto

immune da Giocondità e da Maninconia, da Amore e da Odio, da Compassione

e da Collera: tutte le sue passioni, in una insaziabile sete di possanza,

di ricchezze e d’onori consistono. Servesi egli del talento, del

discorso come gli altri Uomini, con questa picciola differenza pero, che

non parla mai per dichiarar ciò che egli pensa: Non pronunzia mai una

_verità_, che col secondo fine che voi la prendiate per una _bugia_: ne

una _bugia_, che con l’intenzione che la spacciate per una _verità_.

Quegli ond’ei mormora in loro assenza, son vicini a un avanzamento, e

subito ch’ei comincia a lodarvi o sulla vostra faccia, o sull’altrui

fate conto d’essere perduto nell’istante stesso. Il men equivoco

contrassegno della propria disgrazia è, quando impegniti con esso voi in

qualche promessa, e soprattutto quando questa promessa sia confermata dal

giuramento: Mercè che in un tal caso un Uomo saggio si ritira, e alle

sue speranze rinunzia.

Sonovi tre maniere, per le quali un Uomo d’indole pessima pervenir può

al Posto di _Primo Ministro_. La prima: procurando che certe persone, o

Moglie, o Figliuola, o Sorella, abbiano un onesto compiacimento per gli

desideri del Principe: La seconda; tradendo, o intentando di soperchiare

il suo Predecessore: e declamando con furioso zelo contra la corruttela

della Corte nelle Pubbliche Ragunanze, la terza. Questi Ministri,

spezialmente que’che sono dotati di quest’ultimo carattere, di tutti

gl’Impieghi disponendo, anno una maravigliosa facilità in guadagnare

il maggior numero de’suffragj in un Consiglio, e conservano con questo

mezzo la propia Autorità; e alla peggio; un _Atto di general indulto_

(ond’io ne descrissi la natura) gli mette a coperto da qualunque

inquisizione: dopo di che prendono essi congedo dal Publico, carichi

delle spoglie della Nazione.

Il Palazzo d’un _Primo Ministro_ di depravato genio è un semenzajo,

ove altri se ne formano: I Paggj, gli Stafieri ed il Portiere imitando il

Padrone loro, divengono tanti _Ministri di Stato_ ne’loro diversi

Appartamenti, ed imparano a segnalarsi in tre cose: in _insolenza_;

nell’_Arte di mentire_, e in quella di _corrompere quegli ond’eglino

pretendono di valersi per adempire i loro infami divisamenti_. Molte

persone di Carattere fanno regolarmente la loro Corte a questi Signori; i

quali talvolta, a forza di destrezza e di sfaciataggine, anno la buona

sorte di succedere al loro Padrone.

Per ordinario, un cattivo _Primo Ministro_ è governato da una Vecchia

Innamorata o da un Cameriere zerbino, e costoro sono i due canali per cui

scorrono tutte le grazie, e che propiamente, i _Supremi_ Reggenti del

Regno, chiamar si potrebbono.

Disputando un giorno col mio Padrone sopra la Nobiltà del mio Paese, ei

mi fece un complimento che io non aspettava. Son persuaso, mi disse, che

voi siate uscito di qualche Famiglia Nobile; poichè in figura, in colore

e in proprietà superate tutti gli _Yahoos_ di nostra Nazione, tutto che

lor cediate in forza e in agilità; il che attribuisco alla differenza

che vi ha fra il vostro modo di vivere, e quello degli altri Bruti: ma

vie più crescono le mie prevenzioni a favor vostro, scorgendo che siete

dotato non solo dalla facoltà di parlare, ma altresì di alcuni principj

di Ragione. Fra noi, continuò egli, gli _Houyhnhnms bianchi_, gli

_Sauri_, i _Bigj_, non sono così ben fatti come i _Baj_, come i _Leardi

ruotati_, e come i _Neri_, e neppure non nascono con tanti talenti

d’Anima, nè con tanta capacità per approffitarsene; ed ecco perchè

sieno destinati a servir agli altri senza aspirar giammai alla menoma

Autorità; il che presso noi sarebbe un non so che di mostruoso.

Umilissimamente il ringraziai della buona opinione ch’egli aveva di me:

ma rendeilo nello stesso tempo assicurato che tutt’altro che illustre

era il mio nascimento, dovendo il viver mio ad onorati Borghesi,

provveduti appena de’sufficienti mezzi per la passabile mia educazione:

Ch’era altra cosa nel nostro Paese la Nobiltà, di quel che il fosse

nel Paese di lui: Che i nostri Giovani di qualità erano allevati

nell’infingardia e nel lusso: Che immediate pervenuti a un certo numero

d’anni, consumavano il loro vigore, e pel commerzio di alcune

prostituite donne, malori infami contraevano: Che avendo scialacquate

poco men che tutte le loro sostanze, si ammogliavano con qualche femmina

del comune, unicamente pel danajo di lei, senza aver mai per essa, nè

prima, nè dopo il maritaggio, il più leggier sentimento di benevolenza

o di stima: Che da questi disuguali accoppiamenti era prodotta una

difforme e mal sana figliuolanza: donde ne veniva che quasi mai una

Famiglia di somigliante razza, non toccasse la quarta generazione: se

pure non avesse attenzione la Sposa di scegliere fra’suoi Vicini, o fra

suoi Amici, un Padre di buona consistenza; il tutto per motivo della

sanità della prole di lei: Che un corpo mal composto, un’aria

infermiccia, e una faccia pallida e smunta, erano gli ordinarj

contrassegni d’un Uomo del più sublime carattere; laddove una sanità

d’Atleta in un Uomo qualificato, forma la più diffamante di tutte le

presunzioni contra la saggezza di sua Madre.

Viaggj del Capitano Lemuel Gulliver in Diversi Paesi Lontani · 第 53 / 60 题