Per ubbidire agli ordini del suo Padrone, lo informa l’Autore dello
Stato dels’Inghilterra, ed altresì de’motivi della Guerra fra alcuni
Potentati dell’Europa; e ad inspirargli qualche idea della Natura del
Governo Inglese incomincia.
E’Pregato il Leggitore a risovvenirsi, che ciò che al presente io son
per dire è un estratto di molte conversazioni che per lo spazio di due
anni e più, ebbi col mio Padrone. A misura che io progrediva nella
favella degli _Houyhnhnms_, ei mi proponeva nuove quistioni.
M’interrogò sopra lo Stato dell’_Europa_, sopra il commerzio, sopra
le Manifatture, l’Arte, le Scienze; e cadauna mia risposta era
incentivo di nuove dimande. Ma io quì solo registrerò in sostanza i
trattenimenti che avemmo sul proposito della mia Patria; e gli disporrò
in un cert’ordine, senza riguardo nè de’tempi, nè delle
circostanze, che la opportunità n’esibirono. La sola cosa che
m’imbroglia è, che riuscirammi disagevolissimo di riferire con
fedeltà gli argomenti, e l’espressioni del mio Padrone. Ma mi si
lusingo nulladimeno, che a dispetto d’una barbara traduzione, non si
lascerà di ravvisar la vaghezza e l’aggiustatezza dello spirito di lui.
Per ubbidir dunque a’suoi cenni, narraigli il celebre avvenimento
conosciuto sotto il nome di _Rivoluzione_; la lunga Guerra cominciata
allora dal Principe d’_Oranges_ contro alla _Francia_, e rinfrescata
dalla Regina Regnante; Guerra, in cui si sono impegnate quasi tutte le
Potenze dell’_Europa_. A richiesta di lui, calcolai che pel corso di
questa Guerra era stato ucciso un millione di _Yahoos_, che di cento
Città erano state prese, e tre volte più, tanti Vascelli colati a
fondo. Mi dimandò egli quali fossero, per ordinario, le cagioni, perchè
una Nazione prendesse l’arme contra d’un’altra? Risposi, ch’erano
infinite queste cagioni; ma che gliene farei l’enumerazione delle
principali: Che talvolta era l’ambizione de’Principi, i quali
s’immaginano sempre che i loro Popoli e le loro Terre non bastino al
loro Dominio: Talvolta la corruttella di que’Ministri, che impegnano i
Sovrani loro in una Guerra per rendersi necessarj, o perchè alla loro
pessima amministrazione non si rifletta: Che in fatto d’opinioni, la
discrepanza avea costata la vita a molti milioni d’Uomini. Non vi ha
Guerra più crudele, o più sanguinosa, o di maggior durata, quanto
quella ch’è accesa dalla diversità d’opinioni; principalmente
quando questa diversità non risguarda che cose indifferenti.
Talvolta due Principi, insieme la rompono per sapere qual de’due
scaccerà un Terzo dagli Stati suoi, su’quali niuno d’essi d’avere
il menomo diritto presume. Allo spesso un Potentato dichiara la Guerra ad
un altro, temendo che questi non il prevenga. Accendesi talvolta una
Guerra, perchè l’Inimico è troppo _forte_, e talvolta perchè è
troppo _debole_. An talvolta i nostri vicini certe cose onde noi
_manchiamo_, e _mancano_ di certe altre che noi _abbiamo_; e ci
ammazziamo l’un l’altro, finattanto che essi piglino le nostre, o ci
diano le loro. Puossi con giustizia far la Guerra a un Alleato possessore
di alcune Fortezze che ci convengono; oppure d’un tratto di Paese, che
se al nostro fosse unito, renderebbe la figura di questo più regolare.
Se un Principe fa una spedizione di Truppe per un Paese, il cui Popolo
sia povero ed ignorante, può egli legittimamente sterminare la metà
degli Abitanti, e ridurre in ischiavitù l’altra metà, col disegno di
renderla colta, e di correggere la ferocia de’suoi costumi. E’una
communissima pratica, che un principe chiamato in ajuto d’un altro per
iscacciare un Usurpatore, si renda poscia padrone del Paese, uccida,
avveleni, o mandi in esilio il Principe soccorso. La parentella per
nascimento o per maritaggio, è una sorgente feconda di querele fra due
Potenze; e più che vi ha di prossimità di sangue, e più rinforzasi la
disposizione del querelarsi: Le Nazioni _povere_ son di _cattivo umore_,
e le Nazioni ricche sono _insolenti_. Or chi non vede che
l’_insolenza_, e il _cattivo umore_ non si accorderanno mai? Tutte
queste ragioni producono che il mestiere del _Soldato_ spaccisi pel più
onorevole di tutti gli mestieri: mercè che un _Soldato_ è un _Yahoo_
preso a nolo per accoppare a sangue freddo il maggior numero che può
d’Animali di sua spezie, tutto che questi non gli abbiano inferito in
verun tempo il menomo male.
Avvi pure in _Europa_ un’altra sorta di Principi, i quali non si
trovano in bastevole forze per far la guerra da se medesimi, ma che
imprestano alle Nazioni ricche le loro Truppe a un tanto per giorno per
ciascun Uomo; ed è questa una delle loro più fiorite e più oneste
rendite.
Ciò che mi raccontate, dissemi il mio Padrone, in proposito della
Guerra, mi presenta grand’Idee di quella Ragione, di cui vi presumete
dotati: Con tutto ciò, egli è una spezie di felicità che la possanza
di voi altri _Yahoos_ non sia proporzionata alla vostra malizia; e che la
Natura vi abbia costituiti poco men che assolutamente inabili a far del
male.
Essendo che, non isporgendo in fuora le vostre bocche come quelle di
molti Animali, è difficilissimo che vi mordiate l’un l’altro. Quanto
a’vostri quattro piedi, son eglino così teneri, e a nuocere sì poco
idonei, che uno de’nostri _Yahoos_ ne assalirebbe una dozzina
de’vostri. Così; quando voi sì alto montar faceste il numero di
que’che in certe Guerre sono stati uccisi è forza necessariamente, che
abbiate detta _la cosa che non è_.
Un tratto tale d’ignoranza fecemi sorridere: e perchè io non era
affatto affatto novizio nel mestier della Guerra, gli descrissi i
Cannoni, le Colubrine, i Moschetti, le Carabine, le Pistole, le Palle, la
Polvere, le Spade, i Pugnali, gli Assedi, le Ritirate, gli Assalti, le
Mine, le Contrammine, i Bombardamenti, e le Battaglie Navali. Aggiunsi,
che in queste battaglie vi restavano talvolta estinti venti mila Uomini
per cadauna parte, e che il fuoco continuo, lo strepito ed il fumo
de’nostri Cannoni, ed eziandio i gridi de’feriti e de’moribondi,
erano un non so che da non potersi esprimere: Che negli Abbattimenti di
terra, i Vincitori si la va vano nel sangue, calpestavano sotto a’piedi
de’loro Cavalli i Vinti, e lasciavano i loro cadaveri per servir di
pasto a’Cani, a’Lupi, e agli Uccelli da rapina. E per esaltare il
valore de’miei Compatriotti, gli protestai, che io gli avea veduti far
saltar nell’aria, in un istante, un centinajo di nemici in un Assedio;
e che i corpi morti erano ricaduti a terra in mille pezzi, con estremo
divertimento degli Spettatori.
Io stava per internarmi in una più diffusa specificazione, allorchè il
Padrone m’impose silenzio. Disse: Che chiunque conoscesse il naturale
degli _Yahoos_, facilmente gli crederebbe capaci di tutte l’iniquità
testè da me mentovate, se la forza loro fosse eguale alla loro
ribalderia: Che il mio discorso non solo aumentata avea l’orribilità
ch’egli nodriva per que’Mostri, ma ancora suscitata in lui una
turbolenza non più saggiata: Che temeva che le sue orecchie non si
avvezzassero ad intendere cose abbominevoli, e che l’indignazione onde
allora si sentiva assalito, insensibilmente non iscemasse: Che non
ostante ch’egli avesse in aversione gli _Yahoos_ del suo Paese, gli
biasimava, a cagione delle loro odiose maniere, così poco, che un
_Ennayh_ (sorta d’Uccello rapace) a cagion della sua crudeltà: Ma che
quando una Creatura, la qual presume d’essere dotata di ragione, è
capace di certe scelleratezze; la corruttela di questa facoltà
sembravagli abbassarne gli Autori, fin a costituirgli inferiori alle
Bestie brute.
Disse di più: ch’ei troppo ne avea inteso in proposito della Guerra;
ma che per allora imbarazzavalo molto un altro articolo: Che io gli avea
dichiarato che alcuni Uomini della mia Ciurma si erano staccati dalla
loro Patria, perchè i litigj gli aveano messi in ruina: Che non poteva
immaginarsi, che per aver qualche controversia con un altro, fosse
d’uopo far grandi spese, acciocchè un Giudice qual de’due avesse il
torto o la ragione decidesse.
Ripigliai: Che veramente io non mi trovava versato in tutto ciò che
presso noi dicesi _Processi_, non avendo io, quasi mai, avuto che fare
con persone di Foro, eccettuatane una sola volta che io aveva posti di
mezzo alcuni Avvocati per chiedere risarcimento d’una ingiustizia che
mi si era praticata, senza aver mai potuto vederne il fine: Che con tutto
questo, avendo avuta l’occasione di strignere amistà con taluni che si
erano ruinati per le liti, e che furono in conseguenza costretti
d’abbandonarne la loro Patria, mi comprometteva di esibirgli su
quest’argomento alcune idee, per lo meno, superficiali.
Gli dissi: Che coloro, i quali profession facevano di questa Scienza,
uguagliavano in numero i Bruchi de’nostri Giardini; e che, tutto che in
generale esercitassero il mestiere medesimo, aveavi nulladimeno qualche
disparità nelle loro funzioni: Che la quantità prodigiosa di que’che
a quest’Arte applicavansi, era la cagione che tutti non ne potessero
sussistere in un modo onesto e legittimo, e che perciò era forza che
molti avessero ricorso all’industria, e all’artifizio: Che fra questi
ve n’erano alcuni che dalla loro più tenera giovinezza si erano
applicati ad imparar la Scienza di provare chi il _nero_ sia _bianco_, e
il _bianco_ sia _nero_: Che la temerità di costoro e l’audacia delle
loro pretensioni erano sì grandi, che ingannavano il semplice Volgo,
presso cui essi passavano per Uomini di consumata abilità; il che gli
metteva più in voga che tutti gli altri loro Colleghi. Furono di questa
pasta, io diceva proseguendo il mio ragionamento, que’co’quali io
ebbi a fare nella lite che ho perduta: e non saprei meglio darvi ad
intendere la lor maniera di trattar le Cause, che con un esempio.
Supponiamo che il mio Vicino s’intalenti di aver la mia _Vacca_; ei si
provede d’uno di questi Avvocati per provare che la mia _Vacca_ gli
appartiene. E’forza allora che io mi proveda d’uno altro per
difendere il mio diritto; poichè egli è contra tutte le Regole della
_Legge_ che un Uomo difenda la propia sua Causa. Ora in questo caso, io,
a cui appartiene la _Vacca_, ho due gran discapiti. Primieramente; il mio
Avvocato essendo avvezzo dalla sua giovinezza a difendere la falsità e
l’ingiustizia, trovassi totalmente fuori del suo elemento, quando si
tratta di parlare in favore dell’Equità, essendo che, come questa
funzione gli riesce affatto nuova; senza dubbio ei vi si prenderà alla
peggio, anche che volesse fare il suo meglio. Il secondo discapito è,
che la natura del mio affare esigge che il mio Avvocato sia molto cauto;
conciosiachè, come dall’impiego ditante persone dipende la loro
sussistenza, se il mio Avvocato tratta la mia Causa in modo che
l’affare resti immediate spedito, egli è certo d’attraersi, se non
l’indignazione de’suoi Superiori, l’odio; per lo meno, de’suoi
Confratelli, che lo risguarderanno come una spezie di serpente che si
nutricano nel propio seno. Il caso in termini; io non ho che due metodi
per conservar la mia _Vacca_. L’uno; di corrompere l’Avvocato della
Parte avversaria, promettendogli duplicata mercede, e quest’artifizio
naturalmente mi dee riuscire; poichè l’educazione, e il carattere del
Personaggio onde si tratta, mi lascian l’adito di sperare ch’egli
tradirà colui che d‘affidarsigli ebbe l’imprudenza. L’altro metodo
è, che il mio Avvocato non insisti punto sopra la giustizia della mia
Causa: anzi riconosca che la mia _Vacca_ appartiene al mio Avversario;
avendo l’evento mille volte dimostrato, che una gran prevenzione a
favore del successo d’un litigio si è, quand’egli notoriamente è
ingiusto.
E’una massima di questi tali, che tutto ciò che si è fatto per
l’addietro, puossi far di nuovo legittimamente. Ecco perchè essi
custodiscono in iscrittura con sommo scrupolo tutte le Sentenze già
pronunziate; insino quelle che per ignoranza o per corruttella rovesciano
le Regole più comuni dell’Equità e della Ragione. Tutte queste
sentenze divengono in loro mani come tante Autorità, con le quali eglino
procurano d’imbiancare i più neri deliti, e di giustificare le
pretensioni più inique: E questa pratica lor riesce sì bene, che non e
quasi possibile l’immaginare un Processo, in cui le due Parti, più
d’una Decisione in propio favore ad allegare non abbiamo.
Nelle loro dispute, sfuggono con sommo studio di venir al fatto; ma in
ricompensa, vorrebbono rinunziar piuttosto alla lor Professione, che
ommettere la menoma _Circostanza_ inutile. Per esempio; per ritornare al
supposto da noi piantato, non s’informeranno già con qual diritto la
mia Parte avversaria pretendi che la mia _Vacca_ le appartenga; bensì se
questa _Vacca_ sia nera o bianca; se le sue corna sieno lunghe o corte;
se il Prato in cui ella pascola sia tondo o quadro; a qual male ella sia
suggetta, e così del resto; dopo il che consultano tutti i Decreti
emanati in somigliante caso; _intermettono_ a un altro tempo la decision
della Causa, e d’_intermissione_ in _intermissione_, venti o
trent’anni dopo, dichiara il Giudice di chi sia la ragione o il torto.
E’d’uopo pur di riflettere che questi Signori anno un Gergo ch’è
loro particolare; intelligibile per essi soli; e in questo Gergo sono
scritte le loro Leggi. Principalmente per questo mezzo son riusciti in
confondere il vero col falso, il giusto con l’ingiusto; e ne sono così
eccellenti, che son capaci di disputare per trent’anni continui, per
sapere se un Campo, il qual da sei generazioni ha appartenuto a’miei
Bisavoli, sia di mia ragione o di quella d’uno Straniere, che d’esser
mio parente non ha mai preteso.
Per ciò che spetta all’esame dagli Accusati di delitti di Stato, i
processi non sono sì lunghi: imperocchè se que’che si trovano alla
testa degli Affari ancora (come mai non mancano) di far appoggiare queste
sorte di commissioni a persone di Legge, la cui compiacenza e
l’abilità sono lor cognite; queste, immediate che comprendono le
intenzioni de’lor Protettori, non differiscono di condannare o
d’assolvere gli Accusati; e ciò senza inferire torto veruno ad alcuna
delle forme prescritte dalla Legge.
M’interruppe a questo passo il Padrone per dirmi, ch’era ben un
peccato, che Uomini tali, come questi Avvocati, che aveano tante
conoscenze e tanti talenti, non si applicassero piuttosto a farne parte
agli altri. Io risposi, che il loro mestiere rubava tutto il lor tempo, e
che non aveano essi neppur il piacere di pensare a verun’altra cosa;
Che ciò era sì vero, che fuori della lor Professione, erano ignoranti e
stupidi più di quello che possa esprimersi: e che si avea riflettuto
ch’erano nemici giurati di tutto ciò che conoscenza si appella, come
se a scacciar la Ragione da tutte le Scienze dopo di averla bandita dal
loro mestiere, determinati si fossero.