Prega--e in un soffio spirali le preghiere
tremanti su la bocca ùmile e tarda--
la venerata candida Vegliarda
che vide più di cento primavere.
Tutto ne la sua casa è come un giorno
era: ma triste, solitario, immoto:
figli e nepoti verso il grande ignoto
fuggiron tutti, senza far ritorno.
Prega--ma non ricorda, e non desìa.
--Forse ella è morta prima di morire.--
Lo stanco cuor che non sa più soffrire
s'aggela in una immemore agonia.
.... Fuori, da l'alba, neve senza vento.
Bianche le case, bianca la pianura.
Par che avvolga un candor di sepoltura
la cieca Ava pregante, il mondo spento.
Ella fu un giorno fresca come il fiore
de i prati, ed ebbe la serena fronte
d'Ebe, e sciacquò le vesti al chiaro fonte,
stornellando di rondini e d'amore.
Andò sposa a colui che fra i valenti
figli del solco a lei parve il più forte;
cinse d'ulivo e d'edera le porte
de la sua casa, e custodì gli armenti.
Nacquero i figli dal suo bronzeo grembo
di vincitrice, audaci come belve,
liberi per radure e campi e selve,
esperti in guadar fiumi al sole e al nembo.
Crebbero come il grano su l'arista,
in un fulgor di forza aspra e possente;
e ognun lasciò la Madre, avidamente
sognando il mondo per la sua conquista.
Ella rimase presso il focolare
sacro, traendo a l'alta rocca il fuso.
Nuova talor de' figli al nido chiuso
come rondin venìa, da terra e mare.
Tumultuanti d'energie superbe
trasfuse in lor da le materne vene,
toccavan essi il sommo segno, il bene
eccelso, invitti ne le pugne acerbe.
Ella rimase, casta guardiana
de la casa e de i campi abbandonati.
Quante volte tornò l'erba ne i prati,
quante volte fiorì la maggiorana?...
Quante volte passò l'aguzzo dente
de l'aratro nel solco, ed il baleno
di cento falci sotto il ciel sereno
rise di gioia fra la messe aulente?...
Ella non sa.--Più non ricorda.--Prega.--
Forse or non è che un vano simulacro
di vita,--Il corpo assiderato e macro
sotto un terror d'eternità si piega.
Ella fu come l'albero che diede
tutti i suoi fiori e tutte le sue fronde;
ella temprò le forze sitibonde
de i figli con l'ardor de la sua fede;
creò la stirpe e fu sovrana.--Espande
or la stirpe selvaggia un irruente
fiume di gioia per le arterie spente
de gli uomini.--E la Madre, ùmile e grande,
posa.--Sovra le innumeri vittorie,
tremula e bianca illusïon di vita,
posa, a custodia de la casa avita
che tace, oppressa da le sue memorie.
E tutto tace, in torno a l'alte mura.
La neve cade, lenta e maliarda,
avvolgendo la terra e la Vegliarda
ne lo stesso candor di sepoltura.
Sogna la terra, sotto il largo oblìo,
fiori di pesco e gemme di vermène.
Sogna l'Ava la pace ultima, il lene
battito d'ali che la porti a Dio.