L’Autore; essendo informato che i suoi nemici intentavano d’accusarlo
d’Alto-Tradimento, rifugge a Blefuscu. Maniera ond’egli vi è
ricevuto.
INnanzi di narrare l’uscita mia di _Lilliput_, vuol il buon ordine che
chi legge resti instruito de’motivi, che ad appigliarmi, e ad eseguire
un tal disegno, la spinta mi diedero.
Tutto ciò che chiamasi Corte, era stato fin allora per me una Terra
incognita; poichè la bassezza della mia condizione, non aveami permesso
in verun tempo di frequentarne. Per vero dire, la conversazione, e la
lettura, mi aveano impresse sinistre idee delle Corti stesse; ma creduto
non avrei mai, che la propia mia esperienza dovesse un giorno rendermi
convinto dell’aggiustatezza di queste idee, in un paese poi molto
lontano, e governato, a quel che io ne pensava, con massime onninamente
differenti da quelle che in _Europa_ son del bell’uso.
In tempo che io mi allestiva pel Viaggio di _Blefuscu_ affin d’umiliare
i rispetti miei a quell’Imperadore, un Signor di Corte di grande stima,
(a cui, in tempo ch’ei col Principe se la passava male, aveva io
renduto un insignissimo servigio,) venne nottetempo alla mia casa in
seggetta chiusa, e senza farmi avanzar il suo nome, chieder mi fece se
forse ei non mi recherebbe disturbo. Licenziati i portatori, misi la
seggetta, ed il Signore nella tasca del mio giubbone: e poscia a un
servidore di mia confidenza dato ordine di dire ad ognuno che io
indisposto stavamene dormendo, serrai a catenaccio la porta della mia
casa, e mi messi ad attaccare conversazione con colui che praticavami una
visita sì misteriosa.
Dopo i primi scambievoli complimenti, osservai in esso lui una grande
inquietudine, e chiestone del motivo, pregommi di pazientemente
ascoltarlo, giacchè trattavasi d’un suggetto, onde il mio onore, del
pari che la mia vita s’interessava. Ècco in sostanza il discorso
ch’ei mi tenne, di cui immediate, al licenziarsi di lui, n’estesi in
carta i più importanti Articoli.
"Convien sappiate essersi a cagion vostra più volte assembiato il
Consiglio con la più possibile segretezza, e che sono solo due giorni
che Sua Maestà n’è venuta ad una finale deliberazione.
"Evvi noto che il Grande Ammiraglio Skyris _Bolgolam_, poco men che dal
momento del vostro arrivo, fu sempre vostro mortal nemico. Non so quali
esser possano i primi motivi dell’aversione di lui: ma egli è
certissimo che ella di molto rinvigorì, dopo il felice successo della
vostra impresa contra l’Armata di _Blefuscu_; perchè egli risente in
buona coscienza, che con tutta sua Ammiralità, non ne fece in verun
tempo altrettanto. Questo Signore, e _Flimnap_ il gran Tesoriere, la cui
nemistà contro a voi, pel motivo della moglie di lui, e cognita a chi
che sia; _Limtoc_ il Generale, il Ciamberlano _Lalcon_, e _Balmuff_ il
gran Giustiziere, an piantato Articoli di accusa a vostro disfavore, e di
convincervi di Alto-Tradimento, e di alcuni altri capitali delitti essi
presumono."
Persuaso che io era della propia mia innocenza, rendemmi così impaziente
un tal esordio, che stetti sul punto d’interrompere quegli che mi
annunziava novità così strane: ma ei mi pregò di lasciargli proseguire
il discorso; il che fece ne’seguenti termini.
"In riconoscimento della buona amicizia che mi testimoniaste, feci in
modo di restar instruito di tutta la loro cospirazione, e di aver copia
degli Articoli d’accusa; il che non men che la testa mi varrebbe, se
discoprir si potesse."